Come abbiamo mostrato, la magnanimitas rappresenta la quintessenza della virtvs romana, nelle scritture che narrano delle res gestae arcaiche, la magnanimità viene individuata come il cuore stesso del valore romano e della bontà del civis nell’esercizio della sua funzione di datore di Pace Universale all’Orbe. L’ideale della magnanimità ha determinato la condotta di vita romana per secoli prima che i Padri della tarda Repubblica maturassero l’intenzione di esplicarne la natura e la pratica attraverso il mezzo filosofico, col quale veniva favorita l’applicazione dell’uomo ormai involuto al fine fondamentale della sua vita. La magnitvdo animi venne trattata utilizzando anche due secoli di approfondimento della sua natura che si erano svolti in ambito ellenico, la definizione della magnanimità divenne più articolata e fu esplicata in tutti i suoi aspetti, non di meno conservò il suo autentico valore romano e la sua identità precipua. I Padri romani hanno fatto giustamente notare che essi avevano più diritto di trattare della magnanimità, rispetto ai filosofi, perché quest’ultimi non facevano che disputare sulla natura di questa suprema virtù, chiusi all’interno delle mura delle varie scuole filosofiche, separati e lontani dalla vita reale dell’uomo. Riferendosi a Catone, i Padri dicevano che delle dottrine filosofiche il romano si



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