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Le condizioni giuridiche universali della pietas

Poniamo nuovamente attenzione alla pietas ed esaminiamo il suo contesto giuridico universale. Nella pietas il contratto giuridico che lega l’animo a Dio trova la giusta osservanza, perciò il bene in esso implicito può attuarsi. Quando il rapporto vincolante fra l’animo e Dio è rispettato vi è pietas, il risultato del rispetto è Pax. Se l’animo assume rettamente il vincolo di giustizia che lo lega al Dio realizza la sua natura e dunque il suo bene, compiendo il suo officivm di religio l’animvs costituisce in sé e nel mondo il Regno di Dio, con la sua Pace e la sua Giustizia, e dunque produce Salute. A monte di ogni atto di pietas vi è il Ivs Divinvm, che antecede anche la costituzione dell’animo dell’uomo ex Deo, il Ivs hvmanvm deriva da quello. I due piani del Ivs sono congiunti dal Ivs Sacrvm, il rispetto del quale, secondo religio, stabilisce, con rigorosa giustizia, il rapporto fra Dio e uomo, un rapporto giuridico di natura religiosa ontologica, agente in modo necessario.

Da quanto esposto fino ad ora possiamo comprendere perché la religio è “deorvm cvltv pio”, inoltre sappiamo che il colere è innanzitutto espressione di scientia, una scientia che si costituisce con il conseguimento della sanctitas. In particolare, la scientia del colere Deos è scientia ivris, ovvero scientia del Ivs Divinvm e del Ivs Sacrvm, la quale è di dominio del vero sacerdos e ad essa partecipa il religiosvs elementare attraverso la retta opinione. La scientia ivris, che è fondamento di religio e cvltvs, è scienza sacra oggettiva, indipendente dalle limitazioni della ragione umana, su di essa fondano la pietas, il sacrificivm e, più in generale, il ritvs.

Il compimento oggettivo di atti rituali di ogni tipo è cvltvs, il quale implica il rispetto del Ivs Sacrvm, un rispetto che è anche litare. Secondo Varrone e Macrobio, l’animvs agisce recte, rite o probe, quando rispetta la regola giuridica rituale oggettiva, e l’animvs probvs ivstvs est e se ivstvs est, pacem condit. L’animo pivs rispetta continuamente, sia con l’azione morale, sia con l’azione rituale, la Ivstitia Divina, così il suo placare Deos è senza discontinuità. In questo modo unifica il suo essere, la sua intelligenza e la sua volontà, all’Essere, all’Intelletto e alla Volontà Divina, rendendo presente la Pax Devm nell’immanenza della sua essenza e dei suoi atti. Gli Dei sono sempre Benevolenti e Benefici, l’animo deve produrre uno stato che sia adeguato a ricevere la Benevolenza Divina, il suo essere va prima conformato, poi assimilato, infine identificato alla Natura Divina, in modo che ogni suo atto traduca in modo esemplare la Virtù Regale di Dio, il Suo Impero e la Sua Giustizia nel mondo, al fine di costituire la Sua Pace e la Sua Salute nell’Orbe. L’essere dell’animo va “estinto” nell’Essere del Dio, in modo da consentire l’attuazione della teofania della Providentia Deorvm, senza interruzione. Dal Sommo dell’Olimpo all’infimo della Terra, la Ivstitia Divina deve regnare ovunque, così ogni ente è unificato all’Essere Divino e stabilito nella Pax Devm.

L’animo è ciò attraverso cui la Gloria Divina viene resa immanente nel piano umano, esso ha un ufficio trascendente da compiere, che attua con l’essere religiosvs. L’animo non può esimersi dal suo compito, perché viene giudicato dagli Dei a seconda della sua obbedienza al compito che essi gli hanno assegnato. Se l’animo non relegit, neglegit, perciò, l’animo neglectvs non osserva il suo ufficio, non rende ivstitia agli Dei, perciò incorre in delinqventia. Tutto il suo essere deve portarsi nello stato opportuno, modestia, virtvs, magnitvdo devono regnare in lui. L’animo si faccia sanctvs, fino a divenire Sanctissimvs, come il Dio Supremo. Si allinei con tutto se stesso alla Providentia Deorvm, sappia che non sono gli Dei che “scendono” a lui, ma è lui che deve “salire” ad Essi, attraverso l’assimilazione teurgica a Loro. Più egli “sale” agli Dei, più egli rende immanente la loro Luce, il loro Nvmen, la loro Gloria in lui e nel mondo, fino a che, nella compiuta identificazione con la Somma Divinità, che rende l’animvs avgvstvs, la Presenza Divina è integralmente attuata nell’animo e nell’Orbe.

Placare gli Dei, pacificarli, è espressione che va intesa nel senso dell’animo, gli Dei incorruttibili, impassibili, sempre identici a se stessi e nel loro atto, sono unilateralmente ed eternamente benevoli. L’ira deorvm è ciò che l’uomo sperimenta quando non è allineato con l’azione provvidenziale benefica degli Dei, se si orienta contro vento sarà spazzato via, se lascia che le vele della sua nave siano gonfiate dal soffio divino favorevole giungerà alla meta felicemente. Dunque il placare Deos è sempre in rapporto a ciò che l’uomo compie, e placare è unificare, allineare, accordare l’animo al Dio, estinguere la contrarietà dell’atto dell’uomo nell’Atto di Dio. L’animo prudente sa come si allinea il suo essere all’Essere Divino, in quanto religente egli legge la “direzione” della Providentia, in quanto pivs accorda la sua volontà e i suoi atti esistenziali alla giusta azione fatale disposta dagli Dei. Così fa in modo che la Benevolenza Divina, sempre operante, si “incanali” nella vita umana, cosicché nella vita umana si attui la Vita Divina. Se l’animo non ricerca l’allineamento della ragione e della volontà con la Providentia, subisce la “ira deorvm”, immediatamente, perché esclude se stesso dalla fruizione della Pax Devm, con tutte le conseguenze inerenti, inoltre rende impossibile l’attuazione felice della sua esistenza. Ma l’atto del placare Deos non può essere improvvisato da chiunque, richiede un preciso stato ed una “tecnica” oggettiva, inoltre ci deve essere sanctitas, altrimenti l’allineamento dell’animo e della sua azione con la Volontà Divina non può avvenire efficacemente.

L’azione del colere costituisce la base della vita religiosa compiuta. Il verbo colere ha radice in col-, ma anche in cvl-, radici che costituiscono le basi di diversi termini, come cvltvs, cvltvra, cvltio. Entrambe le radici indicano l’applicazione assidua, l’attenzione rigorosa, una dedizione polarizzata e totale, affinché sia raggiunto il compimento di un dato fine. La cultura agricola, ad esempio, si dedica con atti scrupolosi, assidui e rigorosi, all’attuazione della fruttificazione del seme. Analogamente, il colere Deos è l’azione attenta e scrupolosa, tutta polarizzata nell’attuazione dell’immanenza della Giustizia Divina nell’animo e nel mondo. È comprensibile perché l’officivm dell’animvs si risolva nel colere Deos, e quindi il suo fine ultimo può essere raggiunto solo attraverso il rispetto dell’officivm religiosvm. Non ci sono atti giusti che possano essere compiuti dall’animvs al di fuori del rispetto del suo officivm religiosvm, fondato rigorosamente in divinis nella sua natura.

Col colere Deos l’animvs fa corrispondere il suo atto al suo essere, perciò realizza ad un tempo il suo bene e il Bene Divino, rispetta la Giustizia e costituisce la Pace. Pacem condere attraverso il relegere è il fine proprio dell’animvs pivs, il quale è presenza divina attuale, secondo diversi gradi di virtù e potenza. Quando l’animvs è perfettamente pio, è Devs Praesens, compiuta teofania, immanenza integrale del Cielo, in quanto Ivppiter vivens assume l’attività gloriosa del suo Imperivm in Terra. Facendosi perfectvs l’animo ricostituisce la teofania originale, che ha una natura regale e divina integrale, così egli riattualizza quell’animo saturnio che costituisce il principio dell’umanità, ed accoglie in sé tutti gli esseri nella Pax Devm. Ogni soggetto pivs fruisce della Pax Devm in diverso grado, a seconda della sua dignitas religiosa, quando è perfettamente pivs egli presentifica la perfezione della Pax Divina, che è ad un tempo Pax Avgvsta et Romana.

L’animvs pivs è il solo che permane conforme al suo essere proprio, radicato in Dio, è stabile nel Bene. Perciò l’animvs pivs è anche beatvs e fruisce della beatitvdo, a diversi livelli. In quanto stabile nella sua natura, l’animo pio è sempre conforme alla Volontà di Dio, perciò tutti i suoi atti sono sempre concordi con l’Ordine Provvidenziale Eterno, quindi il pivs è anche felix in diverso grado. Non è possibile adoperare il termine felicitas in modi impropri, essendo un termine della religione romano-italiana che indica la disposizione religiosa del Favore Divino da parte dell’animo costituito nella concordia essenziale con la Providentia Deorvm.

                Cicerone, De Nat. Deo., I, 42, 118.

                “… ne mvnvs hvmanvm adsignatvm a Deo defvgisse videamini”, Cicerone, De Repvblica, VI, III, “… perché non sembri che avete voluto sottrarvi alla missione che il Dio ha assegnato agli uomini”.

 

a cura di ARQ

Estratto da Saturnia Regna n. 66

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