Ciò che ci interessa evidenziare ancora è la natura intrinseca della virtvs, in particolare modo la natura della virtvs svprema, ovvero la sapientia, dalla quale procedono tutte le virtù in quanto oggettiva espressione della stessa: “magna sapientia mvltasqve virtvtes”[1]. Allo stesso tempo, se così si può dire, visto che l’animvs costituisce l’essenza dell’uomo, in esso si risolve anche il fuoco divino essenziale che è la sostanza della sua natura. Da questo fuoco scaturisce la fortia, la virtù specifica della volvntas, la quale, come abbiamo visto, è il centro coordinatore di tutta l’articolata attività dell’animo. In ogni riferimento scritturale le virtvtes sono sempre l’espressione di una sapientia-prvdentia realizzata, per la quale il vir è riconosciuto pieno di valore e merito e, in senso lato, di onore, se si vuole elogiare e laudare in modo adeguato un dato soggetto bisogna indicarlo come omnivm virtvtvm vir. La tradizione vuole, fin dalle origini, che colui che possiede virtvs sia dotato di una potentia o di una fortia che hanno un carattere sacrante, taumaturgico e teurgico. La virtvs è un potere efficace, capace di produrre effetti concreti nel rito e nella condotta personale, essendo un’attività divina immanente, la virtvs attualizza la presenza operativa degli Dei



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