Nell’esaminare i caratteri, la struttura, il funzionamento generale delle società e delle economie iperconsumistiche, e gli effetti che queste producono a causa dei fini che perseguono, ci troveremo di fronte a forme di società rovesciate rispetto a quelle religiose tradizionali, delle vere e proprie caricature, delle immagini capovolte delle società normali, nella quali esisteva una struttura gerarchica e organica che esprimeva nell’immanenza l’ordine dei principi costitutivi dell’uomo e negli ordini sociali funzionali alla realizzazione del bene comune. Tutte le istituzioni e le attività di una società normale hanno una funzione anagogica, cioè sono orientate allo sviluppo integrale dell’uomo, in funzione della realizzazione del suo sommo bene, questo orientamento produce anche il sommo bene pubblico, nella singola società e nell’intera umanità. Una società religiosa tradizionale è tutta orientata verso Dio e, allo stesso tempo, è ordinata tutta da Dio, in questa società il soggetto umano compie una vita che gli consente di ascendere progressivamente a stati superiori dell’essere, a partire dalla trascendenza della finitezza dell’io carnale, per giungere fino alla divinizzazione o addirittura all’Identità Divina Suprema, ovvero all’unificazione perfetta nella Realtà Divina Assoluta. Nell’odierna società iperconsumistica, che ha un carattere controreligioso e controtradizionale, vige un radicale ateismo, perciò questa società è compiutamente empia e diabolica, in essa tutta la vita dell’uomo si svolge all’incontrario dell’ordine normale, perciò da essa sono state eliminate le strutture gerarchiche rette e sono state sostituite con strutture gerarchiche a rovescio, dove il peggiore degli uomini è posto al vertice della gerarchia parodistica. Nella società diabolica tutto è reso disorganico e ogni attività dell’uomo è volta verso il basso, verso la materia, verso gli stati inferiori dell’essere, tutta la condotta dell’uomo è perciò forzata a raggiungere, possibilmente nell’arco di una sola esistenza, l’annientamento nel non essere. Tutto l’insieme della società atea e nichilistica è organizzato in modo tale da esprimere, nella maniera più completa, la superbia e la lussuria dell’io titanico nella loro radicalità, in tutta la loro finitezza. Attraverso un certo tipo di vita catagogico il soggetto umano deve perdere l’espressione di tutte le sue qualità essenziali, e perciò anche ogni riferimento alla sua identità ontologica, ogni suo atto deve mirare alla dispersione puntiforme o pulviscolare dell’identità nel flusso del divenire, nell’impermanenza, tutto l’individuo umano così si disgrega e si scompone nelle sue parti, fino a risolversi nel niente indeterminato e dedifferenziato della materia abissale e tenebrosa.
Parlando in termini generali, in una società controreligiosa tutto è incentrato sulla vita corporea più bassa, mentre in quella religiosa tutto è centrato sulla vita spirituale più elevata, perciò nella società controreligiosa acquistano importanza e assumono il comando coloro i quali sanno affermare meglio degli altri il loro titanismo carnale, la loro corporalità indifferenziata nella massima misura, essi rappresentano nel modo migliore la dequalificazione integrale dell’uomo e la sua risoluzione nel substrato indifferenziato elementare dell’animalità biologica. Tutti i principi superiori dell’uomo sono negati, così l’uomo può essere ridotto alla sua dimensione infera più bassa, in funzione dell’esplicitazione della sola esistenza carnale effimera intesa nella sua più oscura viziosità. Una società diabolica del genere si preoccupa di fornire ai suoi componenti, attraverso i suoi “governi politici caricaturali”, i mezzi attraverso cui produrre l’inversione dell’attività economica, produttiva e commerciale. In una società normale tutto ciò che attiene alle cose corporee e all’esistenza sensibile è tradizionalmente subordinato alla vita civile e alla vita religiosa, ovvero al dispiegamento della dimensione umana superiore, affinché l’uomo possa raggiungere, in tutta la sua pienezza, il vero bene. Nella società normale ogni condotta viene ordinata al raggiungimento del dominio spirituale dell’esistenza, seguendo questo orientamento i politici autentici strutturano la società e la sua operatività dando un preciso valore agli aspetti superiori dell’esistenza dell’uomo e ai piani operativi della società in cui esso deve vivere per attuare il suo sommo bene.
Abbiamo visto che con la modernità si sono sviluppati un nuovo concetto e un nuovo indirizzo dell’economia, progressivamente l’economia è stata svincolata dalla vita reale, dalla produzione necessaria e dal valore reale delle cose. Con lo sviluppo della banca è nata anche la banconota, in tal modo tutto ciò che prima aveva a che fare con l’usura ed era disapprovato, divenne un uso “normale”, le nuove procedure finanziarie sono state utilizzate per lo sviluppo materialistico delle moderne società atee fondate sull’usura sistematica. Nel corso di due, tre secoli, la vita dell’uomo è stata asservita all’economicismo, ovvero al perseguimento dell’attività economica come fine a se stessa. A questa inversione dell’ordine normale della vita umana si è associata anche l’inversione del culto religioso, che è passato dal culto di Dio al culto del denaro e di tutto ciò che è prodotto dall’attività materiale dell’uomo, ovvero gli oggetti di consumo e fruizione edonistici. Nell’ultimo secolo, nel quale per via della catabasi si è passati dalla modernità alla postmodernità, nelle società perverse si è affermato l’economicismo integrale di carattere radicalmente titanico, il quale ormai ha coinvolto tutti gli aspetti dell’esistenza dell’uomo e della società, per cui sia la religione che la politica, così come tutte le altre dimensioni della vita umana, hanno assunto un indirizzo completamente rovesciato rispetto alla loro reale funzione. Tutta la condotta individuale e sociale è stata subordinata all’economia, la quale ormai è stata svuotata della sua operatività reale e dipende completamente dalla finanza e dal mondo dell’usura legalizzata e sistematizzata, un’usura che viene praticata come esercizio fondamentale per la gestione degli Stati e dell’economia. Gli stessi usurai hanno ormai assunto il dominio della politica mondiale e dirigono a loro piacimento le economie delle diverse nazioni, dunque influenzano in modo determinante la vita di tutti gli uomini. Ogni uomo deve essere completamente vincolato all’economia e al denaro, specialmente deve essere rinchiuso nella rete vorticosa dell’indebitamento, sospinto dal prestito ad oltranza, in modo che esso sia soverchiato da un determinismo finanziario, economico e consumistico dal quale non deve più, in alcun modo, liberarsi, sentendosi però, allo stesso tempo, “libero”, illusoriamente e drammaticamente “libero”.
Questo percorso catabasico annientante è finalizzato a far perdere all’uomo ogni senso qualitativo e anagogico della sua vita, perciò, come abbiamo visto, l’uomo era impiegato nelle arti sacre e nei mestieri tradizionali, che avevano una natura catartica e iniziatica, poi la sua attività è stata ridotta al semplice dominio dell’opera, nel periodo prettamente borghese, successivamente l’opera umana ha subito un ulteriore degrado ed è stata dequalificata a semplice labor, il quale, per il quarto stato dei servi e dei proletari è divenuto fine a se stesso e ha ricevuto anche un preciso “culto”. Vi sono nazioni o Stati che hanno subito questo degrado fino al punto di fondare la loro esistenza sul “culto del lavoro”, come l’Italia, ma il lavoro, nella società religiosa tradizionale, ha una connotazione negativa, esso definisce l’attività penosa, il ponos dell’uomo decaduto dallo stato paradisiaco di perfezione. La statuizione nel labor fine a se stesso, senza alcuna conversione dello stesso in senso anagogico, costituisce una condizione assolutamente contraria alla situazione normale e positiva dell’uomo. Il degrado catabasico dell’azione sacra dell’uomo, dall’arte sacra al lavoro profano, determina la conseguente dedifferenziazione della manodopera, che a sua volta porta alla costituzione di un’anonima “forza lavoro”, nella quale possono essere riuniti individui di diversa natura, privati di ogni qualità superiore, esseri anonimi che in una società iperconsumistica diventano unità disaminate intercambiabili, impegnate a svolgere lavori indifferenziati del tutto anonimi, lavori sempre uguali e in serie. Per questa via si giunge fino al punto in cui il soggetto completamente dequalificato, e quindi anche disaminato, viene sostituito dai robot. L’involuzione dell’opera umana è stata avviata dalla prima rivoluzione industriale, a causa della quale l’azione religiosa tradizionale è stata sostituita dal lavoro industriale antitradizionale e l’utensile manuale dalle macchine necessarie allo sviluppo delle industrie.
Ponos è il demone figlio di Eris, la discordia, che a sua volta è figlia della Dea Nyx, la Notte. Ponos è l’afflizione derivata dalla fatica e dal travaglio che si associano all’opera dell’uomo decaduto, il quale è in “discordia” rispetto a Dio, pertanto non fruisce la pienezza dell’essere e perciò è costretto al duro lavorare per sussistere. Significativo è il fatto che fratello di Ponos sia Algos, il dolore proveniente da privazione, da pena, così come anche Lethe, l’oblio dell’essere che produce la “pena dell’esistere” e il continuo travaglio doloroso inerente.
(Estratto da Saturnia Regna n.65, La fine dell’uomo nella società iperconsumistica di ARQ (parte V)
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