Ormai è in atto il trapasso definitivo dall’essere reale dell’uomo alla sua immagine illusoria, questo trapasso però non riguarda più il decentramento originario dell’essere intellettivo nel suo riflesso psichico, nel quale è costituita l’anima in senso distintivo, ossia la coscienza razionale e discorsiva, ma il trapasso riguarda il riflesso psichico, il suo decentramento e la sua alienazione completa nell’ombra corporea, nella quale permane solo un’oscura traccia dell’Essere.

In ragione di quanto abbiamo affermato, diventa importante esaminare la natura di ciò che esprime il fronte estremo dell’alienazione, la rivoluzione tecnocomunicativa volta ad immettere tutti gli uomini in ciò che ormai viene comunemente definito cyberspace o anche cyberworld, o infosfera. Diversi “studiosi” contemporanei definiscono il senso dell’alienazione postmoderna in diversi modi, ma in particolare si concentrano sul senso di ciò che noi consideriamo come tappa finale della catabasi, evidenziandone un solo aspetto, quello della cosiddetta “rivoluzione della comunicazione”, in funzione della costituzione della più ampia “simulazione integrale della realtà”, una simulazione entro la quale l’umanità dovrà essere immersa completamente, in modo tale che in una rete onnicomprensiva di interazioni virtuali possa essere globalizzata l’alienazione e fissata in un campo totalmente astratto dalla realtà.

Gibson parlando dell’alienazione postmoderna, la definisce così: “Un’allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno da migliaia di operatori… Fari di luce allineati nel non-spazio della mente, ammassi e costellazioni di dati. Come le luci della città che si allontanano…” [1],

Questa descrizione risale ai primi anni ’90 del secolo scorso e perciò al principio della “grande rivoluzione telematica”, favorita dal nuovo dominio, ultratecnologico e informatico, del web, della “ragnatela” telematica nella quale non si costituisce solo una “realtà virtuale”, ma, più propriamente, una virtualizzazione di ciò che è già illusione, per portarla alla sua radicalizzazione. In questa illusione radicale deve sprofondare tutta l’umanità, ogni uomo deve essere assorbito e sempre più coinvolto in questo “non spazio della mente”, in modo che l’allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno si diffonda da migliaia a miliardi di operatori.

Ormai siamo nel campo dell’ultima transizione tecnocomunicativa[2], volta a costituire il cyber spazio, nel quale dovranno confluire tutte le “menti”, per essere completamente alienate dalla realtà e ricostituite in una dimensione integralmente illusoria-allucinatoria, che riproduce in modo rovesciato lo stato di perfetta integrazione nell’Essere che possedeva l’anima nella sua condizione primordiale. Il mezzo informatico è apparso per favorire il ribaltamento completo del retto orientamento dell’anima dell’uomo all’Essere. Attraverso il web è stato costituito Internet, sigla che abbrevia la locuzione interconnected networks, mediante il quale una rete mondiale di computer viene unificata nella “rete delle reti”, in questo modo le diverse istituzioni postmoderne potranno accelerare l’artificializzazione e l’alienazione della vita umana e della società, portando a pieno compimento la sovversione della vita religiosa normale dell’uomo. La fase terminale della catabasi dovrà superare verso il basso la modernità e sarà caratterizzata da un senso generale di decostruzione e di disintegrazione, per cui anche l’orizzonte materialistico definito dal pensiero moderno antireligioso, che ha caratterizzato l’umanità fino a qualche decennio fa, dovrà essere abbandonato, per omogeneizzare le coscienze al campo “energetico” indefinito di fondo. Si tratta di dare luogo alla costituzione di un immenso spazio simulativo, caratterizzato dalla mutazione profonda del sistema referente del soggetto, nel quale nulla ha più a che fare con la realtà, ma tutto viene profondamente ricostituito in un ambito allucinatorio. Il soggetto deve essere ricollocato in un sistema simulativo, nel quale cambiano le fonti emittenti di ciò che costituisce la misura della verità, e anche l’universo ricevente della stessa, riproducendo nel complesso un’infosfera sostanziata da una interazione multidinamica, che dia l’impressione al soggetto di essere parte attiva, diretta, costruttiva del cyber spazio stesso. L’azione di trasferimento del campo dinamico di svolgimento dell’esistenza, e della comune esperienza sensibile, alla dimensione virtuale, procede ad ondate sempre più ampie e veloci, in relazione alla necessità di raggiungere in tempi precisi il risultato finale.

(estratto da Saturnia Regna, n.54, Gennaio-Giugno 2013 e.v.)

[1] Gibson W., Neuromante, Milano 1994

[2] Berardi F., Mutazione e Cyberpunk, Genova, 1994.