L’uomo è costituito nella sua esistenza per Volontà di Dio, in funzione dell’attuazione di un ufficio divino

Per quanto riguarda la tradizione religiosa romano-italiana, dal Diritto Divino si costituisce il Diritto civile mediante il Diritto sacro, questa stretta comunione dei piani del diritto, del ius e della lex che vi inerisce, è fondamentale….

L’Associazione Romania Qvirites

Legittimità transizione

È consuetudine definire la legittimità come conformità o corrispondenza a una determinata condizione prescritta dal diritto in generale, perciò la legittimità viene anche intesa come il criterio attraverso cui si definisce regolare, ovvero in accordo con la legge, la costituzione di un istituto, l’esecuzione di un’azione o lo svolgimento di un esercizio.
Si associano alla natura della legittimità le diverse connotazioni di adeguamento all’ordinamento giuridico di riferimento, di rispetto della giustizia regolare, di liceità dell’opera o della condotta, le quali consentono di avere un crisma di validità o di fondatezza.
Comunque, in ogni caso, è sempre un preciso accordo con una legge ritenuta espressione della giustizia o della verità, con un’articolazione legale fondante l’ordine di un sistema, di uno Stato, a definire la legittimità. Per quanto riguarda un comportamento, o lo svolgimento dell’esercizio di un ente, così come per la sua costituzione originaria, la legittimità prevede che le cose svolte rispettino le norme giuridiche che le disciplinano, specialmente se si tratta dell’esercizio di enti religiosi.
Questi enti devono rispettare la normativa legale originaria di fonte divina ed autorevole, altrimenti essi incorrono nella illegalità e dunque anche nell’illegittimità di quanto costituito o operato. Se quanto viene costituito non presenta una piena corrispondenza con le norme stabilite dall’autorità, l’atto perde di validità e anche ciò che viene costituito con quell’atto.

Al di là delle definizioni delle legittimazioni che sono intervenute nel periodo moderno, e in particolare al momento del Congresso di Vienna, per il quale i sovrani europei dovevano essere restaurati sul trono, in quanto essi erano sovrani “legittimi” per grazia di Dio, nelle diverse tradizioni religiose esiste una Legge Divina che deve essere rispettata innanzitutto, questa stessa legge, se l’istituzione religiosa è regolare, viene compiutamente assunta dall’istitutore, per essere applicata nella sua condotta ed esercitata nell’opera autorevole che esso svolge.
Perciò, in principio, si può parlare solo di “legittimità divina” di una persona o di un ente, e quindi della sua perfetta conformità all’ordinamento legale divino. In tal caso un vizio di legittimità determina un’invalidità alla radice dello statuto del soggetto, così come un’invalidità della sua condotta, che inevitabilmente procede scorrettamente da uno statuto illegittimo.
Nelle tradizioni religiose, ciò che viene inteso come “legge naturale” è una traduzione nel dato campo della natura della Legge Divina, allo stesso modo la legge civile è da intendersi come una traduzione nel dato campo della città, quindi dell’ordinamento politico, della medesima Legge, per cui è attraverso l’articolazione, in funzione dell’attuazione umana, della disposizione divina, che si stabiliscono le costituzioni civili e gli ordinamenti legali.

Per quanto riguarda la tradizione religiosa romano-italiana, dal Diritto Divino si costituisce il Diritto civile mediante il Diritto sacro, questa stretta comunione dei piani del diritto, del ius e della lex che vi inerisce, è fondamentale, allo stesso tempo, la costituzione di qualsiasi istituto all’interno dell’ordinamento della civitas, così come di qualsiasi ente e opera, deve rispettare la legittimità, ovvero la conformità all’ordine legale della città disposto dall’autorità in conformità alla Legge Divina e alla disposizione provvidenziale che ad essa sottende.
Ne risulta che vi è una legittimità dell’autorità, una legittimità del potere, una legittimità del magistero, una legittimità rituale e così via, e ciascuna di esse non è che un’espressione particolare della legittimità fondamentale, che deve essere osservata da qualsiasi personalità o ente religioso nel contesto della tradizione. Perciò, innanzitutto, si deve parlare di legittimità tradizionale, per il fatto che al di fuori della vera Legge di Dio, della legge religiosa, non sussiste alcuna vera legge, e quindi è legittimità autentica solo quella conformità dell’ente o dell’opera alla Legge di Dio e dunque al carattere sacro della norma.
Questa conformità dà validità effettiva a tutto ciò che è costituito e operato, perciò stabilisce anche la regolarità tradizionale.

Lo svolgimento di atti rigorosamente conformi alla Legge Divina equivale all’attuazione della Giustizia Divina, un qualsiasi atto che non presenta questa conformità non può essere considerato veramente legittimo, anche perché è ingiusto e non rispetta l’obbligazione che l’uomo e la sua opera devono rispettare nei confronti di Dio.
La conformità ad altri ordinamenti o ad altri sistemi legali, di qualsivoglia tipo, che non abbiano un carattere sacro e divino, e perciò non siano direttamente voluti e costituiti da Dio, non può essere considerata una vera legittimità, in quanto non ha alcuna validità dal punto di vista dell’autorità divina e perciò secondo l’effettiva giustizia.

Nell’ambito delle istituzioni religiose tradizionali, ogni azione dell’uomo deve essere regolarmente “autorizzata” da Dio, perciò deve essere costituita e svolta in pieno accordo con la Sua Autorità.
Solo la conformità alla Sua disposizione e l’ordinamento della sua azione all’influsso di Dio, rende l’azione “approvata”, valida, legittima.
L’uomo è costituito nella sua esistenza per Volontà di Dio, in funzione dell’attuazione di un ufficio divino, egli perciò non può in alcun modo violare questa obbligazione e la legge che la regola, ma, se a causa della sua empietà non attua in lui la disposizione della Legge Divina, rendendo presente in lui la Giustizia di Dio e la Sua Pace, egli risulta maligno e soggetto alla punizione divina. In particolare modo le istituzioni che affermano di svolgere un’azione religiosa e operano per dirigere persone nella religione, devono essere rigorosamente legittime. L’autorità, la potestà, così come il magistero, devono essere fondati in Dio, l’uomo che li esercita deve essere autorizzato e legittimato da Lui, secondo una precisa prassi interiore ed esteriore, che dà validità alle diverse opere.

Nell’ambito religioso romano-italiano è chiaramente legitimus ciò che è conforme al Fas, rispetta il Ius ed è in accordo con il mos maiorum, perciò nessuno può alterare la legittimità. Ne deriva che qualsivoglia operazione che non presenti legittimità è destituita di ogni validità, in particolare non ci si può riferire alle alterazioni della legittimità tradizionale che si sono sviluppate nella modernità, a causa delle quali l’osservanza della conformità alla Legge Divina, e persino alla legge naturale, è stata abbandonata per riferirsi ai sistemi contrattuali del diritto, della legislazione e delle costituzioni politiche, tutte cose rigorosamente illegittime. Tutto ciò che si discosta e si aliena dalla tradizione religiosa e dall’unica Legge valida è di per sé invalido, destituito di qualsiasi fondamento, ingiusto sotto ogni profilo.

Le concezioni moderne della legittimità ribaltano il senso della stessa, fino all’aberrazione che porta a considerare la legittimità religiosa tradizionale come qualcosa che ha un carattere inferiore alla nuova legittimità, in quanto si considera non fondata sulla ragione umana, ma su una base “irrazionalistica”, poiché si riferisce esclusivamente al Diritto Divino.
Non sono fondate neanche le articolazioni della definizione della legittimità che sono state prodotte nell’ambito del tradizionalismo e del perrennialismo, per le quali sono legittime solo quelle istituzioni che sono conformi alla “tradizione” intesa in senso lato e generico.
In particolare, secondo questa visione, le diverse religioni possiedono una vera legittimità solo se procedono regolarmente dalla “religione” o dalla “tradizione primordiale”, quindi, in questa ottica, le diverse tradizioni religiose particolari sono secondarie rispetto alla tradizione primordiale e hanno validità solo se sono filiazioni regolari di quella.
Questo discorso ha una validità relativa e non può essere assunto come normativo nel nostro contesto, anche perché è stato utilizzato impropriamente da certi esponenti delle dottrine tradizionali proprio per delegittimare Roma e altre forme tradizionali come il cristianesimo cattolico o il buddhismo.

In generale, non è possibile compiere operazioni religiose regolari nell’ambito della tradizione romano-italiana se queste non sono regolarmente costituite secondo il Ius e la misura del Mos.
Perciò non è possibile definire una persona come “religiosa” se non si è costituita tale secondo il Ius, non può essere valido un matrimonio se non si è costituito secondo il Ius, non può essere legittimo un figlio se non è stato generato secondo il Ius, e così via. Allo stesso modo non è possibile costituire degli enti “religiosi” legittimi se non si osservano le procedure giuridico-rituali conformi al Ius relativo, se non sono stati fondati con un rito regolare valido da un’autorità religiosa effettiva, il risultato di operazioni irregolari è illegittimo, dunque anche invalido.
Quando si tratta del contesto religioso romano-italiano, il rispetto della ritualità giuridica e della costituzione degli enti e delle opere secondo le procedure legittime è di assoluta importanza, pertanto è inutile farsi illusioni circa la regolarità e la legittimità di certe cose, perché in molti casi sono il frutto di mere fantasie e improvvisazioni che nulla hanno a che vedere con la Giustizia e la Legge di Dio.

L’intera organizzazione religiosa, e dunque anche l’Associazione Romània Quirites, compiono ogni sforzo per attuare la più adeguata conformità al Mos, al Ius, al Fas, perciò la costituzione di enti e lo stabilimento di ordinamenti legali, così le prassi morali e le opere, sono fondate adeguatamente su un ordinamento di carattere religioso conforme alla tradizione.
Allo stesso modo è stata compiuta la fondazione giuridico-religiosa dei diversi istituti, delle diverse opere e dello svolgimento delle diverse azioni in conformità alla disposizione provvidenziale fondamentale.
Gli atti giuridico-rituali opportuni che conformano alla Legge Divina e alla Volontà di Dio devono sempre essere rispettati, sia dalle autorità che dai componenti che operano nella società religiosa.