L’uomo di oggi è allevato, educato e istruito per essere avverso a Dio e contrario alla religione, fin dalla nascita viene deformato in modo ateo, sia nei suoi moti riflessi, sia in quelli irriflessi. Egli è sempre disposto in modo oppositivo e avversativo nei confronti dell’autorità divina e della sua presenza nell’uomo, il suo individualismo titanico è il fulcro dei suoi gesti, tutte queste deformità devono essere trattate fino a scalzarle dalla loro radice, fino ad essere corrette completamente. Il processo di “rinuncia” alla falsa identità titanica, alla quale il povero animo soggetto alle potenze oscuranti si assimila, è oggi “doloroso”, perciò tende ad essere eluso. Il processo di autoconoscenza fa prendere atto della miserrima condizione a cui è prostrato l’animo, evidenzia la sua impotenza, la sua infermità, la soggezione completa al vizio, alla malignità radicale. Vedersi in tal modo, per chi è abituato a soddisfare in modo vanaglorioso il falso amore di sé, è un’esperienza di rottura, di “morte”, che si fugge. Diversi aspiranti danno inizio alla conversione e poi la lasciano, perché ormai troppo corrotti, troppo rovinati. Essi rimuovono ogni processo convertivo-catartico e tornano a consistere nella propria vana identità, nella ragione titanica e rifiutano l’istruzione religiosa autorevole



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