Skip to content Skip to footer

La metafisica del Bellum

Il termine latino bellvm si vuole derivato da dvellvm. Se scomponiamo il termine dvellvm abbiamo dvo-lvm, dove dvo- sta per due-diade-diadicità, e –lvm viene da lvcm, ossia lvc-men, composizione che indica “lo splendore delle cause lucenti”, l’illuminazione derivata dalla Luce Divina. L’attività del duellare equivale dunque allo splendore della diadicità, al rilucere della tensione duale. Se poi attribuiamo a dvellvm la radice daio, con significato di ‘ardo’, ‘incendio’, dvellvm starebbe in tal caso per “lo splendore dell’arsione”, l’illuminazione dell’incendio. Se invece ci atteniamo alla radice bel-, derivata da ben-, benl-, che indica “ciò che è dispiegato secondo ordine”, infatti ben-nvs è la disposizione dell’intelligenza secondo l’ordine, avremo che bel-lvm è “lo splendore di ciò che è disposto secondo ordine”, è la disposizione secondo l’ordine dell’illuminazione-limitazione divina. Il termine dvellvm dunque, nel ricco complesso semantico che riunisce, indica l’affrontarsi duale di due parti opposte in atto di ardere e conflagrare, in vista di una disposizione all’ordine della Luce.

Di solito, anche molti noti studiosi profani, parlano di “guerra” a Roma”, di una Roma “guerriera”, del romano come un “guerriero”, di Marte come Dio della “guerra”, dell’esercito romano come il più abile in “guerra”, e via discorrendo. Ma a Roma non esiste qualcosa come “la guerra”, chi parla di guerra a Roma commette dei grossi errori svianti. Il senso del termine guerra, rispetto a quello del termine bellvm è tutt’altro. La parola guerra viene da lingue nordiche, dal tedesco Werra, dall’inglese War, ed indica una “contesa confusa”, una mescolanza agitata di contendenti, un combattimento selvaggio e disordinato, che è tutto l’opposto del razionale, ordinato e complesso bellvm romanvm, nel quale si esprime bene lo spirito di Roma. Il termine Werra servì per distinguere il modo di combattere dei barbari, in formazioni scomposte e fra soggetti individuali nella mischia, rispetto alla disposizione ordinata dei fronti tipica del bellvm-duellvm romano.

Nel termine bellvm è incluso un senso di disposizione ordinata (è derivato da ciò l’utilizzo del termine “bello” in volgare per definire cose esteticamente ordinate, “belle”) e altresì di disposizione ordinante, in quanto la ragione essenziale del bellvm è costituita dal ripristino dell’Ordine Divino laddove si era corrotto. Il bellvm è sempre un atto rituale che comporta l’unificazione di una dualità-molteplicità, una composizione coi mezzi propri del bellvm dell’unità divina pacificante, quindi il bellvm ristabilisce la Pax trascendente. Solo in questa accezione sacrale il bellvm può essere considerato ivstvm.

Il bellvm è un atto metafisico per il quale viene disposto secondo l’ordine quanto si oppone all’ordine, è un processo di integrazione o reintegrazione sacrificale di quanto si è separato dall’Unità Divina a livello cosmico, civile e personale. Questo processo di restaurazione dell’ordine comporta una “distruzione” del disordine stabilito o altresì la rimozione della molteplicità o della dualità, in altre parole comporta il superamento dell’opposizione all’Unità Divina trascendente, delle contrarietà all’ordine dell’Essere, attraverso una conflagrazione, incendivm, in-ken-divm, che fonde e ristabilisce le parti distinte nel Fuoco Divino centrale.

L’Ordine Divino a cui mira il bellvm può essere colto solo da coloro i quali si sono elevati oltre la molteplicità, la sensibilità, l’umanità, da coloro i quali sono capaci di contemplare l’Unità Divina e la Pace che essa comporta. Attraverso il bellvm-dvellvm il fronte romano conflagra con un fronte disordinato per costituire un ordine superiore, per realizzare un’unità trascendente, ciò che si è opposto alla Pace non duale viene integrato in essa. Attraverso tale atto, la dualità viene trascesa nell’unità, e le cose disperse risultano riunite nella loro comune origine divina.

Se il bellvm è ivstvm esso non elide la molteplicità sopprimendo brutalmente una parte, ma la integra nel suo principio trascendente, realizza l’unità nella molteplicità, attua l’unificazione della molteplicità, compie il plvra ad vnvm, in cui gli aspetti complementari sono saldamente composti, in modo indissolubile, nel centro dell’Essere Puro.

Il bellvm opera su tre diversi piani: cosmico, civile-sociale, personale-psichico, in ogni caso esso si attua come l’azione che compone i contrari e tutti gli elementi che in ogni piano si oppongono all’ordine e all’unità. Gli elementi opposti non vanno annientati o eliminati in quanto si determinerebbe o si andrebbe a costituire la sopraffazione di una parte sull’altra e quindi uno stato di bellvm violento continuo, esclusivo di ogni opposto o parte opponente. Occorre invece integrare le parti secondo ordine e misura, gerarchia e norma, convertendo ogni elemento che crea opposizione, ogni elemento contrario all’ordine, senza sopraffarlo, distruggerlo od omogeneizzarlo. La cessazione di ogni bellvm sarà attuata quando ogni ente sarà completamente unificato nell’Essere Puro, così come è stabilito nello stato primordiale, in cui la presenza divina statuisce la Grande Pace-Unità, l’unificazione dell’essenza degli enti nell’Essere immutabile, senza distinzione, separazione o latenza. Nell’eterno presente dell’illvd tempvs, kosmos, polis e anthropos sono perfettamente unificati in sé e nell’Essere, nessuna opposizione vige in essi, il Regno dell’Unità Divina è stabilito in loro.

Il principio del moto e della successione temporale è anche il principio della distinzione, della dualità e dell’opposizione. Col moto si genera una tensione progressiva fra l’Essere presente e l’ente temporale, questa distinzione porta anche disordine, contesa ed affermazione particolare del molteplice, situazioni che, attraverso l’azione bellica giusta, devono essere recuperate continuamente all’unità, alla stasi della quiete divina. La concezione del bellvm nelle tradizioni arie è unitaria, l’azione bellica ha la funzione di ricomporre i tre piani, il kosmos, la polis, l’anthropos, nell’Unità Divina, allo stesso modo il bellvm è azione sacrificale conforme all’ufficio divino della persona, per il quale essa stabilisce la Pace di Dio nel mondo e nell’animo dell’uomo.

In Roma il bellvm, e l’attività bellica in generale, sono attività ben precise dell’uomo e attengono alla missione di Pace Universale che l’uomo religioso deve svolgere. Perciò il bellvm è integrato e subordinato alla civilitas e dunque è espressione della sapientia civilis romana, tramite la quale, innanzitutto, si costituisce la Pax. Il bellvm, e non la guerra, risulta essere dunque l’esercizio di una pratica religioso-giuridica atta a stabilire la pax laddove essa non sussiste o è stata perduta.

Nell’azione bellica rituale l’Essere Divino procede ad unificare gli enti a Se Stesso, quest’azione è ben descritta nella Bhagavad Gita e nell’Eneide, scritture sacre in cui vi sono chiari esempi di questa unificazione interna ed esterna. Nell’azione bellica è il Dio Marte che agisce per ristabilire l’ordine divino di Giove, non è mai l’animo individuale distinto e isolato, il bellvm è attività propria dell’animo religioso, il quale per svolgere correttamente la sua funzione bellica deve sospendere ogni determinazione della volontà individuale, qualsiasi polarità umana (piacere-dolore, simpatia-antipatia, allegrezza-tristezza, ecc.) e anche ogni tensione duale volta a profitto, vittoria, gloria, ecc. Il miles romanvs è innanzitutto colui che porta la quiete quirinale in sé, e quindi pone e mantiene la Pax Divina o la recupera mediante il bellvm sacrvm, egli è una epifania del restauratore dell’Ordine Divino, è la presenza della Volontà Divina Agente, Marte, che reintegra l’ingiusto nell’ordine universale provvidenziale. Nel miles romanvs non vi è traccia di bassa umanità o di passione, stabilito nell’Essere Divino egli rende presente Ianvs Qvirinvs nella sua azione, perciò agisce come l’agente che fissa la Minerva secondo l’Arte Divina, è attiva presenza di Mars. La volontà del miles è una sola cosa con la Volontà del Dio, grazie alla disciplina militare e alla prassi rituale del bellvm il miles entra in uno stato di Fvror martis, per il quale la sua individualità è sospesa attivamente nella presenza agente del Dio. Per cui non è l’uomo che combatte nel bellvm, ma il Dio nell’uomo, un uomo che ha cessato ogni tipo di soggezione alla dimensione umana ed è capace di accogliere il Dio nel suo essere animico facendo che esso agisca in modo del tutto sacrificale. Il miles compie dunque un’azione veramente pura procedente da Dio, per Dio, volta a Dio, è un’azione svincolata da ogni umanità e terrestrità che rappresenta l’ideale olimpico-apollineo dell’azione senza azione. Nel vero miles le passioni, come la paura della morte, del dolore, l’istinto di conservazione animale, la viltà, la codardia, ecc., sono assenti, in lui si trova il Marte retto, il Romolo agente, per cui l’inflessibile attività della Giustizia Divina opera in lui, il quale, saldo e incrollabile, applica la Lex Sacra, in funzione dell’attuazione della perfetta Salvs Pvblica. Con la victoria nel bellvm il miles ricostituisce la Pax Divina originale e stabilisce in Terra il Regno di Ianvs Qvirinvs, la cui luce rifulge dalla chiusura del suo templvm. Così viene restaurata la presenza dell’ordine Divino nell’Orbe e ciò che si era alienato da esso risulta ricomposto e pacificato.

Nel bellvm il miles può incontrare la mors, se egli giunge puro a questo passaggio, ossia separato dalla condizione umana, egli trova la glorificazione trionfale della sua vita, il culmine divino dell’azione sacrificale, la purificazione estrema e finale dalla dualità alienante, l’apoteosi che libera il suo nume e lo aurifica integralmente.

A questa visione aria del bellvm è estraneo il dualismo semitico della “doppia guerra” e della “doppia pace”, delle “due stazioni divine” e delle “due città”, così come la netta distinzione fra l’azione e la contemplazione. Questo dualismo si è venuto ad affermare col Cristianesimo della fede e si è sviluppato poi anche nell’Islam, a causa delle particolari visioni del Divino e degli ideali “bellici” presenti in queste forme religiose, visioni ed ideali che, come vedremo più avanti, sono assai diversi dall’ideale del civis-miles romanvs, sia nella teorizzazione del bellvm, che della militia, nella quale si mantiene una dualità dei diversi domini e si distingue l’esito finale della “guerra santa”, la quale ha per scopo l’esclusione soppressiva, e non l’integrazione conservativa, dell’altro, del nemico apparente. Questa posizione ha dato origine allo “spirito delle Crociate” e a un perpetuo scontro soppressivo delle parti religiose apparentemente discordanti.

 

                 Vi è persino chi parla di “guerra santa” a Roma, quando sia la “guerra”, che una certa forma di “santità”, sono estranee a Roma, luogo divino nel quale vige il solo bellvm sacrvm.

 

Tratto da Viola, L.M.A., Essere Italiani, vol. II

© A.R.Q. Associazione Romània Quirites
C.so Garibaldi, 120 – Forlì
Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale, se non autorizzata in forma scritta dall’Associazione.