Il senso della vita dell’uomo è stato profondamente mutato dall’iperconsumismo, la condotta individuale è stata orientata alla fruizione edonistica accidentale degli oggetti di consumo, indipendentemente dalla loro natura, dal loro senso e dal loro vero ordinamento al fine ultimo della felicità. Per l’iperconsumista la fruizione istantanea dell’oggetto costituisce di per sé il fine ultimo della vita, la dispersione dell’essere nell’acquisto, il godimento dell’acquisto per l’acquisto, senza più considerare l’importanza dell’oggetto che si acquista, e dunque l’insieme dell’effetto psicologico e dell’emozione che l’acquisto produce viene posto in primo piano, non più l’ebrezza del possesso, come nella prima fase del processo che stiamo esaminando, ma l’ebrezza passionale dell’acquisire, l’emozione intensiva che si produce nel processo dell’acquisizione dell’oggetto di consumo. Nell’iperconsumismo tutta l’esperienza edonistica ordinaria viene ribaltata, è il consumo effimero che produce la felicità illusoria, il passare da un vecchio ad un nuovo oggetto, e poi ad un altro ancora, sempre diverso, tutto nel più completo svincolamento dai prima data natvrae, verso cui si orienta l’elementare oikeiosis animale. Nella fase propriamente consumistica si era già passati al consumo per il consumo, con l’iperconsumismo viene rotto ogni argine, ogni misura. Nel periodo consumistico esisteva ancora un certo equilibrio fra il risparmio e l’acquisto,



Per continuare a leggere accedi o registrati

Accesso per utenti iscritti