“O uomo eccellente, di tutti voi estimatori della giustizia, a cominciare da quegli eroi delle origini le cui idee si sono mantenute fino ai nostri giorni, nessuno ha mai biasimato l’ingiustizia e lodato la giustizia se non per la reputazione, gli onori e i vantaggi economici che se ne traggono. Ma di esse in se stesse e per gli effetti che hanno finché sono presenti nell’anima di chi le ospita e ancora sfuggono alla vista degli Dei e degli uomini, nessuno mai né in versi né in prosa ha dimostrato in modo serio e razionale che una è il male peggiore che un’anima possa ospitare e l’altra, la giustizia, è il sommo bene. Che se voi tutti ci aveste detto queste verità fin dall’inizio, persuadendoci già dalla più tenera età, ora non saremmo qui a guardarci fra noi con sospetto per parare i colpi dell’ingiustizia, ma ognuno sarebbe il miglior guardiano di se stesso, perché avrebbe paura, comportandosi disonestamente, di aprir la porta al peggiore dei mali”[1].  Nelle civiltà religiose tradizionali la persona è integrata nell’unità pubblica del popolo, essa svolge una vita religiosa integrale che comporta l’attuazione del Sommo Bene, pubblico e privato. La vita civile tradizionale non si



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