Nel quadro della pluridecennale opera svolta dall’A.R.Q., nel senso di un rigoroso orientamento alla
spiritualità tradizionale, nell’ambito delle tradizioni autentiche e regolari, è stata svolta, attraverso alcuni
suoi mezzi, anche un esame critico dell’opera di Julius Evola, una critica fondata su una metaprospettiva
tradizionale integrale, ovvero procedente dalla visione divina non duale, l’autentica e compiuta visione
della realtà presente nelle tradizioni spirituali complete e regolari, è stata messa in luce, negli ultimi anni,
una particolare deriva del tradizionalismo esteriore, in generale, e del tradizionalismo evoliano in
particolare. In questa seconda forma di “tradizionalismo” vi è stata l’accentuazione di fenomeni sfocianti
nel culto idolatrico di Evola, parallelamente vi è stata una sempre più ampia compromissione con la
profanità accademica e il punto di vista profano che vi è associato. In uno scritto comparso qualche anno
fa su «Satvrnia Regna» (2015 e.v.), si faceva presente che anche dopo quaranta anni dalla scomparsa di
Evola si accrescevano “le manifestazioni di “devozione” nei suoi confronti, oggi ormai queste
iniziative sconfinano nella “evolatria” e nel “fondamentalismo evoliano”. Vi è chi pensa persino di
“divinizzare” Evola, erigendo ad esso altari e collocandolo fra i “Lari”, o persino elevandolo fra i
“nostri Maggiori”, per tributargli poi offerte e preghiere. La “nuova religione” evolista costituisce
ormai il termine finale di una deriva in senso evolatrico, che causa conseguenze negative di diverso
genere, le quali si aggiungono a tutti gli sviamenti, le confusioni e gli errori compiuti dal “maestro”.
La spropositata esaltazione di Evola, la valutazione fideistica della persona e dell’opera, senza una
esatta disamina di ciò che in essa fu corretto o scorretto, fondando su una prospettiva rigorosamente
tradizionale, spinge diverse persone a rifarsi ad esso come ad una autorità spirituale affidabile, sia per
la ricerca dell’iniziazione, che per la disciplina iniziatica, oppure per altri domini, senza che queste
adesioni abbiano fondamenti tradizionali adeguati.
Queste manifestazioni devozionali, spesso dovute alle ingannevoli suggestioni evoliane, hanno
in molti casi contribuito ad alterare la retta integrazione delle persone in una tradizione religiosa
regolare, in particolar modo hanno influito negativamente sulla retta ricezione della religione
romano-italiana. Quando la ricezione della religione avviene attraverso il filtro delle categorie
evoliane, non è possibile comprenderne nel giusto modo l’essenza, lo spirito e, specialmente, le
forme e la regolarità della sua tradizione, in particolar modo nel caso della religione di Roma-
Italia.”
In uno scritto successivo (2016 e.v.) si doveva purtroppo notare una accelerazione del degrado del
tradizionalismo evoliano, il quale ormai può essere considerato solo uno pseudotradizionalismo molto
spurio. Al contempo veniva rivelato come si stessero sviluppando forme estreme di fanatismo settario ed
esclusivistico, indirizzi che favorivano l’inasprimento dei conflitti, degli odi e dei rancori già presenti fra
le varie sette evoliane, con grave detrimento di tutto il tradizionalismo in generale e con l’accentuazione
della confusione e del disorientamento in coloro i quali erano costretti ad assistere a questi spettacoli
profani, umani, troppo umani, per non dire subumani, vere e proprie zuffe da bar, che evidenziavano
un’estraneità completa alla dimensione spirituale tradizionale. In quello scritto si faceva presente che si era
diffusa ormai “una certa “nuova religione” evolista, che costituisce la deriva in senso evolatrico
dell’assunzione fideistica dell’opera evoliana, fino alle manifestazioni più singolari di culto per il
“Maestro della Tradizione”. In quell’occasione [lo scritto del 2015 e.v.] si parlava anche di
“fondamentalismo evoliano”, il quale ha continuato ad accentuarsi e a manifestarsi in forme più accese e
combattive. Non è raro imbattersi oggi in enti e associazioni impegnate ad attuare il “verbo evoliano” e a
proporlo come una vera e propria nuova religione, specialmente si assiste a più tenaci azioni volte a
difenderlo da ogni tentativo di corruzione, perciò si moltiplicano le azioni volte a precisare e a
distinguere ciò che Evola, “il tradizionalista romano”, come viene definito, “un grande tradizionalista” o il
“filosofo”, come dicono altri, ha detto o voleva dire, affinché il suo pensiero non sia confuso con indirizzi che niente hanno a che fare con la sua opera. È singolare che enti che affermano di professare il “libero
pensiero” e di essere contro ogni “dogmatismo”, allo stesso tempo si dicano “tradizionali”, ma è ancora
più strano quando si esprimono come una vera e propria “Congregazione per la Dottrina della Fede
Evoliana”, intenta, come una “Santa Inquisizione”, a compiere il “Santo Ufficio”, consistente
nell’affermare e difendere dogmaticamente l’ortodossia evolista, intentando sommari processi inquisitori
nei confronti di coloro che sono in odore di “eresia” o sono “settari” e si permettono di alterare il verbo del
“Maestro”, quasi come fosse una “Rivelazione Divina”, o nei confronti di coloro che, fortunatamente, si
sono avveduti dell’errore grossolano a cui sottostavano e si sono azzardati a divenire “ex-evoliani”,
abiurando la fede nel “Divino Mediatore”.

Negli ultimi tempi i fanatici evoliani militanti hanno inasprito la loro azione inquisitoria nei confronti
degli “eretici” ai quali danno la caccia con zelo per poi riservargli processi inquisitori sommari e condanne
unilaterali al rogo senza appello. Una condotta del genere è stata tenuta da un novello Bellarmino che ha
pensato bene di mettere in atto una maldestra quanto sgangherata difesa di Julius Evola dalle critiche ad
esso rivolte da L.M.A. Viola nella sua opera Julius Evola e l’alterazione della ricerca regolare
dell’iniziazione: problemi, pericoli, danni (Forlì, 2018). Su Studi Evoliani 2017 il nuovo Bellarmino opera
una completa storpiatura dello scritto di Viola, falsandone artatamente motivazioni, contenuti e
argomentazioni critiche, facendo così risultare cose inesistenti nell’opera di Viola e ingannando i lettori
sul suo senso e sul suo fine, facendo apparire tutta un’altra cosa rispetto al suo reale contenuto.
Nell’inquisitore si trova un misto di incompetenza e di cattiva fede, di superficialità e di
banalizzazione, di fanatismo esclusivistico e di integralismo settario, la sua operazione si risolve in una
reazione caricaturale ad una critica molto estesa, profonda e ampiamente argomentata, fondata in modo
rigoroso sulla scienza tradizionale, ma l’inquisitore, per la più parte, non ha considerato i molteplici punti
problematici, limitandosi a trattare superficialmente solo pochi punti della critica, astratti dal conteso e
manipolati per alterarne tutto il senso. A queste cose ha poi aggiunto una serie di gravi errori dottrinali,
giungendo anche a sovvertire le dottrine tradizionali, per non dire della chiara ed evidente incomprensione
delle discipline iniziatiche presenti nelle diverse tradizioni. Ma il fanatico inquisitore non è stato pago,
dopo aver posto in atto queste azioni, non avendo argomentazioni opportune, in quanto mancante delle
qualifiche adeguate per trattare cose che gli sfuggono completamente, è passato dal legittimo diritto di
critica alla rozza diffamazione rivolta ad personam, attribuendo a Viola modi di fare e condotte che sono
completamente privi di ogni corrispondenza alla realtà. Il fanatico inquisitore percepisce il pericolo
presente nelle critiche ben fondate di Viola, che vanno alla radice del problema Evola e mettono bene in
luce la devianza della sua opera, in senso extra e anti tradizionale, perciò in maniera scomposta e
disordinata l’inquisitore cerca di menare fendenti a destra e a manca, coinvolgendo nella sua infelice
reazione, anche dei “transfughi” evoliani, gruppi neospiritualisti indefiniti, vaghi testimoni della religione
romana, ecc.
Questo purtroppo mostra lo stile degli evoliani più invasati, i quali sono ormai vittime delle
suggestioni titaniche che si sono costituite in loro con l’accoglienza acritica e credula dell’opera di Evola.
Ma l’inquisitore collabora anche con una nota fondazione che svolge la funzione di “Congregazione per la
Dottrina della Fede Evoliana”, la quale ha pensato bene di scomodare la “Santa Inquisizione” istituzionale
per compiere il suo “Santo Ufficio” , questa Congregazione ha ben pensato che oltre alla condanna al rogo
dell’ “eretico” andavano anche messe all’Indice o bruciate le sue opere, per cui ha pubblicato sul sito
Ereticamente un violento anatema rivolto a un altro gruppo evoliano, reo di aver favorito la diffusione
dell’opera eretica, ovvero del libretto di L.M.A Viola contenente la critica ad Evola riguardante
l’alterazione della regolarità iniziatica. I componenti del gruppo attaccato con aspra ira sono stati fatti
oggetto delle peggiori accuse, che solo dei fanatici integralisti possono muovere a loro “correligionari”; la
“Santa Inquisizione” ha cercato di squalificare il gruppo reo di presunte complicità con l’opera di Viola in
ogni modo, imputandogli di non essere conforme all’osservanza fanatica della “fede evoliana”. I
componenti del gruppo sono stati perentoriamente squalificati al rango di “traditori”, allo scopo di fare
risaltare, al contrario, la perfetta condotta “ortodossa” di chi appartiene alla Congregazione, ovvero di
quelli che si riuniscono nell’unica organizzazione che detiene la “vera interpretazione” del verbo evoliano.
Ma l’attacco al gruppo evoliano è stato anche il pretesto per richiamare il contenuto della critica svolta
da Viola nei confronti di Evola, però coloro i quali si celano dietro la sigla della nota fondazione riescono
a fare peggio del maldestro inquisitore, ammesso che siano soggetti diversi. Quanto era già stato
profondamente alterato e falsato nel presentare cose inesistenti e artefatte, buone solo per fomentare
l’esaltazione fanatica del popolino evoliano, è stato ulteriormente banalizzato con superficialità e ancora
più storpiato, fino al punto di fare risultare persino il contrario di quanto la critica reale di Viola ha
espresso. Così è stata veicolata un’immagine ingannevole dell’opera critica svolta da Viola, inoltre è stata
ripetuta la stessa attribuzione di cose false ad personam, aggiungendovi toni sarcastici, con evidente scopo
diffamatorio, ma dato che tutto ciò è avvenuto utilizzando il mezzo di Internet, la diffamazione si è
aggravata. A questo atto ha partecipato anche il sito Ereticamente, condividendolo, ciò vuol dire che
manifesta ostilità nei confronti della persona e dell’organizzazione fatte oggetto di diffamazione, le quali
trarranno le dovute conclusioni e si regoleranno di conseguenza.
Quanto abbiamo descritto è solo un piccolo spaccato di un ambiente, quello dello pseudo
tradizionalismo evoliano, che nel corso dei decenni è andato sempre più degenerando, ormai le varie sette
evoliane si sono ripiegate nel loro titanismo fanatico ed esclusivista, e si combattono senza esclusioni di
colpi per arrogarsi l’esclusiva della retta interpretazione dell’opera di Evola, o il fatto di essere i veri eredi
continuatori della sua azione culturale, o infine per l’osservanza della rigorosa fedeltà ortodossa agli
insegnamenti di Evola. A causa di tutto ciò i conflitti fra di loro crescono, gli scontri si moltiplicano, le ire,
i rancori, gli odi si accentuano, il clima dell’ambiente si avvelena ogni giorno di più e gli enti che
rappresentano l’evolismo più fanatico e militante, sono ormai impegnati in un’azione polemica
permanente, rivolta verso un po’ tutti gli altri enti appartenenti all’evolismo, verso i quali si rivolgono con
toni integralisti minacciosi e anche con minacce senza più alcuno scrupolo. Ogni persona seria, equilibrata
e sufficientemente preparata sa trarre da sé il giusto giudizio relativo a queste condotte aberranti, condotte
che non tutti gli evoliani tengono, ma solo quei soggetti più estremizzati, afflitti dalla presunzione di
essere i “migliori”, di avere in sé una verità che altri non possiedono, di essere più evoliani di Evola, questi
fanatici si erigono a unici possessori dell’ortodossia e, allo stesso tempo, a inquisitori di qualsiasi altro
soggetto si differenzi dalla loro presunta rigorosa fedeltà evoliana. Da diversi anni molti evoliani non
estremizzati, anche evoliani di lunga data, hanno messo in atto una più equilibrata e seria azione di
revisione dell’intera opera evoliana, mettendone in luce le diverse debolezze, i molti errori e anche le
deviazioni dallo spirito tradizionale e dalla conformità alle autentiche vie spirituali tradizionali regolari.
Essi non accolgono più Evola in modo acritico, credulo e unilaterale, scartandone, coprendone o
eludendone i diversi aspetti aberranti, ma possono ben rivolgersi all’opera di Evola in un modo più
oggettivo e sono disposti ad andare oltre a questa opera, come è necessario sia fatto per molte ragioni.
L’azione che da diversi decenni viene svolta dall’A.R.Q., attraverso diversi strumenti, continuerà in
maniera molto più decisa, con una critica ancora più approfondita e con la denuncia e la rettificazione di
molti indirizzi e condotte che hanno un carattere fortemente ingannevole e sviante e non hanno nulla a che
fare con le autentiche tradizioni spirituali viventi, nonostante si autodefiniscano come “tradizionali”. Nel
caos generale, per via della riduzione delle qualità spirituali e anche culturali degli uomini, è più difficile
orientarsi nella ricerca spirituale, perciò è facile imboccare delle vie improprie e subire un’azione alterante
e sovversiva rovinosa, nella convinzione di svolgere il contrario.
La reazione del fanatismo evoliano conferma la bontà di quanto è stato svolto in questi decenni, e
rafforza le motivazioni che hanno portato ad ampliare e approfondire quanto è stato già fatto, ovvero una
precisa azione di orientamento verso le autentiche tradizioni spirituali viventi, le sole che possano
consentire di attuare una precisa via realizzativa, al fine di permettere all’uomo il conseguimento del suo
perfetto bene.

A.R.Q.