La società attuale è il frutto del nichilismo compiuto, alcuni secoli di modernità hanno staccato completamente l’uomo dalla trascendenza, dall’Essere, dall’Eterno. Oggi pare normale essere atei e senza religione, ma questo stato comune è un’aberrazione. Lasciata la religione, perché ritenuta un fastidio, un ostacolo per la propria “libera espressione”, l’uomo moderno ha cercato il fine della vita nel mondo, nel tempo, nella contingenza. Tagliate le radici metafisiche della sua identità, l’uomo ha rinunciato alla realizzazione della pienezza, della pace e della beatitudine, perché ha creduto che la felicità potesse essere trovata nell’avere, nel piacere, nel benessere esteriore.

Da oltre due secoli tutte le istituzioni politiche e sociali mirano ad attuare un piano volto a realizzare la felicità di tipo edonistico e materiale, ma, quanto più questo obbiettivo viene perseguito, tanto più l’uomo accusa problemi psichici ed esistenziali crescenti. La diffusione di una concezione edonistica della felicità favorisce l’individualismo radicale e l’egoismo materialistico ed utilitaristico, perciò l’uomo orienta esclusivamente la sua esistenza al piacere, in particolare al piacere immediato di carattere cinetico, ed impegna ogni sua azione per produrre e acquisire i mezzi per conseguire il tanto ambito benessere edonistico. Seguendo questa direzione di vita ci si deve aspettare solo la dissoluzione di ogni ordine civile, sociale e morale, il quale sarà sostituito dall’avidità crescente per il denaro e da una società avente un carattere esclusivamente economico, nella quale verrà proposto, come unico motivo di vita, l’orientamento economico di ogni individuo, finalizzato a perseguire la chimera finale del benessere materiale integrale, con il quale si identifica la concezione edonistica sovversiva della felicità.

Sommario

Parte Prima
Il rovesciamento del senso della felicità e la pena della tristitia radicale nell’uomo postmoderno
Il diffuso malessere attuale
La massificazione della tristezza e dell’infelicità
Le origini remote dell’infelicità e della depressione, i mali del tempo finale dell’umanità
La concezione religiosa originale della felicità
La felicità eudemonistica e la falsa felicità edonistica
Le conseguenze nefaste che derivano dalla ricerca della falsa felicità

Parte Seconda
Il degrado della concezione della felicità nel tempo fino ad oggi: conseguenze e possibilità di recupero
La concezione filosofico-religiosa della felicità nell’antichità
Felicità e tristitia nel medioevo cristiano
La concezione della felicità nel Rinascimento
L’alterazione della concezione della felicità nella prima modernità: dal XVI al XVII secolo
Il XVIII secolo e il rovesciamento della concezione tradizionale della felicità
Il XIX secolo, felicità borghese e felicità proletaria a confronto
Il XX secolo e il fallimento di tutte le ricerche erronee della felicità
Ritrovare la via che conduce all’autentica felicità