L’uomo di oggi è allevato, educato e istruito per essere avverso a Dio e contrario alla religione, fin dalla nascita viene deformato in modo ateo, sia nei suoi moti riflessi, sia in quelli irriflessi. Egli è sempre disposto in modo oppositivo e avversativo nei confronti dell’autorità divina e della sua presenza nell’uomo, il suo individualismo titanico è il fulcro dei suoi gesti, tutte queste deformità devono essere trattate fino a scalzarle dalla loro radice, fino ad essere corrette completamente. Il processo di “rinuncia” alla falsa identità titanica, alla quale il povero animo soggetto alle potenze oscuranti si assimila, è oggi “doloroso”, perciò tende ad essere eluso.

Il processo di autoconoscenza fa prendere atto della miserrima condizione a cui è prostrato l’animo, evidenzia la sua impotenza, la sua infermità, la soggezione completa al vizio, alla malignità radicale. Vedersi in tal modo, per chi è abituato a soddisfare in modo vanaglorioso il falso amore di sé, è un’esperienza di rottura, di “morte”, che si fugge. Diversi aspiranti danno inizio alla conversione e poi la lasciano, perché ormai troppo corrotti, troppo rovinati. Essi rimuovono ogni processo convertivo-catartico e tornano a consistere nella propria vana identità, nella ragione titanica e rifiutano l’istruzione religiosa autorevole regolare per avvalersi di quella profana che ha una funzione pervertente. L’individuo superbo disprezza i maestri che lo mettono di fronte alla sua malignità, dice che non sono maestri perché non lo gratificano come vorrebbe, perciò cerca quelli che lo adulano e dunque lo ingannano, ma lo fanno sentire, illusoriamente, quanto piacevolmente, “buono e giusto”. Fintato che l’animo non si rimette a ciò che gli Dei hanno stabilito, e non comprende che sono sempre gli Dei che lo scelgono e non è mai lui che li sceglie, nonostante le apparenze, antepone l’io titanico a Dio e non si costituisce nello stato docile, indispensabile nei confronti dell’autorità o del maestro docente, per non dire nei confronti di Dio. L’animo superbo non si rende conto che non può comprendere o giudicare il sapiente, tanto meno Dio, ma oggi tutto l’approccio alla religione viene capovolto, perciò anche la “ricerca spirituale” si svolge a rovescio. In ogni caso, fintanto che non viene risolta la resistenza della superbia individualistica, l’uomo non può integrarsi nella religione tradizionale, o rinuncia all’affermazione superba di sé, per costituire modestia, o per lui non vi sarà nulla da fare, egli rimarrà di fatto ateo ed empio, anche se la sua attività esteriore può sembrare “religiosa”.

(tratto da L’Ateismo. L’opera dell’ARQ: la formazione religiosa preliminare dell’uomo attuale)

 

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