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La natura divina della libertas

Occorre ricordare che, nella religio romana, Liber è un Dio, va detto inoltre che la libertas nella sua dimensione universale integrale, risiede in Ivppiter, quale Essere Divino determinato autocostituito, Soggetto agente senza soggezione ad alcun altro agente. Se non si ha alcuna conoscenza della libertà metafisica, ogni interpretazione o accezione della stessa rischia di essere limitata o persino erronea. A chi può essere attribuito lo stato liber, in cui la volontà attiva urente è pienamente sciolta da ogni vincolo e dunque può essere esercitata senza qualsivoglia impedimento? Se vogliamo essere rigorosi, Liber, in senso assoluto, è effettivamente solo il Dio Supremo Ianvs inteso come Principio di tutte le determinazioni, Avctor Deorvm. In quanto Absolvtvm-Vnvm, Ianvs non è soggetto ad alcuna condizione o costrizione, nemmeno all’autocostituzione nell’Essenza, alla quale è invece limitato Ivppiter, quale presenza immanente di Ianvs e sua affermazione ontologica universale. Ciò che è assolutamente uno è senza dualità alcuna, né presenta relazione o dipendenza, è il Principio nel quale risiede la Libertas assoluta e indeterminata. Ciò che è assolutamente uno non ha alcuna determinazione, neanche quella di essere in un dato modo, in quanto Uno non ha altro all’infuori di Sé, perciò il puramente uno non può essere limitato da nulla e dunque è assolutamente “libero da” tutto e altresì “libero di” compiere tutto. Un essere determinato è invece libero nella misura in cui si emancipa dalle limitazioni che lo definiscono come un dato essere, realizza la completa liberazione quando, svincolato da tutte le determinazioni realizza l’identità propria dell’Essere Puro, che è assolutamente e perfettamente Uno. Lo stesso essere è dunque tanto più libero quanto più si risolve nell’atto puro e indeterminato di Essere, quanto più ricostituisce l’essere contingente nell’Unità Assoluta, completamente autarchica, dell’Essere Necessario. Per quanto riguarda il Primo Ente determinato, la libertà è costituita dall’attualizzazione definita del suo essere proprio, ossia della sua Essenza, ma questa è già una prima limitazione della libertà assoluta, che è inerente alla potenza incondizionata e sovraessenziale del Dio Supremo.

Secondo Plotino, nell’assoluta trascendenza dell’Uno, nella sua perfetta ineffabilità, risiede il principio di ogni libertà. Affinché possa realizzarsi una piena disposizione della “libertà da”, ogni ente deve indirizzarsi verso l’Unità Suprema. Perciò ogni moto che procede all’unificazione sovraessenziale costituisce una soluzione delle limitazioni dell’ente, il quale raggiunge la libertà assoluta quando consegue la henosis-aplosis. Secondo la concezione metafisica integrale della libertas, né il Primo Essere Intelligibile, né dunque l’Intelletto Divino, sono liberi in modo assoluto, in quanto sono posti in relazione ad “altro” e dipendono da “altro”, sia nell’essenza che nell’atto. L’ “altro” è l’Uno in quanto Bene, che è al di là di ogni determinazione e di qualsiasi relazione o limitazione esterna, perciò non ha alcun orientamento verso altro, mentre ogni ente che non sia assolutamente Uno, dipende dall’Uno e ad Esso è sottoposto, volente o nolente. La costituzione della retta relazione all’Uno, in quanto Dio Supremo, è propriamente religio, nel suo senso ultimo.

Si può dire dell’Uno che egli vuole Se Stesso e, al contempo, ciò che con assoluta libertà produce, cioè sostanzialmente anche la negazione di se stesso. In quanto suo principio l’Uno si presenta all’Ente come sovra-Ente o non-Ente, Niente per eminenza, perciò l’Uno è anche principio d’Intelletto e di ogni altra cosa, dunque costituisce il Fondamento illimitato di tutte le limitazioni e quindi di tutti i gradi di libertà relativa o, se si vuole, condizionata, fondati sull’assoluta trascendenza dell’Uno. Perciò nell.Uno, in quanto sovra-Ente, sussiste lUassenza di ogni costrizione, la quale a sua volta si può dire equivalga al anon agiren, mentre a far principio dall,Essere determinato, dunque dallEEnte, sussiste unEautolimitazione e dunque una prima aauto-costrizionea, perciò in questo stato dell,Essere la libertà si attua nellEattività differenziata o determinata, da cui dipendono tutte le attività determinate dei singoli enti. Se ci riferiamo alla prima determinazione dellaessenza individuale, cioè delleintelletto metafisico con il quale lianimo coincide in divinis, la libertà prende la forma dellaagire particolare ed esteriore allaEssere unitario. Dunque a far principio dallEintelletto, per procedere nella ragione, nella volontà psichica determinata ed eteronoma, vi è un degrado dalla libertà pura non agente e incondizionata alla libertà relativa agente, una libertà relata ad un fine, ad un oggetto, ecc. Perciò si può dire che, nel dominio delliazione determinata, e perciò nellaambito della manifestazione universale, una libertà di indifferenza perfetta, sovradeterminata, come sussiste necessariamente in principio, nell’Uno, ovvero la Libertà propria all’Essere Puro non manifestato, è impossibile.

È per questo motivo che la libertà, in quanto principio costitutivo dell’azione autodeterminata, si trova nel Primo Ente Intelligibile, Motore Immobile non agente poggiante sul Sovra-Ente, mentre per ogni ente particolare la libertà autodeterminata può realizzarsi solamente attraverso una completa universalizzazione della sua essenza, fino a farla coincidere con l’Ente Primo. Questa libertà può divenire assoluta se l’essenza determinata si risolve, attraverso la soluzione della stessa autodeterminazione, nella indeterminazione suprema, che si pone al di là dell’Ente e dell’Essenza. Perciò qualsiasi ente che si trovi in qualsiasi stato determinato dell’Essere: ontologico, cosmologico, psicologico, fisiologico possiede un grado relativo di libertà, di fatto un grado relativo di servitù, se così si può dire. Perciò presenta una dipendenza relativa rispetto a ciò che costituisce la sua causa, il principio che lo determina, lo subordina, lo asserve a se stesso, senza il quale il causato non può sussistere e verso il quale il causato deve rivolgersi, affinché possa costituire un autentico agire fondato sulla libertas, sull’atto libero della propria essenza.

                 Plotino, Enneadi, VI, 8, 39.

 

 

L.M.A. Viola

Estratto da Saturnia Regna n. 70

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