Le basi per la costituzione della pace universale suprema
Tutto ciò che favorisce l’universalismo religioso totalitario non permette la realizzazione della Pace Universale Assoluta e la realizzazione della “cattolicità integrale”, in quanto non muove verso la trascendenza delle forme relative per affermare, in modo perfettamente inclusivo, il Principio Unico dai cui tutte le religioni procedono, ma, al contrario, riduce arbitrariamente l’universalità pura alla forma religiosa determinata, relegandola all’universalismo totalitaristico particolare. Gli universalismi religiosi prendono le mosse da queste alterazioni per compiere ogni tipo di azione iniqua, fino a compiere persino “peccati” contro lo Spirito Universale Assoluto. In questi casi, il colore finale di cui si tinge la pseudounità religiosa raggiunta è sempre un colore particolare, così anche il colore della “pace”. Perciò, a causa di queste azioni pacificanti anomale, l’unità e la pace saranno di volta in volta rosse, verdi o blu, non mai bianche, neutre, come la Luce Trascendente che integra i singoli colori. Le forme rosse, blu, verdi della Verità bianca e neutra, possono ritenere, erroneamente, di essere puramente bianche e neutre, ma, in realtà, esse sono una determinazione particolare del bianco, solo una tonalità predominante nel bianco di fondo, quel bianco che deve essere realizzato come fondo unico dei colori, affinché la Giustizia Assoluta regni nell’umanità. Il bianco è il sovracolore trascendente nel quale i singoli colori hanno il loro fondamento, se, attraverso l’esaltazione della colorazione distintiva, si occulta il bianco di fondo, non è più possibile realizzare l’integrazione armonica degli altri colori nell’unica Luce, nell’unico Spirito Trascendente Informale Assoluto.
Senza il superamento delle limitazioni la trascendenza delle tendenze religiose universalistiche e totalitaristiche non può essere realizzata, né possono essere annullate le limitazioni dell’autentica libertà religiosa poste alle nazioni, al fine di ripristinare un’adeguata Società Religiosa Universale, fondata sulla piena attuazione del Diritto Divino Assoluto. Le azioni ostili all’applicazione integrale del Diritto Divino Universale, con il quale si stabilisce la Pace Suprema nell’Orbe, persisteranno però fino alla palingenesi finale. Si configura perciò, per l’ultima fase del ciclo della presente umanità, una situazione in cui i diversi universalismi religiosi particolari si combatteranno a vicenda, con modalità sempre più violente, mirando ciascuno a raggiungere il proprio scopo particolare finale. Ognuno di essi riterrà che le proprie forze spirituali alla fine vinceranno e soggiogheranno le altre forze spirituali o materiali, per giungere alla supremazia totale su ogni religione e nazione.
La realizzazione di una vera Pace Suprema richiede il superamento dei contrasti apparenti fra le varie forme delle “apocalissi” e dei “giudizi universali” presenti nelle escatologie tipiche delle religioni semitiche, ciò è possibile attraverso un’integrazione epignostica delle diverse forme escatologiche nell’Unità Divina Trascendente ed Eterna da cui procedono. L’Unità Divina Suprema è attingibile in modo epignostico, una volta conseguita si realizza la comprensione unificante e trascendente della sovraessenza informale da cui ogni determinazione religiosa procede, così come ogni determinazione divina. Sull’epignosi integrale fonda dunque l’azione volta alla realizzazione della Pace Divina Suprema.
La determinazione interpretativa, la comprensione parziale dell’Unità Religiosa Suprema, l’esclusività e l’intolleranza, sono aspetti exoterici ed esteriori che dispongono verso il contrasto e l’opposizione, in quanto l’orizzonte superiore e principiale non è adeguatamente visto e perciò non può costituire il fine della realizzazione e dell’integrazione. Colui che, per determinate ragioni, si pone fuori o al di sotto della comprensione epignostica integrale del Principio Divino e delle forme religiose in cui si rivela, non può che sviluppare necessariamente certe parzialità, nell’intelligenza e nella volontà, nella religione e nella civiltà.
Colui il quale invece ha realizzato, attraverso la via religiosa nella quale è collocato formalmente, la conoscenza che identifica al Principio Supremo, può realizzare altresì che il Principio Supremo non duale e non modale è ciò in cui ogni forma religiosa si risolve e dal quale ogni via spirituale ha origine. Avendo superato sia ogni piano exoterico, che ogni piano esoterico delle religioni, il conoscente giunge alla conoscenza non duale e consegue la metaprospettiva suprema della metafisica integrale, la quale è inerente allo stato spirituale universale assoluto. Il Realizzato Supremo coincide con il Principio Divino non duale, perciò dispone anche della Perfetta Quiete dell’Essere Puro, a causa di ciò egli opera in maniera totalmente equanime e massimamente unificante, quale realizzatore della Pace e della Concordia intese in modo supremo, le quali non sono altro che il risultato dell’attuazione della Giustizia Assoluta.
Comprendere la prospettiva dell’esclusività, presente nella relatività delle forme determinate, nella dialettica dell’unità inclusiva, è la via maestra da percorrere per il superamento di ogni parzialità, relatività e contrapposizione ad ogni livello. La via fonda su un’azione anagogica integrale che permette di integrare ogni religione formale nel suo principio essenziale divino, e anche lo stesso principio divino essenziale delle diverse religioni, dunque ogni forma modale del Divino, nel Principio Supremo trascendente e sovramodale da cui tutto procede.
Ciò implica l’abbandono completo dell’orizzonte profano dell’ecumenismo religioso e il superamento di ogni orizzonte esteriore di carattere exoterico volto al dialogo interreligioso esteriore, due orizzonti fondati sulla negazione a priori del Principio trascendente delle religioni, il solo Principio capace di concordare le forme spirituali senza iniquità. La comunione, o la “pace delle religioni” a livello esteriore, non può che realizzarsi in maniera apparente e, di fatto, illusoria. Occorre evitare, in modo completo, tutte le posizioni ambigue, e talora ipocrite, di alcuni rappresentanti delle religioni, occorre rettificare i loro tentativi di “dialogo interreligioso”, volti alla realizzazione della “pace”, in quanto su tali basi la vera pace non può essere attuata. Occorre evitare altresì l’ostentazione della “tolleranza”, che spesso nasconde una professione pratica di intolleranza, perché non rimuove la presunzione e l’esclusivismo nei confronti delle altre confessioni religiose. Le posizioni comuni su cui fonda il dialogo interreligioso rimangono generalmente limitate ad un piano exoterico, spesso sono poi compromesse col punto di vista profano, il dialogo è perciò sempre pregiudicato da tali limiti e deviazioni. Il vero dialogo non può stabilirsi fintanto che non vengono fissati i principi trascendenti su cui può generarsi l’omologia, la comunione e la comprensione delle varie forme religiose da un punto di vista autenticamente trascendente le singole tradizioni spirituali. La ricerca dell’accordo fra le diverse religioni non può che effettuarsi a partire dall’accordo sul Principio Supremo, sulla Provvidenza Universale Assoluta, sul Diritto Divino Integrale che regola l’economia delle teofanie religiose, un accordo sui principi universali su cui fondano tutte le religioni integrali. La conoscenza reale di tali principi, per la sua natura, non può essere che aristocratica ed elitaria e, nella sua essenza reale, sovraumana. Dunque l’azione di pacificazione trascendente delle religioni può essere realizzata solo da autorità spirituali che abbiano realizzato appieno l’integralità della loro forma religiosa, sia nel senso exoterico che nel senso esoterico, e perciò da autorità spirituali che, per la loro via, abbiano realizzato il Principio Divino Supremo, vertice trascendente di tutte le forme religiose determinate.
Per fondare un’adeguata ermeneutica integrale delle religioni, affinché sia posta la base comune del dialogo interreligioso, ma anche superreligioso, occorre rimuovere la presenza, dal terreno del dialogo, delle opinioni di soggetti non qualificati, o degli studiosi profani moderni. Occorre altresì limitare l’estensione del dialogo religioso in senso exoterico, prima di aver concordato sui principi esoterici. Perciò la costituzione di unità di dialogo religioso richiede una prassi rigorosamente tradizionale, un vero dialogo superreligioso sarà dunque possibile solo fra coloro che hanno realizzato effettivamente il superamento delle forme determinate, perciò dispongono della comprensione essenziale dei principi divini universali, magari persino dell’epignosi suprema. Le religioni devono riconoscersi come forme determinate particolari, legate ad un’economia funzionale e provvidenziale tipica, di ciò che costituisce l’unica verità divina. Queste forme devono essere assolutamente conservate e realizzate, fino alla fine di questo ciclo umano, perciò vanno mantenute nell’equilibrio armonico con tutte le altre forme, affinché si realizzi, anche fra le forme religiose contingenti, una pace immanente compiuta, fondata sulla Pace Trascendente, la sola che può garantire l’unità quieta anche sul piano temporale.
Una comprensione metafisica suprema, quintessenziale, epignostica del Divino e della Religione Divina Suprema dunque si impone, ciò permette di relativizzare la pretesa di un certo exoterismo, ma anche di un certo esoterismo, di detenere una verità esclusiva “superiore” o “completante” le altre forme religiose. Ogni forma determinata e particolare, anche se esprime una funzione principiale dell’Ordine Divino Assoluto nel mondo, non può, di per se stessa, essere considerata assolutamente esclusiva, al contrario essa deve svolgere una funzione integrativa e conservativa integrale, volta a costituire la Pace Perfetta di religioni e nazioni.
Le diverse religioni sono forme relative dell’Unica Religione Suprema, attraverso la quale l’Unità Suprema della Possibilità Totale viene espressa nell’Essenza Divina Unitaria, nella quale è sintetizzata la pienezza integrale della Scienza Divina Eterna. L’Unità informale della Verità Divina implica la molteplicità delle sue formulazioni, ovvero anche delle sue “rivelazioni”, ciascuna di esse non essendo altro che una relativa “limitazione” modale della stessa Verità Suprema alla sua espressione determinata. Per quanto una data forma religiosa esprima la determinazione principiale dell’Unità Divina, o addirittura la presenza dell’Unità Suprema Trascendente nella sua espressione specifica, essa non può occupare, nel dominio della manifestazione teofanica integrale di tutte le religioni, un ruolo esclusivo. Infatti, se la forma religiosa svolge una funzione universale assoluta, anche in modo estrinseco, essa sarà massimamente inclusiva, dunque realizzerà il massimo accordo con le altre forme religiose, attuando un’economia provvidenziale unica e integrale. Se una data tradizione spirituale esprime la pura principialità della regalità divina e un’altra tradizione esprime la pura servilità umana, ciò non implica, in nessun modo, che l’una escluda l’altra, per quanto una forma implichi la relativa superiorità e la relativa disposizione dell’integralità di tutti gli aspetti dell’Unità Divina Suprema in atto. Se una forma appare “mancante” dell’attualità degli aspetti superiori della religione integrale, ciò non implica un’inferiorità assoluta, ma eventualmente solo relativa.
Il particolarismo esclusivo va sempre considerato come un’aberrazione metafisica, perché implica sia la riduzione dell’universale al particolare, sia l’assolutizzazione impropria dell’universale relativo, dovuta allo scambio del Principio Sovraformale Infinito con una sua determinazione modale e formale. Perciò, il Principio che costituisce il fondamento che qualifica ciascuna forma religiosa costituisce solo un modo particolare di rivelare la sovraessenza informale, stante al di là dell’essenza formale della singola religione. L’essenza che costituisce il principio di un’unità religiosa relativa è una determinazione modale dell’Unità, sovraformale e assoluta, del Divino. Solo nella determinazione della sua essenza la forma religiosa può essere individuata come tale, nel momento in cui questa limitazione essenziale è trascesa, solo l’Unità sovraformale e sovrareligiosa è resa evidente. Perciò, nel suo fondamento essenziale, nella sua identità provvidenziale specifica, nessuna religione può affermare un’unicità esclusiva, perché la sua determinazione essenziale è solo un modo del Principio Sovraformale, il solo che può essere definito esclusivamente unico. Ma questo Principio non è più di Israele che non di Roma, per cui ogni arrogazione esclusiva del possesso del “culto del vero Dio” è assolutamente impropria.
La prima determinazione assoluta di ogni religione è il fondamento della metafisica religiosa implicita nelle diverse formulazioni, definizioni e rivelazioni particolari della stessa. Questa determinazione è l’espressione peculiare del Principio, specificatosi come essenza universale determinata nella forma e nell’economia religiosa particolare. Quanto si è configurato nel Cristianesimo e nell’Islam è singolare, la “penultima” e l’ “ultima” delle forme religiose che si sono presentate in senso cronologico nell’economia universale delle forme religiose dell’umanità, affermano entrambe di essere il compimento di tutte le forme religiose precedenti, l’Islam lo afferma in modo ancora più risoluto del Cristianesimo.
Tutto ciò ha un senso solo relativo, per quanto vera possa essere l’affermazione. Il Cristianesimo, di fronte alle religioni “pagane”, pretese un ruolo di completamento assoluto. Paolo considerò il Cristianesimo nascente come la rivelazione plenaria e completa del Verbo Divino per l’umanità intera, tutto ciò che era avvenuto prima di essa era servito a preparare questo compimento. Questo risultato perciò annullava qualsiasi ordine religioso precedente, perché lo superava e lo perfezionava senza ulteriori possibilità di miglioramento, quindi la parte di verità presente nelle forme religiose precedenti, ritenute “incompiute”, poteva essere integrata e trascesa nel Cristianesimo, mentre la parte di errore e falsità poteva essere rigettata. Nella stessa affermazione di compimento-superamento è implicita la relatività. La stessa spada con cui la Chiesa della fede ha cercato di far perire il mondo precristiano, è stata impugnata e usata dall’Islam con più veemenza, infatti l’Islam ha relativizzato il Cristianesimo e Cristo, ritenendo che la vera rivelazione si sia completata in Maometto, il Sigillo dei Profeti, con questo “vero compimento” è stata superata definitivamente qualsiasi altra rivelazione. Perciò Maometto, secondo i mussulmani, ha completato, senza ulteriori possibilità di superamento, non solo il ciclo della profezia connesso alla tradizione abramitica, ma l’intero ciclo delle teofanie religiose dell’umanità. A partire da questa posizione l’Islam ha promosso un’azione di sottomissione universale di tutte le religioni e le nazioni alla “religione del vero Dio”, Allah, quest’azione è ancora in corso e si protrarrà fino alla fine del tempo presente. Anche in questo ultimo caso la posizione dell’Islam può essere superata solo riconducendola all’unità trascendente delle religioni, se l’accordo nel Principio non viene stabilito, la Pace Universale Integrale non può essere più conosciuta nell’umanità, fino alla realizzazione della palingenesi divina universale, mediante la quale un nuovo mondo e una nuova età aurea saranno costituiti, in essi la Quiete Divina dell’Essere Supremo tornerà a regnare pienamente.
a cura di ARQ
( Seconda parte, la prima parte è pubblicata su Satvrnia Regna, n. 67, Lug.-Dic. 2019).
Estratto da Saturnia Regna n. 68
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