La mondializzazione ricerca la costituzione di un unico governo che trascenda tutte le sovranità nazionali e determini ciò che deve avvenire in ciascuna realtà locale, tutto questo processo, di fatto, assume come modello quanto si è sviluppato nell’ente più radicalmente edonistico e iperconsumistico, la federazione degli Stati Uniti d’America. L’azione “culturale” mondialista è volta ad imporre il modello del governo mondiale a tutta l’umanità, per realizzare un unico Stato politico e sociale, subnazionale e subumano, regolato da un unico sistema di pseudovalori a rovescio, volto a garantire con le sue istituzioni l’individualismo, l’edonismo, il democratismo, l’egualitarismo e tutto ciò che si trova nella “divina” dichiarazione dei “diritti dell’uomo”. Ne deriva necessariamente uno stile di vita unico, di tipo iperindividualistico, iperedonistico e iperconsumistico, che risulta facilmente dominabile da un’oligarchia, da una élite mondialista di vertice, al cui capo alla fine del tempo verrà a trovarsi un solo principio tirannico, che sottometterà tutta l’umanità all’esito più nefasto.
Il mondialismo si presenta come la riproduzione rovesciata del piano escatologico che tutte le religioni hanno sempre perseguito, infatti ogni indirizzo religioso è volto a costituire nell’immanenza il Regno di Dio, con la Sua Pace e la Sua Giustizia, quale situazione ideale dell’umanità che realizza anche la perfetta salute della sua vita immanente. Ora, nei piani mondialisti, tutto ciò si svolge a rovescio. Il governo mondiale persegue una direzione contraria alla costituzione del Regno di Dio sulla Terra, infatti questo governo deve eliminare ogni presenza di Dio dall’umanità per istituire il “Regno dell’uomo”, retto dalla “Legge dell’uomo”, a cui tutti, non per la Sovranità di Dio, ma per la tirannide dell’individuo più maligno della Terra, saranno sottomessi. Le istituzioni mondialiste devono imporre a tutta l’umanità la presunta “miglior vita possibile”, che in realtà non è che la peggiore vita possibile, quella radicalmente edonistica e iperconsumistica. Dietro il pretesto di un perfezionamento progressivo dell’uomo, e del raggiungimento della felicità perfetta su questa Terra, contestuale all’attualizzazione di una sedicente “pace universale”, vengono eliminate tutte le diversità, le distinzioni e le particolarità, in modo tale che ogni tipo di dissidenza o differenza, rispetto al piano tirannico imposto, sia ridotta al nulla e cancellata. La “pace” che si costituirà sarà la parodia della vera Pace, perché la vera Pace è costituita dalla presenza regnante nel mondo dell’Unità Divina Suprema, la quale comprende e trascende tutte le determinazioni e le differenze senza annullarle, al contrario le armonizza e le concorda in ciò che costituisce il loro Principio Trascendente. La “pace” di tipo diabolico viene costituita invece attraverso l’eliminazione di tutte le differenze e le diversità, con lo scopo di affermare un principio informe, radicalmente dedifferenziato, contrario all’Unità Divina trascendente e costituente l’omogeneizzazione dedifferenziata immanente di tutte le cose e l’assimilazione dell’uomo al substrato costituito dalla “nientezza” della materia tenebrosa.
Parallelamente alla costituzione di un solo governo mondiale si sta svolgendo anche un processo analogo nell’ambito delle religioni, a causa del quale diverse “autorità religiose” orientano la loro opera nel senso di un economicismo livellato verso il basso, e specialmente accordato ai “diritti umani”, con lo scopo di costituire una religione a rovescio che omogeneizzi tutta l’umanità in una situazione religiosa parodistica rispetto a quella dello stato originale. Ormai molte figure di vertice cercano di diffondere un credo religioso rovesciato ad un’umanità rovesciata, tra queste figure spiccano il Dalai Lama, che ha persino ricevuto il Nobel per la “pace”, come persona impegnata a diffondere il nuovo verbo dei diritti umani, e poi Papa Francesco, ma non si sottraggono a questa opera neanche autorità di vertice delle religioni ebraica e mussulmana. La “religione mondialista”, così come il governo mondiale, saranno caratterizzati da una omogeneità derivata dalla fusione denaturante delle scienze sacre di ciascuna tradizione nel verbo diabolico dei “diritti umani”, dunque ciascuno degli enti mondialisti opererà per dare piena attuazione agli astratti diritti umani in tutta la Terra.
La dichiarazione dei diritti umani è il manifesto costitutivo del regno diabolico nell’immanenza terrena, in esso si trova il “catechismo” della dissoluzione dell’uomo, delle nazioni e delle religioni, la promozione di un’azione volta all’annientamento dell’uomo mediante la sua mercificazione. Attraverso lo sradicamento completo e la fomentazione dell’alienazione vengono favoriti gli scopi del capitalismo finanziario e del consumismo mondializzato, così si orienta l’umanità verso la fine di tutto il processo catabasico. Qualsiasi resistenza e ogni opposizione deve essere combattuta, fino ad essere schiacciata ed eliminata, il piano sinistro deve essere imposto in modo preciso, la progressiva affermazione dei diritti umani cancellerà in ogni nazione il rispetto di ogni tipo di Diritto Divino, così ogni presenza attiva del Divino e del Sacro, nella religione e nell’uomo, scomparirà dalla Terra. Chi resiste, chi si oppone o cerca di agire diversamente, viene considerato “contrario” al rispetto dei diritti umani, dunque è qualcuno che compie “crimini” contro l’umanità. Coloro che cercano di preservare la loro religione, la loro tradizione, per non dire della loro sovranità nazionale, devono essere sbaragliati. Tutti coloro che provano a resistere, a mantenere anche solamente una piccola traccia di conformità alla propria ascendenza religiosa reale, devono essere sottomessi, fino ad essere “integrati”, avviliti e annientati.
I “populismi”, così come i “sovranismi”, sono espressioni di una certa resistenza, sebbene abbiano un carattere profano vengono additati come un “pericolo” per l’umanità, per la democrazia, per i diritti umani, l’ugualitarismo e il multiculturalismo e la ricerca di una chimerica “pace”. Tutti gli oppositori devono trovarsi disarmati di fronte all’ideologia mondialista, ogni residuo della civiltà tradizionale deve essere annientato, qualsiasi tipo di distinzione e affermazione delle differenze, secondo un modo ontologico e religioso, non può essere accettato. Ogni nazionalista, patriota, identitario, o chiunque si richiami in modo adeguato alla conservazione fedele della presenza provvidenziale della religione tradizionale nel mondo, deve scomparire.
La globalizzazione aggressiva opera ormai con una velocità crescente, le resistenze principali sono state ormai sbaragliate, il liberismo selvaggio sta travolgendo Stati e natura, una volta che saranno sopraffate anche le ultime reazioni, si arriverà al punto terminale. Intanto l’azione alienante continua, l’imprigionamento delle vite umane nella rete finanziaria, economica e commerciale iperconsumistica prosegue e ogni giorno diventa sempre più vincolante. La destrutturazione delle società, delle nazioni, degli uomini ha ormai raggiunto uno stato molto avanzato, per essere più efficaci tutte le operazioni globalizzanti devono essere informatizzate, per cui ogni attività dell’uomo deve essere svolta utilizzando una tecnologia sempre più astratta dall’ordine naturale e divino. Lo scientismo e la tecnocrazia hanno ormai fatto cadere la distinzione fra la politica, come ambito dei fini, e la tecnica, come ambito dei mezzi, inoltre hanno fatto sì che una scelta politica, per sua natura legata a considerazioni di carattere civile, morale e culturale, venga ora fatta a partire da una stima tecnica del risultato, basata su puri criteri scientistici, una stima che si riduce ad essere economicistica e consumistica. Qualsiasi giudizio di vero valore, così come il senso religioso del bene comune, sono stati ormai eliminati mediante l’istituzione di un apparato di controllo tecnico-burocratico basato sul concetto di “bene comune” ridotto al solo benessere materiale di tipo iperedonistico e iperconsumistico.
L’azione mondialista e globalizzante promuove anche l’eliminazione delle ultime differenze di “classe”, le borghesie nazionali devono perciò essere annientate, così come il ceto medio, ma anche il proletariato, per fare emergere il “quinto stato”, ovvero una “classe” costituita dall’individuo senza qualità e soggetto a tutte le pulsioni radicali indifferenziate, le quali devono essere espresse e regolate come esercizio della più “completa libertà” mai raggiunta. L’istruzione deve essere totalmente rivista per essere orientata nel senso opposto a quello dell’istruzione religiosa tradizionale, la storia dell’umanità deve essere interamente decostruita per essere riproposta con un senso contrario a quello che ha sempre avuto. Vi sono scuole di storia che tendono sempre più a squalificare l’importanza delle storie nazionali, delle tradizioni culturali e delle religioni, vogliono che si affermi l’integralismo di marca tecnocratica, lo pseudouniversalismo, multiculturalistico e multirazziale, contrapposto ai valori eterni delle religioni e delle nazioni, ritenuti “valori del “passato”, “retrogradi”, “superati”, contrari al perseguimento finale del ribaltamento diabolico di ogni cosa nella vita dell’uomo.
L’utilizzo della tecnologia informatica accelera il processo di globalizzazione e favorisce il raggiungimento del fine del mondialismo, la costituzione di un unico governo mondiale. Il gruppo di Lisbona ha di recente promosso un programma di azione basato su un particolare uso intensivo delle tecnologie della comunicazione, che prevede l’accrescimento dell’utilizzo di una moltitudine di strumenti tramite i quali si pensa di realizzare più rapidamente un “mondo globale”, fondato sul “rispetto dell’altro” e atto a fornire le basi migliori per un sistema di governo mondiale “cooperativo”. Ma qual è il senso della velocizzazione delle operazioni globalizzanti? Perché velocizzarle? A quale scopo? L’accesso più facile e rapido ad una quantità crescente di dati migliora qualcosa? Che cosa migliora? Le condizioni della vita materiale? Tutte queste operazioni conducono al vero miglioramento dell’uomo? Portano alla sua perfetta realizzazione, oppure procedono nel senso contrario e accentuano sempre più ogni sua viziosità, in particolare la lussuria sensibile?
Il sistema globalizzante è coordinato da poteri multinazionali e finanziari, la stessa “nuova Europa” è emersa proprio in funzione della realizzazione dello scopo mondialista, le politiche che vengono condotte da questo “nuovo” ente hanno un carattere esclusivamente tecnocratico, finanziario, ipereconomicistico e tendono a sfigurare completamente le nazioni che controllano, inoltre dequalificano gli uomini, riducendoli a semplici unità di forza-lavoro, che così possono essere utilizzati a basso costo. Rientra in questo indirizzo anche l’economicizzazione del fenomeno delle migrazioni di massa, poveri uomini ridotti a “carne da macello” vengono inseriti a forza nei processi di iperproduzione iperconsumistica. I migranti perdono il loro senso originario di appartenenza, disaggregati, risultano letteralmente “spaesati”, privati di qualsiasi riferimento al loro paese, alla loro identità etnica, civile e religiosa, divengono così atomi anonimi da integrare nel sistema globalista, per essere a disposizione come materia da utilizzare e smistare a piacimento. Questi uomini, una volta assoggettati al sistema, subiscono un profondo degrado, sviliti nella loro natura, e abbruttiti da tutto il processo, rigorosamente contrario a qualsiasi sviluppo della loro perfezione, divengono “prodotti di scarto” del processo. Diversi Stati tradizionali si oppongono a questa tendenza annientante, per cui la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, il WTO e altri enti mondialisti sono considerati nemici del popolo, ad Haiti ad esempio si fa questa equazione: F.M.I. = AIDS, in Nigeria invece le operazioni della B.M. e del F.M.I. sono definite “pillole letali” dalla stampa. Una volta che una nazione riceve un prestito dal Fondo Monetario Internazionale viene sottoposta al suo controllo, così come al controllo di tutte le organizzazioni che a quel Fondo sono collegate. I prestiti vengono erogati agli Stati per il loro “sviluppo”, così questi Stati vengono messi in ginocchio dal sistema finanziario mondialista, che gli impone di procedere solo in una determinata direzione, andando incontro ad una progressiva disintegrazione, come è successo in India, ma anche in altri Stati e in Europa. L’Europa plutocratica e bancocentrica svolge ormai un servizio subordinato alla Banca Mondiale, i suoi organismi centrali possono sovrapporsi ai diversi Stati membri e dettare loro le famose “direttive dell’unione”, che non sono deliberate dal Parlamento europeo, il quale ha solo delle funzioni consuntive o di ratifica, ma vengono stabilite dalla Commissione, un organo tecnocratico svincolato da ogni autentica legittimazione politica. Questa sarebbe la “sovranità” di cui godono le “nazioni europee” riunite in una nuova casa comune, in attesa di quella ancora più grande, che si costituirà nei prossimi anni. Si pensi che i più entusiasti promotori della “Nuova Europa” sono stati i banchieri, i governi collusi coi banchieri e gli organismi del mondialismo.
Per procedere nel senso delle direttive emanate occorre spalancare le porte all’immigrazione con sanatorie di diverso tipo e leggi simili a quella Turco-Napolitano, che prevedeva i ricongiungimenti familiari fino al terzo grado, praticamente il trasferimento in Italia di interi villaggi. In questo modo si prende una direzione che disgrega sempre più il tessuto sociale. Ad aggravare la situazione ci si mette ormai anche la Caritas, in particolare l’ultimo Papa, il quale è ormai impegnato giornalmente in una campagna pro immigrazione, la quale ha dei costi sociali incalcolabili nel tempo, incluse le inevitabili tensioni e i crescenti problemi di ordine pubblico. Le nazioni europee vengono così definitivamente sfigurate, la loro identità viene diluita, fino al punto di perdersi nell’omogeneità dell’uomo mondialista. La costante immissione di uomini provenienti da altre culture intacca l’unità della società, la quale deve essere rimodellata su altri “valori”, di fatto la tendenza a favorire la veloce immigrazione non consente un’adeguata “integrazione”, termine che oggi indica l’assimilazione di soggetti diversi allo stato dell’uomo ateo, individualistico e iperconsumistico che compone le società controtradizionali europee. L’eccessiva e troppo rapida immigrazione crea uno sfinimento e una devastazione del sistema, i delicati equilibri interni di una società e di una cultura vengono profondamente alterati, l’imposizione improvvisa di modelli estranei ai paesi di origine, con l’obbligo di obbedire a leggi che coerciscono a condotte che i soggetti non sono in grado di affrontare, generano conflitti crescenti e destabilizzano l’ordine sociale.
Ai grandi problemi dovuti al forzato ed accelerato processo di globalizzazione cercano di porre rimedio vari indirizzi, come il localismo, oppure il glocalismo, che cerca di coniugare la conservazione delle particolarità locali con un processo temperato di globalizzazione. Vi sono poi i vari “manifesti della felicità”, oppure le proposte del “consumo critico”, della “decrescita felice”, dello “sviluppo sostenibile”, della modulazione della crescita della società dei consumi, ecc. In tutti questi orientamenti non vi è alcun fondamento religioso tradizionale, nessuno di essi tiene in conto la disposizione divina fondamentale che regola gli eventi dell’umanità. Le diverse “soluzioni” profane non sono che aspetti dello stesso fenomeno degenerativo, spesso sviano dalle autentiche soluzioni religiose del problema e forniscono rimedi illusori che ingannano tanti uomini in buona fede. La catabasi dell’umanità dovrà compiersi totalmente, nessuno la potrà arrestare, per cui non rimarrà più nulla della civiltà umana presente, nella situazione attuale solo gli indirizzi religiosi tradizionali e regolari devono essere seguiti, ogni altro orientamento è causa di sviamento.
Come abbiamo anticipato, tutto il processo in corso è volto a costituire in modo rovesciato il Regno Divino Originale, nella Terra deve affermarsi una controreligione planetaria, perciò fino a quando questo risultato non sarà ottenuto il processo catabasico non si fermerà. Nel frattempo saranno possibili spazi di manovra sempre più ridotti e la costituzione di “luoghi di salvezza” sempre più circoscritti, vere e proprie “isole di sopravvivenza” capaci di persistere nella Giustizia Divina fino alla fine. Tutte le religioni tradizionali parlano della costituzione finale del Regno del Male, la cui reggenza sarà assunta da colui che nelle diverse tradizioni spirituali rappresenta il “principio avversario di Dio”, il principio del male. Nei diversi casi abbiamo l’Anticristo, il Dajjal, Flegias e tutte le figure analoghe che nelle diverse religioni identificano colui che dovrà assumere il dominio tirannico finale nell’umanità, prima che, grazie a precisi inviati divini, il Cristo, il Madhi, il Cesare, il Kalki Avatar, ecc., avvenga il lavacro generale, la purificazione degli uomini e il loro giudizio.
Prima che tutto si compia l’umanità dovrà passare ancora attraverso molte prove, travagli, sofferenze e afflizioni, poi, coloro che hanno operato occultamente in un certo periodo, a risultato ottenuto appariranno anche nell’esteriorità, come in parte sta già avvenendo, così saranno rivelati interamente la loro sinistra natura e i loro diabolici scopi. I segni di questo processo finale sono già evidenti, siamo negli ultimi giorni degli ultimi tempi, tutto dovrà compiersi nella luce sinistra del “giorno diabolico”, colui che assumerà la direzione finale del Regno del Male rappresenterà, nella maniera più esemplare, il “tiranno universale”, il principio maligno nella sua completezza, in lui saranno concentrate tutte le deformità, interne ed esterne, che un uomo può presentare. Costui sarà l’impostore, il falsario, l’ingannatore universale, e il suo regno effimero non sarà niente altro che la “grande parodia” del vero Regno, l’imitazione caricaturale e diabolica del Regno Divino Originale. Il nostro discorso termina qui, alla trattazione dettagliata dei processi che caratterizzano la crisi finale di passaggio ci dedicheremo in altri scritti. Ora vogliamo rivolgere un invito a non abbandonare, per alcun motivo, la pratica delle religioni tradizionali, ognuno cerchi di rimanere fedele a tutto ciò che è strettamente conforme alle tradizioni spirituali regolari, in questo modo acquisirà una forma stabilita nello Spirito Divino presente in essa, in quello Spirito nel quale, risolvendo tutta la sua esistenza, l’uomo potrà affrontare la battaglia finale con un esito vittorioso e felice.
(Estratto da Saturnia Regna n.67, La fine dell’uomo nella società iperconsumistica di ARQ (parte VI)
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