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Lo smarrimento dell’anima nel mondo e la costituzione del “regno del male”

“Ma per quale causa le anime, pur essendo parti del mondo superiore e appartenenti completamente ad esso, si sono dimenticate di Dio loro Padre e ignorano se stesse e Lui? Per loro il principio del male fu la temerarietà e il nascere e l’alterità originaria e il desiderio di appartenere a se stesse. In tal modo soddisfatte di quella loro manifesta decisione, dopo aver abusato del loro movimento e aver corso in senso contrario, una volta allontanatesi di molto, ignorarono finalmente se stesse e il loro luogo d’origine: simili a fanciulli che, troppo presto rapiti ai loro genitori e allevati per molto tempo lontani da loro, non riconoscono più né se stessi né i genitori.

Le anime dunque, non vedendo più né Lui né se stesse, disprezzandosi, per ignoranza della loro schiatta, e stimando tutte le altre cose più che se stesse, stupirono sbigottite di fronte ad esse e si meravigliarono e si staccarono con tutte le loro forze dalle cose dalle quali si erano allontanate con disprezzo. È dunque evidente che la causa di quella totale ignoranza di Dio è la stima delle cose terrene e il disprezzo di se stessi. Infatti il perseguire e l’ammirare una cosa vuol dire, per chi la persegue e l’ammira, confessare nello stesso tempo di essere inferiore; ma chi si pone al di sotto delle cose che nascono e muoiono e si crede la più spregevole e caduca delle cose che stima, non saprà mai pensare nell’animo suo né la natura né la potenza di Dio.”

Nelle parole di Plotino è riassunta la causa della catabasi dell’anima e della sua assimilazione al corpo, così come della sua estroversione nelle cose esteriori a sé e a Dio. L’anima individuale “prima di sporgersi” restava immobile nell’intelligenza, senza passione o soggezione al male, unita all’Anima del Mondo, nella pace partecipava della condizione di beatitudine e del potere divino. Ma come l’Anima del Mondo si è svolta, anche l’anima individuale è stata determinata per rendersi immanente nel piccolo mondo sensibile e corporeo. Sono la sua discesa e il suo contatto con la dimensione corporea-sensibile che possono produrre la soggezione al male, a seconda del modo con cui l’anima assume il veicolo della sua manifestazione e svolge l’ufficio della direzione dell’uomo. Questa possibilità di “peccare” è dovuta alla duplicità insita nella stessa anima e nella sua funzione mediatrice, alla quale si associa la libertà relativa che è propria dell’anima riflessa.

Il contatto con la corporeità può generare l’assimilazione al corpo e alla sensazione, dalla quale deriva la dimenticanza di sé e di Dio, sua origine. L’oblio di sé determina anche la soggezione ad hypnos, alla sospensione dell’attività del nous, dell’intelletto, e, di conseguenza, anche la soggezione ad una visione velata, alterata, illusoria della realtà. La dimenticanza della sua identità e della sua origine, con la corrispondente sospensione della “visione di lassù”, sprofonda l’anima nell’alienazione dall’Essere e dal Vero, perciò essa si confonde con l’altro da sé, col corpo, con gli oggetti effimeri, perdendo così completamente se stessa e la possibilità di realizzare il suo bene. A partire dalla temerarietà, che coincide con l’impulso a proiettarsi al di fuori del vertice del Cielo per appartenere a se stessa, si determina anche l’autoamore individuale dell’anima, il quale è un riflesso invertito dell’autoamore dell’Uno, che limita l’anima in se stessa e la separa illusoriamente da Esso. Questo autoamore originario diventa vano amor proprio, orgoglio e presunzione di autoconsistenza e autosufficienza, elementi che in realtà non esistono. L’illusione di autodeterminazione e di sufficienza a se stessa genera un’ebrezza nell’anima, dovuta alla perdita della sobrietà intelligibile di cui fruiva prima del suo sporgersi verso il basso. Integrata nell’intelletto, l’anima stava nell’essere senza morte, senza velamento, essa non conosceva il succedere temporale, ma, una volta che si è gettata nella gran corsa nella via contraria, “la via all’ingiù” che si svolge lungo l’asse retto da necessità, Ananké, l’anima patisce la sua katabasis, e si associa al demone astrale selezionato dalle sfere superlunari. Dopo essere discesa nella colonna di luce attraverso i cieli inferiori, l’anima viene poi immessa nel corpo, non prima di aver attinto, in diversa intensità, dal fiume di lethe, matrice della bevanda dell’oblio, dalla quale deriva uno stato di sonno mortale ipnotico, la broteia, più o meno grave a seconda del destino fatale a cui l’animo, nella sua esistenza composta, deve andare incontro.

Una volta soggetta alla condizione carnale, l’anima patisce la massima distanza-alienazione dal suo principio, il sonno carnale rende l’anima dimentica di sé e della sua origine. Stabilita nell’individuazione corporea, essa si immedesima ad un singolo corpo-maschera e si confonde, a causa dell’ignoranza di sé, completamente con esso, in questa condizione la sua essenza, il suo vero bene, sono per l’anima del tutto ignoti. A causa dell’ignoranza metafisica di sé e di Dio, l’anima si ammira nello specchio del senso corporeo e si immerge nella sensazione carnale, perciò si fa impressionare e suggestionare da ciò che costituisce altro da sé, dalle cose che essa non è, perciò trasalisce attonita di fronte ad esse e ne viene avvinta. Strappata così dal suo essere, a cui ha voltato le spalle con disprezzo, vaga smarrita nella dimensione corruttibile. Tramortita, commossa, perturbata e soggetta alla broteia, l’anima è “ammaliata” dal sensibile, solo dal quale trae consistenza e definisce la sua identità. In questo modo l’anima cessa di consistere in se stessa e nell’Essere Divino, per perdersi nell’altro, così si disprezza e non valuta più correttamente ciò che ha un vero valore.

A causa della sua insipienza l’anima dispregia il vero bene e apprezza le cose terrene, perciò si assimila ad esse e ne subisce la natura effimera, perdendo ogni quiete. Questo indirizzo annientante porta a drammatiche conseguenze, se l’anima non trova la via del ritorno, la sua disperazione non potrà avere risoluzione: “…Il male, infatti, per ciascuna di esse , sta nel fuggire il meglio e ancor più nel fuggirlo per andare verso il peggio e, a causa della loro “debolezza”, le anime che hanno fatto una scelta , soffrono ciò che debbono soffrire…”. L’anima temeraria abbandona la sua ferma contemplazione dell’Essere Divino, per involvere nel dispiegamento vorticoso dell’esistenza individuale. Più essa si allontana dalla contemplazione immediata di Dio, più in lei si accresce l’ascendenza del sensibile, l’attuazione della vita corporea, così si determina un’inclinazione deviata della sua attività propria, fino al punto in cui l’anima perde completamente ogni consistenza nell’Essere Intelligibile e di conseguenza anche in sé. L’allontanamento dall’Essere le fa perdere anche misura e ordine, per accogliere in via crescente dismisura, illimite e chaos, divenendo così sempre più malvagia, fino ad allontanarsi del tutto dall’Essere Divino, per assimilarsi alla sostanza inferiore abissale, alla Materia intesa quale luogo della massima illimitatezza e dismisura. Una volta che l’anima raggiunge la condizione peggiore perde ogni impulso alla conversione, perciò ogni rivolgimento alla sua origine, al fine di ricostituire il suo stato originario, ristabilendosi nell’immediata contemplazione divina di Dio e fruendo della perfezione dell’ordine, della misura e della bellezza, viene meno. Fattasi completamente simile al corpo, sottomessa interamente al genere di vita sensibile, vanamente l’anima si attacca alle cose caduche ed effimere, copia vana delle Idee eterne, enti che sono assai più bassi e spregevoli di lei, elementi che, per natura, sono privi di ordine, numero e misura esemplari, perciò non costituiscono altro che la parodia dei veri beni.

A causa della debolezza della sua intelligenza e della chiusura del suo occhio divino centrale, l’anima non può più accedere alla contemplazione, alla sua attività elettiva, in mancanza anche della retta ragione, l’anima soggiace alla smisuratezza, poi alla sproporzione ed infine alla dissoluzione. Smarrita nella “pianura dell’oblio”, l’anima perde ogni sua buona qualità, ma quel che è peggio è che essa ignora quale sia la via della liberazione dal male che soffre, perciò, senza l’adeguata intenzione, non può costituire una vera disposizione filosofica, che è propria del solo vero filosofo: “ … l’anima del vero filosofo, non ritenendo di dover contrastare questa liberazione , si astiene dai piaceri, dai desideri e dalle paure il più possibile, considerando che, chi si lascia prendere oltre misura dai piaceri o dai timori o dai dolori o dalle passioni, non riceve da essi un male di quelli che si potrebbe a credere, come se si ammalasse, o consumasse parte delle sue sostanze per soddisfare le sue passioni, ma subisce il male più grande che si possa immaginare: subisce questo male, e non se ne rende conto”.

Purtroppo l’anima, nella sua radicale ignoranza, nel suo smarrimento, nella sua assimilazione alla carne, è completamente perduta, essa “ … provando un forte piacere, un forte dolore a causa di qualche cosa, è spinta per questo a credere che ciò che le fa provare queste sue affezioni sia la cosa più evidente e più vera, mentre non è così. Ora, questo ci accade specialmente con le cose visibili”. Certo, per coloro i quali soffrono integralmente l’ignoranza e perciò hanno smarrito completamente la via, il regno della dissomiglianza e la profonda oscurità della pianura dell’oblio sembrano cose reali. Essi si trovano nella condizione peggiore possibile, patiscono il male più grave e non se ne rendono conto, queste anime sono così ottuse che gioiscono persino per la loro condizione penosissima. Nel loro caso, se Dio non gli invia qualcuno per liberarle, non avranno alcuna speranza di liberazione, in quanto “… ogni piacere e ogni dolore , come se avesse un chiodo, inchioda e fissa l’anima nel corpo, la fa diventare quasi corporea e le fa credere che sia vero ciò che il corpo dice essere vero. E da questo avere le stesse opinioni del corpo e da questo suo godere degli stessi godimenti del corpo, io penso, è costretta anche ad acquistare gli stessi modi e le stesse tendenze del corpo, e quindi a diventare tale da non potere giungere pura all’Ade; ma uscirà dal corpo tutta piena di desiderio del corpo, cosicché cadrà subito nuovamente in un altro corpo, e, come se fosse semenza, ivi germoglierà, e, per questo, non potrà mai avere in sorte la partecipazione di ciò che è divino, puro, uniforme”.

Le parole sante dei sapienti divini ci invitano a trattare della situazione terminale dell’uomo e dell’umanità, lo stato in cui versano ormai le ultime anime, e la soggezione che esse presentano al principio tenebroso abissale, che ormai ha esteso il suo dominio sull’intera terra, è analogo a quello di chi ha descritto Socrate, di un essere che ha smarrito completamente il senso e la pratica del Bene. Noi ci inoltreremo nell’esame di una situazione che prefigura, sostanzialmente, il ribaltamento finale della condizione paradisiaca originaria dell’anima, infatti vedremo che l’uomo terminale ha completamente perso la conoscenza di sé, della sua origine e del suo fine ed è impegnato in una spasmodica e frenetica riproduzione rovesciata del Regno Divino, edificando un vero e proprio regno diabolico in tutta la sua integralità. Dovremmo dire, all’inizio del nostro viaggio “ … per me si va nella città dolente, per me si va nell’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente”. Certamente, come il Sommo Poeta, il viaggio che ci si apprestiamo a compiere si svolge nelle profondità infernali, perciò incontreremo “… le genti dolorose c’hanno perduto il ben dell’intelletto …”, le quali affollano luoghi sinistri nei quali  “ …  sospiri, pianti e alti guai risonavan per l’aere sanza stelle … diverse lingue, orribili favelle,   parole di dolore, accenti d’ira, voci alte e fioche, e suon di man con elle facevano un tumulto, il qual s’aggira  sempre in quell’aura sanza tempo tinta …”.

Ora avvieremo la descrizione di ciò che costituisce l’ultima fase della catabasi dell’umanità, la quale, in funzione delle sue diverse caratteristiche, è stata definita anche “postmodernità”, una fase temporale nella quale si è costituita ciò che anche i sociologi profani definiscono come “civiltà del desiderio sfrenato e insaziabile”, una situazione che ormai ha preso il definitivo sopravvento su ogni ordine precedente e sta per stabilirsi nell’intero spazio della terra.

Questa situazione, come si vedrà, non è separabile dall’orientamento terminale del capitalismo, un indirizzo controtradizionale della condotta dell’uomo, della società e dell’economia, che si è affermato negli ultimi due secoli e che ha portato la società umana nella direzione della sua rovina definitiva. Nemmeno ciò che si è tentato di opporgli, in quanto proveniente dalla stessa radice profana, come il socialismo, il comunismo o altri elementi, ha potuto evitare che si producesse questo stato di cose. 

Del capitalismo è possibile distinguere tre fasi e tre epoche in cui si è sviluppato nella sua integralità. Nella prima fase dominava un’economia di produzione, alla quale si è sostituita un’economia di consumo, la quale, infine, è stata sostituita da un’economia di iperconsumo, nella quale l’avidità e la concupiscenza di oggetti corporei e di esperienze edonistiche sensibili hanno raggiunto la loro radicalizzazione. In pochi decenni questa terza fase del capitalismo selvaggio e furioso ha ormai sconvolto gli stili di vita e le abitudini dell’intera popolazione mondiale, anche attraverso la globalizzazione di questo indirizzo radicalmente controtradizionale dell’esistenza.

L’uomo terminale ha capovolto le priorità della vita, egli ha nuovi modi di relazionarsi con le cose, con il tempo, con se stesso e con gli altri. L’edonismo individualistico nichilistico più radicale domina interamente il campo della società, delle istituzioni e dei governi, così come tutte le politiche a livello internazionale e mondiale. Alla militanza per l’affermazione delle ideologie politiche e all’impegno per l’affermazione di determinati principi, ovvero alle condotte che si tenevano fino a qualche decennio fa, si è sostituito un edonismo crescente, al posto dell’amor di patria e alla difesa della nazione, così come delle specifiche culture, si è sostituita la febbre intensiva del benessere, alle spinte per la rivoluzione e la restaurazione di condizioni migliori per l’umanità si sono sostituite la ricerca continua dello svago e del divertimento.

Oggi si sta delineando una parodia infernale della religione tradizionale, la pseudoreligione del benessere individualistico integrale, che spinge l’individuo nella direzione della continua ricerca del miglioramento delle condizioni materiali, corporali e sensibili della vita. Perciò lo scopo supremo delle società integralmente edonistiche è costituito dalla soddisfazione completa di una lussuria illimitata, è il massimo piacere carnale per tutti, democraticamente reso disponibile a ogni uomo; questo scopo deve essere posto al centro di tutta la vita e di tutte le istituzioni civili e sociali. Ciò che si sta configurando è una situazione terminale, nella quale viene radicalizzato, perciò completato, il processo di materializzazione della vita dell’uomo, che aveva portato alla semplice “società dei consumi”, nella quale le dinamiche economiche, sociali e politiche erano volte a favorire la produzione e il consumo di massa, e a ridurre la vita dell’uomo alla sola attività del consumo edonistico indefinito. Anche secondo le osservazioni degli studiosi profani, si è ormai passati da una società materialistica, nella quale l’accento era principalmente posto sul benessere materiale, sull’acquisizione di “beni materiali” stabili, sulla sicurezza fisica, ad una società nuova, definita da alcuni “postmaterialistica” , nella quale l’accento viene posto invece sulla “qualità individuale della vita”, sull’affermazione di se stessi, sulla costituzione del proprio stile di vita originale, sull’elaborazione della propria spiritualità, sulla ridefinizione individuale del senso dell’esistere, sul continuo aggiustamento di tutti questi elementi in funzione di un risultato “benefico” integrale. In maniera pressoché impercettibile per la stragrande maggioranza, si è passati da un sistema culturale essenzialmente materialistico a un nuovo sistema tendenzialmente “postmaterialistico”, o se, vogliamo, pseudospiritualistico, che rappresenta lo stadio terminale della catabasi dell’umanità e della ricerca a rovescio della felicità e dello stato di perfezione. Perciò, in quest’ultimo periodo verrà reintrodotta, ma in forma rovesciata e speculare, ciò che costituiva la vera e propria ricerca spirituale, a partire dalla conversione e dalla definizione della realizzazione spirituale ascendente, che permette al soggetto determinato di liberarsi da ogni limitazione della contingenza e perciò anche da ogni coinvolgimento nell’alterità e nella malia.

Nel corso degli ultimi trent’anni si è particolarmente accentuato lo sforzo di coloro che vogliono che si produca l’ultima trasformazione della qualità dell’esistenza nelle società radicalmente atee ed empie. Tutto sta confluendo nel senso del superamento di ciò che un tempo era la massificazione indeterminata dei consumi, facendo in modo di pianificare ogni opera in funzione dell’adattamento individualistico di tutto l’insieme del sistema edonistico di vita. Le industrie e i servizi mettono in atto logiche, opzioni e strategie varie sempre più orientate alla personalizzazione dei prodotti, dei prezzi, delle offerte, e, come si vedrà, degli stili di vita, delle sensazioni, delle emozioni, delle dimensioni esistenziali, proposte alle quali si potrà accedere con il relativo costo e una specifica organizzazione razionale. La stessa pubblicità, i mezzi commerciali, la grande distribuzione, sono tutt’ora impegnati in politiche di differenziazione e segmentazione volte a raggiungere la più ampia commercializzazione di uno stile globale di vita, tutti questi vettori alimentano sempre più spasmodicamente il bisogno di ben-essere, innalzando sempre di più l’asticella in una determinata direzione. A causa di questo indirizzo avanza una generazione di worried well, ovvero di “sani preoccupati”, di uomini che, considerati sani fino a pochi anni fa, sono ora considerati arretrati e imperfetti rispetto ai nuovi canoni di “salute” e “benessere”. Perciò un numero crescente di uomini è sottoposto a continui messaggi, che spingono a perfezionare continuamente il corpo, le prestazioni, l’estetica, la salute, ed immettono, allo stesso tempo, in un immenso sistema che commercializza tutte queste operazioni. Nello stesso indirizzo rientra la massificazione della medicalizzazione dell’intera esistenza, per la quale le diverse istituzioni spingono affinché siano svolti esami “preventivi” massicci, incombenti e vincolanti, di ogni genere, in accordo a quanto promosso dalla O.M.S. ed imposto a tutti gli stati del mondo, in vista del raggiungimento della più alta “qualità della vita” possibile, un concetto contrario a quello tradizionale di “vita buona”. Oggi la vita qualitativamente più elevata non è la vita virtuosa fondata sulla sapienza, in funzione dell’attuazione della giustizia, non è la vita beata e veramente sana, ma è una vita completamente licenziosa e viziosa, fondata sulla sensazione e sull’opinione, volta interamente alla ricerca del benessere edonistico integrale, in ogni suo aspetto. La “vita buona” viene organizzata per acquisire piacere e dare piacere, è impegnata a guadagnare denaro e mezzi per ottenere godimento completo, licenzioso e anarchico, di tutto ciò che è corporeo e materiale, o è comunque connesso alla sensazione e allo psichismo inferiore. Per dare soddisfazione ai continui e diversi desideri, si abbandona ogni misura e ogni azione, non si osserva più la fedeltà alla propria natura, né tanto meno ci si ordina al sovrannaturale. Tuttavia, per sua natura, la vita corporea consumata nel piacere indefinito senza alcun dolore, è irrealizzabile; se si procede in questa direzione, nel tentativo vano di eliminare ogni sofferenza carnale, subentreranno problemi di diversa natura, problemi nei quali l’umanità finale ormai è completamente sprofondata.

Dunque non ci si deve illudere, come accade ad alcuni, che si stia uscendo dal materialismo procedendo verso l’alto, perché, in realtà, si sta scivolando dal materialismo sempre più verso il basso, ovvero verso la disintegrazione finale di ciò che nella società umana e nell’uomo si riduce alla materia corporea, avente ancora una certa forma e un certo ordine, per raggiungere compiutamente il subformale e il disordine completo. René Guénon, trattando della parte terminale della fine dei tempi della presente umanità, ha delineato chiaramente ciò che costituisce l’istituzione della grande parodia o della “spiritualità alla rovescia”. Si tratta “ … solo di una parodia della spiritualità, o meglio di una sua imitazione in senso inverso, di modo che avrà tutta l’apparenza d’essere l’opposto di tale spiritualità”. Perciò tutto ciò che si costituirà come “ricerca spirituale”, “disciplina spirituale”, “sviluppo della spiritualità dell’individuo”, avrà un carattere rovesciato, perché si tratterà di falsa spiritualità, “… falsa all’estremo limite del concepibile …”. In particolare la costituzione di questo stato di cose avverrà attraverso una grande simulazione, una precisa falsificazione, in modo tale che gli uomini siano progressivamente conquistati e ingannati. Perciò, al tempo in cui si costituirà la “controtradizione”, ovvero uno stato di cose che costituisce l’inversione completa della situazione tradizionale normale dell’umanità, appariranno cose sensibili mirabolanti e stupefacenti, le quali saranno ipertrofizzate dalla spettacolarità delle tecnologie prodotte dalla falsa scienza, in funzione della costituzione della grande illusione, entro la quale racchiudere e sottomettere gli ultimi uomini, i quali non riusciranno ad evitare di essere sottoposti all’inganno del grande illusionista universale. In particolare, ciò che a noi interessa in modo specifico in questo contesto, è che la grande parodia si costituirà in modo tale da attualizzare il Regno dell’avversario di Dio, per il quale si costituirà una situazione di cose che avrà il carattere di imitazione caricaturale e diabolica di tutto ciò che è veramente tradizionale e spirituale. Ma “… certamente non sarà più il “il regno della quantità” che era soltanto il culmine della “antitradizione”; al contrario, col pretesto di una falsa “restaurazione spirituale”, sarà una specie di reintroduzione della qualità in tutte le cose, ma di una qualità presa a rovescio del suo valore legittimo e normale”.

Dunque ciò che si costituirà sarà una vera e propria “controtradizione”, ovvero, in modo più essenziale, una “controreligione”, la quale sarà assunta da tutti coloro i quali non si renderanno conto di ciò che viene posto in atto. Gli ignari apprezzano fin da ora l’apparente reintroduzione della “qualità” in tutte le cose, la quale però è proprio il contrario della qualità spirituale. In effetti anche i profani avvertono un passaggio dal “regno della quantità”, dal materialismo, dall’economicismo edonistico di un dato tipo ad un altro stato di cose che, apparentemente, sembra il superamento “in meglio” del precedente. In realtà si tratta di uno scivolamento verso il submaterialismo, per raggiungere lo stadio terminale dell’inabissamento nel niente, nel non-ente, dell’umanità, perciò riguarda il “peggio” possibile, ma ciò deve avvenire, perché si dia compimento a tutte le cose e così venga il tempo della rigenerazione, del ristabilimento universale di tutte le cose nel loro Principio.

Tutte le azioni volte al continuo innalzamento della cosiddetta “qualità della vita”, entro la quale entrano sempre più spesso elementi considerati erroneamente “spirituali”, in quanto si tratta in realtà di elementi psichici o addirittura energetico-vitali, dà propriamente il senso e il fine di ciò di cui stiamo trattando. Ormai esistono schiere di falsi profeti, falsi maestri e falsi sapienti, che danno indicazioni sul senso ultimo delle cose, sul senso dell’uomo, sul suo bene, su quale tipo di vita deve essere intrapreso, e questi insegnamenti vengono diffusi nelle “cattedrali” dell’edonismo iperconsumistico, nelle quali si consumano gli pseudoriti della pseudoreligione dell’edonismo integrale di tipo spiritualistico, riproducendo a rovescio tutte le dinamiche di una situazione religiosa. In questo modo il soggetto attirato in questi ambiti fruisce di una specie di beatitudine rovesciata, un’ebrezza estensiva, derivata da una sorta di liberazione dai limiti e dai confini materiali e spazio-temporali, ma in senso contrario a ciò che si produce nella realizzazione spirituale. Nella vera realizzazione l’anima accede alla trascendenza, mentre in questo caso l’anima sconfina nell’immanenza radicale, nello stato indifferenziato della materia, per mancanza di ogni partecipazione alla forma, al tempo e allo spazio, una dimensione di tipo subcosmico, invece che sovracosmico, nella quale si consuma l’annientamento finale dell’anima stessa e perciò di tutto l’uomo.

  A.R.Q.

(Estratto da La fine dell’uomo nella società iperconsumistica di L.M.A. Viola in Saturnia Regna n.62,  I parte)