degli autori romani classici
nel Basso Medioevo
Trattando della sola trasmissione concreta dei testi, nei secoli XI e XII fu presente la consueta attività degli scriptoria monastici, un’attività piuttosto fiorente di copiatura e conservazione che si applicava a tutto quello che costituiva l’insieme fondamentale degli avctores. Le copie venivano in genere realizzate per sostituire quelle deteriorate, ma anche per avere un duplicato delle opere che si ritenevano particolarmente importanti, oppure per moltiplicare le copie di un’opera e diffonderla in diverse sedi. La base delle diverse copiature era rinvenuta nel modello antecedente a tutte le riproduzioni, ritenuto essere il “testimone” più antico della tradizione scritturale. Le tecniche con cui venivano effettuate le copiature erano diverse, le relazioni e la gestione della trasmissione concreta dei testi fra le diverse sedi in cui venivano custoditi, copiati ed emendati, rispondevano a quelle che erano le regole comuni degli scambi o delle compensazioni che venivano poste in essere nei medesimi ambienti finalizzati alla migliore custodia dei testi. È abbastanza significativo rilevare quali siano stati i testi più copiati nei secoli XII e XIII, e con quale frequenza, testi che, provenienti dall’Antichità o dall’Alto Medioevo, dovevano essere redatti per avere una continuità vitale nei secoli successivi. In questo periodo le biblioteche e gli scriptoria ormai contenevano centinaia di testi, talvolta migliaia, in alcuni casi decine di migliaia, i testi si trovavano in condizioni diverse di conservazione, quindi le loro versioni erano più o meno corrette. Fra il XIII e il XIV secolo si sono formate delle biblioteche private molto importanti, grazie all’ampio scambio che esisteva fra i nobili componenti dell’aristocrazia e i vari centri religiosi che custodivano il maggior numero di testi.
Oltre alla Bibbia e ai libri liturgici, venivano trasmessi e copiati i più importanti testi patristici, da Girolamo a Gregorio Magno, allo stesso tempo ricevette un’attenzione crescente la letteratura romana classica, la quale, a partire dal XII secolo, fece segnare un notevole incremento della sua popolarità, per cui si accrebbe il numero degli uomini che si rivolgeva ad essa. Bisogna sempre tener presente che gli avctores antiqvi costituivano la base della manualistica scolastica, sia per la formazione nelle Arti del Trivio, sia per la formazione nelle Arti del Quadrivio, per cui la copiatura dei testi autorevoli romani non conosceva discontinuità. Fra i testi più diffusi si ricordano il De inventione di Cicerone, così come la Retorica ad herennivm, vi era poi il Commentarivm in Somnivm Scipionis, il quale in genere accompagnava i testi più importanti di Cicerone. Quando il canone classico fu allargato, a sfavore dei poeti cristiani, vennero via via sempre più attestati Orazio, Virgilio, Persio, Terenzio, Lucano e Stazio, mentre l’applicazione alle opere morali di Cicerone non conobbe ancora il grande sviluppo che si ebbe nei secoli successivi, a cominciare dal XII secolo, con l’emergere dell’attenzione per le opere morali di Seneca. È da notare che, contemporaneamente all’approfondimento dell’esoterismo romano, riemerse con forza ed estensione la tradizione morale romana, centrata su Cicerone e Seneca, quando poi venne riscoperto Plutarco fu composta la triade fondamentale che ebbe tanta importanza per l’umanesimo rinascimentale. Nello stesso periodo è riemerso in modo sempre più significativo l’interesse per la storia antica, in particolare per la storia romana, dalla quale le vite degli uomini esemplari, le gesta paradigmatiche dei Padri e i modelli virtuosi di comportamento vennero estratti e ben definiti, grazie anche al recupero di Cornelio Nepote, Svetonio, Valerio Massimo, Cesare, Livio e Floro.
La gran messe dei testi veniva trasmessa nella forma dei manoscritti, i quali in questo periodo vennero riuniti nuovamente nella forma dei grandi corpora, così come era successo fra la fine del IV e l’inizio del V secolo. In questo modo potevano essere rilegati insieme i codici di diversi avctores, i quali venivano ordinati secondo un senso logico o didattico. Qualche parola va spesa per trattare dei diversi strumenti letterari tipici del periodo, come i florilegi o i compendi, la grande moltiplicazione delle copie dei testi, la librorvm moltitvdo, cosa strana e anomala per quei tempi, cominciò a generare negli intellettuali un senso di difficoltà, sia per accedere direttamente e materialmente ai testi, sia per poter avere una comprensione globale degli stessi. Fu così che si costituì la tradizione dei florilegi, ovvero delle raccolte di particolari estratti o di parti ricavate dalle singole opere degli avctores, unitariamente organizzate, in modo da fornire una sintesi ordinata e completa del contenuto di un’opera o di diverse opere dei singoli autori. I vari tipi di florilegi, che erano in genere selezioni operate soggettivamente dai singoli compilatori con finalità diverse, acquistarono sempre più importanza, col fine di mediare l’accesso agli autori, però, presto, si sviluppò la tendenza a ridurre la conoscenza dell’autore al solo florilegio, alla sua antologia, perciò si verificò una limitazione della comprensione e persino una sua falsatura, in quanto il florilegio poteva essere più o meno adeguato per consentire la fruizione adeguata dell’autore a colui il quale tentava di accedervi con quel mezzo. Il florilegio dovrebbe sempre rimanere uno strumento di carattere introduttivo, la sua schematicità ha la funzione di fornire alla memoria quegli elementi guida capaci di favorire poi una più compiuta conoscenza di un dato autore. In ogni caso, l’utilizzo dei florilegi non venne particolarmente sollecitato, né incoraggiato, essi avevano una funzione limitata e a questa si dovevano attenere, potevano costituire dei manuali di prima mano, delle raccolte di tipo spirituale o morale, degli ordinamenti di sentenze, di motti o di detti che avevano l’immediata funzione di incidere nell’anima le prime tracce della sapienza dell’autore, ma non dovevano andare oltre. La raccolta e la riunione del fiore dell’opera dell’autore deve avere l’effetto di un fermento, deve accendere e attivare l’animo dello stvdiosvs affinché esso poi approfondisca lo spirito e l’intera opera dell’autore. Il periodo che va dalla metà circa del XII secolo, alla metà circa del XIV secolo, è stato di grande importanza per l’ulteriore sviluppo, nel senso del recupero completo della tradizione della romanità classica, però, prima di trattare della trasmissione e della ricezione dei testi degli autori in quel tempo, è bene approfondire le trasformazioni che sono avvenute nella società nel corso di quei due secoli, durante i quali si è passati dal periodo dell’apogeo dell’Impero cristiano medievale, al suo tramonto pressoché definitivo.
L.M.A. Viola
Estratto da Saturnia Regna n. 69
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