L’opera magistrale svolta dai Padri della transizione, per fissare il deposito della sapienza religiosa e civile romano-italiana, e per consegnarlo alla trasmissione nei secoli, si è concentrata sulla definizione del canone degli autori, sulle regole dell’accesso alla loro opera magistrale e sulla regolarità della loro trasmissione.
Nel complesso dell’opera è rientrato anche l’ordinamento delle varie scienze sacre a cui il religioso deve applicarsi per formarsi compiutamente nella religione e nella vita civile secondo giustizia.
I Padri hanno costituito un corpus di scritture che consentiva di avere sempre di fronte a sé le vite esemplari dei Maggiori, perché l’uomo religioso italiano potesse imitarle nel tempo.
La storia trasmessa, secondo il monito ciceroniano, doveva essere luce della verità religiosa, memoria della vita esemplare, maestra di vita ed esortazione alla pietà verso la vetustà[1].
La storia deve perciò essere assunta nel suo senso sacro, quindi deve essere fondata teologicamente e religiosamente, essa deve mantenere viva la memoria delle gesta divine esemplari dei Padri nelle generazioni, deve suscitare l’amore per la gloria nei giovani, in tutti i fedeli di Roma.

Questo è l’usus maximus della storia, mentre la semplice erudizione storica esteriore è inutile e sviante, come dice anche Quintiliano. Il soggetto deve accostarsi alla storia sempre in modo religioso, in quanto la storia trasmessa dall’autorità dei Padri è vera luce di esempi divini, di maestri di vita religiosa, quindi ogni tentativo di alterare o mettere in dubbio la storia sacra della civiltà romano-italiana va respinto con forza.

Allo stesso modo deve essere trattata l’alterazione della consegna sacrale dell’eredità monumentale, che è stata accolta dal Medioevo e poi ristabilita dal Rinascimento, attraverso la riscoperta delle tracce artistiche e architettoniche dell’Urbe. L’amorevole conservazione della memoria di Roma, e della tradizione divina, si trova anche nell’approccio che si ha verso le “sacre pietre”, il quale deve avvenire come per la storia sacra e non secondo i modi dell’archeologia profana moderna, che si è sviluppata a partire dal ‘700 e poi è degenerata fino allo stato attuale.
Gli elementi che abbiamo descritto costituiscono i capisaldi su cui si è fondato il riadattamento della tradizione religiosa e civiledi Roma-Italia svolto dai Padri autorevoli della transizione.
Questa ridefinizione della modalità della tradizione è stata consegnata al Medioevo, durante il quale ha subito alterazioni e parziali occultamenti, per essere poi riattualizzata nel periodo rinascimentale, dopo di che si è prodotto un progressivo allontanamento dalla tradizione, fino alla emergenza di una condotta antitradizionale che si è imposta sui diversi indirizzi tradizionali fra ‘700 e ‘800, per poi consolidarsi nel ‘900 fino a dominare oggi il campo degli studi sulla romanità.

(tratto da OriginiLa presenza attuale della via tradizionale della romanità classica)