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Che cosa è la religione (2)

I diversi errori commessi sulla natura della religione e la sua vera natura sapienziale

Abbiamo mostrato come la sapientia-avctoritas costituisca il fondamento della ivrisprvdentia, che è quella specifica virtù per la quale il Fas è tradotto nel Ivs mediante l’esercizio rituale dei sacra da parte dei Pontefici. Questa, in sintesi, è la dinamica della religio, qualsiasi interpretazione, alterante o riduttiva, non corrisponde alla verità inerente la vera natura della religione, verità che deve essere ricercata nell’ambito romano nel quale è stata costituita.

Come abbiamo visto, nel corso dei secoli il termine religio ha subito una progressiva riduzione di significato, corrispondente alla riduzione della dimensione della religio messa in atto nell’ambito civile. In Occidente sono stati i cristiani a fissarne definitivamente il senso alla sua accezione più limitata e individuale, poi, nel corso del XX secolo, sia gli studiosi profani delle religioni, sia diversi esponenti delle dottrine sapienziali tradizionali, tra cui, in primis, René Guénon, seguito poi da altri, come Julius Evola, hanno contribuito a rafforzare una definizione limitata e alterata della religione. L’accezione della religione venutasi ad affermare in Occidente da oltre quindici secoli è valida, e non completamente, solo per gli exoterismi monoteistici semitici, ma è assolutamente inappropriata se si estende alle tradizioni spirituali del resto dell’umanità e, specialmente, se si rife­risce alle tradizioni precristiane non semite, nella fattispecie alla tradizione religiosa romano-italiana, dal cui lessico sacro il termine religio trae origine.

Come abbiamo dimostrato, la religio va compresa come unità del conoscere e dell’agire, in essa è costituita l’unità inscindibile della sapientia e della prvdentia. Quindi nella religione viene composto l’insieme unitario della conoscenza metafisica del Fas e l’arte operativa dell’attuazione del Ivs, ovvero la scientia divina e la ivrisprvdentia. Il termine religio assume una connotazione più teoretica o sapienziale se si pone l’accento sull’elemento sapientia, mentre assume una connotazione più pratica e operativa se si mette più l’accento sul suo aspetto prvdentia. In accordo con l’antico senso di sapientia, che indicava ad un tempo una conoscenza teoretica e pratica, come il termine phronesis in Platone, anche il termine religio, inteso nella sua concezione unitaria arcaica, presenta questo senso unitario, con una predominanza dell’aspetto sapientia, ovvero del legere-relegere, sull’aspetto agere-facere, anche se poi, nel tempo, per motivi catabasici, il secondo aspetto è divenuto predominante. In ogni caso, nella vera dimensione della religio, sapientia e prvdentia non possono mai essere disgiunte. La prvdentia rende immanente la sapientia, essa costituisce l’agere del sapere, dunque rende possibile la ivsta actio del sapiens, la messa in opera della conoscenza metafisica divina nel ritvs. Per cui la religio, correttamente e compiutamente intesa, è metafisica divina operativa, perciò non può mai essere ridotta o limitata al solo piano della prassi esteriore o exoterica.

Se si vuole dare una definizione semplice di ciò che è esoterico ed exoterico, definiamo esoterico, esoterikos o esotericvs, da esoteros, “ciò che è interiore”, tutto ciò che riguarda strettamente l’interno di un dato dominio o ente, per cui, nell’ordine dell’intera manifestazione l’interiore riguarda l’essenza o lo spirito delle cose, ciò che vi è di più “interno” in esse. Nell’uomo l’esoterico riguarda il suo essere eterno, la sua intima natura permanente, la sua specifica essenza spirituale, nell’ambito dell’operatività religiosa è esoterico il dominio della conoscenza essenziale, spirituale o metafisica, e sono “esoterici” coloro che si dedicano a tale conoscenza, per cui vengono distinti da coloro che si occupano della conoscenza esteriore. Definiamo exoterico, exoterikos o exotericvs, da exoteros, “ciò che sta di fuori”, “l’esteriore”, tutto ciò che riguarda strettamente l’esterno, sia per un dato dominio, sia per un dato ente. Nell’ordine dell’intera manifestazione l’exoterico è “ciò che è stato posto fuori”, ovvero la manifestazione spazio-temporale, l’esistenza fenomenica, in quanto è ciò che è stato posto fuori dall’essenza, dallo spirito, dall’Essere Divino Eterno. Dunque il dominio exoterico coincide col dominio cosmologico, con l’Anima e il Corpo del Mondo, con l’esplicazione del divenire temporale, che è ciò che si trova “fuori”da ciò che è immutabile e stabile nell’eterno presente. Nell’uomo è exoterico il dominio psicofisico della persona transeunte, nell’ambito dell’operatività religiosa è exoterico il dominio dell’azione, nel quale la conoscenza esoterica o divina viene tradotta nella pratica, per cui sono solo exoterici coloro che si limitano all’azione giuridica, rituale e morale, ma anche coloro che si dedicano alla sola “conoscenza fisica” o cosmologica, o limitano la loro esistenza al solo dominio cosmico o a ciò che si risolve nel composto psicofisico. Date le loro caratteristiche gli exoterici sono quelli “di fuori” e si distinguono dagli esoterici per non essere “eletti” o “selezionati” per accedere al superiore dominio esoterico e dispiegare la loro opera in esso.

Nell’ambito della religione romano-italiana possiamo dire che è esoterico, dunque interno, tutto ciò che attiene al dominio della realtà intelligibile e divina, all’atto eterno degli Dei e delle essenze eterne degli uomini, mentre è exoterico tutto ciò che attiene al mondo temporale, inteso nella sua polarità Cielo-Terra, e dunque l’exoterico riguarda il dispiegamento esteriore della Providentia Divina nel Fatvm, la traduzione del Fas nel Ivs, dell’animo spirituale dell’uomo nella sua anima e nel suo corpo. I due domini della religione, da noi così definiti, sono approcciabili rispettivamente con la sapientia, l’esoterico, e con la prvdentia, l’exoterico, ma, come abbiamo precisato in precedenza, queste due virtù sono inscindibili, come ciò che non è manifesto e ciò che è manifesto nell’unità non duale del Divino. Per cui non vi è vera religio se viene assunto un aspetto a discapito dell’altro, costituendo così un’anomalia inesistente nella religione romano-italiana, ma si può dire anche in ogni “religione” integrale.

Contrariamente a certi errori commessi da Guénon, e da diversi “tradizionalisti” che lo hanno seguito, come Evola, non esiste un “dominio iniziatico”, alto, esoterico, e un dominio religioso, basso, exoterico, che siano persino l’uno distinto dall’altro, nella sua vera natura la religione è una e comprende “alto” e “basso”, “interno” ed “esterno”, essendo anzi religio propriamente ed essenzialmente, sapientia, attività della mensintellectvs che costituisce il legere, l’intvs-legere. Parlare di una “iniziazione” o di una “prassi iniziatica” sovrapposta alla “religione” a Roma è assurdo, si tratta di fantasie di certi “tradizionalisti” che, per vari motivi esprimono opinioni parziali ed erronee, neanche la “religione” cristiana aveva in origine la natura che essi vi attribuiscono, essendo essa propriamente una “religio mentis”, ovvero una disciplina intellettiva rileggente l’esistente nell’essere, in funzione della sua “pacificazione” nell’unità divina pleromatica. A Roma ciò che è “esteriore” è l’immediata esplicazione dell’“interiore”, la disciplina tecnico-rituale è l’estrinsecazione della conoscenza divina causale, le leggi divine fondano le leggi sacre, la sapientia fonda perciò la prvdentia, la ivrisprvdentia, la quale consente di attuare il trascendente nell’immanente, in modo oggettivo, senza alcun intervento dello psichismo esteriore, o peggio della sentimentalità, come avviene in un certo exoterismo o in certe dinamiche che i “tradizionalisti” definiscono erroneamente “religione”.

Non bisogna confondere la vera religione e il suo vero statuto con ciò che ne costituisce un degrado a vari livelli, il degrado non rende possibile la costituzione di un dominio iniziatico “sopra” e un dominio religioso “sotto”, la religione, in sé, è sempre la stessa, ad essa accedono in pochi, per cui può assumere un carattere “esoterico”, mentre alla religione parziale o degradata, che non è più l’espressione della sapienza divina dei suoi praticanti, accedono in molti, per cui per il suo stato, e per le cose che tratta, assume un carattere “exoterico”. Una volta che la religione integrale originale subisce un degrado e non presenta più il suo carattere integrale e divino, per cui assume un carattere psichico o umano, diviene più soggetta al tempo e tende a degradarsi ulteriormente più facilmente. Questa forma degradata della religione è diventata predominante in tutti i contesti delle civiltà tradizionali, tanto che ha finito per essere confusa con la religione tutta intera. La religione, intesa nel senso plenario, rimane sempre presente nel tempo, ma diviene sempre meno accessibile, per cui solo pochi uomini, che si attengono alla prassi conoscitiva integrale, possono integrarsi nel suo dominio. È comunque scorretto dire che la religione non ha niente di “iniziatico”, intendendo per iniziatico proprio il risultato dello in-ire, dell’andare all’interno, ovvero dall’accedere all’interiore, all’essenziale, allo Spirito Divino, al dominio esoterico. Chi esclude il dominio “iniziatico” della religione erra, egli confonde la religione degradata con la religione intera. Allo stesso modo è errato dire che la religione si riduce solo al dominio exoterico inferiore, perché così dicendo si mutila la religione della sua essenza sapienziale specifica. Affermazioni del genere non riguardano la vera religione romana, ovvero ciò che propriamente può essere detto religione, la quale non può essere definita in modo erroneo a causa di fantasie infondate che vengono proiettate su di essa da coloro che non hanno la conoscenza della vera natura della religio.

Diremo di più. Esoterismo, segretezza e riservatezza costituiscono proprio l’essenziale della religione romana, ciò che è sempre stato praticato fin dal principio della sua costituzione dal collegio pontificale e dal Senato. La disciplina esoterica e segreta dei Pontefici è stata protetta per secoli, il tentativo che è stato compiuto dai plebei, una volta che hanno avuto accesso alle funzioni pontificali, di divulgare e rendere esteriore i segreti pontificali, ha solo potuto toccare la superfice della disciplina arcana dei Pontefici. La “profanazione” del deposito sapienziale pontificale ha reso possibile la diffusione esteriore di un materiale e di procedure giuridico-rituali che per loro natura non possono essere conosciuti, nella loro essenza e nel loro reale significato, da soggetti che non sono qualificati per compiere la disciplina conoscitiva esoterica, la sola che permetta di accedere alla scientia ivris e alla tecnica rituale efficace. Il processo di volgarizzazione ed esteriorizzazione del deposito pontificale ha favorito il degrado della prassi religiosa autentica, una prassi che, già nel III sec. a. C., venne depotenziata, perché fu presa in carico da soggetti che non disponevano più dello stato e delle virtù pontificali originali. Oggi coloro che affermano il primato dell’exoterico sull’esoterico, fino a giungere a disprezzare o a negare l’esoterico e il segreto nella religione romana, non sanno quello che dicono, capovolgono il senso della religio. Essi credono che ciò che è esoterico ed iniziatico, per non dire solo filosofico, sia cosa estranea e non conforme alla religione romana, così ribaltano il senso delle cose sacre e sovvertono l’ordine della prassi religiosa romana. Costoro sono anche quelli che affermano il primato dell’agire sul conoscere, del fare sul credere, del rituale sul sapienziale, del divenire sull’essere, è facile comprendere quale grossolana alterazione sia presente in questi errori. Questo discorso vale anche nell’ambito privato della religione, nel quale esoterismo, segretezza e riservatezza costituiscono le basi essenziali dell’azione dei culti gentilizi e della prassi delle associazioni private di culto, enti nei quali si rispetta l’ordine religioso regolare sapientia/prvdentia, conoscenza/azione, affinché la pratica religiosa abbia l’efficacia opportuna.

                 Si veda: Viola L.M.A., La Religione degli Italiani, vol. I, Forlì’ 2020, pag. 359-364; Orestano R., Edificazione del giuridico, Bologna 1989; Rinolfi, C.M.A., Cicerone e la segretezzadella giurisprudenza pontificale, in Diritto@ Storia, Rivista Internazione di scienze giuridiche e tradizione romana, n. 15, 2017.

                 Si veda: Viola L.M.A., La religioneop. cit., cap. III. d. L’esoterismo del Senatvs e la mistica senatoria, pag. 312.

 

L.M.A. Viola

Estratto da Saturnia Regna n. 69

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