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La tradizione della romanità classica nel passaggio fra Medioevo e Rinascimento • 1

Dal XIV secolo in poi si avviò, e si completò nel corso di due secoli, il declino, la disgregazione e la dissoluzione della civiltà medievale e del relativo ordine imperiale cristiano. Fu proprio a seguito di questa situazione che, fra il XIII e il XIV secolo, diversi nuclei già operativi nel periodo medioevale favorirono la continuazione di una disciplina volta a conservare il fine stesso dell’Impero e le possibilità di una restaurazione integrale dell’ordine imperiale romano. Allo stesso tempo fu favorita la continuità, in ambito culturale, civile e giuridico, della tradizione degli autori della romanità classica, una disciplina che prese delle direzioni diverse rispetto alla pratica medievale, così l’accesso alla sapienza romana si emancipò progressivamente dal dominio ecclesiastico. Alcuni ulteriori elementi influirono sullo sviluppo della tradizione cultuale romana nel senso di un suo recupero più o meno completo, tra di essi vi fu la modificazione del sistema scolastico e dello scopo dell’insegnamento. Nelle scuole altomedievali i testi per la formazione erano relativamente limitati, quelli propri delle artes erano pressoché circoscritti alle opere di Marziano Capella, Boezio, Macrobio e Calcidio, alle quali si accompagnavano i grammatici e i poeti fondamentali, mentre la formazione religiosa avveniva sulla Bibbia e su alcuni dei testi più importanti dei Padri della Chiesa, fra i quali principalmente quelli di Agostino. L’accentuata disputa fra fede e ragione, filosofia e teologia, diffusasi durante il XII secolo, determinò progressivamente anche la definizione di un nuovo sistema scolastico, nel quale il ruolo della dialettica e della filosofia, specialmente dopo l’accoglienza di Aristotele, si fece pressoché determinante. La nuova situazione rese possibile la costituzione di diversi centri di cultura, i quali svilupparono diverse modalità di accesso alle scritture religiose mediante lo strumento filosofico, utilizzando la dialettica si prese così a disputare su molteplici questioni. Per approcciare gli autori classici latini e cristiani si formarono degli stvdia, i quali acquistarono via via un’importanza sempre maggiore, gli stvdia poi influenzarono, in un modo sempre più decisivo, il sistema della formazione scolastica, fino al punto in cui diversi studenti, anche non propriamente giovani, si organizzarono attorno ad essi, dando origine ai primi nuclei delle Universitates, nei quali si avviò il progressivo distacco della disciplina conoscitiva, come avvenne nel dominio civile per l’Impero, dalla dimensione religiosa e sovrannaturale. Infatti, con lo sviluppo delle figure dei magistri, e con il loro magistero laico, la ragione umana, tesa alla sua indipendenza dialettica critica, acquistò un’importanza crescente in quegli istituti che ancora oggi nelle società profane rappresentano l’apice della formazione culturale dell’uomo.

Fra il XIII e il XIV secolo furono diversi i magistri che, seppure non appartenenti al clero, assunsero la direzione di diverse cattedre in diversi centri universitari, da Bologna a Padova, da Napoli a Roma. Fu in questo contesto, e attraverso un nuovo metodo di accesso agli avctores, mediato dai magistri laici non più direttamente connessi all’iter scolastico altomedievale, che le opere dei Padri romani vennero trattate secondo nuove ottiche, con l’intento di ristabilire, più o meno completamente, il loro spirito e il loro vero significato, liberandole dalle procedure ermeneutiche cristiane. Parallelamente a questo fenomeno, e insieme alla crisi dell’ordinamento civile, si svilupparono progressivamente delle Signorie locali, le quali, in diretta continuità con le Signorie già costituite fra i secoli IX e X, acquistarono sempre più importanza ed autonomia, fino ad emanciparsi dall’organizzazione feudale che era stata in vigore per tutto il Medioevo. Le esperienze feudo-signorili dell’Alto Medioevo si erano già modificate nel Basso Medioevo, questo passaggio favorì il fenomeno intermedio che si produsse nella transizione fra l’unità feudale imperiale medievale e la costituzione dell’autonomo Stato nazionale moderno, ossia il costituirsi delle Signorie locali, le quali, in diverso modo, interagivano ancora con la residua organizzazione imperiale da una parte, mentre dall’altra tendevano sempre più a farsi indipendenti e autonome rispetto a qualsiasi struttura sovralocale e sovrannazionale. Fra il XIII e il XIV secolo, in una situazione di progressiva disgregazione dell’unità imperiale, le diverse Signorie, cercarono di recuperare quel clima e quella situazione che si era già sviluppata fra il V e l’VIII secolo in Italia, al momento della disgregazione  dell’unità imperiale e nazionale, con l’intento di ricostituire la situazione delle corti e anche il relativo mecenatismo, che si era continuato in Italia, in Francia e in Spagna nei diversi ambienti nobiliari e cortigiani durante il Medioevo, contesti nei quali veniva preservata strenuamente la tradizione della romanità classica, mediante l’opera degli intellettuali, dei maestri e delle figure autorevoli delle Gentes derivate dall’antica nobilitas patrizio-plebea romana. Come abbiamo già visto, fu proprio grazie alle corti costituite dai vari re, da Teodorico fino ai principali re longobardi, così come dai diversi sovrani in Francia e in Spagna, che poterono essere conservati i diversi filoni della tradizione della romanità classica, mantenendo attive le scuole antiche e la loro specifica azione formativa in senso civile e morale romano. Vi è da dire inoltre che la tradizione del mecenatismo non fu mai interrotta, negli ambienti nobiliari fu praticata in una maniera particolarmente estesa durante tutto il periodo della rinascita carolingia.

Quando si sviluppò la nuova situazione delle realtà locali, fra il XIII e il XIV secolo, il fenomeno della riunione degli intellettuali nelle corti regie, principesche e nobiliari, con la costituzione di precise scuole attorno a queste corti, divenne nuovamente il modo per conservare e custodire la tradizione della sapienza romana. Le più importanti corti signorili europee, e poi in particolare quelle italiane, divennero le promotrici primarie della romanitas classica, da esse venne l’impegno a ricostituire la funzione educatrice, formatrice, organizzatrice degli Stati, dei popoli e dell’umanità. Nel XII secolo l’attività più importante fu svolta dalle diverse corti francesi, ma dal XIII secolo assunsero sempre più importanza le corti italiane, grazie anche all’azione svolta dagli Svevi, in particolare da Federico II, così i diversi centri culturali della penisola divennero luoghi fondamentali per la perpetuazione della tradizione della romanità classica.

Nella progressiva assunzione del controllo della cultura da parte di personalità non direttamente dominate o controllate dalle autorità ecclesiastiche cristiane, bisogna vedere una lenta, ma continua riemergenza del Genio romano-italiano, che, liberato da secoli di oppressione religiosa e culturale, si è indirizzato al recupero della hvmanitas civilis romana in modo sempre più regolare, purificando la cultura romana trasmessa nel Medioevo da tutti i condizionamenti e le alterazioni che aveva subito nell’arco di diversi secoli.

Fu perciò grazie a questo insieme di fattori che si rese possibile quella trasmissione della sapienza civile romana che poi portò alla completa riattualizzazione della cultura della hvmanitas civilis classica fra il XIV e il XVI secolo. Il grande movimento che preparò l’effettiva “rinascita romana”, prese le mosse, come abbiamo visto, dalla metà del XII secolo, con un deciso spostamento dell’attenzione dei centri culturali verso gli autori classici, dai poeti fino ai filosofi, un particolare interesse che mai prima di allora si era presentato. La concentrazione su Platone e su Virgilio, come su coloro che hanno trasmesso le scienze sacre romane, quali Macrobio, Marziano Capella e Boezio, evidenziò in modo preciso la nuova tendenza già in quel periodo. Il primo influsso che questa azione ebbe sul rinnovamento delle istituzioni scolastiche lo abbiamo già trattato, ma, in particolare, deve essere segnalata l’importanza che già allora venne data alla costituzione delle nuove figure, ovvero i magistri e al loro modo di approcciare gli autori che essi presentavano. Nel XII secolo la scienza sacra cristiana rimaneva comunque l’unico sbocco degli studi preparatori delle arti liberali e dell’accesso agli autori romani, però oramai un nuovo spirito si era acceso e le sue luci si manifestavano in diverse direzioni. I pilastri della cultura divennero progressivamente Virgilio e Cicerone, a cui si affiancarono Platone e Aristotele, insieme a questa revisione delle autorità di riferimento si rafforzò l’intenzione di restaurare la grandezza della Roma imperiale, addirittura nella sua interezza, insieme alla sua costituzione politica e alla sua tradizione giuridica. Purtroppo i diversi moti volti in questa direzione mancarono di un’adeguata attenzione a ciò che costituisce il vero fondamento dell’opera di Roma, la sua religione, se non vi è la possibilità di ripristinare la religione romana, nella sua autentica dimensione pubblica, la restaurazione della Roma Divina in evo, in tutta la sua regolarità, non potrà avvenire, pertanto sono possibili solo risultati minori.

Nello stesso XII secolo si pose nuovamente l’attenzione sul monito antico “Conosci te stesso”, che fu utilizzato in senso riduttivo nell’ambiente scolastico. In quel tempo la coscienza dell’individualità e il percorso soggettivo della mente dell’uomo a Dio vennero sempre più curati e furono preferiti da diverse personalità che dirigevano certi indirizzi culturali rispetto ad altri. Allo stesso tempo venne approfondita la natura dell’Homo Perfectvs, e quale fosse la formazione atta a realizzarlo, perciò diversi autori del periodo si applicarono a ridefinire questo modello e, allo stesso tempo cercarono di riorganizzare l’Ordo Disciplinarvm al fine di consentire la compiuta attuazione di questo ideale. Azioni in questo senso sono state quelle svolte da Ugo di San Vittore col il Didascalicon, da Teodorico di Chartres con l’Heptateuchon, da Giovanni di Salisbury col Metalogicon. Sulla base di questo spirito il numero dei codici latini che fu censito nella seconda metà del XII secolo divenne il doppio rispetto a quello censito nella prima metà dello stesso secolo. Ormai il pubblico aderiva in modo sempre più esteso al programma generale di formazione culturale umanistico che aveva sullo sfondo l’ideale romano classico, diverse proposte di itinerari realizzativi si ponevano sempre più al di fuori degli indirizzi culturali cristiani.

 

L.M.A. Viola

Estratto da Saturnia Regna n. 69

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