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L’ufficio divino della religio

La formula: “Religionem qvae Deorvm cvltv pio continetvr, ci dice che la religione si risolve nel pio culto degli Dei. Il Dio degli Dei ha voluto generare l’animo dell’uomo affinché esso fosse religioso e, mediante il suo culto pio, costituisse il Suo Regno, il Suo Ordine Divino e il Suo Governo nell’Orbe umano. La funzione dell’animo è perciò teofanica e il suo compimento è apoteosico, però egli deve rispettare il vincolo della Giustizia Divina, ovvero ciò che è stato ivsdictvm fin dal principio. Non vi è altra azione propria per l’animo se non la religio, perciò nel rispetto del suo ufficio religioso divino si risolve il senso proprio dell’uomo, il quale solo nella religio trova la ragione della sua costituzione e il compimento del suo bene. Quando l’animo è in atto religiosamente attua pienamente la sua natura e realizza il suo bene proprio, perciò anche la sua salvsallo stesso tempo l’azione pia dell’animo costituisce la Pax Deorvm Hominvmqvee la Salvs Pvblica, il Sommo Bene per l’intero genere umano, che coincide anche con il termine finale di tutta l’azione religiosa integrale romana. La Repubblica Universale, la Società Umana Integrale, costituita dall’Impero di Roma, ha fruito la Salvs Divina, in essa è stato attualizzato il Regno Divino Assoluto, che ha reso pienamente presente Dio in ogni ordine dell’esistenza.

I Padri associano strettamente la retta attuazione dell’officivm religiosvm alla virtù della honestas, per cui si può dire honestvs, osservante il debito officivm, solo l’animvs pivs, quell’animo che esercita la pietas divina immanente e, dunque, la ivstitia adversvm Deos, dalla quale deriva l’applicazione pia a tutti gli altri uffici che la giustizia richiede. Non si può definire honestvs quell’animo che non rispetta la ratio debiti, in quanto viola la giustizia essenziale che egli deve rispettare nei confronti di Dio. L’animo che, a causa della sua ignoranza e della sua superbia, non rispetta la Giustizia di Dio, e dunque non obbedisce al suo officivm, è inhonestvs, perciò subisce le conseguenze della sua empietà e della sua delinquenza. La mancata osservanza della prima obbligazione divina giuridica porta inevitabilmente l’animo al mancato rispetto di tutte le obbligazioni religiose, civili e morali che procedono dalla prima osservanza.

Ogni animo deve essere consapevole della ratio debiti che fonda il suo officivm di ivstitia, affinché egli, rispettando la Volontà Divina, allo stesso tempo rispetti la sua natura. L’animo che rispetta la sua natura vive secondo virtvs, e compie il suo officivm di giustizia assimilando la sua volontà alla Volontà Divina, sino a identificarla con Essa. L’animo virtuoso vuole tutto come lo vuole Dio, il suo modo di volere, la ragione per volere, la regola per volere sono secondo ivstitia, in questo modo egli rende ivstitia a Dio e, allo stesso tempo, attua la Ivstitia di Dio, perciò si comporta in modo pivs. Nel rispetto dell’obbligazione giuridica divina, che è misura necessaria dell’azione secondo la Natura Divina, l’animo rende immanente la Sapienza Divina nel suo essere proprio e, allo stesso tempo, attua la Legge Eterna che si sviluppa nel Fatvm, e fa ciò che Dio fa, ma nello stato proprio dell’animvs.

Affinché l’animo sia in grado di assolvere il suo officivm è indispensabile che sia formato religiosamente, attraverso un’educazione religiosa regolare, compiuta in istituti tradizionali. L’educazione deve costituire stabilmente la ratio debiti, che è propria, esclusivamente, dell’animvs modestvs, senza di essa non è possibile, in alcun modo, costituire lo stavs pivs ed esercitare la virtvs della pietas. L’animo costituisce la pietas elementare solo assumendo stabilmente la ratio debiti, nella quale egli esprime la misura religiosa, giuridica e morale, del suo officivm, per cui attua la sua natura e il suo bene e, allo stesso tempo, il Bene Pubblico.

Nell’animo pienamente allineato a Dio mediante la pietas si costituisce la volontà razionale ad debitvm actvm et finemL’animvs pivsa fare principio dalla prima determinazione della volontà secondo il fine dovuto, è il solo che può attuare la ivstitia adversvm Deos, la quale porta come conseguenza anche l’attuazione di ciò che è compiutamente giusto per l’animo, ciò che è perfettamente morale, honestvm et bonvm. Al di fuori di questa condizione elementare non si dà vero animvs religiosvs, pertanto non può essere attuata alcuna forma di pietasle affermazioni contrarie sono scorrette, in quanto non rispettano il significato reale dei termini religiosi in questione.

Dunque, per il vir veramente religiosvs, il primo officivm è costituito dalla religio, la quale, nella sua forma eminente, fonda sulla virtvs della sapientiaDalla religio essenziale deriva la pietas, in primis la ivstitia adversvm Deos, una giustizia di carattere essenziale, fondata sulla retta relazione di subordinazione dell’animo a Dio. Nel De Officiis l’Ottimo Padre Cicerone definisce la natura dell’animvs honestvs e gli elementi fondamentali che lo caratterizzano, in mancanza di honestas l’animo non può compiere nulla di giusto, e dunque di religioso. L’honestvm si esprime “in omnivm, qvae fivnt qvaeqve dicvntvr, ordine et modo, in qvo inest modestia et temperantia, dunque nel compiere ogni atto secondo modo e ordine, perciò con modestia e temperanza.

La honestas riunisce in sé tutti gli elementi della virtvs animi, nella loro completezza, dalla sapientia, principivm omnivm virtvtvm, fino alla temperantia, passando dalla magnanimitas, che Cicerone equipara, in qualche modo, alla fortia. Dunque non c’è honestas senza virtvs, perché la virtvs costituisce l’attività libera dell’animo, dell’essere divino dell’uomo. Solo la virtvs consente di assolvere l’officivm, ciò che va fatto in ogni istante, senza la virtvs l’animo non può essere fedele alla sua natura, al suo essere proprio, e dunque non può essere honestvs religiosvs. In definitiva, la funzione che è stata assegnata in divinis all’animo dell’uomo è la religio, che è costituita immediatamente dalla sapientia divinadalla pura attività, libera e virtuosa, dell’essenza dell’uomo. Se l’uomo è vizioso neglige l’officivm e delinque, perciò non rispetta la ratio debiti e la Ivstitia Divina, a causa di ciò è asservito al male e langue nella pena della inhonestas.

 

                 “La religione, che è conservata nel pio culto rivolto agli Dei”, Cicerone, De Nat. Deo., I, 12, 117.

                 Cicerone, De Repvblica, VI, III.

                 “… nell’agire in tutte le cose che si fanno e si dicono, con ordine e modo, secondo modestia e temperanza”, Cicerone, De Officiis, I, 5, 15.

                 Ibidem, I, 43, 153.

 

 

a cura di ARQ

Estratto da Saturnia Regna n. 66

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