Sia nell’ambito pubblico, che in quello privato, nessuno si accosti agli Dei o all’ufficio rituale nelle condizioni d’animo inopportune, senza la disposizione di una sufficiente sanctitas[1]. Finché l’animvs non ha raggiunto un adeguato statvs virilis, deve essere indirizzato alla edvcatio religiosa, deve disporsi come il filivs nei confronti del Pater, al fine di ricevere mediante l’esempio la forma e la sostanza del Mos Maiorvm. L’animo deve sapere che deve separarsi dal corpo per realizzare la virilitas, in questo consiste l’ex-dvcere che costituisce l’ego razionale sovrano sulla facoltà appetitiva e arditiva dell’anima, costituendo la temperantia e la fortia, ovvero le virtvtes relative delle facoltà con le quali l’animo dispone della retta relazione nei confronti del corpvs. Con l’attuazione della fortia, la ratio e la sua attività possono essere liberate dalla soggezione alla corporeità, così l’animo può acquisire la scientia oggettiva del ivs al fine di attuarla nel sacrvm facere. Perciò fino all’acquisizione dello stato virile il soggetto partecipa indirettamente alla pietas privata e riceve incarichi nel culto domestico. Nella misura in cui è pvrvs, si rivolge agli Dei nella modestia e nella fides con atti di pietas elementare, con lo scopo primario di favorire la realizzazione della virtvs, avendo cura di



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