Historia vero testis temporum, lvx veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis…”

Una cura particolare fu riservata alla storia sacra di Roma e alle res gestae dei Maiores, tutti gli elementi della successione temporale dell’opera romana furono trattati secondo Dio, considerando ogni evento in modo teologico e secondo una visione religiosa, in accordo con la tradizione.

L’azione svolta doveva avere la funzione di mantenere viva la memoria delle gesta divine esemplari dei Padri nelle generazioni, perciò doveva suscitare amore, adorazione e imitazione nei giovani e nei fedeli di Roma.
Essi diedero un esempio di quello che è l’usus maximus della storia sacra, secondo Quintiliano la semplice erudizione storica esteriore è inutile e sviante, perché il soggetto deve accostarsi alla storia in modo religioso, in ottemperanza al monito ciceroniano: “Historia vero testis temporum, lvx veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis…”[1], perché la storia trasmessa dall’autorità dei Padri è vera luce di esempi divini, maestra di vita religiosa, perciò ogni tentativo di alterare o mettere in dubbio la storia sacra della tradizione va respinto con forza.

 

(tratto da, Origini, La fedeltà alla tradizione religiosa nel periodo imperiale fino alla crisi di passaggio del IV-V secolo)

 

[1] “La storia è vera testimone delle età, luce della verità, memoria dell’anima, maestra di vita, interprete della vetustà …”, Cicerone, De Oratore, II, 9, 36