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La costituzione del “regno del male”

L’ultima fase della catabasi dell’umanità, in funzione delle sue diverse caratteristiche, è definita anche “postmodernità”, una fase temporale nella quale si è costituita ciò che anche i sociologi profani definiscono come “civiltà del desiderio sfrenato e insaziabile”, una situazione che ormai ha preso il definitivo sopravvento su ogni ordine precedente e sta per stabilirsi nell’intero spazio della terra. Questa situazione, come si vedrà, non è separabile dall’orientamento terminale del capitalismo, un indirizzo controtradizionale della condotta dell’uomo, della società e dell’economia, che si è affermato negli ultimi due secoli e che ha portato la società umana nella direzione della sua rovina definitiva. Nemmeno ciò che si è tentato di opporgli, in quanto proveniente dalla stessa radice profana, come il socialismo, il comunismo o altri elementi, ha potuto evitare che si producesse questo stato di cose. 

Del capitalismo è possibile distinguere tre fasi e tre epoche in cui si è sviluppato nella sua integralità. Nella prima fase dominava un’economia di produzione, alla quale si è sostituita un’economia di consumo, la quale, infine, è stata sostituita da un’economia di iperconsumo, nella quale l’avidità e la concupiscenza di oggetti corporei e di esperienze edonistiche sensibili hanno raggiunto la loro radicalizzazione. In pochi decenni questa terza fase del capitalismo selvaggio e furioso ha ormai sconvolto gli stili di vita e le abitudini dell’intera popolazione mondiale, anche attraverso la globalizzazione di questo indirizzo radicalmente controtradizionale dell’esistenza.

L’uomo terminale ha capovolto le priorità della vita, egli ha nuovi modi di relazionarsi con le cose, con il tempo, con se stesso e con gli altri. L’edonismo individualistico nichilistico più radicale domina interamente il campo della società, delle istituzioni e dei governi, così come tutte le politiche a livello internazionale e mondiale. Alla militanza per l’affermazione delle ideologie politiche e all’impegno per l’affermazione di determinati principi, ovvero alle condotte che si tenevano fino a qualche decennio fa, si è sostituito un edonismo crescente, al posto dell’amor di patria e alla difesa della nazione, così come delle specifiche culture, si è sostituita la febbre intensiva del benessere, alle spinte per la rivoluzione e la restaurazione di condizioni migliori per l’umanità si sono sostituite la ricerca continua dello svago e del divertimento.

Oggi si sta delineando una parodia infernale della religione tradizionale, la pseudoreligione del benessere individualistico integrale, che spinge l’individuo nella direzione della continua ricerca del miglioramento delle condizioni materiali, corporali e sensibili della vita. Perciò lo scopo supremo delle società integralmente edonistiche è costituito dalla soddisfazione completa di una lussuria illimitata, è il massimo piacere carnale per tutti, democraticamente reso disponibile a ogni uomo; questo scopo deve essere posto al centro di tutta la vita e di tutte le istituzioni civili e sociali. Ciò che si sta configurando è una situazione terminale, nella quale viene radicalizzato, perciò completato, il processo di materializzazione della vita dell’uomo, che aveva portato alla semplice “società dei consumi”, nella quale le dinamiche economiche, sociali e politiche erano volte a favorire la produzione e il consumo di massa, e a ridurre la vita dell’uomo alla sola attività del consumo edonistico indefinito. Anche secondo le osservazioni degli studiosi profani, si è ormai passati da una società materialistica, nella quale l’accento era principalmente posto sul benessere materiale, sull’acquisizione di “beni materiali” stabili, sulla sicurezza fisica, ad una società nuova, definita da alcuni “postmaterialistica” , nella quale l’accento viene posto invece sulla “qualità individuale della vita”, sull’affermazione di se stessi, sulla costituzione del proprio stile di vita originale, sull’elaborazione della propria spiritualità, sulla ridefinizione individuale del senso dell’esistere, sul continuo aggiustamento di tutti questi elementi in funzione di un risultato “benefico” integrale. In maniera pressoché impercettibile per la stragrande maggioranza, si è passati da un sistema culturale essenzialmente materialistico a un nuovo sistema tendenzialmente “postmaterialistico”, o se, vogliamo, pseudospiritualistico, che rappresenta lo stadio terminale della catabasi dell’umanità e della ricerca a rovescio della felicità e dello stato di perfezione. Perciò, in quest’ultimo periodo verrà reintrodotta, ma in forma rovesciata e speculare, ciò che costituiva la vera e propria ricerca spirituale, a partire dalla conversione e dalla definizione della realizzazione spirituale ascendente, che permette al soggetto determinato di liberarsi da ogni limitazione della contingenza e perciò anche da ogni coinvolgimento nell’alterità e nella malia.

Nel corso degli ultimi trent’anni si è particolarmente accentuato lo sforzo di coloro che vogliono che si produca l’ultima trasformazione della qualità dell’esistenza nelle società radicalmente atee ed empie. Tutto sta confluendo nel senso del superamento di ciò che un tempo era la massificazione indeterminata dei consumi, facendo in modo di pianificare ogni opera in funzione dell’adattamento individualistico di tutto l’insieme del sistema edonistico di vita. Le industrie e i servizi mettono in atto logiche, opzioni e strategie varie sempre più orientate alla personalizzazione dei prodotti, dei prezzi, delle offerte, e, come si vedrà, degli stili di vita, delle sensazioni, delle emozioni, delle dimensioni esistenziali, proposte alle quali si potrà accedere con il relativo costo e una specifica organizzazione razionale. La stessa pubblicità, i mezzi commerciali, la grande distribuzione, sono tutt’ora impegnati in politiche di differenziazione e segmentazione volte a raggiungere la più ampia commercializzazione di uno stile globale di vita, tutti questi vettori alimentano sempre più spasmodicamente il bisogno di ben-essere, innalzando sempre di più l’asticella in una determinata direzione. A causa di questo indirizzo avanza una generazione di worried well, ovvero di “sani preoccupati”, di uomini che, considerati sani fino a pochi anni fa, sono ora considerati arretrati e imperfetti rispetto ai nuovi canoni di “salute” e “benessere”. Perciò un numero crescente di uomini è sottoposto a continui messaggi, che spingono a perfezionare continuamente il corpo, le prestazioni, l’estetica, la salute, ed immettono, allo stesso tempo, in un immenso sistema che commercializza tutte queste operazioni. Nello stesso indirizzo rientra la massificazione della medicalizzazione dell’intera esistenza, per la quale le diverse istituzioni spingono affinché siano svolti esami “preventivi” massicci, incombenti e vincolanti, di ogni genere, in accordo a quanto promosso dalla O.M.S. ed imposto a tutti gli stati del mondo, in vista del raggiungimento della più alta “qualità della vita” possibile, un concetto contrario a quello tradizionale di “vita buona”. Oggi la vita qualitativamente più elevata non è la vita virtuosa fondata sulla sapienza, in funzione dell’attuazione della giustizia, non è la vita beata e veramente sana, ma è una vita completamente licenziosa e viziosa, fondata sulla sensazione e sull’opinione, volta interamente alla ricerca del benessere edonistico integrale, in ogni suo aspetto. La “vita buona” viene organizzata per acquisire piacere e dare piacere, è impegnata a guadagnare denaro e mezzi per ottenere godimento completo, licenzioso e anarchico, di tutto ciò che è corporeo e materiale, o è comunque connesso alla sensazione e allo psichismo inferiore. Per dare soddisfazione ai continui e diversi desideri, si abbandona ogni misura e ogni azione, non si osserva più la fedeltà alla propria natura, né tanto meno ci si ordina al sovrannaturale. Tuttavia, per sua natura, la vita corporea consumata nel piacere indefinito senza alcun dolore, è irrealizzabile; se si procede in questa direzione, nel tentativo vano di eliminare ogni sofferenza carnale, subentreranno problemi di diversa natura, problemi nei quali l’umanità finale ormai è completamente sprofondata.

Dunque non ci si deve illudere, come accade ad alcuni, che si stia uscendo dal materialismo procedendo verso l’alto, perché, in realtà, si sta scivolando dal materialismo sempre più verso il basso, ovvero verso la disintegrazione finale di ciò che nella società umana e nell’uomo si riduce alla materia corporea, avente ancora una certa forma e un certo ordine, per raggiungere compiutamente il subformale e il disordine completo. René Guénon, trattando della parte terminale della fine dei tempi della presente umanità, ha delineato chiaramente ciò che costituisce l’istituzione della grande parodia o della “spiritualità alla rovescia”. Si tratta “ … solo di una parodia della spiritualità, o meglio di una sua imitazione in senso inverso, di modo che avrà tutta l’apparenza d’essere l’opposto di tale spiritualità”. Perciò tutto ciò che si costituirà come “ricerca spirituale”, “disciplina spirituale”, “sviluppo della spiritualità dell’individuo”, avrà un carattere rovesciato, perché si tratterà di falsa spiritualità, “… falsa all’estremo limite del concepibile …”. In particolare la costituzione di questo stato di cose avverrà attraverso una grande simulazione, una precisa falsificazione, in modo tale che gli uomini siano progressivamente conquistati e ingannati. Perciò, al tempo in cui si costituirà la “controtradizione”, ovvero uno stato di cose che costituisce l’inversione completa della situazione tradizionale normale dell’umanità, appariranno cose sensibili mirabolanti e stupefacenti, le quali saranno ipertrofizzate dalla spettacolarità delle tecnologie prodotte dalla falsa scienza, in funzione della costituzione della grande illusione, entro la quale racchiudere e sottomettere gli ultimi uomini, i quali non riusciranno ad evitare di essere sottoposti all’inganno del grande illusionista universale. In particolare, ciò che a noi interessa in modo specifico in questo contesto, è che la grande parodia si costituirà in modo tale da attualizzare il Regno dell’avversario di Dio, per il quale si costituirà una situazione di cose che avrà il carattere di imitazione caricaturale e diabolica di tutto ciò che è veramente tradizionale e spirituale. Ma “… certamente non sarà più il “il regno della quantità” che era soltanto il culmine della “antitradizione”; al contrario, col pretesto di una falsa “restaurazione spirituale”, sarà una specie di reintroduzione della qualità in tutte le cose, ma di una qualità presa a rovescio del suo valore legittimo e normale”.

Dunque ciò che si costituirà sarà una vera e propria “controtradizione”, ovvero, in modo più essenziale, una “controreligione”, la quale sarà assunta da tutti coloro i quali non si renderanno conto di ciò che viene posto in atto. Gli ignari apprezzano fin da ora l’apparente reintroduzione della “qualità” in tutte le cose, la quale però è proprio il contrario della qualità spirituale. In effetti anche i profani avvertono un passaggio dal “regno della quantità”, dal materialismo, dall’economicismo edonistico di un dato tipo ad un altro stato di cose che, apparentemente, sembra il superamento “in meglio” del precedente. In realtà si tratta di uno scivolamento verso il submaterialismo, per raggiungere lo stadio terminale dell’inabissamento nel niente, nel non-ente, dell’umanità, perciò riguarda il “peggio” possibile, ma ciò deve avvenire, perché si dia compimento a tutte le cose e così venga il tempo della rigenerazione, del ristabilimento universale di tutte le cose nel loro Principio.

Tutte le azioni volte al continuo innalzamento della cosiddetta “qualità della vita”, entro la quale entrano sempre più spesso elementi considerati erroneamente “spirituali”, in quanto si tratta in realtà di elementi psichici o addirittura energetico-vitali, dà propriamente il senso e il fine di ciò di cui stiamo trattando. Ormai esistono schiere di falsi profeti, falsi maestri e falsi sapienti, che danno indicazioni sul senso ultimo delle cose, sul senso dell’uomo, sul suo bene, su quale tipo di vita deve essere intrapreso, e questi insegnamenti vengono diffusi nelle “cattedrali” dell’edonismo iperconsumistico, nelle quali si consumano gli pseudoriti della pseudoreligione dell’edonismo integrale di tipo spiritualistico, riproducendo a rovescio tutte le dinamiche di una situazione religiosa. In questo modo il soggetto attirato in questi ambiti fruisce di una specie di beatitudine rovesciata, un’ebrezza estensiva, derivata da una sorta di liberazione dai limiti e dai confini materiali e spazio-temporali, ma in senso contrario a ciò che si produce nella realizzazione spirituale. Nella vera realizzazione l’anima accede alla trascendenza, mentre in questo caso l’anima sconfina nell’immanenza radicale, nello stato indifferenziato della materia, per mancanza di ogni partecipazione alla forma, al tempo e allo spazio, una dimensione di tipo subcosmico, invece che sovracosmico, nella quale si consuma l’annientamento finale dell’anima stessa e perciò di tutto l’uomo.

  A.R.Q.

(Estratto da La fine dell’uomo nella società iperconsumistica di L.M.A. Viola in Saturnia Regna n.62,  I parte)