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Che cosa è la religione (8)

La Religione Divina Primordiale e la religione romana

Numa poté “rivelare” la scientia dei sacra e la disciplina del loro esercizio al primo Pontifex perché conseguì, a priori, la sapientia divina grazie all’unione arcana con la Dea Egeria, “cvm dea Egeria congressvs noctvrnos”, infatti fu dopo aver ricevuto il monitvs dalla Dea che Numa procedette nel “sacra institvere, sacerdotes svos cviqve deorvm praeficere”. È un segno fondamentale il fatto che Numa abbia consacrato il lvcvs ove attuava il congresso con la Dea Egeria, sua “coniuge”, alle Camenae, le Mvsae, perché esse si ritrovavano in quel luogo con la Dea. Egeria è nome che deriva da e-gerere, perciò indica il potere divino che “porta fuori”, che “conduce fuori”, per traslato è il potere che rende possibile la conoscenza di ciò che è occulto, “interno”. Egeria è dunque la Dea che conduce il segreto arcano fuori dai penetrali dell’Essere Divino, perciò, in senso lato, la Dea si identifica con la Sapienza Divina a cui il soggetto si unisce grazie alla contemplazione intellettuale realizzata, così ciò che è occulto e nascosto viene conosciuto, ovvero viene “tratto fuori” dal penetrale divino per essere offerto alla conoscenza dell’intelletto contemplante.

Egeria è anche Dea delle fontes, è colei che porta fuori le acque dalla loro sede originale, alla sua fonte, presso la Porta Capena, ai piedi del Celio, le Vestali attingevano l’acqua necessaria al loro culto. La Dea è detta inoltre fatiloqva e, per la sua associazione alle Camene, era assimilata anche a Carmenta, infine, essendo una sua fonte presente nel bosco di Diana Nemorense, fu associata anche a Diana. Egeria risulta essere Dea dei parti, Dea della nascita, come Carmenta, che è principalmente Dea del carmen, della “parola creativa” del Dio Supremo, Ianvs. Carmenta è figlia di Ianvs e sua sapientia-potentia, inoltre è madre e sposa di Evandro, ovvero dell’Intelletto Universale. Egeria invece è il potere fontale implicito in Carmenta, madre delle Camene e, dunque, è ciò che, nelle Acque Totali, o nell’Etere Infinito della Luce Divina, inerisce alla “sostanza” di Ianvs e costituisce il potere che fa passare ciò che nell’Essere è immanifesto allo stato manifestato, costituendo l’ordine principiale e ontologico dell’Essere Intelligibile. Egeria è dunque la potenza agente della Sapienza Divina Totale Principiale fondata sull’Uno sovraintelligibile. L’unione con la Dea Egeria può essere compiuta solo da un intelletto totalmente separato, purificato, il quale non deve più avere alcuna relazione, di alcun tipo, con la materia sensibile di cui è costituito il cosmo temporale. Solo in questo modo l’intelletto può attingere alle Acque Divine della Sapienza Totale, Diana, il cui potere fontale, Egeria, “genera” la Luce dell’Intelletto Totale e, dunque, anche la conoscenza della parola di potenza, nella sua origine principiale, del carmen nel suo principio divino arcano, quel carmen di cui il Pontifex Maximvs ha piena disposizione. Egeria dunque dona la conoscenza del Principio Supremo e degli stati molteplici dell’Essere, perciò chi si unisce ad essa in “congresso” comprende l’articolazione degli stati ontologici, secondo un preciso ordine di esplicazione della potenza-verbo. In virtù del suo potere, la Dea “ammonì” Numa, perché costituisse nell’immanenza della civitas l’Ordine dell’Essere Divino Supremo, Ianvs, negli stati articolati retti dalle sue ipostasi, Ivppiter, Mars, Qvirinvs, Vesta, mediante l’organizzazione dell’Ordo Sacerdotvm e dei relativi sacra. I diversi stati dell’Essere Divino, ipostatizzati negli Dei gerarchici, sono stati espressi dalla teologia originaria di Numa, ad essi sono stati dedicati relativi gradi di culto.

Numa chiuse l’opera divina attraverso cui costituì la forma esemplare dell’originale religione romana, istituendo il culto della Dea Fides, sotto la cui tutela fu posta l’armonica distribuzione dell’ordine religioso costituito. Questo atto suggellò la costituzione originaria della religione riunendo nella concordia i tre flamini, la comune pratica del culto di Fides garantiva l’impegno dei sacerdoti a non violare mai l’ordine religioso costituito, questo impegno, sancito dal giuramento su Fides, doveva essere sempre rispettato, in ogni dominio della civitas, affinché non fossero infranti il Ivs Divinvm e il Ivs Sacrvm e dunque anche la Pax Deorvm Hominvmqve.

La religione romano-italiana, contrariamente a quanto solitamente si afferma in diversi ambiti, è stata costituita dalla Sapientia Divina che si è attualizzata in Numa, egli ha poi “rivelato” la conoscenza divina della religio operativa al primo Pontifex ed inoltre è stata scritta su appositi libri secondo una disciplina ieratica precisa. Il trinomio Sapienza Divina, rivelazione arcana secondo l’oralità e scritture sacre è dunque alla base di tutta la religione romana. La sapientia civilis, che costituisce il fulcro dell’intera religio civilis romana, è dunque stata trasmessa direttamente al primo Pontifex dalla consegna immediata di Numa, perciò è stata “consegnata” arcanamente a colui che ha ricevuto in principio la tradizione dei misteri divini della religione. Da questo atto è derivata la redazione dei Libri Sacri dei Pontefici, nei quali è stata depositata la sapienza rituale originaria su cui è stato fondato l’ordine religioso della civitas nei secoli. Attorno alla prima costituzione del Pontefice Massimo e dei Libri Sacerdotali è stato poi organizzato l’originale collegio dei Pontefici, un istituto nel quale è stata custodita e trasmessa la sapienza che fonda il retto esercizio di omnia sacra nella catena regolare della tradizione pontificale, che si è svolta per tutto il tempo in cui l’Ordo Sacerdotvm ha operato regolarmente.

I Libri Sacerdotales dei Collegia, delle Sodalitates, dell’Ordo Harvspicvm, oltre alle Leges Regiae e ai Commentarii, raccoglievano la totalità della scienza sacra romana relativa ad ogni aspetto del culto, per la disposizione e la direzione sacrale della civitas, in funzione della perfetta conservazione in essa della Pax Deorvm Hominvmqve e della Salvs Pvblica che da essa deriva. I Libri sono stati redatti secondo modalità ieratiche, per molti elementi presentano analogie con le raccolte di inni, riti e pratiche religiose proprie della tradizione hindù, cioè coi libri sacri dei Veda, i quali sono anch’essi frutto di una visione divina originaria, quella dei Rishi vedici, i quali hanno “visto”, come Numa, la Verità Divina e l’hanno poi “rivelata” in forma mitico-rituale, disponendo originariamente “omnia sacra”. In ogni caso, occorre ribadirlo, l’origine della religione e, dunque, della sapientia su cui fondano i sacra, è certamente non umana, le circostanze della sua determinazione immanente originaria si presentano come una situazione spazio-temporale esemplare, nella quale il Divino, il Suo Ordine e la Sua Scienza Eterna, si manifestano in modo paradigmatico nell’intellezione sapienziale di un soggetto eletto per svolgere questa funzione, la cui realizzazione costituisce poi il modello di ogni religioso e il fine a cui ogni prassi realizzativa individuale tende.

 

                 “… con la Dea Egeria un congresso notturno …”, Livio I, 19, 5.

                 “… istituire i sacra, e a preporre a ciascuno degli Dei particolari sacerdoti…”, Ibidem.

 

 

L.M.A. Viola

Estratto da Saturnia Regna n. 68

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