Vi sono diversi elementi caratteristici che individuano la natura della spiritualità irregolare. Innanzitutto il completo svincolamento del soggetto egoico-somatico da ogni dimensione sovrannaturale, divina e trascendente, e dalle strutture della sua immanenza, costituite negli istituti religiosi tradizionali e resi presenti dalle autorità religiose legittime, secondo le modalità opportune disposte dalla Sapienza Divina Eterna e tradotte nelle condotte religiose specifiche. I nuovi indirizzi pseudospirituali propongono false forme di religiosità e spiritualità, secondo l’io, in funzione dell’io, per la “realizzazione dell’io”, dell’io inteso esclusivamente nella sua dimensione individuale o persino somatica. Questa religiosità “fai da te” è completamente estranea ai processi regolari attraverso cui l’uomo si costituisce come religioso all’interno di una tradizione religiosa specifica, anzi, l’organizzazione delle attività pseudoreligiose avviene attraverso il saccheggio e il plagio di scritture, documenti e discipline senza rispettare la regolarità della tradizione, ovvero le procedure della trasmissione della sapienza divina stabilite in principio dalla stessa Divinità o dal Fondatore Divino della religione.
In particolare, la riorganizzazione in senso caricaturale della religione tradizionale prevede: la completa destrutturazione dell’animo religioso; l’eliminazione del suo riferimento a Dio o al Principio Divino da cui ogni suo atto dipende; lo svincolamento da ogni adeguamento alla Giustizia Divina; l’abbandono di ogni morale religiosa e degli uffici famigliari e civili fondamentali, con particolare riferimento all’eliminazione della responsabilità religiosa delle azioni dell’uomo e allo sradicamento di ogni senso di colpa e della relativa prassi di pentimento e riconciliazione. L’io titanico diventa in tal modo il giudice di tutto, persino di Dio, il suo licenzioso “benessere spirituale” diventa l’unico criterio di misura per ogni azione.
La spiritualità irregolare contemporanea ha un carattere veramente infernale, in essa si è sviluppata una particolare dinamica di marketing e business del benessere o della pseudoricerca spirituale, con masse di imbonitori e ciarlatani, che si moltiplicano ogni giorno e accrescono il loro potere suggestivo per trascinare molti uomini ignari verso destini assai infausti. In generale, cosi come i sistemi politici democratici tendono ad eliminare ogni barriera che si frapponga all’accesso alla scienza, alla conoscenza e al presunto sapere, in modo che tutti gli uomini possano conseguirli, anche coloro che promuovono la spiritualità irregolare fanno ogni cosa affinché ciascun individuo possa accedere, in qualsiasi stato esso si trovi e in qualsiasi modo, a tutti i documenti, i testi e gli strumenti dottrinali e operativi possibili, supporti che prima della corruzione delle tradizioni erano a disposizione di una selezionata e ristretta cerchia di persone. Ora tutto deve essere “comunicato” e, specialmente, commercializzato. Proprio ai nostri giorni il commercio neospiritualistico sta definendo la sua “grande distribuzione organizzata”, in funzione dell’“illuminazione di massa”, un risultato che deve essere favorito in tutti i modi, scavalcando e abbattendo qualsiasi prassi tradizionale di accoglienza nelle istituzioni religiose e le procedure canoniche e necessarie dell’ascesi spirituale. In tal modo il rispetto della tradizione autorevole, che fino a poco tempo fa era rigorosamente osservato, oggi viene violato impunemente. Inoltre, in nome dell’individualismo più radicale e della sedicente “libertà di coscienza”, ciascuno può compiere qualsiasi atto gli aggradi, può frequentare qualsiasi attività, può far parte di qualsiasi gruppo come individuo indipendente e “libero” di ricercare, “libero” di frequentare, “libero” di andarsene, “libero” di criticare, senza che nessuno possa dire o fare nulla ad un soggetto del genere.
In una situazione di questo tipo è inevitabile che coloro che fruiscono dell’iperconsumismo spiritualistico a base di libri, corsi, seminari, esperienze varie su siti Internet e profili Facebook, siano soggetti al marasma e alla confusione che ormai regna incontrastata ovunque, una confusione che in particolare è massima circa “la fonte della verità” e su quali siano le autorità religiose o i maestri spirituali autentici a cui riferirsi.
Tutti coloro che trafficano nei diversi ambienti neospiritualisti hanno in genere solo un’infarinatura sommaria delle diverse cose religiose e di questa pseudoconoscenza ne fanno un uso naïf, che si riconosce anche nel linguaggio utilizzato. È significativo che la maggioranza, circa l’80%, di chi frequenta questi ambienti sia costituita da “donne”, naturalmente moderniste, femministe e assai spesso “progressiste”, le quali sono le più energiche nel promuovere la distribuzione e la canalizzazione di tutto ciò che fa parte del più becero e ottuso neospiritualismo. Quest’azione caricaturale la si può trovare un po’ ovunque, viene espressa attraverso le “frasi motivazionali”, l’etimologismo improvvisato, il “citazionismo”, che ormai imperversano su Facebook, Twitter e Instagram. Tutto viene mescolato con tutto, ormai è quasi impossibile separare, in qualsiasi modo, ciò che costituisce un dato tradizionale regolare da tutta la congerie di elementi assurdi, fantasiosi e pervertiti, con i quali questo dato è stato mescolato. Ma ciò non importa, è la sensazione di “spiritualità” che il tutto produce che conta. Il self made man dello spiritualismo, secondo il modello americano dello sviluppo sociale, deve essere lasciato libero, egli deve distruggere, saccheggiare e utilizzare tutto secondo il suo utilitarismo edonistico in modo incontrastato, tutto ciò che può trovare di suo gusto deve poterlo adoperare, subito e a suo piacimento. Egli deve “sentirsi Dio”, ad esso viene detto che “è Dio”, perciò deve sempre “pensare positivo”, perché “tutto è positivo”, egli può fare uso del “life coaching”, perché la sua salute, intesa nel senso più infero e diabolico possibile, deve essere “perfezionata”. Taluni “insegnamenti” si rivolgono esclusivamente al soggetto egocentrato in modo titanico e dicono che il mondo è una superficie che riflette unicamente lui stesso, così si fomenta la deriva narcisistica della pseudospiritualità contemporanea e l’individuo viene immerso in un malinteso presente, che non è altro che l’accidente temporale, affinché sia responsivo e felice, ma così viene escluso completamente da ogni possibile esperienza spirituale autentica della trascendenza.
Un soggetto che è stato rovinato da una lunga persistenza nell’orientamento neospiritualista avrà enormi difficoltà quando si tratterà di svolgere una prassi di formazione regolare dell’animo religioso, che prevede una completa conversione di tutti gli atti dell’anima al Divino.
Queste affermazioni, e diverse altre, esprimono l’individualismo selvaggio dell’ultimo uomo, per il quale si crede che ogni individuo debba essere “libero” di scegliere a quale religione appartenere o, peggio, “libero” di potersi aggiustare una religione per le sue specifiche esigenze. Secondo questo indirizzo tutta la prassi religiosa deve essere lasciata nelle mani dell’individuo, così com’è, in modo che egli proceda come “si sente”, secondo i modi che l’inducono a scegliere i tempi, le situazioni, ecc., in un radicale ateismo e nella più completa ignoranza delle leggi che regolano in modo rigoroso il rapporto dell’uomo col Divino e il suo radicamento nel dominio religioso. Tutto viene svolto a rovescio, per procedere in questo modo aberrante si usano anche le “religioni pre-cristiane”, nelle quali si crede di trovare, erroneamente, una licenza religiosa che consenta ad ogni individuo di fare tutto ciò che egli si sente di fare, essendo egli stesso il principio di ogni cosa. È anche questo uno dei motivi per cui alla fine dei tempi si moltiplicano le riattualizzazioni caricaturali delle “religioni antiche” e degli “antichi culti”.
Molto spesso lo spiritualista titanico fa il suo percorso di letture disordinate, e poi invita altri a fare il suo tragitto aberrante e selvaggio, in totale alienazione da Dio, autorità e maestri autentici.
(Estratto da Saturnia Regna n.66, La fine dell’uomo nella società iperconsumistica di ARQ (parte V)
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