L’insieme di questi indirizzi neospiritualistici confluisce in una rete sempre più vasta, che ormai si interconnette a livello mondiale e rappresenta l’esito finale del moto sovversivo che tende all’istaurazione nel mondo di un “nuovo ordine di cose”, come già recitava la frase in latino novvs ordo seclorvm apposta al Gran Sigillo degli Stati Uniti, elaborato nel 1782, sigillo che si trova sul retro dell’attuale biglietto da un dollaro fin dal 1935. Una nuova età, un nuovo ordine dei tempi, un nuovo ordine mondiale, sono temi che in questi ultimi due secoli, in particolare negli ultimi decenni seguiti alla fine della Seconda Guerra Mondiale, sono orientati allo stesso scopo. L’indirizzo “mondialista” è alla base dell’aspirazione alla “libertà” dell’uomo postmoderno, animate da questo ideale, che in realtà coincide con la licenza anarchica radicale, diverse organizzazioni tendono nella direzione del “nuovo ordine mondiale”. Secondo i fautori di questo indirizzo le religioni tradizionali, e i sistemi civili e morali delle civiltà precedenti, consideravano l’uomo “maligno”, limitato e privo di vero valore; da tutto questo sistema “oppressivo” di cose bisogna liberarsi, in questo modo l’uomo può sviluppare un senso di sé più pieno, più soddisfacente, più onnicomprensivo. A queste affermazioni si associano quelle degli indirizzi neospiritualistici, le quali, rivolte all’individuo, dicono che “esso è già Dio”, che “gli uomini sono già dei e dee”, per natura, perciò devono attuarsi così come sono, per cui l’uomo non deve riferirsi ad un Dio fuori di sé, ma al Dio che è, fino a stabilirsi nel pensare, come sostengono alcuni indirizzi, che “io sono il mio Dio”. In questo modo il cerchio si chiude, i moti sovversivi della società atea e del neospiritualismo, entrambi radicalmente titanizzanti, trovano il loro pieno compimento.
Dopo aver stabilito che l’io, così com’è, è Dio, occorre abbattere ed eliminare ogni riferimento a qualsiasi altro soggetto che sia al di sopra del singolo uomo, come l’autorità religiosa o il maestro spirituale, perciò l’io, in quanto ego titanico compiutamente riferito alla soggettività determinata, deve abbandonare qualsiasi riferimento alle tradizioni spirituali regolari, in particolare deve lasciare tutto ciò che costituisce l’integrazione nella civiltà tradizionale precedente l’avvento della modernità. Questo strapparsi a forza dalle tradizioni richiede una disidentificazione da tutto quello che riguarda l’identità personale, colui che si svincola da quello che è ritenuto “l’ego del passato” si destruttura in senso inferiore col fine di abbandonarsi a tutte le possibili attività licenziose e anarchiche, attività che ormai vengono proposte da varie organizzazioni, come le più astruse “psicoterapie”, le fantasiose “biodanze”, le improbabili “pratiche sciamaniche”, le varie forme di seducente “magia”. Tutto deve essere sperimentato da tutti, bisogna acquisire il nuovo “sé tantrico”, va fatta l’esperienza del camminare sui tizzoni ardenti, e quanto altro, esattamente come l’individuo iperconsumistico della società contemporanea. La variante neospiritualistica deve però conservare quanta più “spiritualità” possibile, merce ormai a buon mercato che dà piaceri indescrivibili, e produce dipendenze sempre più profonde. L’iperconsumo di esperienze e pratiche erroneamente considerate “spirituali” ha assunto il ruolo di una nuova droga alienante, e moltissimi sono disposti a procurarsela a caro prezzo nei diversi luoghi dello spaccio, sempre più diffusi in ogni ambiente sociale.
Colui che procede in questa direzione titanica radicale afferma: “io sono la mia autorità”, in un altro modo l’individuo titanizzato può dire: “per me l’esperienza è l’autorità suprema”, una volta decostruita l’identità religiosa tradizionale dell’uomo, col fine di ricostituire un’identità titanica rovesciata rispetto a quella, queste affermazioni diventano inevitabili. Ciascun individuo ateo postmoderno è guidato solo dalla sua superbia autoreferenziale e dal suo giudizio, ritenuto erroneamente supremo e incondizionato, esso utilizza la “sua esperienza” per farsi strada in quella che ritiene essere la dimensione spirituale. Tutte le verità espresse dalle tradizioni religiose, o persino da altre persone umane, come scienziati, genitori, insegnanti, potrebbero essere erronee, non bisogna credere a nessuno, solo la propria esperienza è valida e va presa come guida nel “percorso spirituale”. La tradizione non è affidabile, anche il maestro spirituale deve essere soggetto al dubbio, alla diffidenza, potrebbe esprimere qualche “malfunzionamento del suo ego”, dunque non si può fare affidamento su alcuna verità che provenga dall’esterno di sé, del sé inteso nella sua condizione accidentale limitata. Questo tipo di individualismo epistemologico, che caratterizza ogni spiritualista a rovescio, è fomentato da tutti i vari imbonitori che diffondono la falsa spiritualità, essi invitano continuamente i loro seguaci a sentirsi liberi, li spronano a seguire la loro vita interiore in qualsiasi modo, li inducono ad affidarsi solo alla loro coscienza, a basarsi sulle loro sensazioni. Il maestro spirituale parodistico è capace di dire ai malcapitati che lo seguono che devono essere liberi di seguire ciò che egli dice, non devono essere vincolati, essi possono muoversi a piacimento, in qualsiasi dimensione la loro anima gradisca andare.
Tutto il sistema neospiritualistico invita ogni individuo a detradizionalizzare la sua esistenza, ogni uomo deve impegnarsi a sradicarsi completamente da qualsiasi contesto religioso e civile tradizionale, perciò deve assumere un atteggiamento completamente ribelle e sovversivo, deve essere contrario a qualsiasi struttura autorevole tradizionalmente costituita. Alcuni dei peggiori imbonitori, tra i quali ad esempio Bhagwan Shree Rajneesh, detto Osho, esortano continuamente le masse dei loro accoliti affinché si rimettano alle proprie pulsioni istintuali, alle proprie sensazioni, ai propri pensieri indeterminati, ognuno deve “eliminare la testa”, non deve cercare di comprendere, perché l’illuminazione, si sa, è “oltre la ragione”, ma in tali espressioni si confondono due piani, il subrazionale con il sovrarazionale. Questi “insegnamenti” vanno anche nel senso della deculturazione, un caso specifico è costituito dal movimento anticulturale di Lifespring, il quale invita a perseguire una cultura anticulturale, che eviti qualsiasi riferimento a sistemi semantici o di valori che abbiano origine al di fuori dell’individuo. Coloro i quali partecipano agli indirizzi anticulturali non devono credere che esistano valori legittimi al di fuori di loro stessi. Pertanto qualsiasi prescrizione che provenga da altri, da Dio, dalle autorità, dalla tradizione, dai testi religiosi, da tutte le fonti esterne dell’individuo, non deve essere considerata legittima.
Secondo una certa ottica tutto deve essere detradizionalizzato per essere rimesso all’individuo, non ci sono dogmi da seguire, né ortodossie, né regolari tradizioni, né tanto meno autorità e maestri, la sorgente dell’autorità e della sapienza è dentro ciascun individuo, deve essere solo risvegliata attraverso le indicazioni date da un nuovo soggetto che surroga la funzione del maestro tradizionale, soggetto che, dopo aver negato la validità di tutti i vari maestri autorevoli, si sostituisce ad essi in modo parodistico e rovesciato. Costui poi inviterà a realizzare “… il contatto con il nostro “sé più profondo” …”, così la questione si complica, ma è proprio tutta la nuova religione a rovescio che spinge l’individuo a ricercare questo sé più profondo, in modo che tutta la sua vita si incentri esclusivamente su quella che si può definire una “religione del sé”. In realtà questo “sé” non è che la forma più radicalmente titanizzata del vero Sé Divino trascendente, pertanto il neospiritualista, la cui atomizzazione individualistica è massima, deve riporre ogni riferimento nel “sé”, il quale deve diventare la guida di tutta l’esistenza del soggetto. Lo spiritualista a rovescio deve riferirsi a ciò che è stato fatto emergere, come se fosse “il vero sé”, mentre è solo la falsa identità soggettiva dedifferenziata e radicalmente titanica, la quale viene messa al centro di ogni condotta, in contrasto e in opposizione rispetto a quanto viene fatto credere all’individuo relativamente alla sua identità reale. Nel “sé reale” si troverebbero la saggezza divina e l’intuizione immediata della verità eterna, la vera conoscenza metafisica integrale, propria alla Divinità Suprema, la quale, in realtà, viene confusa in maniera diabolica con ciò che costituisce, invece, l’intuizione irrazionale, subintellettuale e subrazionale, e molto spesso anche subsensibile, una “intuizione” che può essere sviluppata solo se il soggetto si identifica con la pulsione dedifferenziata che è alla radice di tutti i moti animici. Ciascuno deve procedere nel senso della “liberazione” dall’io per identificarsi al “sé”, in realtà si tratta di una falsa liberazione o di una “liberazione a rovescio”, nella quale il soggetto determinato viene decostruito e disintegrato rispetto a qualsiasi struttura ad esso superiore, col fine di ricostituirlo nel “sé”, ma così, in realtà, il soggetto si destruttura e si pone al di sotto dell’io cosciente ordinario e non al disopra di esso. La pratica riduce l’io a ciò che costituisce la dimensione infera e dedifferenziata della condizione umana.
Una volta che il soggetto ha abbandonato la sovrastruttura religiosa con il suo ordine rituale, civile, legale, sociale e morale, può dare sfogo, seguendo la sua licenza anarchica, ad ogni condotta smisurata possibile, così può aprirsi a “nuove esperienze” secondo “una nuova intuizione delle cose” e “un nuovo modo di sentire tutto ciò per cui prima si era soggetti al condizionamento”. L’individuo neospiritualista deve raggiungere esattamente lo stato proprio del tipo subumano dedifferenziato che popola le società edonistiche radicali, nelle quali si sviluppa l’iperconsumismo in tutti i domini, il suo scopo è quello di liberarsi dalla “tradizione”, dal “passato”, da principi e valori, strutture e dinamiche che sono connesse alla personalità umana integrata. Questa decostruzione è anche una disintegrazione volontaria che viene addirittura considerata come un processo di “liberazione spirituale”, che permette di esprimere il “vero sé”, inibito e impedito nelle sue funzioni dai sistemi religiosi tradizionali. Per dirla con la celebre new ager Ramtha, che si identifica con un guerriero che visse 33.000 anni fa, al tempo di Lemuria, che “parla e insegna” attraverso il corpo dell’americana J.Z.Knight: “Tutti hanno ragione, perché tutti sono un dio che ha la libertà di creare la propria libertà”, queste affermazioni confluiscono con molte altre dello stesso tipo, come quella per cui ognuno vuole la “libertà di essere me stesso”, oppure con quella che dice: “non dovete conformarvi ad alcun insieme di dogmi”, o ancora: “è la mia religione personale”, oppure: “è il mio maestro personale”, in quanto “l’ho scelto perché lo sento giusto per me”, e poi: “voglio essere libero di pregare in chiesa o di fronte a un albero”, oppure “voglio permettermi di essere qualsiasi cosa voglio essere”, ed infine: “in particolare bisogna essere maestri di se stessi”.
L’individualismo radicale presente in tutte le espressioni della falsa spiritualità è caratterizzato dall’avversione radicale alle tradizioni religiose e spirituali, ogni neospiritualista ha un comportamento controtradizionale di vario genere, ora attacca i dogmi, ora è contro le dottrine, poi scredita le ortodossie, conseguentemente è contro l’autorità, i codici morali, i sistemi di giustizia, ecc. Questa attività decostruttiva delle tradizioni è parallela alla ridefinizione di un sé titanico “onnipotente”, che diviene il solo responsabile di se stesso, la sola guida di se stesso, il solo giudice di se stesso. L’individuo controtradizionale è impegnato a ricercare la “liberazione” da ogni condizionamento, ma in senso negativo e decostruttivo, esso cerca “l’esperienza autentica”, per approdare al risultato del suo annientamento, alla disintegrazione della sua personalità strutturata in modo tradizionale.
Questo processo di titanizzazione fa emergere nell’individuo l’affermazione della sua “volontà di potenza”, come già successe a Nietzsche, un preciso precursore delle condotte che stiamo esaminando, in particolare l’individuo a rovescia ricerca, da un lato tutte le varianti “magiche” della sua condotta titanica, dall’altra si impegna nella rivalutazione neopagana delle “antiche religioni”, le quali vengono reinterpretate, “ricostituite” e riutilizzate, in un senso propriamente caricaturale. Diverse personalità dedite al revival di religioni estinte e sopravvissute allo stato di residui folkloristici, si presentano come “autorità”, “sacerdoti”, “maestri”, molto spesso senza aver svolto alcun processo formativo o realizzativo, tradizionale e regolare preciso, inoltre danno adito ad una precisa anarchia cultuale, basata illusoriamente sulle “fonti tradizionali”, in realtà sugli studi filologici profani delle scritture autorevoli. Il neospiritualista “pagano” vuole avere la licenza di pregare di fronte ad un albero o ad un Dio a suo piacimento, egli vuole accedere a qualsiasi culto secondo il suo sentire, nessuno può porre limiti o ordine alla sua “libertà di culto”, ogni condotta, così come le attività organizzate da questo tipo di neospiritualismo, non hanno nulla a che vedere con la regolarità delle tradizioni delle quali vorrebbe essere espressione. Il neopaganesimo contemporaneo si sviluppa con una maggiore licenza rispetto ad altri neospiritualismi, perché mancano tutte le strutture regolari viventi delle autentiche religioni antiche, perciò il neospiritualismo “pagano” è caratterizzato da un individualismo titanico licenzioso per certi versi ancora più estremo, talora alcuni “neopagani” propongono lo sviluppo di una disciplina “eroica” senza Dio, dal carattere ateo ed empio, altri indirizzi sono connessi alla “stregoneria”, come la Wicca, altri ancora invece mescolano diversi apporti, come la magia e l’ermetismo, la filosofia antica e i misteri classici.
Fra le varianti del titanismo neospiritualista si trova anche “l’individualismo ontologista”, per il quale ciascun individuo viene reputato responsabile della creazione della realtà nel suo complesso, o, quanto meno, della “realtà individuale”, del mondo particolare del singolo soggetto. In questo indirizzo il singolo è indotto ad abbandonare ogni soggettività, perché, si dice, conservando l’affermazione propria dell’individuazione, ad esso è preclusa qualsiasi esperienza veramente oggettiva. Coloro i quali seguono le strade della dedifferenziazione e della disintegrazione, credono che la riduzione del soggetto alla sua pulsione istintuale basilare, che è una spinta caotica indifferenziata, equivalga a trascendere l’io razionale, cosciente e soggettivo, per attingere alla vera oggettività dell’esperienza, in realtà colui che si degrada fino a tal punto, fino a fondersi con la pulsione vitale fondamentale, non fa che annientarsi nel substrato caotico stante alla radice dell’individuazione biologica dell’uomo.
Tutti coloro che si indirizzano in senso controtradizionale sono caratterizzati dalla volontà di costituire un’altra società, un’altra civiltà, un nuovo mondo, con nuove caratteristiche, radicalmente naturalistiche, subumane e animali, dove vigono le leggi dell’ecologia, un’illusoria non-violenza pacifista, istituzioni armoniche integralmente democratiche, l’assenza di discriminazioni razziali, di genere, di religione. Molti neospiritualisti utilizzano il perennialismo in modo falsato o persino rovesciato, per cui si assiste spesso ad un capovolgimento della dottrina dell’unità trascendente delle religioni. Molti liquidano superficialmente le diversità religiose e omogeneizzano le diverse tradizioni spirituali in un pastone neospiritualista veramente nauseabondo. Dal fraintendimento neospiritualista del perennialismo deriva anche la ricezione alterata del tradizionalismo, per cui il soggetto neospiritualista, dopo aver liquidato rapidamente e malamente tutte le procedure regolari per accedere alle tradizioni e subordinarsi alle loro autorità religiose, si arroga il diritto di accedere direttamente ai loro esoterismi, scavalcando la dimensione dell’exoterismo, tutto questo per potersi avventurare, senza alcun rispetto dell’ordine regolare delle prassi presenti nelle varie tradizioni, e seguendo solo la propria licenza, nel campo dell’ “arcano”, dell’ “esoterico”, della “saggezza segreta” o “iniziatica”, dei “misteri delle tradizioni spirituali”, ecc. L’individuo titanico si arroga facilmente delle conoscenze che non ha, e tratta, in modo del tutto confuso, della dimensione divina, per non dire dell’esperienza della realizzazione inerente a questo dominio, spesso poi ripropone le sue disordinate letture in conferenze e scritti, in seminari e convegni, avendo approcciato le cose di cui tratta solo in modo anomalo e perciò non può che presentarle in maniera scorretta.
(Estratto da Saturnia Regna n.66, La fine dell’uomo nella società iperconsumistica di ARQ (parte V)
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