Tutto ciò che si svolge nell’ambito della spiritualità parodistica è indirizzato esclusivamente in un senso contrario alla vera realizzazione spirituale, ogni attività impropria offre solo modi variegati per lasciare l’anima più comoda nell’ambito del sogno e dell’allucinazione, nella malia dell’ego titanico. Le varie pratiche insegnano come sentirsi meglio all’interno dell’illusione della vita carnale, individuale e contingente, le istruzioni date sono psicologistiche, sentimentalistiche e sensualistiche, però creano emozioni piacevoli, così l’anima può sprofondare sempre di più nell’allucinazione della sensibilità. Un neospiritualista può partecipare a seminari sullo Zen e, allo stesso tempo, a pratiche di cristalloterapia con la stessa inclinazione, con la stessa disposizione “inspirational” egli confonde l’afflato emozionale che sperimenta con l’afflato mistico-spirituale di cui non ha alcuna conoscenza, ciò è uno dei diversi aspetti derivati dal confondere l’intellettualità con la sentimentalità. A causa della stessa inversione diabolica le esperienze psicologiche più basse vengono ritenute erroneamente “esperienze spirituali superiori”, ma nessuna delle attività proposte dai nuovi movimenti spiritualistici riguarda la spiritualità autentica, ogni miglioramento dell’ego, dello psichismo e dell’individuo, anche se fossero fatti regolarmente, non riguardano, in alcun modo la dimensione spirituale. Tutti coloro che si muovono in tal modo compiono una ricerca “psicoterapeutica” e richiedono un trattamento psicologico dell’io illusorio, perciò rimangono confinati nella dimensione egoico-titanica e, persistendo nell’illusione psicologistica, si impantanano sempre più nella stessa. I più sprovveduti sono indotti a credere che le tecniche psicologiche fantasiose che gli vengono propinate siano tecniche finalizzate alla produzione di visioni spirituali e illuminazioni, mentre sono proprio il contrario.
Quanto più un soggetto viene illuso da questi indirizzi psicologici, e quanto più si “sente meglio” attraverso le pratiche che svolge, tanto meno sarà motivato a scoprire la sua vera natura e il suo vero stato di ignoranza, la sua soggezione all’illusione, la sua presunzione superba, tutto quello che riguarda la vera risoluzione dell’ego, in tutte le sue dimensioni, somatica, psicologica e persino intellettiva, per non dire a livello universale. Purtroppo l’illusione di potere accedere alla realizzazione spirituale, al risveglio, all’illuminazione è sempre più diffusa, tanto che si crede che in un solo fine settimana, nello spazio di un seminario o con la lettura di un semplice libretto, si possa facilmente realizzare quanto, nei secoli, è stato conquistato a prezzo di una vita intera di dura ascesi, di condotta religiosa rigorosa, di purificazione morale e spirituale integrale, nel contesto di una vita condotta in modo completamente coerente col fine spirituale da realizzare. Queste grossolane illusioni sono diffuse dallo spiritualismo commerciale, esse hanno purtroppo la funzione di sviare e di allontanare dalle vere religioni quanti ancora oggi possono reintegrarsi nella dimensione della spiritualità tradizionale.
La gran parte delle iniziative spiritualistiche contemporanee, delle più diverse matrici, ha un carattere sostanzialmente ateo, alcune persone presentano i loro “percorsi di ricerca”, itinerari compiuti in modo disordinato, senza il rispetto di alcun iter tradizionale. Svincolato da ogni regolarità tradizionale il falso ricercatore spirituale dice che ognuno deve “compiere il suo percorso”, oppure che: “ognuno deve sviluppare la sua libera ricerca spirituale”, e ancora: “il singolo deve trovare ciò che a lui è gradito ed adeguato”, e via dicendo. La disposizione dell’animo che sottende a queste affermazioni inclina il ricercatore a capovolgere il modo appropriato di procedere nell’iter religioso tradizionale, perciò rende impossibile ricostituire il soggetto nella presenza dello Spirito Divino, la quale cosa richiede un progressivo abbandono di ogni affermazione dell’individualità egoica nei suoi aspetti inferiori, ma anche in quelli superiori.
L’animo dell’uomo che intenda avviare l’ascesi spirituale deve porsi nelle condizioni opportune per accogliere, nel modo più completo, l’oggettiva influenza dello Spirito Divino, in modo che Esso illumini il suo pensare, il suo parlare e il suo agire. Ma, come abbiamo visto, l’irregolare ricercatore contemporaneo è volto esclusivamente a fabbricarsi la sua spiritualità, perciò ricerca una dimensione dove stabilire comodamente il suo ego-titanico per gratificarlo, tutto ciò senza riferirsi ad alcuna vera autorità spirituale, ma facendo ogni cosa a partire dalla sua superbia autoreferenziale, non avendo alcuna competenza effettiva per fare cose del genere, ed essendo soggetto ai più diversi condizionamenti senza rendersi minimamente conto di tutto ciò che patisce.
Contando sulle relative e disordinate “fonti” a cui si appoggia, l’individuo stabilisce che cosa sia “giusto per lui”, cosa esso debba fare, quando debba farlo, ecc., diventando così maestro e discepolo allo stesso tempo, e quindi anche giudice e giudicato nello stesso modo, senza che, effettivamente, queste qualità siano in lui presenti realmente. Occorre dire di più. Il singolo individuo che si colloca in queste dinamiche, proprie alla soggettività effimera, condizionata e relativa, è soggetto al costante divenire, perciò è impegnato in un continuo farsi, disfarsi e rifarsi, quindi il composit della sua identità di individuo postmoderno si forma e si riforma di continuo, senza cessa. Egli può mettere insieme nella sua soggettività accidentale diversi elementi, ad esempio può essere vegano e psicologo umanistico, filosofo kantiano e buddista, oppure può fondare la sua pratica sullo shiatsu, formare il suo psichismo attraverso i corsi di autostima e mirare al suo sviluppo spirituale attraverso la pratica dello yoga. Possiamo trovare anche soggetti che contemporaneamente sono antroposofi, cristiani ed esistenzialisti, ma anche soggetti che si professano romani e, allo stesso tempo, kremmenziani e, perché no, hegeliani. Tutti costoro sono in costante riadattamento, modificazione, aggiustamento, ad ogni nuova lettura, ad ogni nuova esperienza, ed oggi ad ogni nuovo post su Facebook. Il neospiritualista alla “ricerca” muta continuamente, la sua identità è fluida, come le sue opinioni, i suoi scritti, la sua condotta, in perfetto allineamento con lo stile dell’individuo postmoderno. Costui è soggetto al divenire e al mutamento, come le associazioni e le iniziative che frequenta, non ha un’identità stabile e definita, radicata in una forma eterna, nella regola della tradizione, perciò non osserva una precisa misura della condotta, in accordo ad un preciso archetipo divino, ad una prassi religiosa definita, osservando un’invariabile disciplina provvidenziale autentica.
Queste affermazioni, e diverse altre, esprimono l’individualismo selvaggio dell’ultimo uomo, per il quale si crede che ogni individuo debba essere “libero” di scegliere a quale religione appartenere o, peggio, “libero” di potersi aggiustare una religione per le sue specifiche esigenze. Secondo questo indirizzo tutta la prassi religiosa deve essere lasciata nelle mani dell’individuo, così com’è, in modo che egli proceda come “si sente”, secondo i modi che l’inducono a scegliere i tempi, le situazioni, ecc., in un radicale ateismo e nella più completa ignoranza delle leggi che regolano in modo rigoroso il rapporto dell’uomo col Divino e il suo radicamento nel dominio religioso. Tutto viene svolto a rovescio, per procedere in questo modo aberrante si usano anche le “religioni pre-cristiane”, nelle quali si crede di trovare, erroneamente, una licenza religiosa che consenta ad ogni individuo di fare tutto ciò che egli si sente di fare, essendo egli stesso il principio di ogni cosa. È anche questo uno dei motivi per cui alla fine dei tempi si moltiplicano le riattualizzazioni caricaturali delle “religioni antiche” e degli “antichi culti”.
Molto spesso lo spiritualista titanico fa il suo percorso di letture disordinate, e poi invita altri a fare il suo tragitto aberrante e selvaggio, in totale alienazione da Dio, autorità e maestri autentici.
(Estratto da Saturnia Regna n.66, La fine dell’uomo nella società iperconsumistica di ARQ (parte V)
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