La civitas romana è fondata sul Ivs, il quale è una misura universale che preesiste alla costituzione della Res Pvblica, perciò lo statvs civitatis non si basa su un contratto sociale stipulato fra uomini, ma fonda sul ivris consensvs, ovvero sulla convergenza degli uomini alla norma oggettiva, che trascende ogni particolarità e ogni relatività. Il Ivs civile deve tradurre un Ivs oggettivo, adattandolo ad un diritto formale determinato, altrimenti l’ordinamento giuridico della civitas sarebbe basato sull’arbitrio dell’uomo. Il Ivs vniversvm, da cui deve procedere il Ivs civile, è eterno ed immutabile, non proviene da convenzioni stabilite dagli uomini, perciò non è soggetto a imperfezione, ma è ciò che deriva direttamente da Fas, la Misura Essenziale dell’Essere Intelligibile, perciò inerisce all’essenza principiale di tutte le cose. Il vero fon­damento ontologico eterno del diritto, del Ivs e della Lex, è Dio[1], Cicerone dimostra, facendo uso della filosofia giuridica romana, quale sia la natura del Ivs e approfondisce la connessione che esiste fra Natvra e Ivs, come già i greci avevano fatto trattando della relazione esistente fra Physis e Nomos. Ogni ente è definito da un’essenza precisa, l’u­nità sintetica della sua sostanza ontologica determinata, nella quale sono riuniti tutti gli attributi che lo



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