L’animo dell’uomo, l’animvs hominis, è generato direttamente da Dio come dal Centro dell’Ente Divino Universale, ovvero dell’Essere Intelligibile Eterno, costi­tuendo uno dei suoi indefiniti raggi. Quale diretta emanazione divina, l’animo condi­vide la stessa sostanza gloriosa di Dio, per cui ha una natura immateriale e incorrut­tibile e dispone di una libertà spirituale causale relativa alla determinazione della sua essenza. L’animo presenta, allo stesso tempo[1], una natura intelligibile ed intellettuale ed è costituito con gli stessi caratteri e le stesse proprietà, ma in modo relativo e indi­viduato, dell’Animo Divino Universale. Quando l’animo afferma la sua determinazio­ne esprime virtù solo “simili” a quelle del suo Genitore, se invece l’animo risolve la sua determinazione nel Cuore-Centro del Dio, egli esprime virtù esemplari, “uguali” a quelle dello stesso Dio. L’animvs è un principio “più divino” dell’anima, in esso si trovano l’essere stabile e l’identità immutabile dell’uomo. L’animvs non è soggetto al corpo, perché è l’anima che si rende immanente ad esso e ne subisce le modificazioni[2]. Servio, nel suo commentario a Virgilio, riprende regolarmente la tradizione relativa all’animo, il suo esame delle scritture virgiliane è approfondito e avviene sempre in modo platonico, perciò egli distingue nettamente che cosa deve essere indicato come l’essenza immutabile dell’individuo



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