Le basi per la costituzione della pace universale suprema
Le posizioni che si limitano all’esoterismo principiale di una data religione si arrestano ad una dimensione relativamente universale della Religione Divina Eterna e tendono ad osservare le altre religioni a partire da quel dato esoterismo specifico. Queste posizioni devono avere ben presente la loro subordinazione all’esoterismo assoluto, altrimenti rimangono confinate anch’esse al particolarismo confessionale di una forma religiosa determinata, pur nella dimensione superiore dell’essenzialità divina. Troviamo delle limitazioni del genere ad esempio nel Vedānta di Shankaracharya o nel Sufismo di Mujiddin Ibn Arabi. Una posizione religiosa assolutamente universale deve porsi al di là di ogni universalità principiale relativa alle specifiche religioni. L’Unità Trascendente Assoluta delle religioni è rispettata quando ciascuna espressione determinata di tale Unità, per quanto esoterica essa sia, si dispiega e opera nella consapevolezza della determinazione relativa della propria forma, la quale è sempre una qualificazione essenziale dell’Unità Suprema, che trascende tutte le essenze e le forme religiose dell’umanità. Solo nel Principio Divino Supremo assolutamente indifferenziato sono integrate in modo perfetto tutte le singole essenze divine delle religioni, è dunque solo in Esso sussiste la Religione Divina Assoluta completamente informale. La perdita della consapevolezza integrale dell’Unità Suprema, da parte delle supreme autorità spirituali e religiose dell’umanità, relega le diverse personalità nella limitazione, per quanto principiale essa sia, o nell’errore, da queste menomazioni si genera la tendenza ad una certa assolutizzazione della relatività, con la conseguente costituzione dell’esclusività già a livello principiale. La limitazione esclusiva che si produce al livello essenziale della religione si oppone all’essenzialità di altre forme religiose, sul piano della sapienza e della dottrina della gnosi, non avendo, chi è soggetto alla limitazione, la possibilità di comprendere, in modo trascendente e assoluto, le forme religiose verso le quali egli produce una critica alterante.
Se il soggetto religioso, o l’autorità spirituale, sono limitati ad un dominio ancora più basso della religione, per esempio all’exoterismo formale esteriore, possono sviluppare un universalismo religioso dal quale sono possibili diverse deviazioni. La forma determinata e relativa di una religione, in tal caso, può cercare di affermarsi come “forma assoluta”, non più in senso interno, ma esclusivamente in senso esterno, quindi tende a rivolgersi alle altre forme religiose per assimilarle o distruggerle. L’universalismo religioso esercita un’azione oppositiva e disgregativa nei confronti dell’Unità Trascendente Assoluta delle Religioni, a partire dal dominio inferiore di una religione determinata, ossia dal dominio in cui sussistono le espressioni estrinseche dell’essenza unitaria e principiale della stessa religione.
Vi è infine il caso del soggetto che si pone al di sotto di ogni forma religiosa, perciò è estraneo sia all’esoterismo che all’exoterismo delle diverse religioni, quindi è indifferente a tutte le religioni e si limita a porsi di fronte ad esse indistintamente, senza possedere alcuna reale comprensione exoterica o esoterica delle medesime. A causa del suo stato questo individuo non può partecipare effettivamente, in alcun modo, al Divino inteso nella sua Unità Suprema, né al Divino dispiegato nei diversi gradi delle specifiche religioni, perciò in questo soggetto è presente la rimozione di ogni partecipazione religiosa effettiva alla Realtà, così come la chiusura ad ogni accoglienza dello Spirito Divino. Un uomo così ridotto sarà portato a sviluppare l’indistinzione religiosa in teoria e in pratica, al suo interno e al suo esterno, egli potrà concretizzare la sua azione sia nell’ateismo pratico, che nel tradizionalismo pseudoreligioso. Il primo è il caso dell’uomo profano che si trova nella condizione più deteriore, la quale ha avuto il suo sviluppo durante la modernità e si è compiuta nella postmodernità. La catabasi terminale dell’umanità ha favorito la degenerazione di ogni disposizione religiosa, fino all’esclusione o alla rimozione finale di ogni presenza religiosa dalla vita dell’uomo e dalla società in cui vive. Il frutto compiuto dell’azione catabasica è costituito dall’uomo controreligioso, che costituisce la parodia dell’Uomo Divino Universale Integrale nel quale è realizzata l’Unità Trascendente delle Religioni.
In generale le forme religiose arye tendono ad essere ben fondate sull’esoterismo puro, subordinando ad esso l’exoterismo, i suoi rappresentanti dimostrano di possedere la consapevolezza della relatività essenziale delle unità religiose particolari e perciò conservano la dovuta integrazione della loro tradizione spirituale nell’Unità Trascendente delle Religioni. Le personalità che presentano questa posizione promuovono la realizzazione pacifica della concordia di tutte le forme religiose nella quiete dell’Unità Divina Suprema. La promozione dell’accordo di tutte le Verità religiose distinte, nell’unità della Sapientia Divina Aeterna, è sempre stata sviluppata dalle autorità spirituali arye. Nelle forme religiose semite tende invece a prevalere l’exoterismo sull›esoterismo, le autorità che operano in modo più esteriore dimostrano di non conoscere l’essenza esoterica principiale della loro specifica religione e, a fortiori, l’Unità Divina Suprema che trascende tutte le essenze religiose particolari. L’assenza della dovuta consapevolezza dell’essenza particolare della religione, e anche della sua sovraessenza trascendente, produce una tendenza al particolarismo esclusivo di tipo exoterico, con la chiusura rigida in una forma religiosa determinata. Questa posizione genera inevitabilmente opposizioni e contrasti continui con le altre forme religiose.
In definitiva possiamo avere tre posizioni nell’ambito della metafisica integrale delle religioni: la prima ha un carattere universale assoluto, la seconda ha un carattere universale relativo, la terza ha un carattere universalistico particolarista. L’universalità relativa di una data religione, se non è integrata rettamente nell’universalità assoluta, nell’integrale “cattolicità”, tende ad inclinare verso l’esclusività, perciò si limita ad un certo universalismo e quindi afferma una certa superiorità con una connotazione esclusiva. Quando la posizione delle autorità religiose si limita stabilmente all’universalismo, le azioni di tipo particolaristico formale esclusivo sono inevitabili e sfociano anche nell’aggressione volta alla sopraffazione delle altre religioni. L’universalismo particolaristico tenta di ridurre alla relatività, alla falsità o alla malignità le altre forme religiose, ciò viene compiuto attraverso attività apologetiche più o meno unilaterali e sommarie o addirittura attraverso lo sviluppo di persecuzioni o guerre religiose sempre più distruttive.
Chi si limita all’orizzonte universalistico si colloca in una prospettiva formale precisa, egli non considera l’integrazione trascendente della propria unità religiosa particolare nell’Unità Divina Suprema delle religioni, anzi la sua prospettiva viene elevata, in maniera erronea, all’assolutezza. In tal modo viene promosso un totalitarismo religioso, nel quale si afferma la superiorità esclusiva della parte sul tutto, ribaltando così il rapporto normale fra due ordini di cose. Da questa visuale pregiudiziale non possono essere comprese le altre “visuali” religiose, in quanto manca la visione trascendente, la “visuale integrale” che comprende ogni punto di vista relativo, che si costituisce nel Centro Universale di tutte le prospettive spirituali e delle visuali teologiche relative, un Centro Supremo nel quale tutti gli aspetti divini sono risolti e compresi.
Le forme del Divino che si manifestano nelle religioni particolari ai soggetti che si limitano all’ universalismo, appaiono come l’unica forma possibile attraverso cui si rivela il Divino, perciò le altre forme religiose particolari, in tutte le loro espressioni, sono ritenute “false”. Non potendo comprendere adeguatamente il senso intrinseco, essenziale, delle forme religiose, non si cerca di comprendere nemmeno la loro forma estrinseca. Al contrario, a causa di questa incomprensione, il senso delle religioni viene frainteso e deformato, in quanto le religioni vengono giudicate dalla limitata e pregiudiziale visuale particolare di una sola religione, nella quale è riposto impropriamente ogni criterio di misura e verità. È evidente che, in tal modo, non si può vedere il Principio Supremo sovrareligioso da cui tutte le forme religiose relative sono derivate, perché il Principio è visto solo in quanto è il Principio Supremo di una data religione, il quale, a causa di questa pregiudiziale, appare anche come l’unico vero Principio Supremo. È chiaro che più l’osservatore si chiude in una espressione religiosa formale particolare, più la comprensione metafisica integrale delle religioni si oscura.
Le diverse verità religiose formali sono espressioni dell’Unica Verità Trascendente sovraformale, ciascuna di esse esprime secondo un determinato colore l’unità informale e incolore della Luce Divina Integrale. Il Principio Divino Supremo di tutte le religioni non ha essenza, nome e forma, ed è identico per ciascuna di esse, poi ogni religione, a partire da una precisa determinazione essenziale modale di ciò che è sovraessenziale, indica il Principio Divino Supremo secondo un dato modo, nome e carattere. A partire da una data essenza modale, che ne condiziona tutta la forma esplicita, ogni religione traduce a suo modo la teofania dell’Unittà Divina Suprema. Non vi sono dunque religioni “false” benché, secondo una prospettiva limitata, possano apparire tali, in quanto esse appaiono in disaccordo con una data forma intrinseca o estrinseca specifica dell’Unica Verità Trascendente, perciò presentano una relativa incompatibilità rispetto ad essa. La religione è vera o non è una religione, l’apparente falsità non va attribuita alla religione che, in quanto tale, è sempre un’espressione della Verità Divina, ma è presente solo nella limitata comprensione del soggetto che la giudica impropriamente.
A partire dunque da una restrizione limitativa della conoscenza metafisica integrale, le religioni possono essere giudicate come “false” o “pericolose”. Fondando su questi errori di giudizio si ritiene che alle altre religioni non debba essere riservato alcuno spazio, a causa del timore di perdere lo spazio relativo alla propria forma religiosa distinta. Prendiamo l’esempio tipico dell’exoterismo religioso di Israele, per il quale tutte le altre religioni sono ritenute “idolatre”. Israele, che afferma di praticare il culto del vero Dio in modo esclusivo, ha la missione assoluta e imprescindibile di “correggere” le false religionei per integrarle nella “vera religione”, ossia nella religione di Israele. Questa missione è presente nel fondo dell’essenza jahvista della religione israelita, è affermata dai profeti e infine è confermata dal Cristo dell’economia religiosa exoterica. Una volta che una forma religiosa particolare si fissa sul proprio universalismo, su un’espressione relativa dell’universalità pura, cerca di attuarlo non solo a livello di principio, ma anche in modo concreto, perciò tende ad affermazioni e ad azioni esclusive, centrate sulla sua forma, nella quale vede una peculiarità assoluta da imporre, come un bene altrettanto assoluto, ad ogni altra forma religiosa. Per coloro i quali rimangono collocati in questa limitazione, solo il proprio orizzonte appare veritiero e degno di fede. Ne deriva la proposizione universalistica di una missione religiosa esclusiva, che si basa su un’autolegittimazione a priori, che non considera l’integralità della Provvidenza Universale Assoluta. Una volta che i soggetti particolari così limitati si sono autolegittimati a compiere una “missione salvifica” nei confronti dell’umanità, si sentono autorizzati a compiere, in assoluta serenità, una serie di atti violenti nei confronti di altre religioni e nazioni.
Negli universalismi semitici, a causa delle loro limitazioni, si vengono a creare dei dualismi assoluti in cui le forme estrinseche delle rivelazioni si oppongono le une alle altre, escludendosi radicalmente e unilateralmente. Ciascuno di questi universalismi prevede che la propria forma religiosa debba realizzare, alla fine del ciclo umano, l’inglobamento di tutte le altre forme religiose, attraverso la riduzione di tutte le religioni alla propria. Questa posizione unilaterale elimina, di fatto, la possibilità dell’integrazione di queste forme religiose nel Principio che trascende tutte le forme religiose. Solo un’opera religiosa che fonda sull’universalità assoluta può realizzare la perfetta integrazione conservativa delle forme religiose nel loro Principio Divino Supremo, senza eliminare o danneggiare qualcuna di esse. Quando il Principio Assoluto, informale e trascendente, viene negato o ignorato, si produce una limitazione illusoria e si finisce per inclinare alla protervia, a causa della quale si tenterà di fare entrare, per il loro “bene”, tutte le religioni, previa conversione, all’interno di una sola religione. Dunque, “gli altri”, i gojm, gli infedeli, i miscredenti, gli idolatri, ecc., dovranno essere redenti dal “peccato”, liberati dalla “idolatria”, rettificati nella loro “infedeltà”, ricondotti alla credenza nell’unico vero Dio, e dunque sottomessi alla Sua Volontà. I religiosi esclusivisti vedono i religiosi delle altre tradizioni spirituali come soggetti all’errore o alla miscredenza, perché non dispongono di ciò che loro, i “buoni”, i “giusti”, ritengono “buono” e “giusto”. Un’ardente missione zelante volta a soccorrere l’umanità “sventurata” si impone, ogni mezzo deve essere impiegato efficacemente per mostrare agli uomini “carità”, al fine di ricondurli al “vero Dio”, all’ “unica verità”. Tutto ciò diviene un imperativo vitale che assorbe interamente il soggetto missionario così limitato, la realizzazione del “piano di salvezza” o sottomissione necessita di una solerzia e di uno zelo assoluti, fino al martirio cruento se necessario.
a cura di ARQ
(Seconda parte)
Estratto da Satvrnia Regna, n. 67, Lug.-Dic. 2019.
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