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La confluenza della spiritualità a rovescio con l’iperconsumismo

Un aspetto che vogliamo rilevare in questa sede è quello relativo all’analogia che sussiste fra il comportamento dell’individuo neospiritualistico e il comportamento dell’individuo del “quinto stato”, di cui si è trattato in precedenza. Gli indirizzi neospiritualistici non spingono a considerare la società attuale come una negazione della società religiosa tradizionale, al contrario sollecitano i loro seguaci ad operare nella società postmoderna come soggetti “ripotenziati”, possiamo dire anche “riprogrammati” in senso controtradizionale, così essi possono impiegarsi con maggiore successo nell’ambiente sociale in cui sono inseriti, perché tutti gli indirizzi pseudospiritualisti sono perfettamente conformi alla società caratterizzata dall’edonismo integrale e dall’iperconsumismo. Perciò non è affatto raro trovare sedicenti “guru” o “guide” o imbonitori di diversa natura, che riorientano le “pratiche spirituali” allo scopo di fare affari e arricchirsi, per avere “successo”, inoltre non è raro trovare uno “yoga finanziario”, o una meditazione per sviluppare la capacità di farsi strada nella società iperconsumistica.

La saggezza tradizionale deve essere reinterpretata e riutilizzata in senso rovesciato, ognuno deve scoprire il suo potenziale individuale, per potersi collocare in posti rilevanti negli affari, nella società, nella politica, un soggetto “spiritualmente realizzato” deve essere capace di seguire diversi business nella società contemporanea. Ultimamente, specie dagli anni ʼ90 in poi, vi è un costante riferimento ad elementi “spirituali”, presi da diversi fonti, manipolati e reimpiegati in diversi contesti, per formare consulenti e manager, per organizzare corsi pratici sul potenziale umano nelle aziende, per sviluppare un management innovativo, e tante altre deviazioni del genere. Ma tutto ciò è abbastanza comprensibile, dato che questo fenomeno non è che l’aspetto più radicale dell’ultima fase della catabasi, nella quale la sedicente nuova spiritualità confluisce con pratiche profane mirate alla prosperità materiale di tipo iperconsumistico. Molti non vedono la differenza fra le due tendenze, tanto che parlano tranquillamente di “Yuppie New Age”, e non è affatto strano trovare leader New Age che predicano il capitalismo più feroce ed aggressivo, che pensano che il lavoro sia una cosa ottima per l’uomo, e che avere successo all’interno del sistema controtradizionale attuale non sia sbagliato. Anche il più estremo “guru” neospiritualista, Bhagwan Shree Rajneesh, che arrivò ad accumulare ben novantatre Rolls Royce, ha insegnato che il consumismo materialistico non è in contrasto con la via realizzativa che egli proponeva, in effetti egli insegnava una via spirituale a rovescio e certo non poteva vedere che la vera spiritualità è del tutto contraria alla condotta iperconsumistica.

La nuova spiritualità di carattere parodistico suscita molto interesse e ha un grande sviluppo, perché va incontro alle esperienze dell’individuo postmoderno. I promotori della New Age utilizzano in modo rovesciato il senso della crisi della modernità e dell’emergenza della postmodernità, essi danno un giudizio positivo alla diffusione di un tipo umano dedifferenziato, completamente sradicato da tutte le strutture superiori delle precedenti società religiose. Chi viene attratto dalla New Age presenta spesso seri problemi di identità, e molti altri difetti psicologici e morali, alterazioni tipiche dell’individuo postmoderno e iperconsumistico. La propagazione di un uomo ridotto all’indifferenziata animalità carnale ha ormai la strada spianata, dopo lo sviluppo della fase materialistica della società moderna, si è passati alla fase submaterialistica, che ha coinciso con lo sviluppo della postmodernità, dopo il periodo in cui è prevalso l’uomo materializzato è emerso l’uomo submateriale.

Sin dai primi del 1800 si è sviluppata una particolare esigenza di superamento del materialismo e del campo della fisica cartesiana, ma poi l’accelerazione delle tendenze submaterialistiche si è avuta a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Da allora una serie di indirizzi di pensiero ha promosso lo svincolamento dalla precedente società, per andare “oltre”, in realtà procedendo verso una situazione peggiore, in quanto l’uomo postmoderno non è risalito a stati superiori dell’essere, ma, al contrario, è disceso al di sotto delle condizioni della vita materiale precedente, per aprirsi ad influssi infernali dissolutivi della peggior specie. Secondo Maslow, già nel 1970 occorreva soddisfare ogni bisogno inferiore dell’individuo, perché emergesse naturalmente il bisogno successivo della gerarchia discendente, in realtà egli affermò il bisogno di procedere nelle esperienze dedifferenzianti fino a trovarsi in situazioni “mistico-oceaniche”, ovvero propriamente in quella fusione col substrato amorfo che si trova alla radice del composto umano, un risultato dovuto alla dedifferenziazione della personalità e della coscienza individuale, una regressione di cui abbiamo trattato più volte. Coloro che raggiungeranno il loro fondo indifferenziato si troveranno ad affermare i “valori” radicalmente egualitari, democratici e “umanitari”, in realtà solo subumani ed animalistici.

Che cosa c’è di meglio per un soggetto ormai sradicato completamente da ogni struttura religiosa superiore, che incontrare chi gli presenta una vita completamente detradizionalizzata e aperta alla soddisfazione di tutte le più indefinite esigenze “spirituali” in funzione del benessere “olistico” integrale? La detradizionalizzazione e la deistituzionalizzazione, così come la decivilizzazione e la deculturazione della vita dell’uomo, non fanno che spianare la strada allo sviluppo di fenomeni radicalmente aberranti e favoriscono la dissoluzione della società, dissoluzione che è vista da molti sociologi come un bene, in quanto, per via della scomparsa di ogni struttura superiore, l’individuo può affermarsi in tutta la sua dedifferenziazione indeterminata. Le analisi della sociologia contemporanea, una pseudoscienza che non ha fini religiosi, mettono in luce la disgregazione del tessuto civile e sociale tradizionale, la quale non fa che “liberare” i singoli individui dai precedenti vincoli strutturali. Gli individui derivati dalla dissoluzione in corso appaiono come atomi pulviscolari, i quali si ripiegano sempre più su se stessi e ricercano soggettivamente, nella maniera più integralmente individualistica, la verità, il significato della vita, il bene, il tutto procedendo da uno stato completamente alienato e disintegrato dalla realtà. Chi approva questo orientamento afferma che la soggettività, a causa della sua alienazione dall’oggettività, acquista una profondità fino ad oggi inconcepibile, per forza di cose, nei tempi precedenti non era mai stata valorizzata in questo modo aberrante, ma questo risultato è proprio ciò che l’individuo neospiritualista cerca.

Niente è più in linea con la condotta dell’individuo postmoderno iperconsumistico della proposta neospiritualistica contemporanea, la quale è tutta volta a sottrarre l’individuo dalla sua integrazione nell’ordine religioso tradizionale di cose. Per una società a rovescio occorre una spiritualità a rovescio, entrambe hanno come scopo la “liberazione” dell’individuo da strutture e condotte “restrittive” e “oppressive”, che si credono poste in atto da figure autoritarie “malate”. La falsa spiritualità deve enucleare un individuo che sappia dirigere se stesso in modo “libero e autonomo”, cioè licenzioso ed anarchico, questo individuo deve avere un ruolo “attivo”, deve potersi fidare completamente della propria fonte interiore, deve essere autorità a se stesso e responsabile nelle sue scelte. L’individualismo utilitaristico deve essere radicalizzato in senso spiritualistico, le organizzazioni neospiritualistiche devono fornire una versione parodistica della sacralità della vita e delle istituzioni, con la loro “autorità” devono legittimare dei valori a rovescio, come la “libertà”, “l’autenticità”, la fiducia in se stessi, l’autodeterminazione, la positività, e, specialmente, il sé individuale titanico. In questo modo viene creato un ambiente saturo dei “valori neospiritualistici”, che riproduce a rovescio lo stato perfetto originario dell’uomo. L’uomo nuovo non deve più vivere basandosi su precetti morali ricevuti dal passato, ma deve riorganizzare la sua condotta in base alla riflessione sul “suo sé”, egli può rideterminarsi continuamente a piacimento, a seconda delle esperienze che vuole effettuare nel contesto in cui si colloca, sempre a partire dai suoi giudizi, dalle sue critiche e dalle sue determinazioni.

Il crollo delle forme residue della società tradizionale ha aperto la strada al neospiritualismo contemporaneo, una pseudoreligione che vorrebbe essere fautrice dell’“umanesimo integrale”, in realtà promuove solo la regressione e la riduzione dell’uomo all’animalismo più completo e favorisce la disgregazione del senso di appartenenza di ogni uomo alla sua comunità identitaria, in modo che ogni individuo receda nella sua egoità isolata e nel relativo egoismo. L’umanesimo che viene proposto ha un carattere caricaturale, in quanto le varie organizzazioni neospiritualistiche promuovono il cosiddetto “soggetto autentico”, i vari predicatori dicono che all’interno di ogni essere umano c’è “un’individualità potenziale”, che cerca l’occasione per liberarsi e realizzarsi, ma è impedita o trattenuta dalle varie sovrastrutture della religione tradizionale, della civiltà sacra, dalle regole morali, dalle credenze, dai ruoli imposti. Bisogna scoprire “se stessi” e “affermare se stessi”, “bisogna conoscere chi si è realmente”, questo è l’imperativo, ma il se stessi non è individuato nel vero sé spirituale del soggetto, ma in ciò che ne costituisce la presenza rovesciata nell’individualità. L’identità animica dell’uomo può essere in atto secondo la sua natura divina, oppure può essere soggetta alla costrizione del principio titanico, nel primo caso agisce in conformità al suo essere, a Dio e alla religione, nel secondo caso è “agita” contro se stessa dal principio maligno e assume una condotta autoaffermativa contraria a Dio e alla religione. Il se stesso a cui l’anima deve identificarsi non è che il principio titanico dell’individuazione, ovvero ciò che costituisce l’effetto della soggezione dell’anima al principio maligno agente su di essa. Tutte le azioni devono portare ad “essere sinceri con se stessi”, ci si deve rifare a questo “sé incontaminato”, ovvero “liberato” dall’incombenza di strutture superiori, da norme morali, diritti, regole e ideali religiosi, tramandati dalle generazioni precedenti nei millenni. Questo “vero se stesso” deve sviluppare una critica sempre più profonda verso tutto ciò che è forma, misura, regola, giustizia, diritto, tradizione, per assumere una condotta caratterizzata da licenza, anarchia, dismisura, dedifferenziazione, decostruzione, detradizionalizzazione e “autenticità”, “libertà”, “realizzazione”.

In definitiva la nuova spiritualità non è che il risultato infero finale della catabasi decostruttiva e disintegrante dell’uomo religioso e delle civiltà sacre in cui esso ha sempre vissuto. Tutti gli esami di questo indirizzo si concentrano sul fatto che i movimenti neospiritualistici, e, più in generale, la New Age, con tutti i loro sviluppi e le loro varianti, non sono altro che l’estremizzazione della pseudocultura iperconsumistica, individualistica ed edonistica. Molti studiosi ritengono che in questo fenomeno si concentrino tutti gli aspetti peggiori della modernità, sostanzialmente si tratta dell’espressione della più radicale postmodernità, caratterizzata da un ripiegamento aberrante sull’individualità titanica, dal quale deriva il peggiore egoismo narcisistico, licenzioso e anarchico che si possa pensare. Il fatto di porre l’individuo e il suo interesse edonistico radicale al di sopra di ogni cosa, e che la sua condotta venga determinata a partire da questo interesse, legittima la soddisfazione di qualsiasi desiderio egoistico, favorisce l’assecondamento di qualsiasi tipo di inclinazione, magari prendendo a prestito le condotte insegnate dallo Zen o dagli indiani di America, opportunamente alterate e sovvertite in senso neospiritualistico. Non escono da questo quadro le ricostruzioni caricaturali delle religioni greca e romana, della filosofia classica e delle pratiche ermetiche, se l’individuo si legittima da sé a compiere ogni azione, egli può fare razzia degli antichi insegnamenti e delle pratiche spirituali scegliendo fra di esse ciò che gli pare, ignorando tutto ciò che risulta essere troppo impegnativo e necessitante di lungo tempo per essere realizzato. Bisogna velocizzare tutto per ottenere una vera soddisfazione, una gratificazione titanica immediata, senza andare incontro a troppe difficoltà, le modalità sono le stesse della prassi iperconsumistica, occorre facilitare al massimo il consumo neospiritualistico o tradizionalistico, bisogna dare l’illusione al soggetto di “essere”, egli deve credere di possedere già uno stato “spirituale”, di essere una “autorità”, un “sacerdote”, nessuno deve impedirgli di costituirsi come tale, quando vuole e come vuole.

La grande kermesse del neospiritualismo contemporaneo si esprime ormai con modi sempre più spettacolari, si tratta di un allestimento sul modello di Disneyland, un simbolo del divertimentificio nel quale sono state trasformate le società postmoderne. Le manifestazioni neospiritualistiche si accrescono ogni giorno di più, doveva essere così, ormai ognuno può trovare ogni tipo di “pratica religiosa” per il suo “divertimento” spiritualistico, una continua produzione di nuove merci spiritualistiche, in rapida trasformazione e cambiamento, solletica senza sosta le brame, le curiosità e i pruriti neospiritualistici. Così come il mercato ordinario richiede un rinnovo continuo delle merci, anche il mercato del neospiritualismo deve essere continuamente alimentato, e con esso il business connesso, perciò si accresce di continuo la produzione di libri, conferenze, seminari, corsi, scuole, prodotti, trattamenti, pratiche, ecc. Il “sé “neospiritualista deve essere adeguatamente “curato”, va trattato nella maniera edonistica più raffinata, ad ogni condotta convenzionale si deve sostituire una condotta anticonvenzionale di tipo spiritualistico-edonistico integrale. Tutte le pratiche, di ogni genere, devono essere prodotte in modo tale che vadano bene per individui totalmente dedifferenziati, come per le merci, ognuno deve potersi servire indistintamente, dello Yoga o dell’Ayurveda, poi dell’omeopatia o del digiuno, successivamente del veganesimo o della macrobiotica, a seconda del suo insindacabile desiderio, volto a soddisfare solamente i più diversi capricci dello “spirito”. La figura parodistica dell’uomo divino originario, il neospiritualista contemporaneo, volge ogni cosa al suo tenebroso profitto, egli adopera ogni mezzo per conservare la sua alienazione aberrante, l’illusione radicale di essere “libero” e “realizzato”, egli crede di essere un Dio vivente, qui e ora, esprimente la sua suprema potenza. Tutto ciò non è che un segno che indica che il tempo di questa umanità è ormai concluso, e il vero risveglio da questa allucinazione avrà certo tutta un’altra qualità, rispetto alla “gioia” titanica promossa dalle diverse aberrazioni ora presenti.

(Estratto da Saturnia Regna n.66, La fine dell’uomo nella società iperconsumistica di ARQ (parte V)

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