I diversi livelli della pietas, dalla purità morale alla perfetta sapienza divina
Il soggetto pivs deve essere capace di attuare ivstitia adversvm Deos in modo perfettamente oggettivo, ciò richiede uno stato d’animo privo di passioni e vizi, in quanto queste alterazioni perturbano, secondo la debolezza e la deviazione individuale, la retta attuazione della Giustizia Divina. L’animo pivs deve essere radicato nella firma fides, per la quale esso è capace di rispettare il ivs oggettivamente, almeno in modo elementare, ponendo in atto le azioni sacrali che rendono immanente la Ivstitia Divina. Il rispetto oggettivo del ivs è proprio del ivstvs e il ivstvs è tale perché possiede la virtvs della ivstitia, perciò il soggetto è veramente capace di pietas quando raggiunge stabilmente questa virtvs attraverso l’adeguata disciplina morale, la quale porta, attraverso il preliminare raggiungimento della temperantia, della fortia e della prvdentia alla ivstitia stessa. Come può chi manca della misura della giustizia nelle diverse attività delle facoltà dell’anima esercitare la giustizia nell’azione religiosa? Non è possibile, dunque non può essere pivs, e costituire Pax Deorvm Hominvmqve, chi non possiede alcun grado di ivstitia, e la ivstitia, come abbiamo visto, non attiene ad azioni formali, le quali, in sé, sono neutre, ma è una precisa virtù dell’animo che, esercitata, rende l’atto giusto, mentre se non è esercitata l’atto compiuto è ingiusto.
Come abbiamo già detto, la perfezione della pietas si esercita quando l’animo dispone della sapientia divina suprema, ovvero della conoscenza non duale della Natura Divina Suprema e della sua attuazione nel Regno-Impero Divino Supremo. È comunque possibile esercitare la pietas anche secondo livelli inferiori, ad esempio se l’animo possiede la Sapientia Divina Vniversalis o la Sapientia Divina individuale e modale. La pietas può essere esercitata anche se l’animo possiede la sola scientia rationalis degli Dei, dalla quale consegue comunque una certa prvdentia e il suo allineamento mediato alla Providentia. È infine possibile praticare la pietas anche disponendo della sola recta opinio relativa agli Dei, ovvero del credere Deos basilare, nel quale l’animvs si fissa con recta e firma fides, aderendo in modo indiretto alla Verità Divina inerente la religio e la conseguente pietas. Va detto che ognuna di queste cinque possibilità richiede comunque il possesso di virtvtes precise. Nell’ultimo caso, ad esempio, l’animo può stabilirsi in una firma fides solo se possiede la temperantia e la fortia, per le quali tutte le passioni irrazionali, che sottomettono l’animo al corpo, sono superate, tanto che il soggetto si costituisce fermamente nella fede intemerata. In mancanza di queste virtvtes morali fondamentali l’animo accoglie continuamente, in maniera passionale e perciò contaminante, diversi elementi sensibili che lo rendono impuro e perciò ne annullano lo statvs religiosvs et pivs. Per il secondo livello di pietas è necessario possedere anche la prvdentia, mentre nel caso della pietas individuale completa il soggetto deve disporre della sapientia divina. Il modo più elementare della pietas interessa il civis comune o il semplice pater familias, il secondo modo è proprio di alcuni sacerdoti, di diversi magistrati o di specifiche autorità private della religione come il Pater Gentis, il modo superiore della pietas dovrebbe essere presente nei Padri autorevoli esemplari e nei Sacerdoti perfettamente santi, mentre il livello universale e supremo della pietas dovrebbe trovarsi nel Pontifex Maximvs, o nelle autorità divine esemplari della religione.
Dunque senza virtvs niente pietas, se l’animvs non è sufficientemente pvrvs, non vi è una pietas regolare. I soggetti che vogliono accedere alla pietas devono, prima di ogni altra cosa, realizzare la modestia, perciò devono purificarsi da ogni svperbia. Dalla modestia procedono la gravitas, la vigilantia, l’attentio animi e dunque propriamente anche la possibilità della reflectio discernens, ovvero la capacità della meditatio in actione, che è l’attività fondamentale del religiosvs, qvi facienda et vitanda discernit. Con la meditatio moralis l’animo discerne e distingue in ogni azione il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, per adeguarsi al retto e scartare il perverso. Solo dopo aver raggiunto la modestia l’animo si eleva rettamente nella disciplina delle virtvtes, dunque solo l’animo minimamente modesto, che presenta la basilare pvritas, può accostarsi, con intenzione casta, ma ancora senza precise virtù, alla prima pietas elementare. Vi è da dire che è pietas anche la cvltvra animi, sia nel caso in cui l’animo si sta preparando per rivolgere a Dio il debito culto, sia se esso si eleva nei diversi gradi del culto. Perciò l’ascesi che realizza lo stato religioso fondamentale, e poi permette il conseguimento delle virtù purificanti, va considerata come la pietas essenziale, senza la quale nessuna pietas formale esteriore, che interessa l’accordo dell’esistenza dell’uomo con la Provvidenza di Dio, può essere correttamente osservata. Solo con il conseguimento della modestia l’animo compie il suo primo allineamento a Dio, poi, progressivamente, diviene virtuoso, e quindi capace di un dato livello di pietas a seconda delle virtvtes che raggiunge. Prima che l’animo raggiunga la sua maturità religiosa deve dunque essere guidato, formato e verificato nella sua disciplina e nel suo sviluppo da personalità autorevoli che hanno compiuto l’iter regolare di formazione religiosa, almeno fino al livello basilare dello statvs pivs.
In Roma la disciplina della virtvs è finalizzata alla pietas, non bisogna incorrere nell’errore che certuni soggetti impreparati compiono, attenendosi a distinzioni che non valgono nella religione romano-italiana, perché in essa, come abbiamo detto in precedenza, il punto di vista “morale” e quello “rituale” di fatto coincidono. La condotta morale del vir religiosvs è oggettiva e tecnica, attraverso di essa si crea la qualità funzionale che propizia la Pax Devm e, allo stesso tempo, qualifica l’animo per le attività rituali che deve compiere. Per officiare certi riti specifici occorre possedere determinate qualità, in modo da far confluire in modo simpatetico il nvmen Dei, e la relativa Pax, nell’atto o negli enti che fruiscono del ritvs.
L’animvs può accostarsi agli Dei, agli officia dei sacra, e a qualsivoglia atto di pietas, solo se è sufficientemente sanctvs, ma senza un’adeguata disciplina di “santificazione” l’animo non può mai accedere alla pietas, altrimenti il cvltvs viene contaminato da varie impurità e dalla viziosità dell’animo che accoglie la natura corporea e ciò che viene dalla sensazione e dagli elementi corruttibili in modo empio. Ciò che è corruttibile non può presentarsi adeguatamente di fronte agli Dei, l’animo purificato dal corruttibile è il vero avctor religiosvs, non il corpo, o il corpo-anima, questi sono gli strumenti dell’animo, i quali, come gli altri mezzi che si utilizzano negli uffici rituali, devono essere adeguati alla natura purissima negli Dei. Solo l’animo puro può mediare l’influsso puro degli Dei, può propiziarne la presenza, la Pax. Alla pietas può accostarsi solo l’animo disciplinato nella sanctio-sanctitas e nella dignitas relativa, elevandosi nella virtvtes della temperantia e della fortia l’animo si santifica e si dignifica al fine di essere pvrvs nella sua pietas. Se nell’attore religioso non sussiste la minima pvritas, né vi è in esso la disposizione di un grado adeguato di attività virtuosa, l’agente non dispone della minima potenza religiosa, perciò è senza virilitas e potentia e la sua azione risulta essere sterile. Se poi l’animo è coinvolto nell’impvritas umana, o in elementi irrazionali, sentimentali ed emotivi, è ancora circoscritto all’empietà, chiuso nella “bolla di illusione” dell’ego–vmbra, nessuno dei suoi modi corrisponde a ciò che deve essere costituito secondo l’adeguata religio, perciò la sua azione non è pia, e risulta vana o persino temeraria.
Come vedremo meglio in seguito, una precisa prescrizione presente nella legge delle XII Tavole afferma: “Ad divos adevnto caste…”, Cicerone, De Legibvs, II, VIII. Purtroppo, per diversi motivi, in vari enti e ambienti irregolari, la castitas rituale non è adeguatamente rispettata, o perché si cura solo il suo aspetto esteriore e superficiale, o perché, per ambizione e temerarietà, si vuole spingere soggetti impuri al culto, il quale è sempre presentato come una pratica formale esteriore ridotta a pochissimi “riti”.
Come è noto la temeritas è un aspetto della svperbia che spinge alla violenza, specialmente alla violazione dei sacra, come recita la formula: “…temerare, violare sacra, et contaminare, dictvm videlicet a temeritate, Pavl. Festv., p. 501.Risulta chiaro che non ci si può affidare a enti e associazioni composte da persone che espressamente affermano di essere “ricercatori”, e quindi si trovano ancora nella situazione di un’incompleta formazione religiosa. Non ci si può affidare poi a enti o persone che fondano le loro operazioni formative sulle procedure della “scienza profana” e dunque sono contaminati da esse. Occorre diffidare di chi non ha compiuto un iter formativo tradizionale romano certo e addirittura non parla nemmeno di questo iter, ma, allo stesso tempo, invita altri ad accedere temerariamente al culto mentre il soggetto è ancora “in itinerare”, senza che la “ricerca” sia giunta là dove deve giungere.
a cura di ARQ
Estratto da Saturnia Regna n. 66
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