Ogni vero religioso deve possedere una conformazione allo Spirito Divino, oppure un’assimilazione ad Esso, o, persino l’integrazione in Esso.

La regolarità della ricezione e della trasmissione del dato originario contenuto nel deposito della tradizione religiosa implica l’osservanza di una serie di elementi specifici, sia nei datori che nei riceventi. 

L’Associazione Romania Qvirites

Regolarità tradizionale

La regola della tradizione

Per il Popolo Romano-Italiano esiste una specifica religione, attraverso la sua religio il popolo rilegge continuamente la sua esistenza nella sua essenza e traduce nel suo divenire l’attività provvidenziale del suo Genio metafisico, rispettando il suo Fato, in questo modo il popolo si costituisce saldamente nella Verità Eterna e secondo l’atto esterno opera secondo la Giustizia Divina. Il popolo si attiene alla sapientia divina inerente al Principio Divino che lo ha costituito, da esso trae l’atto religiosus exemplaris originario e lo ripete con continuità e completezza in modo che, attraverso la pietas publica, l’esistenza del popolo rimanga sempre conforme al suo essere specifico e perciò sia sottratta alla contingenza e quindi sia integralmente sacralizzata.
La religione pratica pone in atto il complesso dei sacra, dei iura, degli instituta e dei mores riuniti nel mos maiorum, essa consente al popolo, e ai singoli enti che ne fanno parte, di agire sacralmente secondo giustizia, in ogni momento, così la loro essenza eterna viene attuata teofanicamente nella loro esistenza e lo scopo della loro costituzione nel mondo viene pienamente perseguito.

Il Fondatore del Popolo Romano-Italiano, il Divo Romolo, costituisce il Principio Divino di riferimento per ogni cosa nella religione civile, egli è l’Autorità Divina Suprema a cui tutto fa capo[1].
Romolo, in quanto Padre Divino Fondatore, conosceva perfettamente la natura divina suprema di Roma, e quindi anche la sua identità, la sua funzione e i modi per attuarla esemplarmente, perciò ha agito in modo perfettamente provvidenziale per il bene e la felicità di Roma e del suo popolo.
Romolo è anche il principio divino di autorità al quale tutti i membri del popolo devono fare riferimento per accertare la validità del loro pensare, del loro dire, del loro agire. Questa stessa autorità è stata stabilità anche nel Senatus, il quale ha svolto la stessa funzione normativa in quanto consesso supremo dei sapienti autorevoli del popolo. Oltre a questi elementi, il Padre Romolo è anche il depositario della giustizia relativa al popolo e perciò è l’origine di ogni direttiva normativa del pensiero e dell’azione, quindi in lui risiede anche il criterio di verità assoluta, fondando sul quale è possibile evitare ogni errore e controversia relativamente alla dottrina e alla pratica della religione.

In Romolo sussiste anche l’attuazione delle virtù esemplari, che ciascun componente del popolo è tenuto a realizzare, perciò egli è il modello della perfezione della religione a cui ogni uomo religioso deve tendere. In quanto rappresentante e custode dell’identità paradigmatica del popolo romano-italiano e della sua organizzazione civile e sociale, Romolo deve essere fatto oggetto di fede indefettibile, di un culto preciso, di amore e imitazione, di dedizione univoca.
Questo modello imitativo di fedeltà al Principio Divino esemplare è stato attribuito anche ai Padri Maggiori, ai Divi Parentes, i quali sono degni del medesimo culto. Possiamo comprendere quale sia l’importanza della tradizione dello stato divino del Padre Romolo nel tempo, per la vita regolare del popolo romano-italiano.
Per non interrompere o alterare la sua opera provvidenziale originaria, Romolo ha consegnato attivamente il suo stato spirituale, la sua sapienza e la sua autorità ai suoi primi successori, i Patres riuniti nel Senatus originario, elevandoli al suo stato e mettendoli in grado di conservarlo e trasmetterlo a loro volta nella perpetuità. Affinché la consegna di tutto ciò che inerisce la misura divina originaria, riunita nel complesso del mos maiorum, avvenga senza defezione, è necessario rispettare una precisa regola di trasmissione, la quale, se osservata fedelmente, consente di effettuare la regolare tradizione della sapienza, dell’autorità e della potestà divine originarie, senza corruzione o degrado, così il popolo, e tutti i cittadini che ne fanno parte, possono attuare la loro funzione realizzando perfettamente il loro bene.

Il Popolo Romano-Italiano ha conservato nel tempo la sua identità grazie alla fedele osservanza della tradizione, esso si è applicato al suo officio provvidenziale perseguendo il suo bene mediante la sua religione, la quale è stata trasmessa nel rispetto della regola della tradizione, stabilita in principio dall’Autorità Spirituale Suprema che ha dato inizio alla catena della trasmissione religiosa. L’osservanza fedele della regolare trasmissione del contenuto divino essenziale e di quello formale della tradizione, ha un’importanza assoluta per ogni uomo religioso.
Egli deve mantenere incorrotta la ricezione, l’attuazione, la trasmissione degli atti rituali, giuridici e morali che sono conformi alla misura geniale del popolo romano-italiano e quindi anche della sua persona, così esso può svolgere la sua esistenza in conformità alla sua identità metafisica e può conservare anche l’autorità e la potestà che gli consentono di perseguire efficacemente e compiutamente il suo ufficio fatale di Pace Universale nel mondo.
Le autorità preposte alla tutela e alla difesa della tradizione devono avere cura di tutelarne la regolarità e di ripristinarla qualora essa si sia alterata in qualche modo. Le autorità devono avere cura di immettere nella religione solo uomini qualificati, capaci di ricevere lo Spirito Divino in maniera adeguata, elevandosi ad esso secondo modalità rigorose e immutabili, consegnate fin dal principio dai Padri, perciò le autorità devono evitare di introdurre qualsiasi elemento umano e passionale nella prassi ieratica del culto, così come in tutti i vari uffici religiosi e civili.

La fedeltà rigorosa alla tradizione, e dunque l’osservanza della sua regolarità, sia nello spirito che nella forma, è un compito imprescindibile per ogni uomo pio, per cui una parte rilevante della giusta condotta religiosa riguarda la protezione della tradizione da ogni irregolarità, in modo che ogni intervento umano, o deviazione in senso modernistico, non ne alterino la natura e l’efficacia. Ogni uomo religioso, degno di questo nome, sa che il degrado della tradizione autorevole comporta un progressivo indebolimento e persino la privazione della ricezione dell’influsso dello Spirito Divino e della Gloria degli Avi.
Se poi si produce l’inosservanza della tradizione e si devia dalla sua regolare attuazione, a causa della superbia temeraria, si crea nell’uomo e nel popolo un danno “ontologico” e poi un danno esistenziale, dai quali derivano pene e sofferenze senza speranza di soluzione.
Una volta perduto il riferimento all’Autorità Divina Suprema, viene meno anche il rivolgimento al principio di autorità per cercare legittimazione e certezza di regolarità nei diversi atti del pensiero, della parola e della condotta generale.
In questo modo la tradizione viene abbandonata completamente e quindi va incontro alla sua completa scomparsa.

La regolarità della ricezione e della trasmissione del dato originario contenuto nel deposito della tradizione religiosa implica l’osservanza di una serie di elementi specifici, sia nei datori che nei riceventi. Perciò è necessario che ciascuno rispetti rigorosamente tutte le condizioni, essenziali e contingenti, che rendono possibile l’attuazione della tradizione nel tempo, in modo regolare e inalterato.

Riassumendo, nella regolarità della tradizione rientrano diversi elementi, che interessano nell’ordine: il Principio Divino Costitutivo della religione e della sua tradizione; la presenza immanente dell’Intelletto Divino nel Fondatore della religione, nel quale è riposta tutta l’originaria Sapienza Divina su cui fonda tutta la tradizione; l’Autorità che rende possibile l’attualizzazione del dato-stato del costitutore della tradizione nel ricevente immediato; il Magistero sapienziale e civile capace di presentificare nella persona, nel popolo, nell’umanità, la Pace Suprema dell’Essere Divino Integrale; la custodia-difesa della SapientiaReligio originale da ogni degrado e corruzione.
A questi elementi si aggiunge la fedele osservanza della regolarità religiosa tradizionale, che prevede che il fedele abbia chiaro che l’essenza della religio ha un carattere sovraumano e sovrannaturale, perciò è puramente divina, quindi il contenuto essenziale della tradizione trascende la dimensione dell’umanità, in particolare le sue espressioni più basse e deteriori. Per accedere alla dimensione divina della tradizione occorre che il soggetto si purifichi, ossia si privi di tutti quegli elementi umani e passionali che lo estraniano dalla partecipazione al dominio sovraumano della religione, nel quale si dispiegano la Sapienza Divina e la Legge Divina, che esprimono una misura universale oggettiva, alla quale non ci si può in alcun modo adeguare se rimane nell’uomo un’alterazione soggettiva, passionale e umana. Possiamo dunque affermare che un uomo risulta regolarmente religioso quando esso rispetta, almeno in modo basilare, la regola della tradizione.

Ogni vero religioso deve possedere una conformazione allo Spirito Divino, oppure un’assimilazione ad Esso, o, persino l’integrazione in Esso. Questi caratteri, a maggior ragione, devono essere presenti in un’autorità religiosa, anche in quella più elementare, la quale, per essere tale, deve avere “separato” il suo animo da ogni contingenza rendendolo “sacro” o sanctus, perciò, in virtù di questo stato effettivo, dispone in un certo grado dell’auges, come ogni vero auctor, quindi può effettivamente comunicare e trasmettere l’influsso divino che attualizza e rende efficaci i riti e le opere religiose che l’autorità pone in atto.
Senza l’auctoritas non è possibile disporre dell’auges, dunque la pratica religiosa non può essere “vivificata” né la tradizione, perciò la potenza divina “pacificante” e “sanante” non può essere resa immanente nel soggetto, nella sua opera e negli istituti costituiti. Un’autorità religiosa effettiva è in grado di riconoscere, controllare, attestare, legittimare e trasmettere, oltreché conservare, la tradizione nel tempo, in modo che sia adeguatamente attuata dai chi la riceve fino a rendere possibile l’acquisizione dell’autorità nei religiosi che operano rettamente per attuarla.

Secondo la regola religiosa tradizionale romana, l’uomo è ammesso all’esercizio attivo della religione, e dunque anche all’osservanza regolare della tradizione, solo quando acquisisce uno stato virile e perciò quando è in possesso di una determinata virtus riconosciuta da un’autorità certa, come ad esempio il Pater Familias. Per cui non è possibile porre un soggetto incapace, non qualificato e inadatto, a svolgere una funzione e un’opera che non sono adeguate al suo statuto.
Se l’animo non presenta un adeguato sviluppo, e perciò non è “maturo” per la religione, egli non è in grado di affrontare nel modo dovuto la pietas religiosa, se l’animo è acerbo, debole, impuro e passionale, e viene deputato all’esercizio di una funzione religiosa, la corrompe e la altera, con varie conseguenze negative. Il rispetto delle condizioni di immissione alla pratica religiosa e civile attiva è stato osservato nella tradizione, se questa prassi non viene seguita regolarmente la tradizione subisce un degrado e una progressiva degenerazione. Il religioso deve evitare ogni irregolarità, non deve deviare dall’osservanza della tradizione, tutto ciò che non rispetta la regolare attuazione della religione non deve essere accolto e giustificato come un elemento “normale”, perché ciò produce un’alterazione dannosa.

Occorre ripeterlo, la religione ha un’origine, una natura e uno statuto di carattere divino, così come la sua tradizione, perciò la sua conservazione e la sua attuazione esigono uno stato preciso. Gli approcci romaneggianti attuali sono caratterizzati da slanci emotivi, fantasiosi e irrazionali, oppure da riferimenti agli studi e agli studiosi profani o alle indicazioni del tradizionalismo, tutte questi elementi sono irregolari ed estranei alla tradizione divina. L’animo veramente religioso non è soggetto a stati irrazionali e passionali non è sottomesso alle contingenze, egli è in grado di osservare oggettivamente il Diritto Divino, il Diritto Sacro, il Diritto Civile, il Diritto Privato, e così via.
L’uomo che non presenta neanche lo stato religioso elementare non può accostarsi attivamente agli Dei e non può praticare regolarmente la religio. Il soggetto temerario, oggi molto diffuso, scambia spesso la sua licenza per una erronea “libertà di culto”, così orientato deturpa le cose religiose a cui si approssima.

Oggi esistono approcci del tutto esteriori e inadeguati alla religione, diversi pensano che basti un’erudizione esteriore, magari prodotta leggendo opere di “studiosi” profani, ma la formazione libresca, e tante altre cose esteriori, non avvicinano l’animo alla religione, nemmeno allo stato religioso elementare, perciò, per questa via, esso non raggiunge neanche la più elementare regolarità.

In questa sede non trattiamo di tutti gli elementi inerenti la regolarità tradizionale, i quali devono essere rispettati nei diversi domini della religio e della traditio, per la costituzione dello status di religiosus, di  pater familias, di magistratus, di sacerdos, di senator, al fine di svolgere le opere pubbliche e private nel modo migliore possibile.
All’approfondimento di queste cose sono dedicati diversi documenti prodotti dalla organizzazione e le attività fondamentali che si svolgono nell’Associazione Romània Quirites.

Nel secondo dopoguerra, e specialmente negli ultimi quaranta anni, si è sviluppata una tendenza volta al recupero e alla riattualizzazione della tradizione religiosa romano-italiana, fino a rendere possibile una certa sua pratica nel tempo attuale.
A parte alcune limitate azioni meritevoli, la maggior parte di coloro che si impegnano per la “rinascita” romana non si preoccupano in modo sufficiente del rispetto della regolarità tradizionale, e perciò neanche dell’adeguata osservanza del mos maiorum.
Le istituzioni religiose romano-italiane tradizionali, regolari e legittime, osservano con rigore la fede religiosa opportuna, ma gli enti irregolari presentano diversi difetti nell’osservanza della regola della tradizione.

I vari orientamenti romaneggianti non hanno mai definito in modo completo l’identità metafisica romana, anche coloro che trattano dell’essenza di Roma o della romanità non sono mai dovutamente precisi. In mancanza di questa chiara conoscenza non è possibile definire i termini e le misure precise della religio e della traditio romana, per cui non si può sviluppare adeguatamente neanche la fides romana regolare, né rispettare la regola della tradizione[2].

Parallelamente a queste mancanze non è mai definito un’iter culturale, morale e religioso, che formi in modo regolare l’uomo pio, la prassi formativa scolastica che dà forma all’animo religioso romano-italiano, almeno nella sua condizione elementare, quella per la quale esso può partecipare regolarmente alla tradizione religiosa, osservando la fede nella regola della tradizione e praticando nella misura appropriata la condotta religiosa trasmessa dai Maggiori. In mancanza della rigorosa costituzione di questi elementi tutto è lasciato all’arbitrio e alla licenza di individui temerari e spregiudicati.

Occorre però tenere presente che la costituzione degli elementi fondamentali della prassi religiosa regolare richiede delle qualificazioni elevate e particolari, in molti casi eccezionali oggigiorno. Quanto si tratta di compiere ha un carattere “aristocratico” ed “elitario”, perciò non può essere svolto da chiunque sulla base di slanci inopportuni. Proprio per la natura dell’opera descritta, molte persone, pur essendosi applicate in buona fede e con sincera motivazione al recupero della tradizione religiosa romana, non sono riuscite ad attuare quanto si prefiggevano nel modo dovuto, nel rispetto della regolarità, nei casi migliori hanno raggiunto solo risultati parziali e spuri. Negli ultimi anni coloro che si sono impegnati nel “ricostruzionismo” esteriore hanno commesso molte irregolarità, gli approcci selvatici, temerari e violenti, si sono moltiplicati, così si è generata una situazione caotica, un marasma di enti ed iniziative nel quale è sempre più difficile orientarsi. In mancanza di un rigoroso riferimento al criterio di verità e della definizione della regolarità della tradizione, molti vengono disorientati e finiscono per indirizzarsi verso vie comode e allettanti, ma completamente errate e non aventi nulla a che fare con la religione.

La Società Religiosa generale, e in particolare l’A.R.Q., sono state costituite dopo un lungo tempo di osservanza, esperienza e preparazione dedicati alla rigorosa ridefinizione della regolarità religiosa tradizionale romano-italiana, recuperando le basi per l’azione conforme alla tradizione divina autorevole. Solo fondando su una chiara conoscenza della regolarità tradizionale stabilita dai Padri è possibile evitare di incorrere nelle diverse irregolarità, che purtroppo oggi vengono sempre più diffuse attraverso le iniziative più diverse, le quali spesso hanno solo un carattere tradizionalista, o, peggio, propriamente neospiritualista. Con l’impegno di un sempre maggiore approfondimento della regolarità tradizionale romano-italiana e della sua osservanza, l’Associazione Romània Quirites, fin dalle sue attività più esteriori mette in condizione il soggetto di avere una chiara nozione di che cosa sia la regolarità tradizionale e di come, al di fuori di essa, non possa darsi niente di corretto. Le suggestive quanto emozionanti operazioni ricostruzionistiche fantasiose, non sono che invenzioni umane estranee al dominio religioso romano-italiano effettivo.

L’A.R.Q. opera proprio per preparare in modo adeguato, ovvero in modo conforme alla tradizione e nel rispetto della sua regolarità, tutti coloro che vorranno essere religiosi corretti, integrati col loro animo e la loro vita nella vera dimensione religiosa, che è sacra e divina. Per acquisire uno statuto religioso opportuno occorre eliminare ogni superbia al fine di costituire la prima modestia e dunque anche la prima fides, questi risultati richiedono un’ascesi e una conversione che molti non sono più in grado di affrontare, ma, specialmente, non vogliono ricercare. Purtroppo solo un animo religioso può ricevere correttamente il magistero autorevole dei Padri, e l’auges che da questo promana, solo rinunciando ad ogni affermazione superba di sé l’animo può integrarsi, almeno al livello elementare, nello Spirito Divino trascendente, e perciò anche nella disposizione della Provvidenza Divina, alla quale deve dare ogni obbedienza, senza alcuna temerarietà.
L’educazione alla regolarità religiosa tradizionale è un elemento precipuo dell’opera dell’istituzione associativa, coloro i quali si formano, anche solo a livello introduttivo nella religione, dovranno acquisire in maniera sufficiente una cognizione della regola della tradizione, per non rimanere ingannati da varie illusioni e restando al di fuori della tradizione e della religione, pur credendo di farvi parte.

[1] Virgilio, Eneide, 276-277.

[2] Purtroppo vengono ancora oggi diffuse delle rozze versioni storpiate sulla natura della condotta religiosa dell’uomo romano-italiano tradizionale. A partire dalle solite grossolane incomprensioni della religione cristiana della fede, e anche dalla ignoranza di ciò che i Padri hanno sempre affermato, viene detto che “… la tradizione romana non impone una fede, non richiede di recitare un credo, non presenta un insieme di comandamenti da seguire sotto la minaccia della dannazione eterna. Non presenta una contrapposizione tra … corpo e spirito”. Ma queste affermazioni sono false, lo sa chiunque abbia una preparazione religiosa romano-italiana elementare, ma in certi enti tradizionalisti le storture e gli aggiustamenti profani della “religione” la fanno da padrone.