Quando si costituisce un’infrazione al Ivs, una violazione che è continua nell’empio, ne deriva una “perdita” della Pax Devm, perciò è necessario ripristinarla, in modo da ricostituire l’accordo originario dell’animo con Dio e, con esso, recuperare la quiete benefica e favorevole che ne deriva. Quando l’animo ritrova la benevola relazione unificante con il Dio, il Dio “dona” all’animo la Pax Devm, ciò avviene interiormente, nell’essere dell’animo, ed esteriormente si attua nell’agire pio. Attraverso la pietas morale e rituale l’animo mantiene il retto allineamento della sua azione alla disposizione divina della Ivstitia. Nel caso l’animo abbia perduto la sua statuizione originaria nella Pax Devm, deve recuperarla, ricostituendo innanzitutto la concordia essenziale col Dio nel suo essere, attraverso la disciplina di virtvs e sapientia. L’attività della pietas rituale-cerimoniale deriva dal possesso della virtvs, e i soli atti esteriori di culto non sono espressioni di vera pietas, sono atti contingenti, non permanenti e non essenziali, perciò non sono sufficienti a costituire in modo reale, permanente e definitivo, l’animo nella sua pace originaria. Se poi viene esercitata solo una pietas simulata[1], nessun accordo dell’uomo con gli Dei può costituirsi, anzi gli Dei puniscono coloro che si accostano all’ufficio religioso in modo impuro ed empio[2].



Per continuare a leggere accedi o registrati

Accesso per utenti iscritti