Col passaggio al XIII secolo, e con sempre più Imperatori favorevoli alla restaurazione romana, in particolare con l’opera di Federico II, il recupero del corretto approccio agli avctores ebbe un’accelerazione, allora si delineò meglio la loro funzione, la quale cominciò ad essere idealizzata, fino al punto in cui venne caratterizzata come esemplare, tanto da divenire il modello, l’unità di misura immodificabile a cui guardare per fondare ogni attività della persona nella società. I diversi cicli di recupero e di restaurazione della tradizione della romanità classica, che si ebbero fra il VI e l’VIII secolo, e poi fra la fine dell’VIII e l’inizio del X secolo, e successivamente fra la metà del XII e l’inizio del XIV secolo, sono sfociati nella seconda metà del XIV secolo in quello che noi possiamo definire “umanesimo classico romano”, ampiamente restituito dopo l’alterazione ecclesiastica, grazie all’opera di grandi cultori della romanità. Il patrimonio sapienziale scritturale e sacrale romano, depositato nelle strutture autorevoli, conobbe dopo tanto tempo un nuovo corretto accesso, dal quale fu poi rielaborato un processo formativo basato esclusivamente sugli autori romani per formare l’uomo civile e la sua corretta condotta sociale. La ridefinizione degli stvdia hvmanitatis, secondo il modello regolare romano, non prevedeva più che gli studi fossero finalizzati all’accesso alle scritture sacre cristiane, ma il percorso culturale venne reso del tutto autonomo. Dagli stvdia elaborati di Cicerone e Quintiliano, si giungeva poi alla padronanza di tutte le scienze, fino al culmine della poesia sacra, nella quale si reputava fosse contenuta in forma arcana tutta la sapienza divina, come si attribuiva al testo sacro cristiano. Si venne così a configurare un nuovo Ordo disciplinarvm, il quale aveva la sua base nell’eloqventia e poi si sviluppava nelle artes liberales, successivamente si elevava nella filosofia, mediante la quale si accedeva alla teologia e alla poesia sacra.
Così come fra i secoli X e XII vi era stato un allontanamento dai modelli tardo antichi dei commentari, a cominciare dalla seconda metà dell’XI secolo vennero progressivamente recuperati gli autorevoli commentatori dei poeti e degli autori latini primari, in particolare si fece strada la cultura di Virgilio e il recupero dell’accesso regolare alla sua opera, un accesso che venne sfrondato dalle interpretazioni messianiche in senso cristiano che aveva avuto. Questi indirizzi virgiliani portarono anche a spostare l’attenzione su testi che non venivano commentati o nemmeno trattati nell’esercizio della formazione cristiana, né derivò l’interesse per i grandi moralisti romani, tra i quali Valerio Massimo, così si alimentò quella vena che, già durante il XIII secolo col notaio padovano Lovato Lovati (morto 1309 circa) e col suo discepolo Albertino Mussato (1261-1339), divenne poi determinante nell’indirizzare i principali ambienti culturali nel senso degli studi classici romani sviluppati nel XIV secolo.
Nel XII secolo, acquistando sempre più importanza l’azione volta alla restaurazione imperiale romana, anche la formazione classica dell’oratoria assunse un ruolo fondamentale all’interno delle scuole dirette o controllate dagli Imperatori e dai loro amministratori. Questo indirizzo influenzò tutta la cultura ghibellina, la quale si concentrò sempre più sull’esercizio dell’oratoria fondata sui modelli romani esemplari. Già la scuola bolognese di Boncompagno da Signa (1170-1250) aveva elevato l’oratoria allo stato di regina di tutte le scienze, poi lo stesso Pier della Vigna (1190-1249) la esaltò in modo particolare, fino a volerla sostituire per importanza alla stessa filosofia. L’opera svolta dall’Imperatore Federico II nell’ambito delle corti, e poi dai suoi discendenti prima di essere sterminati, va considerata come la stesura di un primo manifesto di quanto poi si prefissero di sviluppare e di portare a compimento diverse altre personalità rinascimentali che raccolsero la loro eredità. A questo proposito risulta significativo il manifesto che Manfredi rivolse ai romani nel 1265, nel quale egli esaltava l’oratoria, la sua funzione nella storia e l’importanza di coltivarla, questo atto, insieme ad altri elementi, erano volti a promuovere il recupero, il più integrale possibile, del modello imperiale romano, a cui si associava la figura del perfetto romanvs disegnata dalla tradizione.
Nel XIII secolo è stato impostato quel nuovo schema di approccio alla tradizione culturale e civile romana, che venne poi approfondito e perfezionato nel XIV secolo, da tutte quelle personalità che ormai avevano raccolto l’eredità del periodo precedente e animavano i cenacoli classici presenti nelle diverse corti signorili. In particolare nella zona fra Padova, Verona e Bologna, si creò un’area specifica nella quale si è avuta la conservazione della tradizione esoterica virgiliana anche grazie alla trasmissione di quei saperi che erano coltivati dai “fedeli d’amore”, il cui sodalizio ebbe un ruolo fondamentale nel tentativo di ripristino dell’ordine imperiale regolare. Nei cenacoli padovani il modello umanistico romano classico fu definito sempre più chiaramente, la filologia tradizionale antica acquistò un’importanza crescente, al suo recupero si associò anche la ricerca dei testi antichi e dei codici, così come il culto per la storia romana e patria, l’amore specifico per gli autori classici della romanità conobbe una feconda incubazione, la quale si è diramata poi, attraverso l’opera di Petrarca, a tutta Italia, prima, e all’Europa successivamente.
Prima di concludere questo esame sintetico di tutti gli indirizzi che favorirono la “renascita romana”, dobbiamo ricordare l’importante ruolo che ebbe il “rinascimento greco” e il relativo recupero del patrimonio sapienziale dell’Ellade, un processo che si è sviluppato con modalità analoghe a quelle che si sono svolte nell’occidente italiano. Dalla seconda metà del XIV secolo si ricostituì a Costantinopoli un centro di studi greci classici, al cui centro venne posto l’interesse per la filologia, dalla quale si voleva si diramassero le diverse discipline formative. In quella sede fu riattualizzata la tradizione della grecità classica, gran parte di ciò che è giunto a noi della classicità ellenica proviene dall’azione compiuta da Fozio (820c.a.-893) patriarca di Costantinopoli, e dai suoi successori, continuatori della sua prima fondazione “rinascimentale”. Fra il IX e il X secolo, seguendo le linee direttive di Fozio, vennero via via copiati, ricopiati e commentati i principali avctores ellenici, fra cui Platone, Aristotele, Luciano, Filostrato, Pausania, Euclide, ecc. Poi seguirono diverse altre azioni, volte al recupero della sapienza greca ridefinita nel periodo classico, fu perciò necessario elaborare degli strumenti che consentissero il regolare accesso alla tradizione, né derivò il monumentale lessico Suda, redatto fra i secoli X e XI. Bisogna considerare anche l’opera fondamentale Michele Psello (1018-1078), che diede avvio ad un ampio recupero della tradizione filosofica ellenica, continuata dal suo allievo calabrese Giovanni Italo (1025-1085). Psello si occupò principalmente di distinguere l’opera filosofica di Platone da quella di Aristotele, un’azione che condusse a distinguere la teologia dalla filosofia, oltre a questo Psello si occupò di molteplici altre discipline, fra le quali la giurisprudenza e la filologia, oltre che la retorica. Parallelamente a ciò che avvenne in Occidente fra i secoli XII e XIV, anche in Oriente vi fu un potente risveglio del classicismo ellenico, con l’intenzione di recuperare la tradizione della grecità classica, un’azione che fu molto più decisa che nei due secoli precedenti. È significativo ricordare che anche in Oriente, specialmente a partire dal secolo XIII, venne riscoperta e recuperata tutta la tradizione degli avctores romani, da Cesare ad Ovidio, da Cicerone a Donato, fino a Boezio. Anche in ambito greco si andava delineando un approccio umanistico alla tradizione e la sua emancipazione dalle ipoteche cristiane, a tale proposito Niceforo Gregorio (1295-1360) si prefisse di andare oltre il bizantinismo per ristabilire la vera prassi tradizionale ellenica. Fra il XII e il XIV la circolazione degli intellettuali fra Bisanzio e l’Italia si intensificò e divenne fondamentale nel tempo che precedette e poi succedette la caduta di Costantinopoli. Grazie all’impulso e all’apporto della tradizione ellenica restaurata e conservata nei centri umanistici greci, un’azione tradizionale che nella figura di Giorgio Gemisto Pletone trovò la sua massima espansione, la restaurazione italiana della tradizione della romanità classica ebbe un’importante aiuto, così come un indirizzo filosofico opportuno, questi favori consentirono ai Padri del Rinascimento di procedere nel più completo ristabilimento della metafisica platonica, che da secoli costituisce lo strumento portante di ogni accesso adeguato alla sapienza autorevole dei Padri romani.
L.M.A. Viola
Estratto da Saturnia Regna n. 69
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