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I caratteri generali della dissoluzione postmoderna

I caratteri propri della “premodernità” possono essere sintetizzati nel moto dell’uomo che si distacca dalla dimensione trascendente, spirituale, intelligibile ed eterna, per rinchiudersi nell’orizzontalità umana, nella dimensione naturale, orizzontale e corporea, dell’esistenza. L’intera “modernità” sviluppa questo moto degradante fino al punto in cui, raggiunta la piena materializzazione, la compiuta assimilazione dell’anima al corpo, in ogni dominio della sua condotta, si passa ad un’altra fase. La “postmodernità” è qualificata dall’oltrepassamento della materializzazione della vita dell’uomo verso il basso, per cui una volta che l’anima umana si è completamente staccata dalla trascendenza per disporsi nell’orizzontalità della sua dimensione, poi si ripiega interamente nell’immanenza, nella materialità, infine oltrepassa anche questa dimensione verso il basso, verso il substrato informe di tutta l’esistenza sensibile.

Nel tentativo di liberarsi dalla stretta soffocante della solida forma carnale e della dimensione materiale corporea, l’anima si apre dei varchi verso ciò che costituisce l’infrasensibile e il submateriale, inteso nella sua dimensione informale, disordinata e caotica. L’abbandono progressivo della dimensione formale materiale porta l’anima verso la progressiva deformazione, disintegrazione e dissoluzione, questo è il moto proprio della postmodernità, che si sviluppa interamente negli ultimi 240 anni, nei quali si risolve l’ultima parte esistenziale della presente umanità. In questo periodo troviamo: l’abbandono progressivo della razionalità, dell’umanità e dell’individualità naturale, lo sviluppo di moti contrari al razionalismo e favorevoli al sentimentalismo, al sensualismo e al vitalismo istintivo. Ogni indirizzo deve oltrepassare verso il basso l’uomo, nel senso dell’animalità, fino alla più completa bestialità, anche la forma e la dimensione materiale dell’uomo vengono superate verso il basso, perciò compaiono tendenze nella filosofia, nella psicologia, nella medicina e nella fisica, così come negli ambiti della politica, della società e dell’organizzazione della vita dell’uomo, che spingono il soggetto ad aprirsi a ciò che sta al di sotto della forma umana materiale, a ricercare la dimensione subformale, disordinata e caotica dell’esistenza.

Seguendo questo moto, non solo vengono attaccati e abbandonati i principi e i valori religiosi, in gran parte già abbandonati nella modernità, ma anche i “principi” e i “valori” della modernità, come ad esempio la cosmologia e la fisica cartesiana. La critica postmoderna deve avere un carattere sovversivo e ribaltante completo, la sua carica dissolutiva deve essere diffusa a tutti i campi, perciò tutto quello che riguarda l’umanità, anche nei suoi aspetti connessi alla corporeità e alla sentimentalità, devono essere superati, ma verso il basso, attraverso l’affermazione della pura sensualità disordinata e l’abbandono a tutti gli istinti più caotici, ai quali, in piena ottica di ribaltamento, deve essere riconosciuto il pieno diritto di affermarsi. L’ultimo ideale dell’uomo deve essere la sfigurazione nella bestialità più informe e immonda, l’individuo deve disintegrarsi in tutte le sue componenti subpsichiche e persino subcorporee, ciò lo espone ad un progressivo invasamento da parte di forze oscure abissali, fino a che la personalità, già resa labile dalla condotta della fase temporale precedente, perde ogni consistenza nell’essere e facilmente si disintegra nelle sue parti.

Caoticizzazione è il verbo dell’uomo postmoderno, ovvero perdita della forma e della qualità di ogni tipo, per sciogliersi nell’omogeneizzazione materiale prima e nella disomogenizzazione submateriale, indifferenziata e aformale, poi, secondo la stessa tendenza seguita dall’indagine scientifica fisica. Dopo una destrutturazione dell’esistenza naturale, l’uomo deve produrre un’alienazione completa anche dal dominio naturale, quindi da tutto ciò che costituisce l’esperienza ordinaria dell’uomo corporeo, ma ciò non recupera il soggetto verso l’alto, piuttosto lo disperde verso l’allucinazione infera. Per giungere a tanto devono affermarsi diversi indirizzi decostruttivi, volti a reinterpretare, a rovescio, il senso della libertà, la quale viene perciò confusa con la licenza. Questa licenza deve essere poi fomentata in ogni modo, per trasgredire ogni limite, ogni misura, ogni condizione, così tutte le possibilità infernali possono esprimersi sempre più furiosamente senza alcuna corrispondenza all’ordine dei principi e dei valori trascendenti, in tal modo può essere perseguita la disintegrazione finale di ogni ente.

A causa dell’illusione di libertà che patisce, ciascun individuo si sente ormai autosufficiente, perciò segue un’unica linea, il “fai da te”, elemento tipico della “self made society” attuale, ciò si associa ad una diffidenza nei confronti di tutto ciò che presenta un rigore religioso tradizionale. In coloro che sono afflitti da un individualismo radicale, la ricerca della licenza è completa, la resistenza a qualsiasi aiuto esterno ne deriva di conseguenza. Oggi non è difficile incontrare il comportamento autocelebrativo dell’individuo che ostenta la sua originalità per compensare la sua inanità. Dedito ad un presunto spirito di indipendenza, l’io titanico ha generato una maggiore dipendenza da elementi di carattere oscuro e maligno, rispetto a quanto non fosse presente nella odiata civiltà della “sottomissione religiosa”, nella quale comunque la dipendenza era ordinata a principi divini precisi. L’individuo titanico lasciato a se stesso è impotente di fronte all’esercizio di un’adeguata ascesi tradizionale, con tutto quello che comporta, perciò surroga un retto indirizzo religioso con un utilizzo individualistico e improprio di fonti e testi, ai quali accede con troppa facilità, una facilità oggi molto ricercata. Lo stesso individuo ha un fare “parassitico”, frequenta corsi, acquista libri, scuole e associazioni, cerca “confronti”, per i suoi soli fini utilitaristici, il suo fine è infido, se le sue esigenze non sono soddisfatte, se non ci si accorda alle sue opinioni reagisce con violenza e cerca di rigettare l’oggetto, come fosse “merce fallata”. Vi sono persino enti o persone che facilitano questa condotta e spingono le coscienze su concezioni errate circa la religione, specialmente la religione cristiana, che viene presa di mira ininterrottamente nella maniera più violenta, fondando su un’ignoranza grossolana di questa tradizione spirituale. Inoltre, dietro l’alea della “religiosità tradizionale”, vengono inculcate le cose peggiori, subdole, infide e distruttive.

Oggi siamo in piena postmodernità, nel compimento della funzione dissolutiva della seconda modernità, perciò si completa la portata sovversiva e capovolgente della riduzione di tutte le cose al principio materiale del mondo e alla natura titanica dell’uomo. La negazione assoluta di tutte le affermazioni fatte precedentemente dall’uomo deve essere portata all’estremo e il nichilismo deve essere radicalizzato integralmente, così si fanno strada il vuoto, l’angoscia, la depressione, l’impulso suicida, lo smarrimento nel non senso. Questo è il risultato dell’affermazione del passaggio da un edonismo statico dell’epoca del materialismo, al materialismo cinetico, sempre più superficiale ed estrovertito, del postmaterialismo, che conduce ad un invasamento crescente e totalmente distruttivo.

La perdita della condizione naturale dell’uomo porta anche alla perdita dell’istinto di conservazione animale, connesso alla stabilità del soggetto nella sua dimensione corporea, per cui viene a prevalere un istinto di distruzione su quello di conservazione, un desiderio di perseguimento del piacere indifferenziato rispetto al desiderio di piacere che soddisfa la natura animale dell’uomo secondo natura. La dimensione somatico-animale viene così scavalcata verso il basso, per dare espressione alla dimensione subanimale, per attuare la deformità della bestialità sconnessa da qualsiasi naturalità. La vita del soggetto così degradato appare come un flusso indeterminato di esperienze sensibili accidentali, senza più alcuna coerenza con l’essere, la trascendenza, la misura permanente. La partecipazione alla realtà viene ridotta alla situazione effimera istantanea, devono sembrare cancellati lo spazio e il tempo, ma non perché sono stati trascesi, al contrario, perché il soggetto tende a sprofondare in ciò che si trova al di sotto degli stessi. Procedendo nella radicale discesa agli inferi, fino a toccare l’assimilazione del soggetto puntiforme con il principio infernale, dovranno accrescersi via via il culto dell’immagine, la superficialità dell’apparenza, l’illusione dell’esistenza e dunque anche la più completa alienazione dell’anima da Dio, ma anche da se stessa, dalla sua identità ontologica. Allo stesso modo si dovrà passare dall’età dell’avere, dopo avere abbandonato l’età dell’essere, all’età del godere, in tutte le sue forme, senza più alcuna misura, ritegno o confine. 

In particolar modo, nella modernità si sono affermate l’antitradizione e l’antireligione, e si è strutturata una dimensione esistenziale dell’uomo distinta e separata da ogni rapporto con Dio. Dopo la lotta contro la tradizione religiosa, contro la fede, ma anche contro la gnosi, si sono affermati la scienza naturale, il razionalismo e l’illuminismo, per giungere poi, con la costituzione del materialismo e del positivismo, al compiuto ateismo. La modernità, in effetti, non è che l’affermazione dell’antitradizione che prepara la controtradizione e la ricostituzione a rovescia della religione. Una volta che l’uomo ha “bloccato” la trascendenza con lo sviluppo della modernità, ha poi prodotto un’apertura all’immanenza radicale, per annientarsi nell’abissalità del non essere, per disperdersi completamente nell’illusione del divenire.

È significativo che nell’ambito degli studi profani si parli di una prima fase di sviluppo della modernità, nella quale si individua il predominio di una “ragione forte”, che si sarebbe svolta dai primi decenni del 1600 fino ai primi decenni del 1800, a questa prima fase ne sarebbe seguita una seconda, in cui è prevalsa una “ragione debole”. Dopo aver raggiunto l’apice della sua espressione con l’Illuminismo, il soggetto razionalistico titanico ha preso atto della sua inconsistenza ontologica, il suo vano tentativo umano di “salire al cielo” ha evidenziato i limiti della ragione umana e di ciò che comporta la chiusura di tutto l’uomo nel suo solo orizzonte. Questo riscontro non ha portato però al recupero della fede religiosa o dell’intellezione metafisica, attraverso la retta subordinazione della ragione all’autorità spirituale, la sola che può guidare l’uomo sulla via della trascendenza, invece l’uomo moderno si è portato nella direzione contraria, facendo ancora peggio.

Diversi filosofi moderni hanno criticato la religione e l’intelletto trascendente su cui essa fonda, ma hanno preso di mira anche la fede, poi si sono rivolti alla critica della stessa ragione umana, senza però sviluppare alcun “pentimento”, né alcuna “conversione”, così l’uomo titanico e superbo ha finito per implodere e autodistruggersi. L’elemento razionale separato dall’intelletto trascendente, che è il suo fondamento causale, può rilevare la sua inconsistenza ontologica, gnoseologica ed epistemica, può attestare anche il suo “niente”, ma se non si ravvede, procede al suo annichilimento. Il moto di allontanamento della ragione dall’intelletto e dalla fede, è diventato, progressivamente, un moto di opposizione, fino a quando con l’Illuminismo ha raggiunto il suo culmine. Toccato questo punto è emersa l’opera di Kant, il quale ha interpretato a rovescio quanto stava avvenendo, infatti egli ha reputato che, con lo sviluppo razionalistico dell’Illuminismo, l’uomo si fosse riscattato da uno stato di minorità, perciò, finalmente liberato da ogni guida autoritaria, poteva procedere nell’espressione completa della sua “libertà”. Questo erroneo capovolgimento dell’ordine delle cose è stato poi portato all’estreme conseguenze da altri “filosofi” nella postmodernità.

Entrando nell’ultimissimo tratto di questo degrado, del quale ora ci occuperemo per un suo preciso aspetto, si evidenzia la costituzione di un’azione opposta e ribaltata rispetto a quella che l’uomo svolgeva nell’ambito delle civiltà religiose nel corso dei millenni. In ogni dominio dell’umanità attuale troveremo una situazione “contro”, promossa da un ateismo militante sempre più feroce e compulsivo, un ateismo che si sostituisce completamente alla religione, affermandosi in un modo sempre più violento, imponendosi agli uomini con metodi peggiori di quelli che esso imputa alle religioni tradizionali. La società religiosa tradizionale sarà ricostituita in modo rovesciato, si definirà perciò la parodia del Regno Divino originale, dello stato paradisiaco dell’umanità e della religione integrale dell’Essere in esso presente. Nel punto finale della catabasi sarà ottenuto esclusivamente l’annientamento nichilistico integrale dell’uomo in ciò che costituisce il fondo abissale indifferenziato della materia oscura e tenebrosa.

  A.R.Q.

(Estratto da Saturnia Regna n.62, La fine dell’uomo nella società iperconsumistica di ARQ (parte I)