Nell’antica tradizione religiosa laziale, il sacrario di Fortuna Primigenia a Preneste ha avuto un’importanza primaria e ha attirato nei secoli schiere di pellegrini. Nel sacrario si svolgeva il culto a Fortuna in quanto Primigenia, in particolare, il rito di consultazione della Dea avveniva attraverso l’estrazione delle sortes, all’interno di una grotta sacra, ove si riteneva risiedesse la Dea. È Cicerone, nel De Divinatione[1] , che descrive le origini del culto di Fortuna a Preneste, le quali vengono fatte risalire al sogno di Numerio Suffustio, il quale ricevette ordine di rompere una roccia in un certo luogo, un ordine che egli eseguì. Rompendo la roccia caddero da questa delle tessere di legno di quercia con incise delle scritture arcane in lingua antica, ovvero delle sortes. Le sorti furono riunite in un’urna di un ulivo presente sul posto, da cui scaturiva del miele. Il sito in cui caddero le sortes fu recintato come fanum della Dea Fortuna, al tempo di Cicerone il sito si trovava presso il tempio di Giove bambino, Iuppiter Puer, raffigurato seduto, insieme a Giunone, sulle ginocchia della Dea Fortuna. La favola divina è assai significativa, ma anche la struttura del culto relato alla struttura del sacrario ricalca la



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