«“La pietà, d’altra parte, come le altre virtù, non può esistere sotto l’apparenza di una falsa simulazione; e assieme alla pietà inevitabilmente scompaiono la santità e la religione;
una volta eliminati questi valori, si verificano uno sconvolgimento della vita e una grande confusione;
e sono propenso a credere che una volta eliminata la pietà verso gli Dei,
vengono soppressi anche la lealtà e i rapporti sociali del genere umano e la giustizia, la virtù per eccellenza”.
In questo passaggio ciceroniano viene affermato che la pietas è una virtvs, un aspetto specifico della ivstitia, in particolare della “ivstitia adversvm Deos”. Inoltre Cicerone fa presente che, in quanto virtù, la pietas non può essere simulata, perché la vera pietas è una virtvs dell’animo e non è definita da un’azione formale esteriore. Se la vera pietas dell’animo manca, ci si trova in presenza dell’apparenza della pietas, si tratta di una sua simvlatio, di una finzione, che non corrisponde all’autentica pietas. Se la pietas è falsa e apparente, ad essa non è associata la sanctitas, che è “scientia colendorvm deorvm”, né la religio, che è “deorvm cvltv pio continetvr”, se alla mancanza della pietas non si pone rimedio, inevitabilmente la vita umana viene sconvolta e la condotta esistenziale cade in una grande confusione. In particolare, se viene abbandonata la pietas adversvm Deos, che costituisce il fondamento della vita dell’uomo e della comunità civile, viene meno anche l’osservanza della giustizia, che sulla pietas fonda, per cui gli uomini non rispettano nemmeno la fides su cui si basa il consorzio umano, perciò tutti i rapporti sociali si corrompono e si e degradano, e tutte le ingiustizie possibili vengono compiute.
Dato che la pietas adversvm Deos è l’attività essenziale a cui deve essere applicato l’animo dell’uomo, è evidente quanto sia importante che essa sia realmente presente nel soggetto umano e non si creda invece di essere pii quando in realtà non lo si è. Oggi si dovrebbe essere contenti del fatto che si moltiplicano le iniziative rivolte a Roma, che vedono diverse personalità impegnate nella “ricostruzione” o nella “restaurazione” della “religione romana”, e di ciò che ne costituisce la sua pratica rituale fondamentale. Noi esamineremo in sintesi l’insegnamento trasmesso dai Padri relativo all’animvs pivs e alla virtvs della pietas, attraverso il loro esempio e il loro magistero, potremo così valutare se in questi vari tentativi e nelle diverse azioni protese alla renovatio della religio si trovano elementi di regolarità e di correttezza, ovvero se esista una vera pietas o piuttosto ci si trovi di fronte ad una simvlatio.
Anticipiamo il fatto che la ricostituzione di una qualsiasi disciplina religiosa, sia essa morale, legale o rituale, non può procedere dall’esterno e, specialmente, non può fermarsi all’esterno, in molteplici casi si assiste invece a un “rimontaggio” di pratiche rituali formali esteriori, e poi si ritiene che, in modo non corretto, con l’esecuzione dei rituali ripristinati, magari attraverso la disciplina filologica profana, sia stata ripristinata la disciplina della religio. Oppure si crede, erroneamente, che chi svolge le pratiche “rituali” è, proprio per questa azione esteriore, pio, tanto che fra i vari ricostruzionisti ci si appella facilmente come “pii” e “giusti” per il solo fatto dell’esecuzione di atti formali, in presenza di uno stato interiore non ben definito.
Il processo ricostruttivo deve avere il suo sviluppo a partire dall’animo dell’uomo, in quanto non si dà pietas se non in un soggetto pio, e, affinché si costituisca il soggetto pio, l’uomo intero deve svolgere una formazione religiosa precisa, in quanto l’essere pio è uno stato virtuoso preciso, e non qualcosa di “sentito” o “immaginato” o attribuito formalmente da qualche soggetto a qualcun altro solo per i suoi atti esteriori, per quanto corretti possano essere. Se non viene ricostituito l’animvs religiosvs et pivs, non si può parlare di pietas, ma oggi, in assenza di istituzioni autorevoli centrali, ogni individuo si attribuisce la virtù della pietas secondo il suo arbitrio, ma, come vedremo, molti hanno una concezione limitata o alterata, e persino deviata, della pietas, perciò il più delle volte si produce solo un’illusione di essere pii, mentre i diversi soggetti sono empi.
Prima di esaminare le diverse concezioni della pietas, e i relativi sviluppi pratici della medesima in diversi enti ed iniziative, riformuliamo sinteticamente gli insegnamenti sulla pietas già espressi nel corso di diverse decine di anni, in modo che siano ripresi i principi fondamentali sui quali deve fondare la dimensione ontologica, esistenziale e operativa dell’uomo religioso romano-italiano.
a. I fondamenti teologici e giuridici della pietas
a. 1. Divino, Dio, Dei: la Natura Divina e i suoi modi
È innanzitutto necessario definire in prima istanza la natura del Divino e in che cosa consista la sua opera, dunque anche quale sia il fondamento e il fine dell’intera Esistenza Universale. Tutto ciò va svolto, naturalmente, in un’ottica prettamente romana, e perciò assumendo quella specifica visione giuridica del Divino e dell’Universo che deve essere posta alla base della corretta formazione religiosa dell’uomo romano-italiano. Nel nostro discorso richiameremo solo alcuni punti fondamentali della dottrina, per una più estesa conoscenza dei vari elementi ci si può riferire ai documenti nei quali si trova una trattazione più approfondita.
Anche nell’ambito religioso romano-italiano è presente una concezione integrale del Divino, in particolar modo viene definita la sua unità trascendente e i modi delle sue apparenti determinazioni immanenti. In primo luogo viene inteso il Divino, nella Sua Natura assolutamente indifferenziata, come Ianvs Chaos, questo nome e questo attributo divino indicano la realtà assolutamente incondizionata, ovvero ciò che è al di là di ogni differenziazione e di ogni cominciamento. Quando nell’ambito teologico viene indicato il Divino come Satvrnvs non ci si riferisce ad altro essere rispetto al Divino unitario in sé, ma viene indicato lo stesso Essere Divino secondo il suo modo formale essenziale, ovvero come unità determinata dell’Essenza Intelligibile dell’Essere Puro sovraessenziale. Se al Divino ci si riferisce come Satvrnvs si pone una distinzione senza separazione nell’unica sostanza divina suprema, per cui il nome Satvrnvs riguarda il Divino inteso in un dato modo, e non un essere divino diviso o distinto in maniera reale da Ianvs o dal Divino assolutamente ineffabile. Secondo lo stesso modo va inteso Ivppiter, ovvero lo stesso Essere Divino che viene considerato come Padre e Costitutore del Cielo e della Terra, ovvero della sfera immateriale intelligibile e spirituale dell’Esistenza Universale e della sfera materiale, sensibile e grossolana, della stessa Esistenza. Ivppiter può essere inteso anche come l’Essenza Intelligibile Agente, o ancora come l’Animo del Mondo o l’Intelletto Attivo dell’Anima del Mondo. In linea di massima Ianvs presiede ai Prima, e quindi opera in modo principiale assoluto, mentre Satvrnvs costituisce il Principio Divino che esprime la forma intelligibile di Giano, la Forma Essenziale del Divino, nella quale si trova l’unità sintetica e ideale trascendente, e la funzione misurante suprema di Dio. Ivppiter è lo stesso Divino Principio inteso nella sua funzione di Sommo Signore degli esseri prodotti, per cui egli presiede all’articolazione dell’intera manifestazione e, in quanto Divs Pater, deve essere inteso come la Luce Divina che effonde dal centro metafisico dell’essenza saturnia universale, quindi a Ivppiter ci si riferisce anche come al Divino qualificato dalla sua Volontà Manifestante, costituente, demiurgica, ordinatrice e regolatrice della totalità dell’Esistenza Universale. In Ivppiter, secondo Varrone, si trova l’unità trascendente dell’intellezione agente e misurante, ordinante e costituente l’intera manifestazione, per cui in rapporto ad essa Ivppiter deve essere considerato come il Padre Onnipotente, il Signore del Cielo e della Terra. Secondo la consuetudine dei Padri, comunemente non viene posto un Dio al di sopra di Ivppiter, ciò avviene solo in casi particolari, comunque sufficienti a definire la conoscenza e l’operatività del Divino nella sua integralità. La corretta chiamata in causa della dimensione suprema del Divino si produce laddove sia necessario farla.
a.2. Ivppiter, Dio Onnipotente e Signore del Cielo e della Terra
In Ivppiter troviamo tutti i caratteri propri della Forma Personale del Divino atta alla costituzione e all’organizzazione del governo finale del mondo secondo Ivstitia. In particolare, a seconda che si ponga l’accento sulle sue diverse funzioni, Ivppiter è il Genitore degli Dei e degli uomini, inoltre è Padre in quanto è il detentore della Somma Potestà rispetto a tutti gli enti manifestati, dei quali dispone secondo la Sua Volontà sovrana. Dunque tutto è sottomesso alla potestà di Ivppiter e al suo Imperivm. Inoltre Ivppiter è omnipotens, ad egli nulla risulta impossibile nell’ambito del suo dominio e della sua funzione, quindi dispone della sua opera secondo la Sua Volontà, però attua nell’Esistenza solo il possibile di manifestazione. In particolare Ivppiter è colui che regge tutte le condotte e le sorti degli uomini e degli Dei con gli eterni comandi imperiosi, infatti lui è Magne Pater Divom , egli, con un cenno del Suo Capvt, piega il Cielo e la Terra, essendo l’Essere sussistente, Dio può tutto ciò che può essere, quindi la totalità del possibile, mentre l’impossibile è nulla per Dio, perché per Esso non è.
Le affermazioni che abbiamo appena svolto sulla Paternità, la Regalità e la Potestà di Dio Onnipotente portano con sé delle implicazioni religiose e morali ben precise, in quanto sia gli Dei che, a fortiori, gli uomini sono sottomessi al Governo di Dio, alla Sua Provvidenza e alla Sua Giustizia. Gli uomini che non si rendono conto della loro sottomissione al Governo di Dio sono atei ed empi, essi agiscono come se Dio non fosse, per cui in loro dominano la leggerezza e la negligenza della stoltizia, sono illusi di essere liberi e pensano che possano decidere la propria vita in modo indipendente da Dio. Gli uomini religiosi invece sono ben consapevoli della Regalità e del Governo di Dio, perciò ordinano ogni loro azione in modo tale da accordarsi alla Volontà Onnipotente di Dio, affinché la Giustizia sia sempre rispettata e l’ufficio religioso assegnato all’uomo sia compiuto con modestia ed onestà. Secondo Virgilio, Ivppiter è un Dio trascendente e immanente allo stesso tempo, in quanto Sommo Re del Cielo è trascendente, ma, allo stesso tempo, è anche tutto il Cielo Olimpico, Dio è perciò, in quanto Cielo, l’Anima del mondo, ma, in quanto Sommo Re del Cielo si identifica con la parte superiore del Cielo, con il suo apice, la sua essenza, perciò, più propriamente, egli è l’Animo del Mondo, che comprende nella Sua Unità la Sua Anima. Ivppiter immane secondo i diversi gradi e modi della sua presenza in tutti gli enti, siano essi gli Dei o i Geni che animano tutte le cose, grazie alla Sua Prudenza, Minerva, il Padre si proietta in tutto il mondo rendendolo pieno di Lui, secondo la formula Iovis omnia plena. Dunque ogni cosa procede da Dio e, di conseguenza, Dio riempie di sé tutte le cose, tutto è sostenuto da Lui, tutto da Lui è generato e ha vita, tutto a Lui ritorna, in quanto Egli rimane sempre il Solo Vero Essere Reale. Pertanto la molteplicità, sia essa di Dei, uomini o cose, non ha una vera sostanzialità indipendente, perché l’unica vera sostanza reale è quella del Dio Unico, la quale non è soggetta al divenire o a trasformazione. Per cui nel Tutto non v’è luogo effettivamente alla morte, dunque la morte, così come la molteplicità distintiva, non hanno una sostanzialità reale, dunque sono illusorie. Un solo Dio e la Sua Potenza, un solo Essere Vivente Eterno è l’unica realtà, egli rimane identico oltre tutte le apparenze ingannevoli; i diversi enti determinati, in ultima istanza, coincidono con Lui.
Il dispiegamento dell’attività demiurgica mediante l’Anima del Mondo e la Sua Ragione costituisce i diversi gradi gerarchici di immanenza di Dio e gli stati dell’esistenza mondana, ciascuno dei gradi di presenza di Dio è anche un modo particolare di operare della sua intelligenza costituente, ordinatrice e regolatrice. In virtù di questo processo teofanico, in accordo con quanto afferma la tradizione, avremo la presenza di Dei nella sfera del Cielo, di Dei nella sfera intermedia dell’Aria o del Mare, e la presenza di Dei nella sfera terrena sublunare, ciascuno dei quali media nel suo piano l’attività provvidenziale di Dio, affinché il Tutto, dal polo superiore del Cielo al substrato inferiore della Terra, sia pieno della Luce Divina. Secondo i Padri il mondo è interamente buono, perché in esso viene riflessa la Bontà Divina, allo stesso modo il mondo è compiutamente bello, perché esprime la Bellezza di Dio in un suo dato grado di esistenza. Nel mondo si trova la misura dell’Essenza Divina riflessa in tutti gli enti, secondo un degradare specifico, dal culmine del Cielo al fondo della Terra. Vi è da dire inoltre che il mondo è divino in quanto è costituito da Dio e vivificato dalla Sua Anima Divina, quindi accoglie la Luce Divina in ogni sua parte e perciò è da questa Luce divinizzato, tanto da essere allo stesso tempo misurato, animato, reso buono e bello come un essere vivente universale. Il mondo, se visto da Dio, è integralmente positivo, l’uomo può considerarlo negativo solo se lo assume nella sua impermanenza soffrendolo, ma il male non è consustanziale all’essenza del mondo, in quanto il male sussiste a titolo di possibilità nell’attività dell’Anima del Mondo e, specialmente, nell’anima individuale dell’uomo, nella quale il male acquista una sua apparente sostanzialità nel momento in cui essa subisce l’illusione dell’alterità e del divenire.
a. 3. Fas e Fatvm, Providentia e Ivstitia
In quanto Optimvs e Maximvs Ivppiter è ente buonissimo e grandissimo, il più grande ente nel senso dell’eccellenza dell’Essere, dell’Atto e del risultato dell’Atto. Dio trasmette la Sua Eccellente Bontà al Tutto mediante la Sua Provvidenza. La Providentia attiene all’Essenza Intelligibile in quanto Causa e costituisce l’attività connessa alla causalità dell’Essenza stessa, attività per la quale l’effetto è fatto sussistere nella causa che lo produce per essere conservato e seguito continuamente da essa. Nella Causa vi è sempre intelligenza e legge per cui tutto l’ente causato è sempre guidato e diretto secondo giustizia, in accordo alla sua essenza.
L’attività provvidenziale di Ivppiter fonda sull’immediata conoscenza della Sua Essenza, che coincide con l’Unità di tutte le Cause Intelligibili, ovvero con ciò che la tradizione definisce Fas, il contenuto stesso della Sapienza Divina Principiale. L’Intelletto Divino è ciò per cui Dio legge in Se Stesso, e con questo atto definisce la misura essenziale degli enti, articolandoli in modo determinato nel seno della Sua Sapienza. Con la proiezione del riflesso della contemplazione immediata degli enti nell’Essenza di Dio, Minerva rende immanenti le essenze-idee eterne nell’Anima, secondo la forma di ragioni seminali. Le ragioni vengono poi seminate dalla Ragione-Verbo, da Mercvrivs, diretto da Minerva-Providentia, la quale rende presente nel mondo l’unità che si trova nel Padre Eccellente di tutti gli enti.
La Providentia è il risultato dell’atto del providere, che è proprio ad ogni essenza divina. Attraverso di esso si definisce il rapporto causativo e conservativo dell’essenza divina con tutto ciò che è da essa causato. Attraverso la Providentia, intrinseca all’attività demiurgica, l’Ordine Divino dell’Essere Intelligibile è reso immanente in ogni ordine del Tutto. La Providentia costituisce dunque ciò che unifica l’esistenza all’essenza, mantenendo ciascun essere esistente radicato nell’unità dell’Essere, grazie al providere divino ciascuno degli enti conserva la sua permanente identità nell’Essere e attua la sua essenza secondo una precisa determinazione formale.
La Providentia immane nell’ordine del sensibile come Fatvm, quest’ultimo costituisce la concatenazione causale che connette la molteplicità fenomenica del mondo con l’essenza divina da cui procede, ma non è causa di unificazione. L’opera del Fatvm dipende dalla Providentia demiurgica, così come l’immagine dipende da ciò che la produce. Fatvm è la mediazione estrema del Bene al mondo attraverso la direzione di Providentia, perciò il Fatvm sviluppa l’Unità Divina nella successione, secondo necessitas. Fatvm è “la serie delle cause”, series cavsarvm, che si sviluppa nella concatenazione immutabile degli effetti, perciò il Fatvm è legge razionale universale inviolabile e immodificabile, non possono modificarla gli uomini, né possono modificarla gli Dei. Fatvm è la Parola Divina “pronunciata”, secondo un atto di imperio, dall’Intelletto Divino, perciò attraverso il Fatvm tutto viene disposto secondo ordine e misura dalla Prvdentia demiurgica. Niente può ostacolare il Fatvm, perciò tutto avviene e avverrà, perpetuamente, seguendo la stessa immutabile modalità causale, con la medesima necessità.
Tramite Fatvm il caso è eliminato da ogni luogo dell’Universo, una pienezza di significato si trova in ogni remoto sito e anche nel più piccolo degli enti. Tutto è Ragione, “tutto parla”, “dice”, “fabula”, è Fatvm, il Fari del Fas nel Ivs. Il mondo va dunque inteso anche come dispiegamento della Parola di Dio, l’espressione verbale della Sua Intelligenza, quindi è signvm del “Signore” Divino, di colui che ha il potere di signare, del Padre Eterno che parla a Se Stesso mediante l’Anima del Mondo, nel Suo Verbo. Necessitas segue il Fatvm come Fata, essa trascende gli Dei interni al cosmo e li tiene sulle ginocchia, così come il fuso dell’Asse del Mondo, che fa ruotare perpetuamente, dipanando le trame fatali, affinché sia sempre fatta la Volontà Divina. Necessitas, in quanto Fata, è Madre delle Fatae, altrimenti dette anche Parcae o Moirai, mediante le quali custodisce in modo indefettibile “le parti” di Fatvm, i data fata, di ciascun ente, facendo convergere ogni individuo esistente al Bene secondo Giustizia.
Esiste una specifica ed intima connessione fra Fatvm e Ivstitia. Fatvm è “ciò che è stato detto in principio”, è l’articolazione del contenuto dell’Intelletto Divino nella Parola di Dio e corrisponde allo sviluppo delle cause essenziali nelle concatenazioni inevitabili e ineludibili di tutte le cose manifestate. Il Fatvm si costituisce contestualmente alla generazione del mondo e, quindi, con la prima riflessione/immanenza delle Cause Divine nell’Anima del Mondo, un atto col quale ha principio l’esistenza temporale, il divenire. Fatvm è correlato a Fas, se Fas è la Misura Unitaria dell’Essenza Divina, che permane inespressa, inarticolata e immobile nell’Essere Intelligibile di Dio, Fatvm è l’articolazione del Fas mediante l’Intelletto Divino nella Parola di Dio, nella ragione formale determinata del Demiurgo. Tutte le cose, in questo momento e sempre, esprimono le Forme presenti nell’Intelletto di Dio, la sua attività razionale attraverso la Parola Divina, la quale media le Idee Divine Eterne nella successione perpetua del linguaggio della manifestazione esistenziale. Tutti gli enti esistenti sono concatenati concausalmente, nel loro divenire, gli uni agli altri, così come lo sono “i pensieri di Dio”, in un’unità perfetta di fine, in modo che ciascun ente rispetti il suo ivs e mantenga la conformità al suo essere. Il rispetto dell’attuazione dell’essenza nell’esistenza è ivstitia, ciò equivale anche alla conformazione della ragione dell’ente al Fatvm.
Ivstitia è figlia di Dio Padre, è il potere intrinseco all’intelletto di Ivppiter, col quale Egli mantiene stabilmente nel ivs gli enti determinati, siano essi divini, umani o naturali, perciò la stabilità nell’essere prodotta dalla Providentia di Dio è ivs–stat, ovvero Ivstitia. Esiste ivstitia laddove l’ente è in atto secondo il suo ivs, cioè quando si mantiene stabilmente in accordo con la sua essenza mediante il rispetto della retta ragione o della legge razionale. Questo accordo rispetta anche la concatenazione fatale di tutti gli enti nell’unità della Giustizia Universale. L’attività universale di Fatvm-Ivstitia sussiste eternamente, anche se l’uomo comune, non religioso, la ignora. Non c’è un solo ente nell’universo che possa sfuggire a questa attività, in ogni istante, volente o nolente, cosciente o incosciente, perché tutte le cose sono regolate dalla Giustizia di Dio. Ogni ente è incluso nell’attuazione eterna della Providentia Divina e costituisce un elemento dell’esplicitazione fatale dell’ordine del Fas nel mvndvs. Entro il disegno ultimo, il Devs-Signvm Universale, ogni ente si conforma alla Giustizia Divina e, grazie ad Essa, è condotto alla realizzazione finale del bene costituito dalla Pax.
a. 4. Ivstitia e Pax: il senso della religio
Il termine Pax indica lo stato di unione, la congiunzione salda e intima, non separata, fra due enti. La radice pak– significa unire, collegare unendo, riunificare, perciò pak-s è ciò che si costituisce quando si unifica, quando si produce l’unione, l’unità. Pax indica sempre l’effetto della statuizione dell’ente, divino o umano, nell’unità dell’Essere, a causa della quale l’ente fruisce anche della quiete divina. Tutti i termini della lingua madre latina come paco, pacificor, pacifico, pactio, pactvm, ecc., indicano l’azione o il risultato dell’unire, dell’unificare, dell’accordare, del quietare, ecc., il risultato di questi atti è sempre la pax.
Il termine pax è collegato al senso della religio, infatti indica, in modo specifico, sia l’effetto interno, sia quello esterno, prodotto dall’atto essenziale del relegere proprio della mens. Il relegere è l’atto che costituisce religio, attraverso il relegere l’animo collega e unisce stabilmente se stesso, attraverso la sua essenza intellettuale, a Dio, e dunque l’ente causato alla sua causa, l’effetto al suo produttore, il generato al Principio Generatore, facendo così sussistere l’esistente nell’unità-unione-pace dell’Essere, ciò che è determinato nell’indeterminazione unitaria dell’Essere Divino. Secondo il suo senso essenziale, l’atto del relegere unifica ontologicamente l’animvs hominis all’Animvs Svpremvs, attraverso la mediazione dell’Animvs Mvndi. L’animvs hominis costituisce la presenza dell’Animo Divino Supremo nella teofania umana, perciò esso, nel suo atto normale, deve disporre della consapevolezza dell’Identità Suprema e, allo stesso tempo, deve costituire l’attività divina perfetta nell’immanenza, attraverso il “rileggere” tutti i suoi atti nell’unità dell’Essere Divino Assoluto, mediante l’intellezione immediata dell’Essere Divino stesso. In tal modo viene disposta la retta relazione unitiva della determinazione immanente dell’Animo Divino Supremo, l’animo dell’uomo, con il suo principio causale e fondante. Dall’atto essenziale del relegere, che stabilisce l’animvs nella Pax Devm e lo fissa nella Qvies dell’Essere Divino Universale, deriva lo sviluppo essenziale e teofanico della religio, la traduzione degli atti esemplari eterni del Dio Supremo negli atti esemplari di giustizia dell’animo divino immanente.
Solo fondando sul relegere essenziale può esservi nell’uomo una vera azione ivste e rite, attraverso la quale si produce anche il relegare della religio, il legare di nuovo, il circoscrivere, il “delimitare trattenendo” l’ente nell’Essere e, allo stesso tempo, il ri-legare l’ente molteplice alla sua causa unitaria, costituendo in esso la Ivstitia, fondata sul Fas. Nel re–legere, nel legere che unifica, vi è il raccoglimento della visione intellettuale dell’ente nell’Essere Divino Universale, in modo da fondare tutte le sue operazioni nella Misura Divina Essenziale, il Fas. La rilettura delle cose determinate nell’unità divina indeterminata, attraverso la pratica contingente della religio, le ri-lega, le riunisce con il filo della sapientia, prodotta dal relegere, al loro Principio. Così tutti gli atti, e gli enti da essi prodotti, sono unificati-pacificati nell’Unità Divina, nell’unione intima con l’Essere di Dio, la quale permette la fruizione completa della Pax Devm. La religio è il risultato dell’atto di riunione dell’ente all’Uno attraverso il relegere, solo ciò che è compiuto in modo religiosvs è perciò ivste, costituente ivstitia e Pax Devm, nell’uomo, nella civitas e nell’Orbe. Attraverso la religio perfetta è perciò possibile costituire nell’immanenza la Regalità Assoluta dell’Animo Divino Supremo, con la Sua Pace, la Sua Giustizia e la Sua Salute.
In definitiva, attraverso la sua attività provvidenziale Dio Padre costituisce Ivstitia in tutti gli enti fondando su Fas, sull’unità essenziale della Sua Natura, perciò sulla misura unitaria del Bene. In virtù di questa opera tutti gli enti divini e umani sussistono nel Bonvm, nell’Essere di Dio, e ne partecipano, nella loro esistenza, secondo il fato a loro assegnato. In tale modo Ivppiter mantiene stabilmente tutti gli enti in accordo con la loro Causa Essenziale, questo accordo prende il nome di Ivstitia, dall’accordo procede la stabile unione dell’esistente con Dio, ovvero la Pax. Quando l’ente è in atto secondo la sua essenza è in accordo con Dio, che ha disposto provvidenzialmente l’essenza dell’ente proprio per dare atto al suo disegno provvidenziale prefissato. Se l’ente particolare non rispetta la Ivstitia produce un disaccordo con Dio, ma il piano della Provvidenza non può essere alterato, nemmeno il Fato, quindi l’ente discorde viene riaccordato alla Volontà Divina attraverso la Nemesi, che impone al violento, ossia a chi ha violato la concordia con Dio, la pena necessaria, affinché sia ristabilita la dovuta pace con Esso.
“In specie avtem fictae simvlationis sicvt reliqvae virtvtes item pietas inesse non potest; cvm qva simvl sanctitatem et religionem tolli necesse est, qvibvs svblatis pertvrbatio vitae seqvitvr et magna confvsio; atqve havt scio an pietate adversvm deos svblata fides etiam et societas generis hvmani et vna excellentissuma virtvs ivstitia tollatvr”, Cicerone, De Nat.Deo., I, 2, 3-4.
Ibidem., I, 41, 116.
Ibidem.
Ibidem.
Viola L.M.A., Oltre la Porta del Cielo, parte III, Dio, mondo e uomo, I, cap. 1., pag. 28 e segg.
Virgilio, Eneide, IX, 495.
Ibidem, IV, 169.
Ibidem, X, 621.
Ibidem, X, 215-216.
Virgilio, Bucoliche, III, 60.
Virgilio, Georgiche, IV, 223-227.
a cura di ARQ
Estratto da Saturnia Regna n. 66
© A.R.Q. Associazione Romània Quirites
C.so Garibaldi, 120 – Forlì
Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale, se non autorizzata in forma scritta dall’Associazione.