Terzo Livello

La Formazione Religiosa Preliminare - Sezione Propedeutica
La Formazione Religiosa Propedeutica Completa

Introduzione

La conversione necessaria alla costituzione dell’animo religioso

 L’animo dell’uomo è generato direttamente da Dio per compiere un officium di religio-pietas, al fine di costituire nell’Orbe il Regno Divino e la Perfezione della Pace e della Giustizia ad esso inerente[1]. A causa del vincolo di natura che l’animo presenta con l’essenza divina, la religio si costituisce come una obligatio, un’obbligazione giuridica divina necessaria, che deve essere ontologicamente rispettata, pena la negazione e “l’annientamento dell’animo” e perciò anche dell’uomo. La costituzione essenziale dell’animo, secondo una determinata misura divina, in vista di una certa funzione, definisce anche che cosa è il bene per l’animo e dunque anche in che cosa consiste il suo “essere buono”. Solo nella misura in cui l’animo attua la sua ragion d’essere, secondo la legge intrinseca alla sua natura, rispetta il ius, ossia la misura divina essenziale disposta all’atto della definizione della sua natura, per cui è iustus. L’animo dell’uomo è veramente buono e giusto solo se rispetta l’obbligazione divina di giustizia a cui egli è tenuto ontologicamente a corrispondere, dunque se assolve all’officium di pietas per cui è stato costituito. Se l’animo attua la sua natura, allo stesso tempo rispetta la Legge Divina intrinseca alla sua essenza. Se l’animo non rispetta l’obbligazione giuridica divina a cui è vincolato, e dunque non attua la pietas, non realizza la sua natura e viola la Lex Divina, dunque è ingiusto e maligno. È la natura stessa dell’animo che “lo obbliga” a rendere culto a Dio, al quale l’animo è legato da vincolo necessario eterno e inalterabile.

L’animus perfectus è sapiens, religiosus et pius, possiede la modestia esemplare e la conseguente honestas, perciò compie in modo indefettibile la Iustitia Divina, a fare principio dalla iustitia adversus Deos, dalla quale derivano ogni altro esercizio della giustizia e ogni azione retta. Quando assolve al suo principale obbligo, iscritto nella sua natura, l’animus è sempre iustus e perciò anche semper felix. La pietas autentica non si risolve in temporanei atti esteriori di tipo cerimoniale dal carattere accidentale, ma è propriamente la conseguenza di uno stato virtuoso dell’animus, fondato sulla Natura Divina e accordato nei suoi atti ad Essa, così la Pax Deum è infusa nella sostanza del suo essere e in tutta la sua persona, in tal modo ogni atto contingente ed esteriore è sempre pio. L’esercizio della iustitia adversum Deos non ha “periodi di sosta”, l’animus religiosus non è “fedele a Dio” solo in certi momenti, ma lo è sempre, pertanto, se è veramente pio, attua la iustitia senza soluzione di continuità, costituendo, attraverso il suo colere morale e rituale, la presenza immediata dell’Essere Divino nel suo essere proprio e in tutto ciò che caratterizza la sua esistenza teofanica.

L’animo dell’ultimo uomo ha perduto anche la minima condizione religiosa, perciò non può improvvisarsi pius o religiosus, qualsiasi accesso ad atti rituali, anche solo formali, prima di aver costituito le regolari condizioni interiori ed esteriori, è espressione di temerarietà violenta. La disciplina che oggi l’animo deve svolgere è lunga e difficoltosa, l’animo deve innanzitutto conoscere la sua natura, il suo ufficio e ciò che costituisce la retta pietas, perciò egli deve compiere una disciplina formativa propedeutica che lo prepari all’esercizio regolare della pietas in ogni istante della vita della sua persona. L’iter propedeutico che rende l’animo capace di pietas è analogo al processo educativo-istruttivo che ogni uomo romano svolgeva dalla nascita fino alla sua maturità virile, assistito dal Padre e dalla Madre e poi dai Maestri di scuola, fino al momento in cui veniva attestata la sua capacità giuridico-religiosa. La pietas regolare e completa può essere esercitata solo da un animo qualificato, “maturo”, formato nella virtù di religione, nessuno può arrogarsi uno statuto pius che non possiede, quindi occorre che ogni uomo che voglia praticare il culto rispetti la prassi tradizionale, la sola che produce la retta disposizione ai sacra ed evita di incorrere in atti temerari.

L’educazione religiosa preliminare dell’uomo caratterizza l’opera dell’Associazione Romània Qvirites da decenni, la riattualizzazione dell’iter formativo tradizionale del vir religiosus ha consentito di  mettere gli uomini in condizione di colere Deos, coloro che si sono applicati rettamente alla disciplina educativa e formativa hanno così potuto accedere alla pietas regolare. Per questa opera formativa preliminare la A.R.Q. si differenzia nettamente da altri enti che non trattano per nulla, o solo in modo insufficiente e disordinato, della necessaria preparazione dell’uomo attuale alla religione. Ogni sezione dell’opera formativa preliminare della A.R.Q. è ordinata alla formazione dell’animo religioso,  alla costituzione dell’animus modestus e pius, uno stato indispensabile per la regolare disciplina della virtus e della pietas. La prassi formativa preliminare permette di evitare ogni temerarietà e ogni improvvisazione della pratica rituale, morale e civile, perciò consente all’uomo di rivolgersi agli Dei nelle condizioni di regolare puritas, veneratio, fides, timor e amor Dei. Per giungere alla costituzione dell’animo religioso, l’uomo  deve compiere  una disciplina convertiva precisa, la sola erudizione esteriore generale e disorganica, relativa alla natura della religione, al suo spirito, alle sue forme, non è minimamente sufficiente. La rappresentazione della religione e della pietas, non basta, l’uomo deve possedere uno stato  dell’animo realmente pius, egli deve assumere in sé lo spirito della religione, affinché tutto il suo comportamento sia misurato secondo la sua essenza e perciò sia in accordo con la Giustizia Divina. Dopo la sua formazione religiosa introduttiva l’animo deve compiere un passaggio ulteriore, altrimenti si arresta in una dimensione “dipsichica”, nella quale il nuovo contenuto della coscienza non si traduce in una misura dell’attività dell’anima e del corpo, perciò il processo convertivo-formativo rimane incompleto, quindi sterile e vano. L’aspirante che ha costituito un interesse razionale preciso per la vita religiosa deve portare a compimento la sua formazione con la disciplina propedeutica, fino a costituire un animus religiosus romanus effettivo, capace di attuare l’officium della pietas. A questa concreta attuazione si dedica la Scuola di Formazione Propedeutica alla Religione Romano-Italiana, nella quale l’uomo si forma come religiosus romanus e conforma interamente la condotta della sua vita al modello esemplare del religiosus, ovvero Aeneas, il pius perfetto, che ha attuato in maniera divina la disposizione fatale assegnata, realizzando la Giustizia Divina, secondo la Provvidenza Universale, stabilendo così la Pace Integrale.

[1] Cicerone, De Repvblica, VI, VI.