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Amor Iustitiae, il fondamento della via religiosa romano-italiana

A far principio dall’autocostituzione del Dio Supremo, Ianvs, come Dio Intelligibile, prima figura divina “visibile”, cioè conoscibile e partecipabile in modo determinato, l’Essere Divino Integrale, in quanto Bene Supremo, si rende presente all’Essere Determinato, il quale ha sempre una priorità assoluta sull’Intelletto. Il Primo Dio Intelligibile è causa fondativa e ultimativa di ogni intellezione, ne deriva che ogni attività demiurgica non può essere assolutamente autonoma, ma dipende metafisicamente dall’Essere Intelligibile, nel quale sussiste la Misura Perfetta di ogni unità determinata, l’Unità Trascendente di tutte le misure particolari, luogo unitario eterno del Fas. Dall’Essere Intelligibile, da ciò che, secondo un’altra prospettiva, nominiamo Satvrnvs, procedono l’Intelletto e l’Intellezione relativa, ovvero anche Ivppiter inteso nella sua funzione demiurgica generatrice, dal quale è articolata la sfera olimpica delle Cause Divine e, da essa, tutto ciò che ne deriva. In quanto Ente Intellettuale Divino Principiale, Ivppiter è posizionato all’apice dell’Olimpo, ovvero del dominio dell’Essere Intelligibile, assiso sul suo Thronvs Divinvs, dal quale esercita la Sua Potestas primaria su tutti gli Dei olimpici, in quanto è il loro Principio Sovrano. In questo modo il Dio instaura la Sua Regalità, il Suo Imperivm, la sua facoltà misuratrice, fondando sul Fas, allo stesso tempo, con il Suo Imperivm, Ivppiter dispiega la Sua Essenza nella Sapienza Unitaria dell’Ordine Olimpico. Articolando in Se Stesso le Intelligenze Divine atte a dirigere le diverse linee provvidenziali implicite nell’Essenza Divina, Ivppiter unifica con un solo sguardo unitario, sintetico ed eterno, l’insieme del suo Regno Olimpico e, allo stesso tempo, con questo stesso sguardo, vede il divenire nella sua costituzione principiale, nell’essere della sua Somma Provvidenza. Grazie alla Sua Provvidenza Ivppiter si rende presente a tutto, la formula omnia Iovis plena definisce bene questa onnipresenza divina, per la quale Dio immane come genivs-animvs in tutti gli enti, dall’apice del Cielo al fondo della Terra. In quanto Demiurgo, Ivppiter traduce la misura eterna del Fas nel Ivs, nella misura determinata che costituisce l’essenza propria di ciascun ente divino e umano. È proprio per l’attività eterna di Ivppiter che tutte le cose sono fatte partecipare alla Misura dell’Essere Intelligibile e dunque al Bene Principiale, perciò, attraverso questo atto, ogni ente costituito è reso buono. Mediante la Sua Potestas Dio Padre comunica a tutti gli enti la Misura Eterna del Bene, attraverso il suo dare ivra Egli costituisce ivs e fonda nella Ivstitita tutte le cose, radicandole nel Fas. Grazie alla Ivstitia, ciò che eternamente sussiste nell’Essere Intelligibile, il Fas, viene mediato nell’ordine divino, nell’ordine cosmico, nell’ordine civile e nell’ordine umano.

La Giustizia Divina, come sappiamo, nella sua essenza coincide con la Providentia Divina, ed è perciò sempre imperscrutabile per gli uomini decaduti che non hanno più la stessa visione che Dio ha di Sé e delle cose. La Giustizia può apparire “dura” all’uomo stolto, che non comprende la perfezione del Governo di tutte le cose svolto da Dio, la Giustizia deve essere sempre considerata imparziale e perfetta, dovendo essa far sempre regnare la proporzione e la simmetria della Ragione Divina, in modo sovraumano, in tutte le cose.

Ivppiter, Re Divino Eterno, Signore della Pax e della Ivstitia principiali, regna stabilmente su tutto l’Ordine Olimpico, assiso al centro e al vertice della Città Metafisica Eterna per eccellenza, la Roma Divina. Il Primo Cittadino, l’Optimvs Civis, il Reggente Esemplare, l’Optimvs Rector Civitatis Divinvm, riunisce in Sé il Popvlvs Divinvs Aeternvs, molteplicità unificata degli enti divini. Il Regno di Dio, la Città Divina Eterna in cui Ivppiter ha costituito il Suo Governo trascendente, costituisce il Cuore del Mondo Noetico ed Olimpico, allo stesso tempo questo Regno si trova nel cuore del mondo umano, nel microcosmo, Dio unifica i due centri nell’essenza di entrambi, il Suo Cuore. La Città Divina Principiale, la Roma Eterna, costituisce il fondamento, la sostanza permanente della Città Divina immanente, la Roma terrestre, la città di questo mondo è tenuta ad ottuare il suo paradigma immutabile e la sua realtà immodificabile per tutto il tempo che dovrà rivelarsi in evo. La Città Divina Eterna è come il Sole Cosmico, che irradia la sua azione misurante infondendo il Bene trascendente a tutte le cose e, allo stesso tempo, si rende immanente come Luce Divina nel cuore civile dell’umanità, così come nel cuore civile dell’uomo cittadino, rendendoli pienamente giusti.

Il Rex della Roma Divina Eterna, Ivppiter, media la Sua Presenza nel rex immanente residente nella Roma terrena, il quale, a sua volta, costituisce l’Urbe, secondo la figura esemplare della corrispondente Città Celeste, rendendo immanente in essa le stesse misure divine. Mediante l’esercizio del regnvm-gvbernvm, il Rex divino media il Fas nelle ragioni formali, negli ivra, nelle legis che rendono immanente il Regno di Dio, con la Sua Pace e la Sua Giustizia. Dio Padre, nel dare ivra garantisce la costituzione della Ivstitia nel Mvndvs, il Rex, imitando Dio, col dare ivra costituisce ivstitia in Roma e nell’Orbe. In questa sua funzione datrice di ivstitia, nell’unità della sua attività provvidenziale, si può dire che Dio Padre sia anche Colui che media Amor, attraverso la Sua attività demiurgica e il Suo atto giustiziante. Attraverso l Suo Imperivm, Ivppiter costituisce la misura dell’Amore Divino nell’Ordine Cosmico e poi, tramite la sua teofania, nell’ordine umano. Se l’Amor Supremo in Ianvs è assolutamente indeterminato e costituisce la Potenza che fa sussistere l’Unità Suprema dell’Essere Integrale, in Ivppiter Amor è costituito in modo determinato, come la Potenza che unifica ogni molteplicità nell’Unità dell’Essenza Divina, perciò l’Amor in Ivppiter è ciò che unifica l’intera Esistenza Universale, la Forza che accorda ogni ente nell’Unità dell’Essere Divino Eterno. Perciò la stessa Potenza di Ivppiter, in quanto Forza unificante universale che ordina ogni cosa all’Unità del Bene, è Amor, questo è il Nome della Roma Divina Eterna, la Città unitaria costituita dal potere divino unificante, dal Regnvm-Imperivm Divinvm di Ivppiter. Quindi Ivppiter rende presente l’Amor Svpremvs nell’ordine determinato dell’Esistenza Universale, la Sua Essenza è Amor unitario indispiegato, in Unità senza alterità, il Suo Atto è Amor, in quanto Potenza unificante tutto il molteplice nell’Unità Divina.

Perciò possiamo distinguere due ordini della Ivstitia, una Ivstitia ontologica, che ha un carattere trascendente ed eterno e coincide con l’Essenza di Dio Padre, e una Ivstitia immanente, che si associa alla sua opera demiurgica e viene costituita attraverso il Suo Imperivm. L’Amor che si identifica con l’Essenza Unitaria di Dio Padre è una stessa cosa con la Roma Divina Eterna, l’unità plurale trascendente di tutte le cause e di tutti gli enti intelligibili, il luogo “civile” divino dove sono riunite tutte le essenze eterne in ordine perfetto. Questa Roma Eterna, in quanto Amor, si è resa immanente al mondo e agli uomini, affinché l’Unità Integrale del Regno di Dio fosse costituita anche nell’Orbe. La costituzione dell’Urbe, e dell’ordine civile divino in Essa presente, hanno questo motivo provvidenziale, nell’Urbe la Giustizia di Dio deve regnare, così come nell’animo dell’uomo che accoglie pienamente l’Amor di Dio in Se Stesso. Quando l’animo dell’uomo è costituito in quell’Amor che è in Dio Padre, in quella Potenza che è il principio unificante dell’intera esistenza universale, allora l’uomo si trova stabilito nel suo essere proprio, in quell’Amor attraverso il quale viene costituita nella triplice manifestazione la Ivstitia Divina. L’Amor Ivstitiae costituisce la Potenza dell’Essenza di Ivppiter, il Suo Atto Eterno, l’animo dell’uomo compie perfettamente il suo ufficio, dunque la sua funzione immanente di pietas, quando opera come perfetta presenza dell’Amor Ivstitiae di Dio. Quando l’animo dell’uomo è risolto in Dio, Dio si rende presente in lui, perciò in quanto presenza di Dio Padre, può costituire la sua attività imperante nell’ultimo piano della Sua Teofania e, con la Sua Regalità, può fondare la Città Divina in questo mondo.

La via religiosa romano-italiana eleva l’animo alla perfetta realizzazione della virtù amorevole e giustiziante di Dio Padre, il religiosvs deve attuare la giustizia provvidenziale di Dio nell’Orbe, così come il Padre Eterno opera in tutto il Mondo con la Sua Regalità Olimpica. Questi sono i fondamenti metafisici della via religiosa romano-italiana, la quale conduce l’animo alla magnanimitas esemplare e perciò anche alla dignitas suprema, grazie alla quale viene attuata una giustizia ontologica, in perfetta comunione con la Volontà del Padre. L’animo divinizzato esprime una giustizia e un amore esemplari, che sono la conseguenza della perfetta libertas che inerisce alla natura della divina magnanimitas, asse e centro della disciplina realizzativa romano-italiana.

Per percorrere la via che permette di ascendere fino alla magnitvdo perfetta, l’animo deve risolvere tutte le determinazioni affermative particolari e dunque i limiti volitivi, in generale deve liberarsi da ogni grado di superbia possibile, per lasciare che l’Imperivm di Ivppiter agisca in lui. Ogni stadio della via costituisce l’animo in un grado di regalità, progressivamente il soggetto si eleva fino ad acquisire la Regalità Divina, cosicché l’Essenza Divina dell’animo si rende pienamente attuale in Dio, e in Dio costituisce l’essere della Sua Giustizia Esemplare. L’acquiszione della qualità regale è il punto cardine dell’ascesa religiosa romano-italiana, attraverso la magnanimitas il soggetto viene unito, mediante l’amor Dei, o se si vuole l’amor ivstitiae, all’Essenza Divina, all’Amor Aeternvs che è in Dio e, allo stesso tempo, viene costituito nella Roma Divina Eterna, che trascende il tempo e lo spazio, quella Roma che appare, secondo una manifestazione ciclica regolare, in rapporto alla disposizione della Provvidenza Divina Integrale, nel mondo. Il vir religiosvs romanvs sa che la Giustizia si trova solo in Dio, quindi non vi è alcuna Giustizia al di fuori di Dio, e dunque non vi può essere animo ivstvs se questo non è in Dio, perciò nella misura in cui l’animo è in Dio, cioè risolto nell’essere di Dio, l’animvs è ivstvs e la sua giustizia diventa perfetta. Nella misura in cui il cuore dell’uomo va a coincidere con il Cuore di Dio, e dunque con il Cuore dell’intero universo, l’uomo è capace di effondere il Bene come il Primo Sole, come il Primo Dio effonde Amor nel Tutto Universale. L’animo che ha costituito il suo cuore in Dio attua la Giustizia di Dio mediante l’Amore di Dio, perciò realizza la perfezione dell’Amor Ivstitiae.

Il religioso deve ricordare che la ivstitia non può procedere dall’animo illusoriamente distinto da Dio, in quanto l’animo è Dio che immane in un determinato modo nel mondo, secondo una specifica teofania. Perciò l’animo non deve illudersi, non vi è giustizia per lui, né per l’uomo, senza che egli faccia la Giustizia di Dio. Noi possiamo dire che ama veramente solo l’animo che si è risolto in Dio, perciò non è l’animo che veramente ama, ma è Dio che ama in lui attraverso la sua potenza amante. Quindi l’uomo divino costituisce l’atto perfetto dell’Amore di Dio per l’umanità, nel quale egli porta a compimento l’attuazione dell’autoamore dell’Uno riunendo la molteplicità nell’unità, nella sostanza dell’unico atto di Amore costituito in Dio. È questa, in termini amorosi, l’attività della Giustizia Suprema che Roma svolge nel mondo, alla quale rende partecipe tutti gli uomini, in modo tale che nulla sia escluso, questa Giustizia Perfetta è costituita dall’Imperivm Divinvm Romanvm nell’Orbe.

Il vir romanvs deve impegnarsi esclusivamente per rendere presente la Giustizia di Dio in lui, fino a realizzare la perfetta non dualità fra l’Essere di Dio e il suo essere, a tal punto non si potrà più parlare di Giustizia di Dio in lui, ma della Giustizia di Dio operante attraverso l’animo nell’immanenza, questa è la Giustizia Esemplare che è stata realizzata da Enea, Augusto Eterno. Ogni romano-italiano vuole essere giusto come Enea, vuole amare come Enea ha amato, in maniera perfetta e compiuta. Con il suo amor il vir romanvs ama perfettamente, perciò unifica, trascende e risolve tutte le distinzioni, le opposizioni, i conflitti, le limitazioni, i particolarismi e gli esclusivismi, la sua giustizia risolve ogni tipo di superbia, di ogni ordine e grado, perciò si fa vera presenza dell’Impero Universale Divino Assoluto, dell’Unità onnicomprensiva del Bene, per realizzare la Salvs Pvblica Svprema. Il fine dell’azione religiosa romano-italiana è costituito da ivstitia in amor, una ivstitia che trascende la dimensione sentimentale, ma anche la semplice dimensione razionale dell’uomo. Solo quando l’uomo è perfettamente in atto secondo la sua essenza divina può attuare perfettamente la vera ivstitia, prima che l’animo abbia raggiunto la sua compiuta attualità non svolge un’attività compiutamente definibile come giustizia, in quanto la Giustizia viene solo da Dio e si costituisce pienamente nell’animo dell’uomo quando l’animo è perfettamente in atto secondo la sua natura divina.

Il vero religioso perciò non cade mai nell’errore per il quale viene distinto un me da un Sé, un io da un Lui, l’animo da Dio, così egli finirebbe per deviare nel senso della falsa giustizia, costituita da un ego illusoriamente indipendente e isolato da Dio, dalla quale procede inevitabilmente l’aberrazione della profana filantropia orizzontale, distintiva e moltiplicante, per non dire dell’altruismo esteriore, incentrato sull’illusoria identità carnale dell’uomo empio. La vera ivstitia unificante, costituita dall’Amor divino, è presente nell’uomo solo quando in lui si è aperto “l’occhio del cuore”, una volta che questa apertura si è prodotta, l’animo si è ristabilito in Dio, così egli diviene impassibilis, stato virtuoso indispensabile per l’esercizio della vera ivstitia, così come del vero officivm. L’affermazione superba di sé annulla ogni possibile giustizia, perché la superbia nega il Fondamento della Giustizia, Dio stesso, per innalzare sopra di Esso l’illusorio ego titanico. Nella misura in cui l’animo si rende modesto, e cessa qualsiasi autoaffermazione superba, così come ogni temeraria autoreferenzialità, si rimette nell’ordine della ratio debiti, perciò egli può recuperare la sua dignità e, allo stesso tempo, può ricollocarsi nella Giustizia, fondando sulla sua essenza divina. Quando “muore” il falso amor proprio, nell’animo muore l’illusione che esista un altro da Dio, perciò solo conoscendo se stesso l’animo può amare rettamente se stesso in Dio ed essere veramente giusto, perché è stabilito nell’Unità dell’Essere Divino.

La giustizia umana non è propriamente giustizia, mentre la “giustizia profana” non è che una parodia maligna della vera ivstitia. La Giustizia non ha un carattere morale, altruistico o meramente filantropico, la sua natura è ontologica, trascendente e divina, è il risultato dell’attività propria di Dio, del dare ivra a Dei e uomini, a tutta l’Esistenza Universale; nell’animo dell’uomo la Giustizia si costituisce quando egli rispetta pienamente la sua natura teofanica. L’attuazione della vera giustizia richiede un amor perfetto di Dio, questo è il fulcro misterico dell’ascesi religiosa romano-italiana, un’ascesi che permette di trascendere l’illusione ego-altruistica e conseguentemente la relativa prossimità fra Dio e il prossimo. Queste sono le basi della disciplina che divinizza l’animo attraverso la costituzione dell’Amor Ivstitiae, grazie a questa disciplina l’uomo religioso romano-italiano raggiunge la perfezione della giustizia, attuando ciò che vuole Dio, per Dio, in Dio.

 

   “Qui sarai tu poco tempo silvano,
e sarai meco sanza fine cive
di quella Roma onde Cristo è Romano”, Dante, Purgatorio, XXXII, 100-102. La Roma di cui parla Dante è la Roma Divina Eterna, il Paradiso Celeste, il Regno di Dio, la Roma nella quale sono accolti tutti i cittadini romani esemplari divinizzati. Da questa Roma Cristo dipende, sia come Verbo, perché la Roma Divina, in quanto Unità-Molteplicità dell’Essenza Divina lo trascende, sia come presenza del Verbo sulla terra in Israele, perché la funzione provvidenziale di Roma, per la specifica opera civile universale, supera quella di Cristo, perciò Cristo deve essere censito romano sotto l’Impero di Augusto.

Estratto da L.M.A. Viola, Oltre la porta del cielo, Forlì, 2016

 

 

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