L’intero campo odierno delle diverse azioni sociali è volto a sviluppare, in maniera più o meno completa, l’uguaglianza fra tutti gli uomini e la loro massima libertà. Per raggiungere questi scopi si approfondiscono i temi dell’uguaglianza, si tratta dell’uguale dignità delle persone e si definisce la cultura civile dei diritti, nel quadro più complesso dei diritti universali dell’uomo. In un contesto del genere si è ormai costituita una giurisprudenza a rovescio, che viene esercitata da una magistratura e un’avvocatura a rovescio, ma è tutto l’insieme delle azioni politico-sociali che ha ormai un carattere rovesciato, in generale si è ormai stabilita una situazione capovolta rispetto alla società umana tradizionale.
L’individualismo democratico è stato ormai eretto a valore assoluto da perseguire con ogni mezzo e da parte di ogni uomo. L’indirizzo ideologico che sta alla base di questo moto è costituito dal credere che lo stato migliore della società richieda la realizzazione della completa eguaglianza di tutti gli individui umani, ai quali, allo stesso tempo, deve essere concessa la più completa libertà di azione. Il sistema, o la situazione politica, nel quale si può giungere a questo risultato è stato individuato nella democrazia atea e areligiosa, nella quale deve vigere la più ampia “tolleranza” e il più grande “rispetto” per il “diverso”. Nel corso degli ultimi due secoli e mezzo, attraverso le battaglie degli individui per l’acquisizione dei “diritti”, ci si è avvicinati a questo “ideale” a rovescia, ma non è stato ancora pienamente raggiunto. Un numero crescente di uomini ha lottato per liberarsi da tutto quello che riteneva essere l’antico regime autoritario e organicistico, fondato su odiosi principi gerarchici per i quali sussisteva una certa differenziazione fra i diversi uomini nelle società, che si esprimeva poi nella loro distribuzione in classi o ordini sociali. Tutte le personalità che hanno agito in senso sovversivo hanno classificato tutte le civiltà tradizionali come afflitte da “autoritarismo repressivo”, queste società sarebbero state guidate da “aristocrazie paternalistiche”, che governavano imponendo determinati principi ai cittadini. Secondo una certa ottica democratica, non può essere accettata un’oligarchia di soggetti, reputati più virtuosi degli altri e meritevoli di esercitare il governo sull’insieme della società, così come accadeva nelle antiche costituzioni civili, perché queste erano rigorosamente fondate su principi religiosi, ovvero su valori di carattere eterno ed universale, che venivano fatti rispettare da autorità religiose anche con metodi “coercitivi”.
Solo ad un certo punto della sua storia, a cominciare dall’Europa, l’individuo umano ha rivendicato il diritto di “pensare con la sua testa”, di giudicare le cose secondo la sua ragione, di agire “liberamente”, scegliendo il tipo di vita che ha ritenuto più opportuno, questo individuo ha poi voluto costituire una sua proprietà privata, acquisendola con il suo lavoro. Una volta raggiunti i primi risultati, l’individuo dedito alla sua “libertà” si è impegnato per permettere che ogni uomo potesse fare lo stesso, secondo la sua licenza, organizzando gli uomini in società di tipo completamente diverso, per non dire opposto, rispetto a quelle tradizionali. Le “vecchie società” erano impegnate ad attuare la Volontà di Dio nell’uomo e nell’ambito civile terreno, mentre le “nuove società” dovrebbero essere costituite in modo tale da consentire all’individuo, all’uomo ridotto alla sua dimensione somatica, di dare adito “liberamente” a ogni suo desiderio, avendo anche riconosciuto il diritto di vivere in questo modo, come se fosse assolutamente giusto e persino naturale.
A partire dal XVI secolo vari filosofi, politici e giuristi, hanno elaborato una nuova concezione antitradizionale dell’uomo e del fine della sua esistenza, essi hanno contribuito a preparare la mentalità generale, fino al punto in cui le condizioni rivoluzionarie sono divenute mature e le rivoluzioni del XVIII secolo, in particolare la Rivoluzione Francese, hanno poi attuato questi indirizzi sovversivi. Gli attuali esponenti delle rivoluzioni antitradizionali rivendicano questo lungo percorso, vantandosi di avere “liberato” l’uomo europeo, e gran parte degli uomini nel mondo, dai “regimi religiosi autoritari”, dalle “culture totalitarie”, dalle “tradizioni vincolanti” e dalle organizzazioni gerarchiche delle società. Costoro affermano che il valore primario dell’uomo è l’individualismo, perciò fanno dell’individuo umano somatico il principio di qualsiasi verità e giustizia, e il criterio di ogni condotta buona e di ogni fine giusto della vita.
Nel corso di oltre due secoli, ciò che risultava assolutamente inviso nell’ambito delle società religiose tradizionali, ovvero l’individualismo, è stato progressivamente assunto come il valore primario, attorno al quale costituire le società moderne e organizzarne i fini, facendo in modo che ogni uomo possa realizzare il più completo individualismo. Dopo che nel XIX secolo l’individualismo è divenuto il motore della vita dei nuovi Stati rivoluzionari, nel corso del XX secolo molteplici personalità si sono impegnate a definire la natura dell’individualismo, esaminandolo da tutte le prospettive, preoccupandosi di mettere in risalto la sua natura “positiva”. L’individualismo è stato distinto da una serie di fenomeni che non sono identificabili con esso, ma, comunemente, l’opinione dei più confonde l’individualismo con l’egoismo, con l’edonismo e col narcisismo.
Secondo l’opinione comune, l’individualismo è una tendenza presente in ogni uomo, sulla base della quale egli tende a far prevalere i suoi interessi individuali su quelli collettivi, e dunque la libertà individuale e la sua iniziativa singolare su quella generale, disciplinata e concorde nel medesimo fine. La negatività che si attribuisce all’individualismo è dovuta al fatto che si crede che l’individualista pensi solo a se stesso e non rispetti le regole del buon vivere sociale, oppure che esso riservi un’attenzione eccessiva, o persino esclusiva, a se stesso, da cui deriverebbe un comportamento asociale, isolato ed estraniato, un ripiegamento intimistico e solipsistico che sarebbe deteriore per la realizzazione del bene comune, in quanto porterebbe al disimpegno, alla decostruzione dei legami sociali, familiari, parentali e nazionali. L’individualismo favorirebbe la disgregazione e la polverizzazione della società, sarebbe la causa dell’atomizzazione del tessuto sociale, il quale diverrebbe composto da soggetti incentrati sulla loro presunta libertà e sulla loro illusoria indipendenza, intenti a conservare queste “conquiste” anche a costo di sviluppare un conflitto permanente con tutti gli altri individui che compongono la società. L’individualista viene inteso come colui che evita di impegnarsi nella solidarietà, nelle opere comuni, nella realizzazione di più ampie e solidali collettività, per cui non presenterebbe alcun tipo di altruismo, ma anzi ostenterebbe un egoismo diversificato, a seconda dei suoi interessi specifici. Il vero individualista rivolge un’attenzione agli altri solo in funzione di un’acquisizione utilitaristica ed edonistica, rimanendo, di fatto, egli stesso distinto da qualsiasi comunione con l’altro, ed estraneo a qualsiasi reale condivisione dell’essere o del vivere con l’individualità altrui.
Avremo modo di esaminare nel dettaglio, nel corso della trattazione, i diversi aspetti e le diverse coniugazioni dell’individualismo, per cui esamineremo quell’individualismo a cui viene attribuita una natura positiva e persino una funzione costruttiva nell’umanità, ma vedremo anche la posizione di coloro che ritengono che l’individualismo sia negativo e svolge una funzione decostruttiva, e perciò dannosa, per l’umanità. In realtà, come dimostreremo ampiamente, non è possibile riscontrare alcunché di positivo in qualsivoglia forma di individualismo, essendo ogni individualismo fondato su un grave errore metafisico, su un’illusione ontologica, per cui esso costituisce la prima causa di ogni alienazione dall’Essere e dunque è alla base di ogni ribaltamento dell’ordine normale delle cose, sia nell’ordine ontologico e psicologico, sia nell’ordine civile e sociale.
L.M.A. Viola
Estratto da Saturnia Regna n. 68
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