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La confusione nel dominio della religione

La situazione generale di degrado a cui è soggetta la presente umanità, a causa della sua catabasi, peggiora di giorno in giorno, per via del progressivo abbandono della religione e della condotta conforme alla misura divina, l’uomo si è completamente smarrito, perciò la confusione ormai si diffonde in tutti i domini della società atea. L’uomo è un essere che ha una natura religiosa ed è stato costituito per la religione, ma oggi non è più religioso, e nemmeno sa più che cosa sia la religione. Ogni buona azione che si voglia compiere nei confronti dell’uomo, deve avere come scopo primario la ricostituzione del suo stato religioso e di quello della società in cui vive, ma molti indirizzi tendono a sviare ed ingannare l’uomo circa la natura e la dinamica della religione, dalla “scienza della religione” al neospiritualismo, ma anche un certo “tradizionalismo” ed un certo “ermetismo”. L’inganno che viene perpetrato tende a creare sviamento e confusione, oltreché insuperbimento e titanismo, aggravando così una situazione che è allo stremo, il problema dell’ateismo investe innanzitutto i giovani, ma interessa ormai tutte le fasce di età.

L’alterazione di quanto vi è di più fondamentale ed essenziale per l’uomo, avviene a partire dalla diffusione di concezioni falsate e distorte circa la natura e la pratica della religione, potenze abissali caotiche di tipo extratradizionale e, più in generale, di tipo extrareligioso, ormai prive di ogni contenimento, invadono ogni dominio e tendono a sovvertire completamente la verità con lo scopo di diffondere il caos ovunque. Un’attività specifica, che ha qualcosa di diabolico, propria di coloro che veicolano confusione e disordine, è costituita dal mescolare in modo inestricabile la verità con la falsità, dottrine spirituali tradizionali autentiche con opinioni distorte di carattere passionale e non tradizionale. Tutto ciò mira a subordinare ciò che è autenticamente tradizionale a ciò che ne costituisce la parodia, questo modo è possibile generare, in modo surrettizio e caricaturale, una figura rovesciata e diabolica della realtà e della religione, ovvero di ciò che un tempo era presente in forma retta e normale nell’umanità. Oggi moltissime persone si trovano soggette ad un profondo smarrimento rispetto a ciò che costituisce la vita religiosa tradizionale, esse hanno perso la chiara cognizione di ciò che essa sia, della sua importanza fondamentale per l’uomo e delle procedure necessarie per integrare l’uomo all’interno di un contesto religioso autentico. Affinché l’uomo attuale possa compiere una vita religiosa regolare e completa, organica e realizzativa, è necessario che i religiosi tradizionali autorevoli e competenti svolgano un’attività di orientamento religioso molto chiaro, e molto profondo, in modo che ogni uomo possa discriminare rettamente i fenomeni religiosi alterati e ingannevoli, per non confonderli con quelli autentici, così ognuno potrà svolgere il suo itinerario corretto all’interno di enti religiosi regolari e legittimi, in perfetto accordo con lo Spirito Divino che ha voluto costituire la sua presenza in essi.

Per concorrere a questi scopi, da circa trenta anni l’istituzione che pubblica questa rivista svolge un’approfondita analisi di diversi fenomeni spiritualistici, pseudoreligiosi o pseudoiniziatici, irregolari, per distinguerli da quelli, ormai pochissimi, che hanno ancora qualche regolarità. A fianco di un radicale ateismo, oggi si è diffuso in modo particolare un “titanismo esoterista” che diviene ogni giorno sempre più esasperato e volto a generare confusione e disorientamento nei confronti della retta conoscenza della religione. L’uomo deve acquisire una corretta cognizione della natura della religione tradizionale a partire dalla presa di coscienza di ciò che implicano la costituzione divina della religione, il suo carattere sovrannaturale, il senso della sua intera struttura, il senso del suo fine e quanto occoree compiere affinché l’uomo diventi religioso, si integri nella vita religiosa e persegua la sua realizzazione attraverso di essa. Un’azione di carattere ambiguo e subdolo viene svolta da soggetti che, vorrebbero fare chiarezza sulla etimologia di certe parole o definizioni, ma, come vedremo, in realtà producono una confusione di piani, di domini e di operatività, specialmente per ciò che concerne la spiritualità in generale. Nel presente scritto esamineremo una serie di grossolani errori, ed anche capovolgimenti di senso, che si producono quando si vuole trattare di cose che non si conoscono adeguatamente, alterazioni che, nel campo della religione, sono diffuse da secoli, ma in particolare si sono aggravate a partire dall’occultistismo dell’Ottocento e di inizio Novecento, per poi diffondersi attraverso l’opera particolare di René Guénon, mutuata e ancora più alterata da Julius Evola, poi ha interessato anche l’ambito dell’ermetismo, in particolare quello sviluppato da Giuliano Kremmerz.

In generale si assiste sempre più spesso alla diffusione di definizioni errate relative alla natura della religione, ma anche relative alla natura dell’iniziazione, da cui derivano conseguenze diverse, come la errata definizione dei rapporti che intercorrono fra di loro, la definizione di presunte vie diverse, religiose e iniziatiche, e quanto altro vi è connesso. Dato che la confusione in questi domini è assai nefasta, bisogna svolgere una rigorosa rettificazione di queste storture per orientare alla corretta conoscenza di questi elementi indirizzando l’uomo attuale nel modo più idoneo, affinché superi tutte le difficoltà che incontra per integrarsi nel contesto delle religioni tradizionali, e per individuare la più giusta via spirituale da percorrere.

Per esaminare, in generale, i principali errori e le confusioni che vengono compiuti, per poi trattarli in modo più specifico nel corso dello scritto, dobbiamo partire dalle cause del problema. Di solito la confusione comincia già quando si tratta di definire il campo della metafisica e quello della teologia e, più in generale, il campo relativo alla “metafisica sapienziale” per distinguerlo da quello che si ritiene essere il campo della “religione pistica”. Da queste confusioni “originarie” e “causali”, si tende a definire in modo errato i rapporti che sussistono fra questi domini, senza definire correttamente la natura degli enti che vengono posti in rapporto e a confronto. In generale si finisce per attribuire una dimensione “esoterica” a ciò che è metafisico-sapienziale e una dimensione “essoterica” a ciò che è religioso e legato al dominio della fede. Questi evidenti errori sono facilmente rettificabili, basta avere una conoscenza, anche solo elementare, della natura reale della religione e dei suoi domini, per andare oltre a quanto hanno esposto Guénon ed Evola al riguardo della religione, e non rimanere condizionati da una posizione “fideistica”, priva del dovuto approfondimento di quanto le due personalità citate hanno esposto, in quanto non è corretto affermare che alla conoscenza religiosa corrisponde il livello essoterico e alla conoscenza metafisica o iniziatica corrisponde il livello esoterico dell’accesso o della partecipazione al Divino.

Se si assumono queste posizioni scorrette, ne conseguono dei grossolani errori, anche quando si tratta dell’ambito religioso, nel quale sussisterebbe un’esperienza duale della realtà, per cui il piano religioso sarebbe caratterizzato da una dicotomia separativa specifica fra Dio, o il Divino, e l’uomo. Per dimostrare questa “verità” si prende per esempio, in maniera decisamente impropria, ciò che viene espresso nelle cosiddette “religioni del libro” e ci si focalizza su quello che dovrebbe essere il rapporto fra la creatura e il Creatore. Ma chi espone le sue opinioni in merito a queste cose, ha mai approfondito rigorosamente la conoscenza di ciò che si intende per Creatore, creazione, creatura, intesi nella loro adeguata dimensione puramente metafisica e dunque anche teologica integrale? Molti si rifanno esclusivamente all’opinione comune, alla vulgata relativa a queste cose, perciò commettono diversi grossolani errori, come quello per cui si ritiene che la creatio comporti la costituzione di un ente realmente distinto dal Creator per “iatum”, la quale cosa non ha alcun fondamento nella realtà e neanche nella specifica dottrina della creazione presente nelle cosiddette “religioni del Libro”. Chi compie questi errori associa alla religione la dimensione “mistica”, intendendo la mistica in un modo estremamente riduttivo, fino a scambiarla col misticismo, ossia con la sua manifestazione più degradata caratterizzata da una base sentimentale. Coloro che affermano che nella dimensione religiosa viene posto uno iato reale e sostanziale fra il credente e la Divinità errano in modo grossolano, questa è un’opinione priva di ogni corrispondenza con gli insegnamenti religiosi reali, non si trova nemmeno in ciò che si crede essere la religione pistica. In realtà non esiste un credente realmente distaccato da Dio o dalla Divinità, e il vero credente non crede in una Divinità staccata da lui stesso e che sia totalmente altro da esso, nel senso di un oggetto che sia completamente per se stesso e non abbia alcuna relazione sostanziale, alcuna comunicazione, né alcuna mediazione rispetto all’ente creato. Chi afferma una distinzione reale di sostanza fra Creatore e creato non conosce la dottrina religiosa integrale della creatio, che non è propria delle “religioni del Libro”, ma si trova anche nelle religioni arie espressa con termini diversi, e semmai bisogna distinguere fra la creatio ex Deo e la creatio ex nihilo. La diffusione di una concezione errata della creatio confonde l’esperienza della verità relativa alla creazione, propria dei fedeli pistici, con la verità stessa della creazione. Se si vuole essere rigorosi, anche coloro i quali parlano di una dimensione “iniziatica” o “ermetico-magica”, opposta alla dimensione “religiosa”, nella quale non esisterebbe un credente distaccato dalla Divinità, ma solo un soggetto che mira a “diventare Dio”, o un dato Dio, o il Divino nella sua integralità, dovrebbero dire che, almeno inizialmente, anche il soggetto “ermetico” non esperisce “l’essere Dio”, né ha l’esperienza di essere un dato Dio, tanto meno ha realizzato di essere il Divino Integrale. Anche per l’“esoterista”, prima di ogni vera realizzazione divina, la quale prima di essere conseguita richiede una lunghissima e assai impegnativa ascesi, oltre al concorso del favore divino, anche per colui che mira alla sola “iniziazione”, Dio, inteso in Se Stesso, per non dire nella sua assolutezza, risulta essere completamente altro da lui, per cui dire astrattamente “io sono Dio”, non muta per nulla la situazione di alterità esperita. Fintanto che l’essere animico non ha completamente realizzato la sua identità divina, elidendo compiutamente ogni senso di individualità, non sussiste alcuna realizzata e fattiva identificazione dell’essere contingente all’Essere necessario. Per cui, fra il cosiddetto “operatore iniziatico”, e il “religioso pistico”, non vi è alcuna differenza di realizzazione al momento iniziale dell’ascesi o al principio della via realizzativa. Il fatto di avere recepito una “dottrina iniziatica” che afferma l’identità dell’Essere Divino con l’essere ultimo dell’individualità umana, non comporta di certo aver realizzato questa identità, semmai crea un assetto realizzativo diverso, ma nella dottrina religiosa integrale non viene detto altrimenti, e dunque non viene fatta alcuna particolare affermazione nel senso del dualismo irriducibile fra l’anima, o l’animo, e il Dio o il Divino. Coloro i quali insistono sul fatto che il religioso, e ciò che appartiene al dominio religioso, postula un limite insormontabile fra l’uomo e Dio, inteso quest’ultimo come radicalmente altro, non dicono il vero. Necessariamente l’Assoluto, ciò che è integralmente Uno, è radicalmente Altro rispetto a qualsiasi cosa o ente che siano determinati o condizionati, dunque l’Assoluto, o l’Essere Divino Supremo, è distinto anche da qualsiasi soggetto che faccia un’affermazione individuale e determinata, sia che esso poggi su un presupposto identitario, sia che poggi su un presupposto alteritario. Vedremo che, anche nell’operatore iniziatico, deve essere prevista, fino a quando non esiste la perfetta attualizzazione dell’identità divina, una certa condotta “devozionale”, la quale è insopprimibile, per la natura stessa dell’ente individuale.

A causa degli errori descritti, coloro i quali impostano scorrettamente le cose insistono sul fatto che ciò che si limita al dominio religioso è qualcosa che appartiene al “sacerdozio”, al “rito” e alla “cerimonialità”, al complesso mitico-simbolico e ai culti esteriori, tutti elementi che, in genere, non vengono adeguatamente inquadrati, né definiti nella loro realtà autentica. Si fa peggio quando si dice che ciò che appartiene alla religione fonda su un’esposizione dogmatica della verità e un’adesione prevalentemente fideistica alla stessa, per non dire poi del rapporto dell’uomo religioso con Dio, che sarebbe di tipo esclusivamente devozionale. Questo tipo di affermazioni è caratterizzato da una riduzione ancora maggiore della religione al suo piano più basso e alla sua dimensione più limitata, confondendo l’esperienza degli uomini che partecipano a questo livello della religione, con l’esperienza dell’uomo religioso integrale. La religione, intesa nella sua completezza, è ben altra cosa rispetto a quanto comunemente si crede e taluni vogliono far credere, a partire da una conoscenza inadeguata della stessa.

Se poi si vuole insistere con il definire le dinamiche della disciplina religiosa, qualificandole in rapporto a colui che la svolge, come obbedienza, osservanza, pratica e adeguamento alla legge sacra e alla condotta civile, o alla cerimonialità rituale e così via, si esce decisamente dal contesto dell’autentica religione. Nell’animo dell’uomo, nel momento in cui deve rapportarsi a ciò che lo trascende e lo determina, possono costituirsi due disposizioni fondamentali, le quali non individuano un particolare dominio rispetto ad un altro, sono in sé e per sé orientamenti animici che possono essere assunti e praticati in modo differente. A tal proposito bisogna rilevare che anche l’operatore iniziatico deve obbedire alle Leggi Divine oggettive, deve osservarle e rispettarle se vuole produrre precisi risultati con l’ascesi a cui si dedica, ma la Legge o le Leggi universali, che egli deve tenere in conto rigorosamente, sono altro da lui, in lui si rendono immanenti solo in forma microcosmica e analogica, ma egli è sempre determinato e regolato da Leggi che lo trascendono. L’operatore iniziatico non è il Signore della Legge Universale, non è nemmeno colui che la costituisce, né colui che la fa rispettare, egli è colui che è regolato da questa Legge, e qualsiasi infrazione ad essa comporta delle conseguenze ben precise. Anche l’operatore iniziatico deve osservare una necessaria quanto rigorosa obbedienza alla Legge Divina e alla sua immanenza in ogni ordine dell’esistenza, in assenza del preciso accordo della condotta dell’uomo con quanto disposto dall’Intelletto Divino nell’immanenza fenomenica, non vi è altro che il fallimento, su qualsiasi piano e modo dello sviluppo realizzativo.

Risulta poi improprio insistere sui rapporti di attività e passività, maschilità e femminilità, delle diverse vie operative come fanno alcuni, in quanto in rapporto allo Spirito Divino Assoluto, che è sempre perfettamente in atto totalmente, tutto il resto risulta essere sempre passivo e, necessariamente, sottomesso e subordinato ad esso, come qualsiasi ente determinato rispetto al Determinante, come il finito rispetto all’Infinito, il relativo rispetto all’Assoluto, ecc. Pertanto anche colui che viene indicato come iniziato “solare ed attivo”, deve essere definito correttamente, in quanto la sua “solarità” o “attività” è solo relativa rispetto al Principio che lo trascende, che è il vero Sole e il vero Attivo, pertanto di fronte al Principio anche l’attivo iniziato solare è “passivo e femminile”, e non può essere altro che dipendente, dal punto di vista causale, e subordinato, dal punto di vista ontologico, rispetto al Principio. Chiunque presuma che l’“eroe” sia caratterizzato da un’attività e una libertà “assolute”, erra in modo grossolano, ogni disciplina eroica richiede sempre una precisa subordinazione, anche se non dualistica e distintiva, dell’io al Sé o, se si vuole, dell’animo individale all’Animo Universale, o a Dio, come risulta chiaramente dalle scritture tradizionali di Estremo Oriente, come ad esempio la Bhagavad Gita, e dell’Estremo Occidente, come l’Eneide.

Vi è poi qualcuno che tenta di ipostatizzare il dominio della religione limitandolo esclusivamente a ciò che ne costituisce solo una sua espressione limitata, o persino un suo aspetto degenerato. Pertanto il soggetto racchiude la religione nella sola dimensione dogmatico-devozionale, la quale viene poi disprezzata e squalificata ingiustamente da coloro i quali vi sovraordinano il dominio dell’iniziazione e della “conoscenza iniziatica”. A questo tipo di distinzione, decisamente impropria, ne seguono altre che derivano dagli errori primari commessi, perciò si afferma che la religione consiste esclusivamente nello svolgimento di atti pratici esteriori, che si risolvono in una cultualità rituale e in una non ben definita pratica “invocatoria”, la quale definisce il rapporto del religioso col Dio come qualcuno estraneo ad Esso. Nel suo “culto esteriore” l’officiante religioso, secondo la visione alterata che stiamo esaminando, non ha alcuna partecipazione essenziale e comunione di sostanza col Dio, ciò comporta dunque una “limitazione” o un “errore” rispetto alla pratica superiore, che si vuole sovraordinare a quella “religiosa”, ovvero la pratica iniziatica, o anche la pratica “misterico-teurgica”. La pratica “iniziatica” si rivolgerebbe a un non bene precisato “soprasensibile”, ma il Divino non attiene al sovrasensibile, ma al sovrarazionale, e dunque non è possibile limitarsi a questa definizione dell’operatività iniziatica, perché si genera confusione. Chi parla del “soprasensibile” lo indica anche come “potenza”, ma, come è noto, la “potenza” ha un carattere dinamico, e dunque animico, perciò non attiene al Divino inteso come Essere Immutabile e Immobile, ma piuttosto riguarda ciò attraverso cui il Divino si rende immanente nella dimensione fenomenica del divenire. Nella religione romana l’endiade Devs-Nvmen chiarisce questa distinzione, così come l’endiade greca Theos-Daimon, nella quale si definisce correttamente quanto viene da noi espresso. Nel Devs oTheos si individua l’aspetto Essere immutabile, lo Spirito, la trascendenza del Divino, mentre nel Nvmen o Daimon si individua l’aspetto Esistenza mutevole, l’Anima, la potenza immanente del Divino. Le affermazioni errate riguardo al Divino sono spesso derivate dall’accoglienza dei grossolani errori relativi alla teologia o alla numenologia romana compiuti da Evola, il quale ha cercato di distinguere un’esperienza mediata e mitologica del Divino, ritenuta inferiore, da un’esperienza diretta e assoluta dello stesso, inteso come ciò che è senza forma e senza immagine, “muto ed essenziale”. Bisogna però precisare che laddove c’è assolutezza, cioè soluzione di ogni alterità, dualità e determinazione, non c’è esperienza, in quanto nell’Assoluto non c’è alcuna presenza di soggetto e oggetto e della loro relazionalità, e dunque nessun esperiente, nessun esperito e nessuna esperienza. Inoltre se si ritiene che l’esperienza del Divino “senza forma” sia anche “essenziale”, bisogna dire che l’essenziale attiene ancora alla forma, e, a livello di Essenza Divina alla Forma Primaria, perciò l’esperienza del Divino essenziale e vuoto, non è “espressione” del senza forma, è però esperienza del senza immagine, perché l’immagine riguarda solo il piano animico-immaginale. L’essenziale, inteso in senso individuale, coincide con la forma eterna dell’ente determinato, mentre l’essenziale, inteso in senso universale, contiene tutte le forme che sono suscettibili di esistenziarsi nell’insieme della Manifestazione Universale. Ma Evola, nei passaggi suddetti, e in molti altri come vedremo, compie confusioni di ogni genere, egli era tutto volto a una certa “pratica realizzativa”, ma era assai difettoso nella conoscenza metafisica autentica, che egli avrebbe voluto anteporre ad una “inferiore” conoscenza religiosa, generando così confusione e smarrimento in coloro i quali lo hanno seguito e lo seguono.

Occorre poi dire che è vano tentare di spiegare il senso della religio distinguendone i significati a partire dai verbi da cui il termine religio sarebbe derivato. Qualcuno insiste sul relegere e lo distingue dal religare, ma attribuisce ai due verbi dei significati alterati. Il relegere attiene propriamente all’attività dell’intelligenza dell’uomo e non è propriamente il “raccogliere nuovamente” qualche cosa di indefinito, inoltre la particella iniziale re-, non ha il significato di reiterare, di rinnovare o di ripetere, qualche gesto, come nel caso del verbo re-velare, da cui re-velatio, termine da molti inteso erroneamente come “velare di nuovo”, mentre la particella re- significa “ricondurre indietro”, rivelare significa in realtà “trarre indietro il velo”, dunque svelare, rendere noto. Allo stesso modo viene inteso il senso di religare, che originalmente non è quello che poi gli è stato attribuito dalla religione cristiana. Nell’ambito religioso romano, nel quale sono stati definiti dalle autorità sacerdotali, come sarà dimostrato più avanti, questi verbi hanno tutt’altro significato e dai più vengono utilizzati a sproposito, specie da coloro che hanno solo una conoscenza superficiale della religio e, allo stesso tempo hanno un interesse ad utilizzarla strumentalmente, distorcendone l’origine, la natura e il fine, per piegare il tutto alle loro opinioni generanti confusione e sviamento.

Allo stesso modo vengono fatte delle distinzioni fra la religiosità “centrifuga” e la presunta autentica spiritualità “centripeta”, che sono prive di qualsiasi fondamento, così come manca di corrispondenza alla realtà la distinzione fra culto e rito, fra azione religiosa e azione magica, fra le celebrazioni cultuali e lo sviluppo degli stati superiori dell’essere dell’animo umano, fra la “realizzazione mistica” e la “realizzazione metafisica”, fra i fedeli devoti e i loro culti e gli iniziati con i loro riti e l’ascesi. Ma vi è di peggio. Qualcuno dice che esistono “vie ortodosse” come quella della religione e “vie eterodosse” come quella del sapere, della conoscenza o della gnosi iniziatica. A queste astrusità si associano ancora delle visioni alterate, per cui si insiste col dire che il religioso è limitato alla fede ed egli ritiene che la via della gnosi abbia un “carattere satanico”, ma questa posizione vale esclusivamente, e molto limitatamente, solo per un certo particolarismo exoterico cattolico o anche mussulmano, ma un effetto della limitazione inerente a certi particolari casi non può essere generalizzato come un carattere proprio a tutto ciò che si ritiene “religioso”. Purtroppo molte di queste opinioni errate o superficiali vengono dal fideismo guenoniano o evoliano, per non dire di quello kremmerziano. A causa della ricezione fideistica di certe affermazioni evoliane qualcuno inverte addirittura i diversi piani operativi e tenta di subordinare “l’ascesi della contemplazione” alla “ascesi dell’azione”, essendo, come ben noto, il dominio dell’azione connesso al piano cosmologico, e quello della contemplazione, ovvero anche dell’intellezione, connesso al dominio puramente sovracosmologico.

Ma poi ci si spinge ancora oltre, con varie forzature e ribaltamenti di senso, distinguendo la “religione” dalla “tradizione”, e subordinando la prima alla seconda, secondo il noto schema guenoniano errato. Ne deriva successivamente una stortura completa quando si ritiene che la dimensione religiosa sia quella propria dell’animo e quella della tradizione sia quella propria dello spirito, ma chi fa queste affermazioni non evidenzia una conoscenza adeguata dell’animo e dunque ne limita la dimensione a quella dell’anima. Nell’uomo l’animvs è propriamente l’elemento trascendente, la sede della mens o dell’intellectvs, mentre l’anima è propriamente l’elemento immanente e in essa si individua tutto ciò che vivifica il composto umano e presiede alle funzioni psichiche contingenti. Se si afferma che lo spirito è al di fuori del tempo e dello spazio, vuole dire che è anche fuori dal movimento fenomenico e dall’azione temporale, dunque se si vuole che lo spirito venga posto in atto nel soggetto, bisogna che in esso venga estinta ogni azione, esteriore, connessa al dinamismo fisico, ed interiore, connessa al dinamismo psichico, perciò la “via dell’azione” deve essere trascesa dalla “via della pura contemplazione”.

Purtroppo le limitazioni, gli errori e le deviazioni presenti in coloro i quali hanno esposto scorrettamente la natura della religione, e poi, di conseguenza, anche la natura dell’iniziazione e della tradizione, si sono diffuse nei decenni e ancora oggi continuano a determinare le più nefaste conseguenze. Coloro i quali si rifanno a Guénon, o purtroppo solamente a Evola o a Kremmerz, sono portati ad assumere una posizione impropria, diversi si riducono a considerare esclusivamente l’esoterismo e squalificano l’essoterismo, quindi tendono a presentare le “limitazioni dell’exoterismo” o a insistere sui presunti “limiti del misticismo” per sovraordinargli la presunta superiorità della “iniziazione”, con lo scopo di perpetrare l’erronea invalidazione della religione. Qualcuno si spinge persino a dire che oggi l’essoterismo, o l’esperienza religiosa, non possono essere di supporto per conseguire delle “realizzazioni superiori” o che, addirittura, siano un ostacolo per perseguire la “realizzazione ermetico-magica”. Questi sono purtroppo gli effetti delle diverse concezioni distorte della religione, che molti hanno assunto fideisticamente, in maniera “credula” e “devozionale”, da quanti non avevano la conoscenza dovuta delle cose che presumevano criticare o “superare”. Il fine di questa azione risulta essere sempre lo stesso, è quello di scavalcare titanicamente ogni regolarità tradizionale, e quindi, di fatto, ogni adeguato ricollegamento alle tradizioni spirituali autentiche, solo nelle quali esiste la perfetta integrazione armonica di essoterismo ed esoterismo, così come la possibilità di sviluppare in modo integrale la realizzazione dell’uomo, a partire dai suoi fondamenti fino alla sua perfezione universale integrale. Chi invita a scavalcare la “religione” o “l’essoterismo”, per accedere immediatamente al dominio esoterico, iniziatico o ermetico-magico, promuove il peggiore titanismo esoterista.

L’illuso crede di avere compreso la situazione in cui versa l’umanità, ma in realtà ne capovolge il senso ed invita l’ultimo uomo al più radicale individualismo titanico, a causa del quale ciascuno si confeziona la via da percorrere da sé, ognuno elabora il suo percorso individuale, persino “il suo percorso iniziatico”, in modo indipendente da qualsiasi autentica tradizione spirituale. Oltre a favorire queste deviazioni costui tende sempre di più a sfumare il senso della “tradizione” in un ente totalmente astratto, svincolato completamente dall’immanenza storica e dalle strutture regolari in cui la “tradizione” si è sempre manifestata. La “tradizione” diventa così un elemento puramente “spirituale” e “trascendente”, senza alcuna relazione con la temporalità e le autentiche tradizioni positive, in questo modo ci si libera le mani da ogni impegno con le tradizioni reali e ci si rifà ad una “tradizione” inventata e immaginaria, nella quale si colloca ogni cosa a proprio piacimento, incluse le storture su religione, iniziazione e realizzazione. A causa dell’ormai estrema irregolarità in cui le prassi tradizionali versano, i testi, le dottrine, le pratiche spirituali tradizionali vengono utilizzate da chiunque per farne ciò che a ciascuno piace e fa comodo. Una volta assunta questa direzione perversa e antitradizionale, ci si oppone alle tradizioni autentiche attaccandole, criticandole e svilendole, col fine di allontanare gli uomini dalle stesse per rimetterli a certe sedicenti “vie attive individuali”, agli ascensi che escludono qualsiasi riferimento ad ogni ordine tradizionale. Quando poi si attacca ciò che si crede essere il “dogma religioso”, senza comprenderne la natura o che cosa esso sia, facendo su di esso affermazioni che sono esclusivamente frutto del dogmatismo dell’individuo profano postmoderno, allora si ha il completo capovolgimento del rapporto normale che si deve tenere con la Realtà Divina.

L.M.A. Viola

Estratto da Saturnia Regna n. 66, “Che cosa è la religione”

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