‘His ego nec metas rerum nec tempora pono: 

imperium sine fine dedi.’

(Virgilio, Eneide, I, 278-279)

 

La Città Divina Primordiale riflette nel sensibile, in maniera perfetta, con tutte le misure, le proporzioni e le virtù divine, la Città Divina Eterna, ovvero la Roma Divina Aeterna. Nella Città Divina Primordiale si è resa presente, in tutta la sua potenza, la Regalità Divina Universale, con la Sua Pace e la Sua Giustizia, e tutto ciò che ad esse inerisce.

La Città Divina Primordiale è il locus in cui si produce la piena effusione teofanica della Luce Divina Totale, da Essa, templum inauguratum primordiale, si irraggia la Gloria Divina attraverso l’estensione del limes dello spazio civile dell’umanità divinificandola. Al centro di questa Città risiede Rex Deus Saturnus, il Deus Praesens, il Principio della Pace stante nella Gloria e reggente la Giustizia Universale.[1]

(…)

 

Ai divini gemelli Romolo e Remo, frutto del parto immacolato di Rea Silvia, Iupiter ha assegnato la possibilità di stabilire, attraverso un auspicio, l’aves–spicere, la visione divinatoria del volo degli uccelli, chi fra di loro avrebbe dovuto presiedere alla fondazione dell’Urbe Divina Roma, perciò quale dei due sarebbe stato eletto per svolgere questa funzione universale.

Romulus vide dodici vultures, in ciò la costituzione dell’Augusto Augurio ricevuto sul Palatium, il colle sul quale venne “condita” la Urbs[2].

In quanto eletto dall’augurio divino a presiedere alla funzione provvidenziale assegnata, Romolo presentava anche la migliore capacità di augere in modo originario, quindi la sua auctoritas aveva una qualità suprema e principiale, dalla quale scaturiva la sua potestas fondante e divinificante, che rese possibile l’atto esemplare della fondazione augusta di Roma.

 

In quanto legittimo continuatore dell’Aurea Catena Saturnia, Romolo disponeva della Rumè Divina, la quale fu costituita in Roma. Giove, in quanto Ruminus, è il custode universale della Rumè, della Luce Divina potente, della vitalità essenziale animante che regge l’intera manifestazione universale. Questa Luce è una determinazione cosmica dell’auges sovracosmico, della Forza Vitale Divina che sostiene e alimenta il Tutto, purissima sostanza metafisica eterna di cui è costituito il Divino stesso. Con la fondazione della nuova città divina, Roma, l’originale città divina primordiale, dal carattere aureo e saturnio, venne riattualizzata per dare principio ad una nuova fase palingenetica integrale dell’umanità, l’ultima, con la quale si compie l’azione della Provvidenza Divina Integrale per questo ciclo umano.

 

Romolo, in quanto Rex Augur, aveva la facoltà di fondare la Roma Divina, in esso si era reso presente l’Imperium di Iupiter, dunque, con un atto di Imperium egli ha compiuto l’inauguratio originale dell’Urbe[3]. A seguito del rito augurale Romulus ha acquisito anche il diritto al regnum, quel rito gli ha conferito ontologicamente la pienezza dell’auctoritas e quindi anche la piena potestas di imperium. In Romolo si trova anche il principio del popolo al quale Dio Padre ha assegnato un imperium sine fine, e quindi una funzione regale assoluta, in vista della costituzione della Pace Universale Suprema[4].

In Romolo, e nella sua fondazione arcana dell’Urbe, risiedono il mistero divino di Roma e la vocazione dell’Urbe all’attuazione dell’Impero Universale Assoluto, nel quale devono essere risolti tutti i conflitti presenti nell’Orbe, per costituire un’unica Civitas Divina con la Pax e la Iustitia inerenti.

Nella persona divina di Rex Romulus è stata ricapitolata e rinnovata palingeneticamente tutta la tradizione italica, la quale da Saturno a Latino, poi da Enea a Numitore, si era dispiegata nei millenni, a fare principio dall’età aurea. Dopo la fondazione romulea tutta la tradizione italica divina si è risolta in Roma, nell’Urbe tutte le linee nazionali italiche dovevano integrarsi, e così è avvenuto.

 

Romulus è il modello divino del romanus e del suo officium universale assoluto di pace, egli, dopo la costituzione principiale del genus aureum originale da parte di Enea, ha costituito, secondo una procedura giuridica rituale precisa, il Populus Romanus Quirites, riunendo le tribù simboliche dei Ramnes, dei Tities, dei Luceres nell’unica identità romana.

A questo popolo sovrano assoluto gli Dei hanno assegnato una funzione imperiale universale assoluta, al fine di costituire una pace sovrareligiosa, sovracivile e sovrannazionale ben precisa, la Pax Deorum Hominumque originaria. Grazie all’atto costitutivo principiale di Romulus, questa Pax venne fondata in principio nel cuore dell’Urbe. Lo stato originario di Giustizia Divina Integrale, con la Salus Publica inerente, doveva essere conservato nel tempo in Roma, attraverso la religio fondata in principio esemplarmente da Romolo. L’esercizio permanente della religio, mediante il sacra facere, venne posto in atto dal complesso dei sacerdotes e dai magistrati reggenti l’ordine civile dell’Urbe, così come da ogni civis romanus.

 

Dopo la fondazione dell’Urbe Romolo definì gli istituti religiosi fondamentali di Roma, ponendo a capo di essi le persone più autorevoli. Il nucleo essenziale della religione romana è costituito dalla sapienza divina suprema, su cui fonda l’autorità divina suprema, dalla quale deriva la disposizione dell’impero divino supremo. Questi elementi divini perfetti erano presenti in Romolo, il quale ha perciò potuto costituire l’Impero Integrale di Dio nell’Urbe, affinché poi fosse esteso all’Orbe. Attraverso gli auspicia, Romolo ha ricevuto la legittimazione per compiere l’atto religioso costituente l’Impero Divino nell’immanenza, egli ha disposto poi l’esercizio regolare degli auspicia per rinnovare continuamente l’auspicium originario costituente l’Augusto Augurio. Esercitando gli auspicia con fede rigorosa, Roma rimane conforme al suo fato, al mandato divino originario, in tal modo Roma ha la garanzia di portare a compimento il suo ufficio universale di Impero:

“Ecco, figlio, coi suoi auspici la gloriosa Roma/uguaglierà il suo dominio alla superficie della terra e il suo spirito all’Olimpo …”[5].

[1] Dalla sezione https://religioneromana.it/origini/la-religione-divina-primordiale/

[2] Livio, I, 7.

[3] Livio, I, 7, 4.

[4] Virgilio, Eneide, I, 276-283; VI, 847-853.

[5] Virgilio, Eneide, VI, 781-782.

 

Tratto da sezione Origini  –  la religione divina primordiale  –  Romolo Numa e la religio