Dopo avere ricevuto delle aspre critiche ed essere andato incontro a vari tentativi decisi a respingerlo o a rettificarlo, dalla fine del XIX fino alla metà del XX secolo, con la fine della Seconda Guerra Mondiale, e la modificazione profonda delle società che ad essa è seguita, il paradigma individualista si è affermato ovunque ed è stato posto al centro delle società liberali democratiche, le quali sono divenute le tipiche società della contemporaneità. A questa affermazione è stata affiancata un’applicazione allo studio, all’approfondimento e all’articolazione della natura e del valore positivo dell’individualismo, anche oggi, nei primi decenni del XXI secolo, si accrescono e si rafforzano quegli indirizzi filosofici che tendono ad affermare il valore irriducibile dell’individuo, sia di fronte alla società, sia di fronte allo Stato, sia in particolare nell’ordine naturale. I diversi filosofi dell’individualismo affermano che la natura umana è individuale, e questo, si dice, è un dato originario, dunque l’umanità non può essere considerata composta di insiemi sociali come sono le nazioni, i popoli, le classi, gli ordini sociali, ecc., perché è fatta solo di individui, indivisibili e irriducibili, gli uni diversi dagli altri, ciascuno avente una singolarità propria e quindi un modo di sentire, di pensare, di



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