Lo stato del civis romanvs è proprio dell’uomo che esprime nel suo esistere il Genio di Roma, egli presentifica nel mondo la Persona Divina Universale, in diversi gradi teofanici, mentre Roma è presenza della commvnis patria, la “Patria delle patrie”, nella quale è costituita l’unità civile universale trascendente, la vni­versa civitas. L’uomo romano-italiano dedica a questa Roma ogni amore, per essa “sacrifica” il suo corpo, la sua anima e la sua mente, affinché, attraverso l’instau­razione dell’Imperivm Popvli Romani, sia attuata la Salvs Pvblica Perfecta. L’uomo romano-italiano si riferisce alle istituzioni divine dei Patres, alle misure rituali e morali da essi poste con la loro stessa esistenza esemplare, come mores institvtaqve maiorvm[5], oppure come mores antiqvi[6], oppure ancora come Mos Maiorvm. Ogni romano-italiano deve pensare che, se una azione non è condotta more maiorvm[7], va considerata empia e perciò si colloca fuori dalla tradizione, inoltre, in quanto tale, genera vvlnera di ogni tipo. I Patres prisci, in quanto Maiores, dispongono della Magna Maiestas, quella qualità che costituisce la Maiestas Popvli Romani, nella quale risplende la Divinitas, la lesione di quella Maiestas comporta il crimen minvtae maiestatis, per il quale la pena è la crocifissione. Tutto ciò che attenta alla Maestà Romana,



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