Precisazioni, distinzioni e relazioni

Distinzioni

In generale possiamo distinguere ancora oggi due dimensioni della disciplina religiosa romano-italiana. In accordo con l’Ottimo Padre Macrobio definiamo una dimensione divina, ieratica e arcana, esoterica, il cui accesso e la prassi che in essa si svolge sono stati trasmessi fino a noi nei loro fondamenti essenziali, e una dimensione umana, exoterica, che si è precisata in un certo modo nella bassa Repubblica e ha conosciuto alterne fortune, a seconda dei tempi, fino ad oggi. Le contaminazioni, le corruzioni e le deviazioni, così come le diverse incomprensioni, fino alle distorsioni più deteriori, possono prodursi in questa seconda dimensione della disciplina religiosa. A questa stessa dimensione si è rivolta la critica degli apologeti cristiani, incapaci di comprendere l’essenza superiore ed autentica della religione romano-italiana. Alla dimensione inferiore della religione si sono applicate anche le diverse critiche razionalistiche, illuministiche e positivistiche, più limitate di quella cristiana, perciò incapaci di cogliere anche gran parte degli aspetti più esteriori della religione romano-italiana.

Indipendentemente dalla conservazione del dominio superiore della religione, nei secoli vi sono state molte applicazioni al dominio exoterico della stessa con la luce della ragione naturale, mediante la filologia e la grammatica esteriore, spesso con un accesso irregolare alla tradizione letteraria, antiquaria, giuridica, ecc. Questi approcci, anche quando sono stati effettuati in buona fede, presentavano limitazioni ed errori, risentivano dell’influsso del cristianesimo e poi delle diverse forme di modernismo.

Negli ultimi due secoli l’approccio a Roma è stato compiuto in modo prevalentemente irrazionale e sentimentale, oppure è stato limitato in senso morale, storico ed estetico.  Indebolitosi il rigore del rivolgimento agli studi romani classici, parzialmente presente nel Medioevo e ben recuperato nel Rinascimento, la “romanologia” ha segnato il passo. Allo stesso tempo “l’Idea di Roma”, il Mistero che esprime, e il complesso di idee metafisiche contenute nel suo deposito sapienziale, civile, giuridico, rituale e morale, sono andati soggetti a scomposti approcci pseudoreligiosi e neospiritualistici romaneggianti. Ciò è avvenuto, in special modo, a partire dal Romanticismo, per diffondersi poi nel Risorgimento e ancor più nel Fascismo, fino agli sviluppi attuali di un certo “tradizionalismo romano” e di un più deteriore neopaganesimo con richiami confusi e fantasiosi a Roma. Queste diverse tendenze presentano sovente connessioni con fenomeni e indirizzi politici profani, come la “destra tradizionale”, la “destra radicale” o la “nuova destra”. Altre tendenze mutuano le loro posizioni dalla controversa opera di Julius Evola, il quale ha contribuito non poco a generare confusione e approcci irregolari alla tradizione religiosa romano-italiana, favorendo anche diversi sviamenti dalla stessa.

In un quadro di personalità, enti ed iniziative sempre più complesso e caotico, l’Associazione Romània Quirites ha intensificato la sua azione di definizione della regolarità tradizionale e ha chiarito la natura e gli effetti derivati dai diversi fenomeni in rapida proliferazione. In particolare occorre fare una prima serie di precisazioni per definire le differenze che esistono fra l’identità e l’opera dell’A.R.Q. e tutta una serie di indirizzi più o meno irregolari di tipo etnico-identitario, pseudogentilizio o romaneggiante, per evitare di confondere ciò che ha un carattere religioso regolare con ciò che ne ha solo l’apparenza. Questa differenza va messa in luce per aiutare i meno preparati a non cadere nell’errore e nello sviamento, in modo che non subiscono l’influsso di iniziative che sono persino contrarie alle finalità proprie della patria religio.

In generale l’A.R.Q. marca la differenza rispetto a tutto ciò che manifesta volgarizzazione, democratizzazione, annullamento dell’organicità, della gerarchia e del rispetto dell’autorità, tutti elementi antitradizionali che caratterizzano gli attuali approcci irregolari alla romanità. La volgarizzazione della religione patria, il suo utilizzo per iniziative triviali, la sua forzata democratizzazione, la ricerca di una massificazione dell’adesione attraverso varie banalizzazioni dei miti, dei riti e delle feste religiose, la diffusione indiscriminata, disordinata e incontrollata su Facebook di contenuti e riferimenti fantasiosi alteranti, così come la creazione continua di “gruppi” ed enti esteriori, di carattere sempre più spurio e irregolare, intenti a manipolare arbitrariamente l’Idea di Roma, sono precisi segni dei tempi che fanno parte dell’ultima fase della catabasi della tradizione, ormai assalita da tutte le parti da orde barbariche distruttive. Le diverse alterazioni sono particolarmente favorite dai moderni mezzi di tecnocomunicazione, che alterano le modalità dell’incontro diretto fra le persone e il rispetto di certe prassi religiose, portano al livellamento della comunicazione e della relazione, favoriscono l’omogeneizzazione, l’indistinzione e l’indifferenziazione del rapporto fra i diversi soggetti coinvolte in queste dinamiche. Gli enti e i soggetti che presentano evidenti segni di alterità rispetto alle regolari modalità tradizionali di tenere le relazioni, le comunicazioni e la trasmissione della tradizione, non possono rappresentare la tradizione religiosa regolare, in quanto non sono conformi alla misura dell’azione determinata e stabilita divinamente in principio e praticata dai Padri nei secoli.

Si tratta poi di definire in modo preciso la differenza dell’Associazione rispetto a tutto ciò che ha un carattere neospiritualistico, situazioni nelle quali vengono mescolati diversi apporti in modo irregolare al fine di produrre azioni estranee all’ambito della tradizione religiosa romano-italiana. Ci riferiamo al neospiritualismo pagano o neopagano, ma anche a quello di tipo romaneggiante[1]. Resta chiaro perciò che la A.R.Q. si distingue da tutto ciò che afferma un’identità “pagana”, sia essa “veteropagana” o “neopagana”, in particolare si distingue da ogni forma di neopaganesimo postmoderno contemporaneo, che si identifica in diversi modi come politeista, naturalista, immanentista, etnicista, identitario, ecc., o presenta una forte predominanza della Wicca, con ampi intrecci col New Age, oltre ad aderire alla E.C.E.R. o alla Pagan Federation, oppure presenta una specifica disposizione anticristiana, con manifestazioni spesso violente e blasfeme, totalmente incompatibili con il magistero trasmesso dai Padri romani. A tal proposito si deve dire che esiste anche un “neospiritualismo romano” o “gentile”, che è la forma specifica più deteriore della riproduzione parodistica della religione romano-italiana. Questo tipo di neospiritualismo è sempre più diffuso e si presenta con modalità improvvisate, disordinate e fortemente irregolari. Propone “dottrine” e “culti” e si attesta su un ritualismo esteriore, accidentale e fantasioso, verso il quale sospinge, con metodi ultrademocratici e massificanti, vari sprovveduti, i quali non si rendono conto dell’azione irregolare che subiscono. Questo neospiritualismo ha accolto ormai molte concezioni postmoderne, come quella della “tolleranza”, della “libertà religiosa”, del “rispetto per la libertà umana”, concezioni che sono assunte nella stessa forma anche in organizzazioni controtradizionali, per essere poi mescolate con diverse alterazioni profane della visione di Roma[2]. Di questo neopiritualismo “romano” va messo in luce l’irenismo più fantasioso e deteriore, a causa del quale viene promosso un certo pacifismo filosofico-spiritualista privo di ogni regola civile, legale e morale, nell’intento di fare “dialogare” le tradizioni neospiritualisticamente e modernisticamente reinterpretate.

Si deve poi segnare la differenza anche con tutto quello che si identifica come generica “gentilitas”, o fa riferimento a presunte o astratte “identità etniche”, o si presenta come “movimento identitario” o afferma posizioni “etnonazionaliste”. Tutto ciò riguarda dimensioni che non attengono alla religione e alla funzione del Populus Romanus Quirites, il quale è un ente sovrannaturale e sovragentilizio, pertanto anche sovrannazionale. Questi diversi indirizzi trattano, quando sono regolari, di elementi di carattere privato o di nazioni, etnie, culti etnici, ecc., enti che, quando erano ancora regolarmente esistenti, sono stati trascesi dalla costituzione del Popolo Romano-Italiano. Ora non esistono più nazioni e religioni nazionali integre, complete e regolari, il tentativo di ricostituire le nazioni e di reintegrare certi uomini al loro interno, non può essere svolto con modalità grossolanamente irregolari e parodistiche, tipiche di tutti i movimenti “identitari” intenti a promuovere le “religioni etniche”, e tutto ciò che vi inerisce, in modo improprio. Purtroppo l’emergenza dal basso di un certo nazionalismo pseudoreligioso neopagano molto spurio, mescolato con influssi nordici, anticristiani e popolar-folcloristici, così come con influssi di gruppi musicali rock, metal, ecc., è uno specifico segno dei tempi ultimi. Queste iniziative, in molti casi, derivano dall’improvvisazione profana e umana di diversi soggetti, che mescolano poi queste loro azioni con le più becere cose di carattere esteriore e profano, come l’attivismo politico militante per la “Tradizione”e le condotte di “destra” o “sinistra”.

Occorre definire poi un’altra differenza. L’A.R.Q. non può essere assimilata a coloro che identificano la religione romano-italiana con una qualsiasi generica “tradizione classica”, alla quale non danno il senso dovuto e, sfruttando la vaghezza della definizione, fanno entrare in essa le cose più diverse. Certuni si spingono a parlare di una “tradizione classica greco-romana” mai esistita, in quanto si tratta solo di una astrazione degli studiosi moderni. Purtroppo a causa di queste fantasie si sviano coloro i quali le subiscono, che si formano un’alterata visione dell’identità della romanità e della funzione religiosa e politica universale di Roma. L’Associazione si distingue da ogni tipo di classicismo modernistico, che è volto ad alterare, corrompere e sovvertire, in maniera più o meno completa, il vero classicismo tradizionale romano-italiano, che ha sempre una natura operativa e non speculativa, un classicismo attivo fino a tutto il Rinascimento, che poi si è conservato in modo sempre più ristretto, limitato ed elitario, nei secoli successivi fino ad oggi.

L’Associazione fa poi un’accurata distinzione fra ciò che è semplice “tradizionalismo romano” e vera tradizione religiosa romano-italiana[3]. È molto importante comprendere la vera natura di ogni tradizionalismo esteriore ed irregolare, in quanto è un fenomeno non integrato effettivamente nello Spirito Divino di una data tradizione religiosa, perciò va distinto dalla vera costituzione dell’uomo, interiore ed operativa, in una tradizione religiosa vivente ed effettiva. Lo stazionare nel tradizionalismo esteriore, nell’illusione di trovarsi all’interno di una tradizione religiosa reale, è un’opinazione molto diffusa nel tempo attuale. Nel corso degli ultimi quaranta anni il tradizionalismo romano si è sempre più degradato, ormai ha assunto un carattere fortemente modernistico e ha accolto in sé anche diverse concezioni e indirizzi postmoderni, assimilandosi spesso con l’accademismo profano e ricercando un’impropria approvazione, per non dire una legittimazione, dagli stessi istituti profani e dalle personalità che rappresentano l’empia antitradizione. Ogni approccio tradizionale a Roma e alla romanità non può dipendere dagli studi profani, ne possono essere gli studiosi profani a dettare i metodi di conoscenza, ricerca e interpretazione riferiti ad un “oggetto” che ha un carattere sacro e sovraumano. Non è possibile essere istruiti da “professori” profani sulla natura della romanità, finendo poi per assumere la loro mentalità e la loro impostazione ermeneutica, elementi estranei alla tradizione. Ogni approccio moderno, profano ed empio, a Roma è irregolare, non è conforme alla tradizione, se l’uomo vuole riferirsi a Roma deve farlo rivolgendosi alle sue autorità legittime, scavalcando tutto ciò che si è prodotto col modernismo degli ultimi secoli e rifacendosi direttamente all’iter conoscitivo tradizionale praticato dagli stessi Padri. È chiaro che il tradizionalismo che subordina la sua opera, il suo approccio alla romanità a quanto proviene dalla “cultura” profana non può che essere un tradizionalismo degenerato, specie quando afferma che occorre congiungere le procedure tradizionali di studio con il moderno metodo critico-storico “scientifico”.

L’A.R.Q. non può essere ridotta dunque, in alcun modo, alla dimensione del mero tradizionalismo romano, dal quale prende le distanze nelle sue diverse forme e movimenti, né, a fortiori, alla dimensione ancora più esteriore di un qualsivoglia generico “centro di studi tradizionali”, tutti questi enti hanno un carattere umano e profano, irregolare e illegittimo. L’A.R.Q. non si identifica nemmeno coi diversi tradizionalismi di varia natura, siano essi di matrice perennialista, spiritualista o politica, indirizzi che si rifanno nelle maniere più improprie alla “Tradizione”. Nel corso degli ultimi venti anni l’A.R.Q. ha preso le distanze da enti che si identificano come “tradizionale romano” o “tradizionalista romano”, i quali presentano, anche nei loro siti o profili istituzionali, chiari riferimenti a personalità non tradizionali come Nietzsche o a Evola, ed inoltre si esprimono spesso in modo anticristiano, pur senza avere un’adeguata conoscenza del cristianesimo. Ancora dopo molti anni le personalità che presiedono a questi enti hanno una conoscenza alterata della religione romana, sono appiattite nel ritualismo esteriore e nel moralismo. In questi enti si sono verificate condotte aberranti di ogni genere, che hanno portato a diversi conflitti e scissure, fenomeni tipici di questo genere di organizzazioni.

La A.R.Q. prende le distanze, a fortiori, da tutti gli enti che hanno relazioni con il tradizionalismo romano o sono derivati da esso, ma sono ancora più spuri di quelli che sono sorti nei decenni precedenti, presentando elementi di neospiritualismo pagano e di modernismo aberrante. Queste tendenze ormai si muovono su un medesimo fronte confuso, che non ha quasi più niente a che fare con la tradizione religiosa regolare. Svincolati dall’obbedienza al principio divino di autorità, e dalla regolarità tradizionale, i diversi enti accolgono le cose più diverse ed esprimono iniziative dalle molte facce, con incoerenze profonde, perciò non hanno nulla a che fare con le istituzioni religiose autorevoli e regolari.

Nel contesto del medesimo discorso devono essere fatte altre distinzioni, per differenziare gli enti che mantengono una rigorosa conformità alla traditio morum e al mos maiorum e sono fedeli all’autorità e al magistero tradizionale dei Padri, da quegli enti o quegli indirizzi che accolgono l’apporto di diverse personalità estranee alla regolare tradizione autorevole. Fra queste personalità si può indicare quella di Julius Evola, con tutto ciò che la sua opera ha prodotto sulla ricezione impropria della tradizione romano-italiana in diverse persone. Le indicazioni evoliane hanno finito per generare visioni e suggestioni fuorvianti, allo stesso modo l’individualismo evoliano, trasposto nell’ambito “iniziatico” e ammantato di una presunta “autarchia”, “virile” ed “eroica”, ha prodotto una serie di arbitrari e selvaggi indirizzi, con diverse irregolarità nell’accesso alle tradizioni spirituali, in generale, e alla tradizione religiosa romano-italiana, in particolare. Certamente Julius Evola non è la personalità a cui riferirsi per ricollegarsi in modo regolare alla tradizione religiosa di Roma-Italia. Allo stesso tempo non presenta un’adeguata regolarità, rispetto alla tradizione religiosa romano-italiana, anche la persona di Arturo Reghini, di fatto esistenzialmente estranea alla tradizione di Roma e, in buona parte, anche al pitagorismo, del quale diversi lo ritengono persino “maestro”. Vanno considerati estranei alla tradizione religiosa romano-italiana anche gli esponenti della cosiddetta “scuola napoletana”, da Bocchini a Lebano, da Caetani a Formisano, figure particolarmente dedicate all’ermetismo egizio e aventi solo relazioni molto parziali e accidentali con la romanità. Allo stesso modo va detto che non presenta alcuna regolarità romana Guido De Giorgio. L’A.R.Q. distingue la sua opera da quella svolta da tutte le personalità suddette, inoltre denuncia un eccessivo indugiare nell’opera delle singole personalità irregolari e lo sviluppo di diatribe e controversie “evoliane”, “reghiniane” o “guénoniane”, che distolgono dall’essenziale, dalla retta concentrazione e dal retto approfondimento operativo della religione patria, operazioni che possono essere svolte correttamente solo riferendosi direttamente alle sue autorità, ai suoi Padri e alle sue fonti sacre, e non a figure improprie e svianti. Il superamento di un certo “tradizionalismo romano” spurio, che si rifà a Roma attraverso l’ermeneutica evoliana o reghiniana, o ad altre ancora più irregolari, è necessario, altrimenti, alla fine, si rimane fuori dalla tradizione romana, perciò, in fin dei conti, si staziona nella dimensione della comune profanità. Una rigorosa e completa definizione della regolarità tradizionale romana consente di rettificare le confuse e alterate espressioni della pseudoreligiosità romana attuale, inoltre permette a coloro che vogliono rifarsi alla tradizione autorevole di riconoscere indirizzi di diversa natura, svianti rispetto ad essa.

L’A.R.Q. distingue poi dalla regolare tradizione religiosa romano-italiana tutte le forme dei culti magici, stregonici, naturalistici, sciamanici, ecc., in particolare tutte le forme condannate sin dall’antichità dalle autorità religiose patrie, così come il neopaganesimo di diverso tipo, la Wicca, ecc.  Sono estranee alla regolarità religiosa romano-italiana anche tutte le formazioni politiche di qualsiasi tipo, quelle organizzazioni che, definendosi di “destra”, possono mutuare visioni “pagane” o “romane” del mondo e della vita, o possono assumere strumentalmente principi o valori della civiltà romana per metterli alla base di un certo attivismo identitario profano, utilizzando questi elementi magari per organizzare sedicenti “fronti della Tradizione”, che dovrebbero essere impegnati in altrettanto sedicenti “azioni tradizionali” imitanti la condotta dei Padri. In realtà queste organizzazioni profane sono caratterizzate da un miscuglio di ideologie umane e dal plagio e dal saccheggio, così come dall’utilizzo improprio e irregolare, di simboli e riferimenti religiosi diversi, generalmente travisati, strumentalizzati o piegati ai loro fini particolari, con una serie di storture e alterazioni che devono essere comprese e denunciate adeguatamente, perché si eviti di subirle malamente.

All’Associazione Romània Quirites non può essere attribuita alcuna relazione con organizzazioni massoniche di qualsiasi tipo esse siano, così come con organizzazioni affini. L’Associazione si distingue inoltre da tutte le forme di occultismo, teosofismo, antroposofismo, magismo, martinismo, ecc., così come da ogni indirizzo ermetico, alchemico, magico-cerimoniale, teurgico, cabalistico, kremmerziano, ecc. Risulta chiaro, inevitabilmente, che la A.R.Q. si distingue da ogni tipo di neospiritualismo appartenente alla New Age o alla Next Age. L’istituzione associativa si distingue altresì dagli indirizzi della “filosofia perenne”, del “perennialismo” e dalle diverse personalità dedite a presentare la dottrina dell’Unità Trascendente delle Religioni e della Tradizione, anche se l’opera associativa presenta dei punti in comune con questa azione.

Infine la A.R.Q. presenta una precisa differenza rispetto a tutti gli enti che approcciano la civiltà romano-italiana attraverso riproduzioni archeologiche improprie della vita romana antica, con la rappresentazione di grottesche figure della romanità in sagre, feste, manifestazioni o pseudo combattimenti gladiatori, arti marziali decontestualizzate, ricostruzioni di guerre, ecc. A tutto ciò si aggiungono iniziative dal carattere folcloristico spurio, forme di pseudoarte, una certa cinematografia, vari documentari modernizzanti, nei quali sono spesso concentrati i vari tipi di luoghi comuni errati sulla romanità, mescolati con i vari tipi di distorsione “scientifica” volta a banalizzare, e persino a capovolgere, il senso della civiltà romana. Purtroppo, per lo più, queste manifestazioni sono vuote di ogni spirito religioso tradizionale autentico, quindi sono prive di ogni regolarità. In diversi casi sono ricostruzioni “filologiche” o “archeologiche” fornite dagli studiosi “esperti” della “religione romana” ma, nonostante ciò, le diverse azioni hanno quasi sempre solo un effetto caricaturale o goliardico, per non dei loro fini commerciali ed economici.

[1] Per un approfondimento si veda: A.R.Q., La fiera del neospiritualismo pagano, parte I, in «Satvrnia Regna» nr. 49. Lug-Dic. 2010.

[2] Per un approfondimento si vedano: A.R.Q., Sul paganesimo. Dissipare errori e confusioni. Parte I e II, in «Satvrnia Regna»  nrr. 50-51, Gen-Giu e Lug-Dic. 2011; Forma e indirizzi aberranti delle nuove pseudoreligioni elaborate dal paganesimo postmoderno, Parte I e II, in «Satvrnia Regna» nrr. 52-53, Gen-Giu. e Lug-Dic. 2012.

 

[3] Per un approfondimento si veda: A.R.Q. Roma Renovata Resvrgat. Il tradizionalismo romano e la parodia della tradizione religiosa romana, parte I e II, in «Satvrnia Regna» nrr.52-53, Gen-Giu. e Lug-Dic. 2012.