Nella fase terminale della catabasi anche il “culto del lavoro”, che è un elemento proprio del quarto stato, viene meno, così come la struttura fissa e regolare del “posto di lavoro”, queste espressioni dell’ideologia delle società proletarie, democratiche e materialistiche, sono ormai oltrepassate verso il basso dall’ultimo degrado dell’attività umana. Negli ultimi giorni degli ultimi tempi il lavoro diviene necessariamente sempre più precario e “flessibile”, i lavoratori non possono più stabilirsi in una posizione lavorativa continuativa per tutta la vita, ma devono continuamente mobilitarsi in modo flessibile, devono ridefinirsi di continuo per affrontare una precarietà che si accresce di giorno in giorno. Il lavoro stesso perde ogni riferimento alle ideologie che ne avevano fatto un oggetto di culto, inoltre anche la residua “moralità del lavoro” viene abbandonata, più che altro si cercano impieghi e occupazioni per fare denaro in ogni modo, allo scopo di sopravvivere o divertirsi, senza scrupoli e al più presto, e specialmente in vista della più rapida soddisfazione del piacere cinetico e della sua più intensa ed estesa fruizione. Nella società iperconsumistica l’individuo è chiamato a “fare il suo dovere” ordinando la sua condotta al “bene comune” costituito dal P.I.L. Se il P.I.L. non è adeguato sono



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