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L’obbligazione divina dell’animo dell’uomo

e la realizzazione del suo bene

 

È a fare principio dalla costituzione del vincolo di natura che si costituisce la religio come obligatio, come obbligazione giuridica divina necessaria. Abbiamo visto quale sia la natura del ivs e come sia fondato sulla ragione essenziale di ogni ente, perciò per ogni ente essere buono equivale ad essere in atto conformemente alla propria natura. Ne consegue che, nella misura in cui un ente si attua secondo natura, compie ciò che è ivstvs e, allo stesso tempo, attua il suo bene. Dunque l’atto conforme a natura è misurato, determinato, vincolato dall’essenza dell’ente, alla cui lex intrinseca tutto il soggetto è ob-ligatvs. Perciò fra l’essenza dell’ente e l’essere buono vi è una relazione ontologica vincolante immodificabile che, allo stesso tempo, è un vincolo giuridico, una obligatio di ivstitia, per cui l’atto di esistenza dell’ente nel ivs non può che essere legato all’essenza identitaria dell’ente. L’atto veramente buono, la vita veramente buona, per un dato ente, è fondata su un’obbligazione di giustizia, a cui egli è tenuto a corrispondere in quanto debitor, in special modo l’animo deve assolvere un officivm di giustizia, che è fondato, necessariamente, nell’essere suo proprio e perciò specificamente in Dio. L’obligamentvm è un legame fondato su una necessità ontologica e su una legge intrinseca all’essere, perciò costituisce anche un vincvlvm, un nexvm ineludibile e immodificabile, costituito dall’ordine causale stesso degli enti, retto dalla Ivstitia Divina, e garantito da Fides, grazie al quale si attua l’esistenza di ogni ente determinato secondo il Bene.

Rispettare l’obligatio divina equivale a rispettare il vincolo necessario di giustizia, i legis obligamenta divini sono impegnativi a priori per l’animo dell’uomo, da essi l’animo dipende causalmente, il loro mancato rispetto equivale alla negazione di sé, dell’essere proprio dell’animo e dunque produce l’alienazione dall’atto proprio, dall’atto secondo natura e dalla realizzazione del bene.

L’obligatio è “il legame che viene prima”, innanzitutto, il legame che viene prima di tutti gli altri, per l’animo, la sua prima obligatio fonda sul legame ontologico che l’animo ha con Dio, grazie al quale egli è quello che è. A causa del suo statvs l’animo è dunque ob-ligatvs a Deo, debitor nei suoi confronti, perciò è tenuto ad una specifica prestazione, la religio, nella pietas. Il senso di obligatvs è ob=prima, ligatvs=vincolato, dunque l’animo è, a priori, vincolato a Dio, il suo essere e le sue operazioni non sussisterebbero se non sussistesse Dio, nel quale l’animo permane sempre radicato, proprio perché Dio costituisce il principio attuale eterno dell’Essere, e dunque anche del suo essere.

L’animo non può sussistere altrimenti se non in Dio, egli è sospeso nella sostanza di Dio, che lo trascende in Potenza e in Dignità, in modo tale che egli stesso sussista come animo determinato. Dunque l’obbligazione dell’animo è ontologica, è una obbligazione giuridico-religiosa indelebile, eterna e divina, che richiede rispetto, affinché l’animo attui ciò che è secondo la sua natura ultima.

Per l’animo il rispetto del vincolo causale è obligatorivs, perché egli è il soggetto passivo della obligatio, mentre Ivppiter, in quanto creditor, ha il diritto di esigere giustizia. Dunque il titolare del Ivs, il creditor, è Dio, mentre l’obligatvs, il debitor, è l’animo. L’animo solve il suo debitvm, ciò che è dovuto come obbligazione giuridica divina, attraverso la religio nella pietas, in primis e ante omnia, ivstitia adversvm Deos.

Attraverso il relegere si costituisce la religio, attraverso la mens l’animvs rilegge la sua essenza in Dio e riconosce tutto ciò che fonda la retta relazione a Dio, nel rispetto della ratio debiti. È su questo relegere essenziale che fonda la virtù della pietas, mediante la quale la prestazione del colere, del cvltvs deorvm, viene soddisfatta pienamente. Pertanto la religio è sempre fondata sulla conoscenza dell’obbligazione divina dell’animo, e su ciò che attiene al debitvm cvltvs. Nella pietas viene assolto il debitvm nei confronti di Dio. Rispettare il vincolo causale equivale dunque a rispettare la ragione per cui l’animo è causato da Dio, e dunque l’ufficio a cui è stato disposto. L’atto di pietas perciò è dovuto a Dio, pena la rottura della catena dell’immanenza divina della Regalità di Dio e, con essa, l’estinzione della Pax Deorvm Hominvmqve, dell’immanenza della Pace e della Giustizia divine nel piano dell’umanità, con tutte le conseguenze relative.

Perciò osservare l’obligatio causale, assolvere all’officivm di pietas, per l’animo equivale ad essere buono e giusto, perché queste azioni consentono di attuare la sua natura, rispettando la lex intrinseca alla sua essenza. Mentre il mancato rispetto dell’obbligazione giuridica divina, e dunque della pietas, costituisce l’animo come ingiusto e maligno. È perciò la natura stessa dell’animo che lo obbliga a rendere culto a Dio, al quale l’animo è legato da vincolo necessario, eterno e inalterabile. Con la costituzione dell’animo, da parte della “potenza genitrice” di Dio, si è costituito il debitvm, e dunque l’obbligo di religio, di osservare, relegendo, la retta relazione a Dio, perché la continuità della presenza divina in atto non sia interrotta, in nessuno degli stati dell’essere.

Quindi Dio “obbliga” la natura dell’animo ad essere in un dato modo, perciò vincola l’animo a questa natura, in modo tale che esso non può tendere ad altro senza andare contro se stesso e il suo bene, senza “deformarsi” e “annichilirsi”. Ne deriva che le facoltà esercitate dall’animo come la ragione e la volontà sono, a loro volta e a fortiori, vincolate alla conformità con la natura del loro essere sostanziale, per cui i loro atti sono buoni quando rispettano l’obbligazione della natura essenziale dell’animo.

La legge inerente la natura dell’animo determinato è stata costituita dal Supremo Principio della Legge Divina, attraverso il suo perfetto dare leges, chi ha ricevuto la legge inerente la sua natura dal Principio da cui dipende causalmente è obligatvs al rispetto di questa legge, in modo necessario. La conoscenza di questa legge è il fondamento della religio, la stabilità nella sua rispettosa osservanza è pietas, da cui deriva una condotta cultuale precisa. Dunque l’animo, nei riguardi del Dio, è obligatvs ad agire in un certo modo, per il fatto che è costituito da Lui secondo una data essenza e una data lex, perciò il merito dell’animo sta tutto nella correttezza con cui compie l’atto dovuto, per cui egli deve assumere liberamente la Lex Divina che è fondamento del suo essere, assunzione per la quale egli rispetta l’obbligazione dovuta al suo Principio causale superiore, che è anche il suo Generatore principiale. L’animo riceve la lex intrinseca al suo essere dal Legislatore Divino, ciò implica il rispetto della lex ricevuta, cioè l’attuazione della pietas adversvm Deos, la quale è, ad un tempo, la dovuta corrispondenza dell’obbligazione e l’attuazione della misura della sua natura, dunque coincide con la realizzazione dell’autentico bene ontologico dell’animo.

L’animo si costituisce come religiosvs e pivs quando acquisisce la capacità di adempiere all’officivm proprio alla sua natura, solvendo il debitvm con Dio, Ivppiter. Dato che vi è coestensione fra l’obbligazione divina della religio e l’ufficio giuridico della pietas, la condotta morale dell’animo assume una misura religiosa quando esprime la perfetta e compiuta ivstitia nei confronti di Dio, Principio degli Dei e degli uomini.

                 Cicerone, De Nat. Deo., I, 41, 116.

                 Ibidem, II, 28, 72.

                 Per un approfondimento si veda Viola L.M.A., Oltre la Porta …… op. cit., parte III, cap. 5.

 

a cura di ARQ

Estratto da Saturnia Regna n. 66

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