Identità Religiosa Romano-Italiana

Identità

“ … Tu regere imperio populos, Romane, memento / hac tibi erunt artes, pacique imponere morem / parcere subiectis et debellare superbos” (Virgilio, Eneide, VI, 651-653)

 

L’organizzazione religiosa che ha sede in Forum Livii, Romagna, presenta un’identità religiosa romano-italiana[1]. Il Principio Divino di autorità al quale si rifà principalmente l’organizzazione religiosa è Virgilio, Autore Supremo, Sommo Vate, Pontefice Massimo Perpetuo, autore del Poema Sacro del Popolo Romano-Italiano, nel quale è raccolta l’essenza del Mistero di Roma e l’insieme della sapientia divina romana e del mos maiorum. Nella scrittura divina innerante ogni italiano trova i fondamenti eterni della sua identità religiosa e civile universale, e perciò l’indicazione del Fato, dell’ufficio e della funzione universale suprema a cui i romano-italiani sono stati ordinati dalla Provvidenza Divina Suprema.

Sull’Eneide si sono formate generazioni di italiani nei secoli, fino ad oggi, nel testo sacro è narrata la vicenda della palingenesi di Enea, destinato da Giove a costituire un regno divino, nel quale egli regna con la sua discendenza divina senza fine[2]. Enea non è un greco, egli discende da Dardano, un antico re italico, il quale a sua volta risale a Giove[3], perciò Enea discende da Giove ed è generato immediatamente da Venere, per le sue qualità divine è eletto da Dio per attuare una palingenesi universale, che ricostituisca l’umanità nella perfezione originale dei Saturnia Regna, dell’età aurea. Enea perciò si salva dal sacrificio della città di Troia e, fuggendo da essa in fiamme, reca con sé i Penati per dare compimento ad un fato preciso, ad un’elezione divina, ritornando all’antica Madre Italia, affinché la missione di impero universale possa compiersi pienamente[4].

La palingenesi di Enea è strettamente connessa a quella dell’Italia e, per via di essa, a quella dell’intero Orbe, così che l’umanità è ristabilita nell’unità divina suprema e nella pace che sussisteva nello stato di perfezione primordiale. Enea riceve da Evandro, presenza immanente del Verbo Divino Integrale, figlio di Carmenta e favorito da Apollo[5], l’iniziazione ai misteri divini supremi, perché deve raggiungere la dignità necessaria per costituire e dirigere il regno divino universale integrale promosso dai fati[6].
Con la congiunzione nella sua stessa persona della sapienza divina eterna del polo divino, con la trasmissione diretta della sua presenza immanente, proveniente dalla sapienza divina primordiale attraverso la catena saturnio-italica, Enea ricostituisce anche il principio della stirpe polare aurea e, perciò, della nuova genia suprema, dalla quale procederà “il riscatto” dell’intera umanità.
La sua missione si compie con il matrimonio con Lavinia, la figlia di Re Latino, la sua sapienza-potenza, e con la generazione del principio del nuovo genus, Silvio, e quindi anche con la definizione del nuovo ordine religioso e civile di carattere universale assoluto[7].

Con il felix conubium è stata riattualizzata la perfezione divina originaria delle genti italiche riunificate nella loro Pax Divina suggellata da leges e foedera, la quale costituisce il modello della Pace Universale Integrale, che la Genia Divina deve estendere all’umanità attraverso l’esercizio della sua fatale funzione regale universale.
Il Genus divino eneade ha praticato la integratio ad unum del multiplex senza annullare le differenze formali, ma costituendo al di sopra di esse l’unità trascendente essenziale delle forme religiose, nella quale ciascuno degli elementi particolari ha ritrovato la sua identità metafisica sovraformale e, allo stesso tempo, il fato unitario dell’umanità. Mediante la convergenza all’unità trascendente di tutte le forme determinate, ciascun ente individuale ha avuto modo di superare ogni suo interesse particolare, al fine di concorrere al Supremo Bene Comune, e perciò anche alla Suprema Salute Pubblica.

Dalla Genia Divina discesa da Enea è stato costituito un’opera ordinata all’unificazione trascendente di tutte le genti, la fondazione esemplare originale di questa opera è stata realizzata da Romolo, eletto da Dio per fondare Roma e costituire il Popolo Romano e gli istituti principali, il Senato e l’augurato, funzionali al compimento della funzione universale assegnata dalla Provvidenza Divina Suprema agli eneadi. La fondazione di Roma, e l’estensione dell’economia religiosa e civile suprema, dall’Urbe all’Orbe, costituiscono i fini fatali della palingenesi eneade.
La città divina e il suo popolo aureo hanno esteso la loro funzione regale pacificante nella terra sulla quale la Provvidenza ha voluto che si estendesse l’Impero di Roma, in modo che si attuasse la sua funzione benefica in maniera perfetta. I gloriosi romani che attueranno compiutamente l’ufficio divino supremo assegnato ad essi, abiteranno le vette superne dell’Olimpo, poiché essi hanno una funzione unica fra le genti dell’umanità: “ … Tu regere imperio populos, Romane, memento / hac tibi erunt artes, pacique imponere morem / parcere subiectis et debellare superbos[8].
Al popolo romano-italiano, e perciò anche a ciascun suo componente in diverso grado, è assegnata la funzione universale assoluta, sovrareligiosa, sovrapolitica e sovrannazionale, di costituire quell’ordinamento integrale capace di unificare nella Pace e nella Salute perfette tutte le religioni, le civiltà e le nazioni. Per attuare il suo magistrale compito occorre che il popolo romano sia dotato della perfezione della sapientia civilis e della perfezione della pietas religiosa, pietas per la quale esso supera sia gli uomini che gli Dei[9]. Sempre solo “pro merito religionis diligentissimae” Roma e i romani hanno assunto e conservato l’Impero Divino Supremo delle genti e delle civiltà, grazie al perfetto esercizio della pietas patria il romano-italiano ha realizzato perfettamente la sua natura e ha raggiunto la glorificazione divina a cui è stato destinato da Dio.

Tutta la religione romano-italiana, nel duplice dominio del culto pubblico e del culto privato, è finalizzata alla costituzione della Pax Deorum Hominumque nell’uomo, nella civitas, in Italia e nell’Orbe, per fare dell’Orbe una sola Urbe, una sola Res Publica, in cui sia stabilita la perfezione della Salus Publica. La funzione fatale romana si è perfettamente compiuta con il Divus Augustus, il restitutor orbis, colui che ha dato pieno compimento estensivo alla palingenesi essenziale di Enea. L’Augustus Aeternus si è reso presente nell’Augusto immanente e ha reso partecipe l’intero Orbe della Pax quirinalis et augusta, rendendo così possibile, al termine del ciclo della presente umanità, la restituzione e la fruizione della perfezione originaria agli uomini.

Dopo aver restaurato la perfezione dei primordi, e dopo aver rifondato il secolo aureo attraverso Augusto, la stirpe divina, generata dal Sommo Dio e genitrice di Dei[10], ha realizzato l’Impero dell’Unità Suprema e del Principio Assoluto, nel quale è stata stabilita la Pace Integrale, sia nell’esteriorità orizzontale del divenire, sia nell’interiorità verticale dell’essere, fino all’integrazione perfetta nel Polo Divino Supremo non duale. Un elemento fondamentale del magistero di Augusto è costituito dalla riattualizzazione dell’età aurea, dei Saturnia Regna, e, allo stesso tempo, dalla riunificazione dell’Italia, dell’arcana Saturnia Telllus e, con essa, delle stirpi italiche discendenti per rami diversi dai primordia. Augusto ha dato attuazione compiuta al reditus di Enea e alla rigenerazione divina della Patria Italia[11], poi ha fissato questo mistero nell’Ara Pacis, sulle cui pareti sono scolpite le fasi fondamentali della palingenesi augusta della terra aurea, così come nel Pantheon, nel quale è raccolto il mistero dell’unificazione trascendente di tutti gli Dei nella Divinità una e non duale.

Certamente esiste una stretta connessione fra il mistero di Roma e la sua attuazione nella Terra Italia, così come esiste una precisa relazione fra la Genia Divina discesa dai Saturnia Regna e la costituzione del Popolo Romano Italiano. A questi elementi presiede la disciplina italica coi suoi arcani, una disciplina custodita dai sapienti della tradizione patria che è alla base della direzione misterica e religiosa dell’Impero Universale di Roma.

L’Italia, cuore di Europa, è l’ultimo centro sacro nel quale è stato traslato il Regno Divino Aureo Primordiale prima dell’oscuramento finale, che precederà il rinnovamento integrale di tutte le cose. L’Italia è la terra fisica e metafisica del popolo divino dei romano-italiani, i quali esprimono, nella loro identità e nella loro missione, e dunque anche nella loro vita, la fedeltà alla funzione universale che gli Dei hanno assegnato a Roma-Italia. Essi si formano nell’humanitas-romanitas per essere capaci di attuare perfettamente la civilitas, e dunque per costituire quell’ordine religioso e civile universale nel quale sussistono la suprema pace e la perfetta giustizia. Il modello immanente del romano-italiano perfetto è l’Augusto, ad esso tutti i romano-italiani si sono rifatti nei secoli e ad esso rimangono ancora fedeli oggi. Camminando sulla via sacra che li conduce allo stato Augusto glorioso, essi attuano in se stessi la perfezione della salute e ne fanno partecipi l’Orbe in diverso grado, rendendo possibile la fruizione della gloria divina eterna all’umanità e restituendo la quiete suprema all’essere degli enti.

Nella Terra Patria, Roma-Italia, gli italiani sono stati riuniti nello stesso Populus, essi esprimono la presenza immanente della Genia delle genie, hanno la loro istituzione rappresentativa fondamentale nel Senatus e svolgono la loro funzione universale nel Principatus, attraverso il Messo Divino Integrale. L’accordo agli Arcana Imperii, nel rispetto dei Fata Imperii, non può mai venir meno, questi sono gli elementi immutabili della fede religiosa romano-italiana, il perno invariabile della tradizione, coloro i quali li rispettano regolarmente possono camminare sulla via sacra dei Padri, per elevarsi fino al Sommo dell’Olimpo, ottenendo così la Regalità Divina Universale.

La prassi religiosa patria rimane ancora oggi fondata sulla “rivelazione virgiliana” ed è aperta all’intero Orbe, come la missione universale di Roma-Italia. Coloro i quali vengono chiamati a Roma, attraverso una dignificazione del loro animo possono attivare l’intelligenza apollinea del cuore ed avere così la possibilità di accedere alla Roma spirituale, alla Roma Divina Eterna e al dominio esemplare della Romanitas, per far parte di quel Populus Magnus  al cui apice supremo si trova l’Augustus exsuperantissimus. In tal modo essi edificheranno il Divinum Imperium in sé e ovunque sia possibile, attualizzando la perfetta Pax e la compiuta Salus.

L’organizzazione che si è costituita nella terra di Romagna, ovvero la Società Religiosa Romano-Italiana, ha riattualizzato l’antica religione privata e ha rivivificato la disciplina romana connessa al Mistero di Roma-Italia e del suo Impero. Grazie all’accoglienza e alla pratica regolare della tradizione autorevole è stato possibile penetrare negli Arcana Arcanorum di Roma e avere accesso alla conoscenza dei misteri impliciti nella sapientia maiorum, che si trova sintetizzata nel Poema Divino dei romano-italiani, l’Eneide. In particolare l’opera religiosa dell’organizzazione si pone in continuità con il magistero dei Padri della transizione, ricevuto attraverso la restaurazione del Rinascimento e la mediazione dei tempi successivi.
Dopo alcuni decenni di accurate operazioni, col recupero della tradizione virgiliana ed augustea, è stato possibile ricostituire la disciplina italica e ridefinire in profondità l’identità romano-italiana. Questa identità va necessariamente riacquisita in tutta la sua completezza essenziale, formale e operativa, da tutti coloro che vogliano realmente integrarsi nello spirito religioso romano-italiano e far parte legalmente e ritualmente della tradizione divina dei Padri, la quale nei secoli ha subito attacchi e aggressioni di ogni genere ed è andata incontro ad una certa degenerazione corruttiva.

L’organizzazione religiosa riafferma la presenza vivente dell’autentica tradizione religiosa romano-italiana, la cui natura, identità e funzione è stata ben definita dal Sommo Vate nell’Eneide, mentre la sua attuazione culturale, formativa e civile, è stata elaborata magistralmente dall’Ottimo Padre Cicerone e dalla corte degli autori esemplari riuniti nel canone scritturale della religione romano-italiana.
L’organizzazione rimane fermamente fedele a questi fondamenti religiosi, e continua a sviluppare il perfezionamento dell’intera sua opera.

[1] Viola L.M.A., Essere Italiani. Identità religiosa e missione universale, Forlì 2015.

[2] Omero, Iliade, XX, 365-364.

[3] Ibidem, XX, 245-294.

[4] Virgilio, Eneide, III, 94-98.

[5] Ibidem, VII, 333-336.

[6] Ibidem, VIII, 366-368.

[7] Ibidem, XII, 819-840.

[8] Ibidem, VI, 651-653.

[9] Ibidem, XII, 639-640.

[10] Ibidem, IX, 638-644.

[11] Ibidem, I, 869.